{"id":4769,"date":"2015-10-20T09:18:28","date_gmt":"2015-10-20T07:18:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/?p=4769"},"modified":"2015-10-20T09:41:30","modified_gmt":"2015-10-20T07:41:30","slug":"intervista-a-tony-ponticiello-dj-e-artista-multimediale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/blog\/4769\/intervista-a-tony-ponticiello-dj-e-artista-multimediale\/","title":{"rendered":"Intervista a Tony Ponticiello, dj e artista multimediale"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/foto-tony.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-4770\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/foto-tony.jpg\" alt=\"foto tony\" width=\"290\" height=\"250\" srcset=\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/foto-tony.jpg 674w, https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/foto-tony-300x258.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 290px) 100vw, 290px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Tony Ponticiello \u00e8 D.J. in stato permanente di servizio dagli anni Settanta.<\/em> <em>E\u2019 un geniale creativo pluri-media, pioniere delle radio libere, videomaker dal 1982, Graphic e Web Designer dal 1994, inventore nel 2006 di <strong><a href=\"http:\/\/www.cheorae.it\/il_progetto_CHEORAE.html\" target=\"_blank\">www.cheorae.it<\/a><\/strong>, ovvero il primo orologio multimediale interattivo E\u2019 tra i cinquecento artisti elettronici censiti dal Museo di Arti Elettroniche di Tokyo nel 1994. Nel 2010 realizza la prima mappa di un intero territorio misurato in passi: <strong><a href=\"http:\/\/procida.apassi.it\/procida_isola_dei_passi.html#\" target=\"_blank\">Procida a passi.<\/a><\/strong> \u00a0<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Ci racconti com\u2019\u00e8 nata l\u2019esperienza di Radio Napoli Prima? E\u2019 legata alla tua attivit\u00e0 di dj?<\/strong><\/p>\n<p>Sono sempre stato un grande appassionato di musica, anche perch\u00e9 ho vissuto la mia adolescenza durante gli anni Sessanta che hanno segnato in modo indelebile la storia del rock.<\/p>\n<p>Erano i primi anni Settanta quando, quasi per caso, ho iniziato a lavorare come dj. Durante una vacanza estiva ero a Palinuro e avevo portato con me tanti dischi. L\u00ec conobbi un po\u2019 di ragazzi che come me erano amanti della musica e, visto che c\u2019era una discoteca (il \u201cPapillon\u201d) da poco inaugurata, pensai di propormi come dj. Il caso ha voluto che il dj previsto per quella discoteca non fosse ancora arrivato e cos\u00ec feci la mia prima serata nel locale. Come compenso chiesi l&#8217;ingresso gratuito per tutti gli amici del gruppo, circa trenta persone, e quindi entrammo tutti insieme riempiendo la pista e fu un successo! Durante il resto dell\u2019estate continuai a propormi e, quando tornai a Napoli all\u2019inizio del 1971, iniziai a lavorare come <em>dj resident<\/em> in una discoteca al Vomero, il \u201cParadise\u201d. In quegli anni ero studente d\u2019ingegneria chimica e alternavo la frequenza universitaria con il lavoro di dj: inizialmente solo i week-end, nei \u201cpomeriggi danzanti\u201d nelle discoteche, e in seguito tutti i giorni della settimana, la notte, nei night.<\/p>\n<p>Con la radio iniziai nel 1975: all&#8217;epoca in Italia esisteva il monopolio della RAI per le trasmissioni RadioTelevisive.<\/p>\n<p>Con Nicola Muccillo, un mio amico con cui condividevo i gusti musicali e che gi\u00e0 aveva lavorato alla Rai in trasmissioni come \u201cPer voi giovani\u201d e \u201cPOPOFF\u201d, leggemmo un articolo pubblicato su \u201cPanorama\u201d in cui si parlava di Radio Milano International, la prima radio libera italiana, che fu sequestrata e subito dopo dissequestrata: il Pretore di Milano, infatti, aveva ritenuto che il monopolio della Rai per le trasmissioni radiotelevisive fosse in contrasto con l&#8217;art. 21 della Costituzione, che stabilisce il diritto per tutti alla libera espressione con tutti i mezzi di comunicazione, sollevando un caso di incostituzionalit\u00e0 e rimandando la decisione alla Corte Costituzionale.<\/p>\n<p>Decidemmo di provare anche noi a Napoli, era il <strong>febbraio del 1975.<\/strong><\/p>\n<p>La nostra organizzazione part\u00ec: andammo a scoprire chi vendeva i trasmettitori e ci rivolgemmo a Marco Toni di Parma che, modificando vecchi trasmettitori radio FM (surplus degli aerei militari), poteva fornire l\u2019attrezzatura per trasmettere a un costo accessibile.<\/p>\n<p>Risolte le questioni tecniche ed economiche, iniziammo la nostra lotta per la conquista della libert\u00e0 di trasmettere e cos\u00ec nel maggio del 1975 Radio Napoli Prima, la nostra radio, inizi\u00f2 le trasmissioni.<\/p>\n<p>Nel frattempo altre radio libere erano nate in Italia, ma non pi\u00f9 di tre o quattro. Radio Milano International, Radio Parma, Radio Citt\u00e0 Futura (a Roma) e Radio Firenze Libera.Noi eravamo molto attenti a seguire gli sviluppi del caso e ti posso assicurare che Radio Napoli Prima \u00e8 stata la<strong> prima radio libera del Sud Italia<\/strong> e anche l\u2019unica ad aver subito ben due sequestri.<\/p>\n<p>Il primo, infatti, avvenne dopo pochi mesi e me lo ricordo molto bene perch\u00e9 ero proprio io in onda in quel momento. A un certo punto vedo che si apre la porta dello studio: penso che sia un collaboratore e invece compare un carabiniere con un mitra puntato verso di me mentre un\u2019altra persona mi fa cenno di smettere. Essendo in diretta, col microfono aperto, ho raccontato agli ascoltatori esattamente quello che stava succedendo, suggerendo di restare in ascolto per conoscere l\u2019evoluzione della situazione. Era il 20 settembre del 1975, il giorno del mio compleanno, non posso dimenticarlo.<\/p>\n<p>Il nostro sequestro ebbe grande risonanza in Italia. Alcuni Pretori sequestravano e altri no: durante un convegno sulle radio libere, organizzato a Firenze, conoscemmo l\u2019avvocato Porta dell&#8217;ANTI (Associazione Nazionale Telediffusione Indipendenti), che tutelava tutta la categoria, e che venne a difenderci in Pretura a Napoli, ma senza ottenere risultati perch\u00e9 il sequestro per noi non fu rimosso.<\/p>\n<p>Nel frattempo a Napoli, sul nostro esempio, altre radio avevano iniziato a trasmettere, ma con nostra grande sorpresa non furono sequestrate: addirittura una radio, Radio Partenope, ebbe la sfrontatezza (con tutta la banda di frequenze libera) di occupare la nostra stessa frequenza, 102 Mhz. Decidemmo di riprovarci: comprammo un altro trasmettitore, e ricominciammo daccapo. Dovemmo contrattare la nostra frequenza originale e accettare il compromesso con Radio Partenope: noi su 101.800 e loro su 102.200.<\/p>\n<p>Indomiti, <strong>riaprimmo a Dicembre 1975.<\/strong><\/p>\n<p>Nell\u2019aprile del 1976, quando a Napoli ci fu il maxi sequestro di tutte le radio, noi fummo informati dell\u2019operazione in atto e quindi ci sbrigammo a nascondere il trasmettitore, perch\u00e9 sicuramente le forze dell\u2019ordine sarebbero venute anche da noi che eravamo recidivi. Infatti, puntuale arriv\u00f2 il Pretore che ormai ci conosceva e fummo costretti a far ri-comparire il trasmettitore perch\u00e9 minacciati di perquisizione che, ci spiegarono, poteva avvenire in modo \u201camichevole\u201d o no, e cio\u00e8 mettendo tutta la casa sottosopra: eravamo a casa del mio amico, c\u2019erano la nonna e la mamma, insomma una situazione domestica tranquilla, e quindi decidemmo di cedere e consegnammo il trasmettitore.<\/p>\n<p>Ormai le radio libere si erano diffuse in tutta l\u2019Italia e, dopo qualche mese, la Corte Costituzionale si espresse sancendo l&#8217;incostituzionalit\u00e0 del monopolio Rai per le trasmissioni \u201ccircolari\u201d, cio\u00e8 locali e non a livello nazionale, e anche Radio Napoli Prima fu dissequestrata: fu quasi una rivincita perch\u00e9 vennero gli stessi che ci avevano sequestrato le apparecchiature ma, questa volta, erano molto attenti a non danneggiare nulla proprio perch\u00e9 da \u201cfuori legge\u201d eravamo diventati legali, anzi eravamo stati i pionieri.<\/p>\n<p>La storia di <strong>Radio Napoli Prima fin\u00ec nel 1979<\/strong> perch\u00e9 eravamo tutti volontari. Iniziavamo ad avere qualche pubblicit\u00e0 ma, visto che eravamo una radio chiaramente di movimento e non commerciale, non abbiamo mai avuto molte risorse economiche. La frequenza di Radio Napoli Prima, 101.800, la vendemmo a Radio Radicale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Era rischioso gestire una radio libera in quegli anni?<\/strong><\/p>\n<p>Direi di s\u00ec, perch\u00e9 a tutti gli effetti eravamo considerati dei fuorilegge anche perch\u00e9 tutto successe durante gli \u201canni di piombo\u201d. Noi trasmettevamo dalla casa di Nicola, al Vomero, e non potevamo dare recapiti quali il numero di telefono o l\u2019indirizzo reale, ma a un certo punto decidemmo di comunicare quello di casa mia (non vivevo pi\u00f9 in famiglia) e iniziarono ad arrivare le lettere degli ascoltatori.<\/p>\n<p>Eravamo molto attenti: all\u2019inizio, dopo aver controllato la ricezione in citt\u00e0, decidemmo di pubblicizzare la radio distribuendo un po\u2019 di locandine nei locali e nei bar. Presto la voce si sparse, soprattutto perch\u00e9 eravamo l&#8217;unica radio alternativa a quella di Stato: c\u2019erano Radio 1 e Radio 2 della Rai, Radio Napoli Prima e poi quella americana, fuori banda, e quindi chi voleva ascoltarla passava per forza dalla nostra.<\/p>\n<p>Recentemente presso la Biblioteca Nazionale di Napoli c\u2019\u00e8 stata una conferenza stampa in cui \u00e8 stata ricordata l\u2019esperienza di Radio Napoli Prima: \u00e8 stata un\u2019iniziativa lodevole perch\u00e9 ormai si tende, purtroppo, a dimenticare la storia e soprattutto i pionieri, come noi, che hanno rischiato. Dal 1976 al 1986, per dieci anni, non c\u2019\u00e8 stata alcuna regolamentazione delle trasmissioni radio, perci\u00f2 solo chi era pi\u00f9 forte economicamente aveva la capacit\u00e0 di emergere e la tendenza a cancellare il passato \u00e8 venuta di conseguenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Che programmi trasmettevate?<\/strong><\/p>\n<p>All\u2019inizio principalmente <strong>musica<\/strong> anche perch\u00e9, come dicevo, eravamo fuori legge ed era molto rischioso esporsi: c\u2019era un intero panorama musicale sconosciuto ai pi\u00f9 e la musica trasmessa dalla Rai per i giovani era pochissima. Trasmettevamo per otto ore al giorno musica eccezionale, era quella dagli anni Sessanta al 1975, praticamente le pietre miliari del rock.<\/p>\n<p>Dopo il primo sequestro, decidemmo di iniziare con delle vere e proprie <strong>rubriche culturali<\/strong> avvalendoci di collaborazioni illustri: quella di cinema era curata da Mario Franco e Valerio Caprara, quella di teatro da Arturo Morfino (Playstudio), quella di arte contemporanea da Lucio Amelio, che ci portava a conoscere artisti interessanti discutendo di problemi estetici nuovi, ossia quelli delle avanguardie.<\/p>\n<p>Tutta l&#8217;<strong><em>intellighentia<\/em> napoletana <\/strong>di movimento \u00e8 passata da noi: <em>Lo Spazio Donna<\/em> era curato da Laura Capobianco e UDI, <em>Fenomenologia della Musica<\/em> da Gianni Blasi, <em>Musica Classica<\/em> da Gianni Cesarini, <em>Notiziari<\/em> da Lucio Seneca, <em>Astrologia<\/em> da Ciro Discepolo, <em>Viaggi<\/em> dal CTS, <em>Musica Sperimentale<\/em> da Luciano Cilio, Armando Piazza e tanti altri. Radio Napoli Prima era una vera e propria <strong>radio culturale e di movimento<\/strong>. Ci fu poi la collaborazione con la redazione napoletana di \u201cPaese Sera\u201d con cui ci collegavamo la sera prima di chiudere, per farci dare le notizie che sarebbero uscite il giorno dopo sul giornale. Avevamo anche uno spazio per tutti i partiti, c\u2019era chi veniva e chi no, anche perch\u00e9 le nostre posizioni erano chiare e non evitavamo di criticare nessuno se necessario.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 fondare una radio?<\/strong><\/p>\n<p>Per noi c\u2019era bisogno di trasmettere la musica che a noi giovani piaceva, ricchissima di stimoli e di novit\u00e0, e che volevamo condividere con tutti. I dischi ovviamente esistevano ma dovevano essere acquistati per essere ascoltati. Noi riunimmo le nostre forze, ossia le nostre collezioni di dischi, e li facemmo ascoltare. Anche le case discografiche iniziarono a inviarci le loro novit\u00e0, ma la nostra selezione era rigorosissima: niente musica commerciale. Avevamo un accordo con Gianni Cesarini, che aveva uno dei pi\u00f9 prestigiosi negozi di dischi al Vomero, ed era esperto di musica classica, tanto che curava una rubrica per la nostra radio. Ci accordammo per pubblicizzare il suo negozio in cambio del prestito di dischi. E poi non dimentichiamo che per la prima volta, nel 1975, si \u00e8 aperta la possibilit\u00e0 di lavorare finalmente alla radio, perch\u00e9 altrimenti c\u2019erano solo i pochi canali Rai e l\u2019accesso era praticamente privilegio di pochissimi.<\/p>\n<!--[if lt IE 9]><script>document.createElement('audio');<\/script><![endif]-->\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4769-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/1-PERCH\u00e8-LA-RADIO.mp3?_=1\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/1-PERCH\u00e8-LA-RADIO.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/1-PERCH\u00e8-LA-RADIO.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Avete promosso gruppi o musica non ancora conosciuti?<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec e ti racconto un aneddoto a questo proposito. Era il 1975 (40 anni fa), entro in studio e sento una musica nuova e stimolante, mai sentita prima. Chiedo informazioni ai miei collaboratori e mi dicono che \u00e8 un disco arrivato la mattina stessa, \u201cun tale\u201d Bob Marley: da quel giorno in poi lo abbiamo programmato in continuazione, era il <em>reggae<\/em> e noi intuimmo che si trattava di una grossa novit\u00e0 che andava promossa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Che rapporto c\u2019era con i gruppi musicali napoletani?<\/strong><\/p>\n<p>Noi eravamo una radio conosciuta per la qualit\u00e0 della musica trasmessa che non era mai commerciale, e i musicisti di Napoli, allora emergenti, come <em>Tony Esposito<\/em>, <em>La Nuova Compagnia di Canto Popolare,<\/em> <em>Napoli Centrale<\/em> erano nostri amici e ascoltatori e ci venivano a trovare alla radio. Eravamo comunque molto critici, ad esempio ricordo quando Eugenio Bennato aveva lasciato <em>La Nuova Compagnia di Canto Popolare<\/em> e venne a presentare e promuovere il suo nuovo gruppo <em>Musica Nova<\/em> da noi. Gli chiedemmo perch\u00e9 separarsi per poi creare un doppione visto che si trattava, in fondo, della stessa ricerca musicale: forse ci rimase male.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Che tipo di relazione c\u2019era tra Radio Napoli Prima e ci\u00f2 che avveniva nella citt\u00e0 di Napoli?<\/strong><\/p>\n<p>Il rapporto era molto stretto. Ad esempio, quando venne Julian Beck e il Living Theater, oltre a intervistarlo in radio, personalmente seguii la sua perfomance collegandomi dalle cabine telefoniche che trovavo lungo il percorso e spiegando in diretta agli ascoltatori della radio cosa stava avvenendo per le strade di Napoli col suo teatro. Devo dire che sicuramente siamo stati un modello per le radio napoletane e anche quella che ha avuto pi\u00f9 eco sulla stampa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Esiste un archivio delle vostre attivit\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p>Noi eravamo teorici del tempo reale, tutto era in diretta e senza repliche e poi, anche se avessimo voluto registrare tutto quello che trasmettevamo, avremmo dovuto spendere tanti soldi in cassette! Da qualche parte, esiste la registrazione dell\u2019intervista a Julian Beck.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Avevate percezione di quanti fossero i vostri ascoltatori e di dove si trovassero?<\/strong><\/p>\n<p>Radio Napoli Prima \u00e8 stata una delle radio pi\u00f9 ascoltate, il segnale era limpido in tutta la citt\u00e0. Arrivarono <strong>tante lettere<\/strong> e addirittura ne ricordo una dalla Sicilia, che mai avremmo pensato di raggiungere. Con appena 20 watt di potenza e tutta la frequenza libera da interferenze, il segnale poteva viaggiare: le FM viaggiano in linea retta e se incontrano un ostacolo non riescono a superarlo. Noi eravamo al Vomero, con l\u2019antenna in alto: era estate, il segnale viaggiava sul mare senza interferenze tanto da arrivare fino in Sicilia. Solo quando la radio fu dissequestrata, decidemmo di comunicare anche il nostro numero di telefono anche perch\u00e9 ormai non eravamo pi\u00f9 l\u2019unica radio a trasmettere. Con le telefonate, avevamo commenti in diretta e immediati da parte degli ascoltatori e, con tutta onest\u00e0, di grande gradimento!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Visto che in Italia c\u2019era il monopolio della Rai, come hai fatto a formarti per lavorare alla radio?<\/strong><\/p>\n<p>Ho sempre ascoltato molto la radio! Il mio modello non erano sicuramente le radio italiane e le trasmissioni dedicate ai giovani dalla RAI.<\/p>\n<p>Un mio modello era Radio Luxemburg che in Italia si riusciva ad ascoltare in AM 1440 solo per\u00f2 dalle due alle tre di notte, la radio americana (quella dell\u2019epoca, perch\u00e9 oggi \u00e8 peggiorata molto), in cui il dj lanciava il brano musicale in maniera mai casuale, Radio Montecarlo (degli anni \u201860) e Radio Capodistria. E poi l\u2019esperienza diretta, che piano piano mi ha fatto crescere. Quando sei in diretta devi pensare che le persone all\u2019ascolto, oltre a essere di qualsiasi tipo, stiano facendo le cose pi\u00f9 disparate.<\/p>\n<p>Mi \u00e8 successo, tanto per dirne una, quando alla fine degli anni Ottanta lavoravo per Radio Med: da anni si era diffusa la tecnologia del walkman, io ero in trasmissione e ho iniziato a parlare a un ascoltatore immaginario, pensando che fosse in piazza Garibaldi alla fermata del bus, ascoltando la radio. Aspettavo che qualcuno telefonasse e in effetti \u00e8 successo!<\/p>\n<p>In base alla mia esperienza radiofonica penso che ci sia sempre un ascoltatore che \u00e8 disponibile a intervenire alla radio: secondo me il 10% degli ascoltatori probabilmente vorrebbe intervenire in trasmissione; di questi, solo il 2 o il 3% decide anche di telefonare. Quando si riceve una telefonata (oggi sono filtrate), si pu\u00f2 dedurre con una certa approssimazione quante persone siano in ascolto in quel momento (oggi ovviamente le percentuali sono molto pi\u00f9 basse, i canali sono mille volte di pi\u00f9).<\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4769-2\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/2-FORMAZIONE-E-ASCOLTATORI-CHE-TELEFONANO.mp3?_=2\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/2-FORMAZIONE-E-ASCOLTATORI-CHE-TELEFONANO.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/2-FORMAZIONE-E-ASCOLTATORI-CHE-TELEFONANO.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Una volta, ricordo che eravamo ancora sotto il primo sequestro, e fummo contattati da una radio barese, Bari Radio Uno, che ci invit\u00f2 in trasmissione a parlare della nostra esperienza. Noi andammo a Bari, eravamo in studio, e vedemmo tutti molto timidi e impacciati tanto che ci sembr\u00f2 naturale intervenire portando la nostra verve, che era s\u00ec caratteristica della nostra personalit\u00e0, ma anche frutto dell\u2019esperienza maturata in cinque mesi di trasmissioni per otto ore ogni giorno.<\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4769-3\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/3-RADIO-BARI-UNO.mp3?_=3\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/3-RADIO-BARI-UNO.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/3-RADIO-BARI-UNO.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Le radio libere erano in rete tra di loro?<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec, certo, ci conoscevamo e in alcuni casi collaboravamo. Ricordo che quando ci fu il terremoto in Friuli, le radio libere di un certo tipo erano in contatto tra di loro per informare sull\u2019accaduto e coordinare l&#8217;emergenza. Un nostro ascoltatore molto affezionato si fece promotore degli aiuti umanitari che con i tir partirono dalla Campania in soccorso ai terremotati. Era Gabriele di Vico Equense, titolare di quella che oggi \u00e8 una delle gelaterie pi\u00f9 famose della costiera sorrentina.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Hai aneddoti divertenti da raccontare?<\/strong><\/p>\n<p>Ricordo che evitavamo assolutamente le dediche musicali e parlare di ricette di cucina, che invece altre radio erano solite trasmettere. Una volta venne come ospite di una trasmissione un ascoltatore, che parlava davvero tanto e, sebbene avvertito che non volevamo si parlasse di ricette, a un certo punto sentiamo che dice: \u201cprendete un pollo, lo tagliate in quattro e\u2026\u201d, insomma non riuscimmo a bloccarlo in tempo e lui il <strong>pollo<\/strong> lo aveva gi\u00e0 fatto in quattro!<\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4769-4\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/4-POLLO.mp3?_=4\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/4-POLLO.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/4-POLLO.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>A partire dagli anni Settanta si diffonde la disco music.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Cito un passo dal libro &#8220;Disco Music&#8221; di S. Baroni e N. Ticozzi : <em>&#8220;Radio Popolare e la Disco Music, un dissidio insanabile! Siamo dialettici, aperti e possibilisti per molte cose, addirittura pluralisti nella visione del mondo, certe volte, di vedute larghe e larghissime anche in campo culturale, ma la Disco Music proprio non la digeriamo: gi\u00e0 le copertine danno una punta di malore, il vinile diventa subito materiale a cui siamo refrattari e ci rende scostanti. Inutile insistere&#8230;&#8221; (<\/em>Enzo Gentile per &lt;&lt;Radio Popolare&gt;&gt;, Arcana editrice, Milano, 1979, pag. 62).<\/strong><\/p>\n<p><strong>Radio Napoli Prima come si poneva nei confronti della disco music?<\/strong><\/p>\n<p>Gli anni Settanta vanno divisi in periodi: la musica fino al 1975 \u00e8 figlia del \u201969, che ha partorito dei veri e propri capolavori, a mio avviso; dal 1975 in poi, in Italia si diffondono le radio libere e, contemporaneamente, esce un disco dei Bee Gees in cui si inizia a sentire quella musica che poi sarebbe diventata la colonna sonora di \u201cSaturday night fever\u201d, iniziando il nuovo genere disco: ecco, quella secondo me era disco di qualit\u00e0. Dal 1975 in poi la musica per forza di cose \u00e8 stata influenzata dalla disco music, nel bene e nel male. Del resto le radio erano libere, anche nella scelta musicale e nelle preferenze.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Com\u2019erano le discoteche in cui hai suonato?<\/strong><\/p>\n<p>Ogni discoteca aveva la sua particolarit\u00e0, sia per la musica sia per l&#8217;ambiente e le persone. Durante gli anni Settanta lavoravo in una discoteca, \u201cParadise Club\u201d, durante i pomeriggi danzanti. Si entrava il pomeriggio del sabato alle 18 e alle 21 si tornava a casa: era molto spartana, ma avevo un impianto eccezionale e la gente si divertiva. Nel 1975 inaugurai \u201cIl Bagatto\u201d, un night molto sofisticato che all&#8217;epoca si era posto come alternativa a \u201cLa mela\u201d, che era il locale pi\u00f9 alla moda. Poi ho suonato allo \u201cZeppelin Club\u201d, un locale storico napoletano che all\u2019interno riproduceva un dirigibile, alla \u201cJungla\u201d a Marechiaro, tipico night esclusivo, e a \u201cLe Pacha\u201d a Formia, diretto da un francese, e che ricordava molto i Club Mediterran\u00e9e.<\/p>\n<p>Non ho mai suonato in grandissime discoteche, ma Piazza Plebiscito credo che sia stato lo spazio pi\u00f9 grande che ho \u201csonorizzato\u201d in occasione del <strong>primo Capodanno in piazza a Napoli<\/strong>, era il 1990 se non ricordo male: c\u2019era una folla scatenata!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Avevi una doppia anima di dj, una per la discoteca e una per la radio.<\/strong><\/p>\n<p>In radio il dj si fa ascoltare, in discoteca invece deve fare ballare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Si \u00e8 parlato della fine delle discoteche, dopo gli anni Novanta. Tu continui a lavorare come dj?<\/strong><\/p>\n<p>Non ho mai smesso di essere dj. C\u2019\u00e8 stata una pausa durante gli anni Ottanta ma solo perch\u00e9 ho scelto di dedicarmi al video come terreno di sperimentazione. Gi\u00e0 negli anni Ottanta le discoteche avevano tutto un altro sapore. In quegli anni non ho lavorato molto come dj perch\u00e9 ero pi\u00f9 interessato a realizzare <strong>videoclip musicali<\/strong> per vari gruppi.<\/p>\n<p>Dal 1989 al 1994 sono tornato alla radio, ho lavorato per Radio Med, una radio commerciale, dove ho condotto varie trasmissioni coprendo tutte le fasce orarie giornaliere, dalla sveglia alle trasmissioni notturne. Continuo ad animare eventi in cui si vuole ascoltare e ballare buona musica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Gli anni Ottanta, in Italia, videro dedicare una trasmissione televisiva della Rai interamente al videoclip, \u201cMister Fantasy\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>A \u201cMister Fantasy\u201d si potevano inviare dei video, le cosiddette \u201cvideo-lettere\u201d. La redazione selezionava le migliori e le mandava in onda. Io inviai un videoclip realizzato su musiche dei Krisma (Maurizio Arcieri e Christina Moser), con cui proprio la troupe di Mister Fantasy aveva creato alcuni video per l\u2019album \u201cClandestine Anticipation\u201d (1982) girati nell\u2019Oceano Indiano. Io inviai come <strong><a href=\"http:\/\/www.cheorae.it\/ora%20videolettera%20mrFantasy_1983.html\" target=\"_blank\">video-lettera<\/a><\/strong> un videoclip con un\u2019alba a Napoli, girato mentre attraversavo la citt\u00e0 in auto, sincronizzandolo con la canzone. Fu molto apprezzato e fu un vero e proprio lancio per me.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Eri interessato solo al videoclip?<\/strong><\/p>\n<p>Nei quasi venti anni in cui mi sono interessato di video ho realizzato videoclip, video art, video teatro, documentari, trasmissioni televisive e ho collaborato col prof. Mario Costa, teorico di <em>Estetica dei media e della comunicazione<\/em>, per la cattedra di <em>Estetica<\/em> dell&#8217;Universit\u00e0 di Salerno. Con lui ho creato diverse performance come artista elettronico.<\/p>\n<p>In seguito mi sono interessato anche di computer grafica: avevo uno studio di produzione e post produzione video a Napoli, l\u2019unico in citt\u00e0 a interessarsi di sperimentazione video e, tra il 1980 e i primi anni del 2000, ho realizzato video in vari ambiti, sia per il teatro con Mario Martone, Vittorio Lucariello, Roberto de Simone sia per moltissimi gruppi emergenti napoletani specialmente. Poi, nel 2000, mi sono dedicato al WEB.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Dalla computer grafica, sei passato al digitale di internet con \u201cChe ora \u00e8?\u201d per poi tornare all\u2019analogico con la \u201cMappa a passi\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>Le cose sono collegate. Avendo seguito tutta l\u2019evoluzione della tecnologia, a un tratto ho capito che si arrivava a un punto in cui non c\u2019era pi\u00f9 tempo, che sembrava scappare e sfuggirci di mano. L\u2019accelerazione imposta dalla tecnologia \u00e8 innaturale e soprattutto ci d\u00e0 una percezione alterata della dimensione umana del Tempo: ho pensato a un orologio multimediale interattivo, l\u2019ho inventato ed \u00e8 consultabile sul mio sito <strong><a href=\"http:\/\/www.cheorae.it\/il_progetto_CHEORAE.html\" target=\"_blank\">www.cheorae.it<\/a><\/strong> . Analizzando il Tempo come dimensione con cui si esperisce la vita, ho realizzato per ognuno dei 1440 minuti di cui \u00e8 composta una giornata un video differente: ogni video \u00e8 diverso cos\u00ec come ogni minuto della nostra vita.<\/p>\n<p><strong>Dal Tempo allo Spazio<\/strong> il passo \u00e8 stato breve: riappropriamoci delle reali dimensioni umane perch\u00e9 la tecnologia ci sta trasformando in macchine. Lo spazio va misurato in passi che \u00e8 l\u2019unit\u00e0 di misura pi\u00f9 adatta per quantificarlo, a mio avviso. Il Tempo e lo Spazio determinano il ritmo della camminata perch\u00e9 camminare \u00e8 muoversi in autonomia riacquistando una dimensione personale della vita, che altro non \u00e8 che un attraversamento di uno spazio nel tempo.<\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4769-5\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/5TEMPO-E-SPAZIO.mp3?_=5\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/5TEMPO-E-SPAZIO.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/5TEMPO-E-SPAZIO.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Nel tuo interesse per il camminare, mi sembra che ci sia un legame con l\u2019ascolto dei suoni che ci circondano, come dimostrano le pratiche di soundwalk. Sembra che tu voglia essere sempre dj, ossia far muovere i corpi a suon di musica, sia nelle piste da ballo sia nei luoghi che attraversiamo camminando: ascoltare la musica ballando, ascoltare i suoni ambientali camminando.<\/strong><\/p>\n<p>E\u2019 proprio cos\u00ec.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Ci parli della \u201cMappa a passi\u201d?<\/strong><\/p>\n<p>La prima \u201c<strong><a href=\"http:\/\/procida.apassi.it\/procida_isola_dei_passi.html#\" target=\"_blank\">Mappa a passi<\/a><\/strong>\u201d risale al 2010, ma ci sono voluti un paio di anni per prepararla, e l\u2019ho realizzata per Procida. Dopo l&#8217;esperienza di \u201cChe ora \u00e8\u201d, oltre al fatto di non poter camminare per Napoli perch\u00e9 mi riconoscevano e mi chiedevano l\u2019ora (sono arrivato ad avere trentamila visualizzazioni giornaliere), avevo bisogno di staccarmi dalla citt\u00e0 e mi sono trasferito nell\u2019isola di Procida, che non visitavo da anni. Ho notato che l\u00ec tutti si muovevano con moto e auto, c\u2019era molta confusione, non c\u2019era l\u2019ufficio turistico.<\/p>\n<p>Ho pensato che ci fosse bisogno di creare una mappa per sensibilizzare gli abitanti alle reali dimensioni dell\u2019isola, che pu\u00f2 essere percorsa da un estremo all&#8217;altro in un\u2019ora semplicemente camminando, senza dover utilizzare l\u2019auto o la moto. Oltretutto, camminare attraverso l\u2019isola sarebbe stato anche un modo per valorizzarla dal punto di vista turistico. Dopo la prima versione, ho iniziato a tradurla in varie lingue, aggiungendo dettagli: da un po\u2019 di tempo ho deciso di dedicarmi anche ad altre isole e ad alcune citt\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La \u201cMappa a passi\u201d \u00e8 una misurazione dello spazio secondo dimensioni umane: dall\u2019uomo vitruviano, al Modulor di Le Corbusier, ai passi di Tony Ponticiello.<\/strong><\/p>\n<p>(Sorride)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Tony Ponticiello \u00e8 D.J. in stato permanente di servizio dagli anni Settanta. E\u2019 un geniale creativo pluri-media, pioniere delle radio libere, videomaker dal 1982, Graphic e Web Designer dal 1994, inventore nel 2006 di www.cheorae.it, ovvero il primo orologio multimediale interattivo E\u2019 tra i cinquecento artisti elettronici censiti dal Museo di Arti Elettroniche di Tokyo nel 1994. Nel 2010 realizza la prima mappa di un intero territorio misurato in passi: Procida a passi. \u00a0 &nbsp; Ci racconti com\u2019\u00e8 nata l\u2019esperienza di Radio Napoli Prima? E\u2019 legata alla tua attivit\u00e0 di dj? Sono sempre stato un grande appassionato di musica, anche perch\u00e9 ho vissuto la mia adolescenza durante gli anni Sessanta che hanno segnato in modo indelebile la storia del rock. Erano i primi anni Settanta quando, quasi per caso, ho iniziato a lavorare come dj. Durante una vacanza estiva ero a Palinuro e avevo portato con me tanti dischi. L\u00ec conobbi un po\u2019 di ragazzi che come me erano amanti della musica e, visto che c\u2019era una discoteca (il \u201cPapillon\u201d) da poco inaugurata, pensai di propormi come dj. Il caso ha voluto che il dj previsto per quella discoteca non fosse ancora arrivato e cos\u00ec feci la mia prima serata nel locale. Come compenso chiesi l&#8217;ingresso gratuito per tutti gli amici del gruppo, circa trenta persone, e quindi entrammo tutti insieme riempiendo la pista e fu un successo! Durante il resto dell\u2019estate continuai a propormi e, quando tornai a Napoli all\u2019inizio del 1971, iniziai a lavorare come dj resident in una discoteca al Vomero, il \u201cParadise\u201d. In quegli anni ero studente d\u2019ingegneria chimica e alternavo la frequenza universitaria con il lavoro di dj: inizialmente solo i week-end, nei \u201cpomeriggi danzanti\u201d nelle discoteche, e in seguito tutti i giorni della settimana, la notte, nei night. Con la radio iniziai nel 1975: all&#8217;epoca in Italia esisteva il monopolio della RAI per le trasmissioni RadioTelevisive. Con Nicola Muccillo, un mio amico con cui condividevo i gusti musicali e che gi\u00e0 aveva lavorato alla Rai in trasmissioni come \u201cPer voi giovani\u201d e \u201cPOPOFF\u201d, leggemmo un articolo pubblicato su \u201cPanorama\u201d in cui si parlava di Radio Milano International, la prima radio libera italiana, che fu sequestrata e subito dopo dissequestrata: il Pretore di Milano, infatti, aveva ritenuto che il monopolio della Rai per le trasmissioni radiotelevisive fosse in contrasto con l&#8217;art. 21 della Costituzione, che stabilisce il diritto per tutti alla libera espressione con tutti i mezzi di comunicazione, sollevando un caso di incostituzionalit\u00e0 e rimandando la decisione alla Corte Costituzionale. Decidemmo di provare anche noi a Napoli, era il febbraio del 1975. La nostra organizzazione part\u00ec: andammo a scoprire chi vendeva i trasmettitori e ci rivolgemmo a Marco Toni di Parma che, modificando vecchi trasmettitori radio FM (surplus degli aerei militari), poteva fornire l\u2019attrezzatura per trasmettere a un costo accessibile. Risolte le questioni tecniche ed economiche, iniziammo la nostra lotta per la conquista della libert\u00e0 di trasmettere e cos\u00ec nel maggio del 1975 Radio Napoli Prima, la nostra radio, inizi\u00f2 le trasmissioni. Nel frattempo altre radio libere erano nate in Italia, ma non pi\u00f9 di tre o quattro. Radio Milano International, Radio Parma, Radio Citt\u00e0 Futura (a Roma) e Radio Firenze Libera.Noi eravamo molto attenti a seguire gli sviluppi del caso e ti posso assicurare che Radio Napoli Prima \u00e8 stata la prima radio libera del Sud Italia e anche l\u2019unica ad aver subito ben due sequestri. Il primo, infatti, avvenne dopo pochi mesi e me lo ricordo molto bene perch\u00e9 ero proprio io in onda in quel momento. A un certo punto vedo che si apre la porta dello studio: penso che sia un collaboratore e invece compare un carabiniere con un mitra puntato verso di me mentre un\u2019altra persona mi fa cenno di smettere. Essendo in diretta, col microfono aperto, ho raccontato agli ascoltatori esattamente quello che stava succedendo, suggerendo di restare in ascolto per conoscere l\u2019evoluzione della situazione. Era il 20 settembre del 1975, il giorno del mio compleanno, non posso dimenticarlo. Il nostro sequestro ebbe grande risonanza in Italia. Alcuni Pretori sequestravano e altri no: durante un convegno sulle radio libere, organizzato a Firenze, conoscemmo l\u2019avvocato Porta dell&#8217;ANTI (Associazione Nazionale Telediffusione Indipendenti), che tutelava tutta la categoria, e che venne a difenderci in Pretura a Napoli, ma senza ottenere risultati perch\u00e9 il sequestro per noi non fu rimosso. Nel frattempo a Napoli, sul nostro esempio, altre radio avevano iniziato a trasmettere, ma con nostra grande sorpresa non furono sequestrate: addirittura una radio, Radio Partenope, ebbe la sfrontatezza (con tutta la banda di frequenze libera) di occupare la nostra stessa frequenza, 102 Mhz. Decidemmo di riprovarci: comprammo un altro trasmettitore, e ricominciammo daccapo. Dovemmo contrattare la nostra frequenza originale e accettare il compromesso con Radio Partenope: noi su 101.800 e loro su 102.200. Indomiti, riaprimmo a Dicembre 1975. Nell\u2019aprile del 1976, quando a Napoli ci fu il maxi sequestro di tutte le radio, noi fummo informati dell\u2019operazione in atto e quindi ci sbrigammo a nascondere il trasmettitore, perch\u00e9 sicuramente le forze dell\u2019ordine sarebbero venute anche da noi che eravamo recidivi. Infatti, puntuale arriv\u00f2 il Pretore che ormai ci conosceva e fummo costretti a far ri-comparire il trasmettitore perch\u00e9 minacciati di perquisizione che, ci spiegarono, poteva avvenire in modo \u201camichevole\u201d o no, e cio\u00e8 mettendo tutta la casa sottosopra: eravamo a casa del mio amico, c\u2019erano la nonna e la mamma, insomma una situazione domestica tranquilla, e quindi decidemmo di cedere e consegnammo il trasmettitore. Ormai le radio libere si erano diffuse in tutta l\u2019Italia e, dopo qualche mese, la Corte Costituzionale si espresse sancendo l&#8217;incostituzionalit\u00e0 del monopolio Rai per le trasmissioni \u201ccircolari\u201d, cio\u00e8 locali e non a livello nazionale, e anche Radio Napoli Prima fu dissequestrata: fu quasi una rivincita perch\u00e9 vennero gli stessi che ci avevano sequestrato le apparecchiature ma, questa volta, erano molto attenti a non danneggiare nulla proprio perch\u00e9 da \u201cfuori legge\u201d eravamo diventati legali, anzi eravamo stati i pionieri. La storia di Radio Napoli Prima fin\u00ec nel 1979 perch\u00e9 eravamo tutti volontari. 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L\u00ec conobbi un po\u2019 di ragazzi che come me erano amanti della musica e, visto che c\u2019era una discoteca (il \u201cPapillon\u201d) da poco inaugurata, pensai di propormi come dj. Il caso ha voluto che il dj previsto per quella discoteca non fosse ancora arrivato e cos\u00ec feci la mia prima serata nel locale. Come compenso chiesi l&#8217;ingresso gratuito per tutti gli amici del gruppo, circa trenta persone, e quindi entrammo tutti insieme riempiendo la pista e fu un successo! Durante il resto dell\u2019estate continuai a propormi e, quando tornai a Napoli all\u2019inizio del 1971, iniziai a lavorare come dj resident in una discoteca al Vomero, il \u201cParadise\u201d. In quegli anni ero studente d\u2019ingegneria chimica e alternavo la frequenza universitaria con il lavoro di dj: inizialmente solo i week-end, nei \u201cpomeriggi danzanti\u201d nelle discoteche, e in seguito tutti i giorni della settimana, la notte, nei night. Con la radio iniziai nel 1975: all&#8217;epoca in Italia esisteva il monopolio della RAI per le trasmissioni RadioTelevisive. Con Nicola Muccillo, un mio amico con cui condividevo i gusti musicali e che gi\u00e0 aveva lavorato alla Rai in trasmissioni come \u201cPer voi giovani\u201d e \u201cPOPOFF\u201d, leggemmo un articolo pubblicato su \u201cPanorama\u201d in cui si parlava di Radio Milano International, la prima radio libera italiana, che fu sequestrata e subito dopo dissequestrata: il Pretore di Milano, infatti, aveva ritenuto che il monopolio della Rai per le trasmissioni radiotelevisive fosse in contrasto con l&#8217;art. 21 della Costituzione, che stabilisce il diritto per tutti alla libera espressione con tutti i mezzi di comunicazione, sollevando un caso di incostituzionalit\u00e0 e rimandando la decisione alla Corte Costituzionale. Decidemmo di provare anche noi a Napoli, era il febbraio del 1975. La nostra organizzazione part\u00ec: andammo a scoprire chi vendeva i trasmettitori e ci rivolgemmo a Marco Toni di Parma che, modificando vecchi trasmettitori radio FM (surplus degli aerei militari), poteva fornire l\u2019attrezzatura per trasmettere a un costo accessibile. Risolte le questioni tecniche ed economiche, iniziammo la nostra lotta per la conquista della libert\u00e0 di trasmettere e cos\u00ec nel maggio del 1975 Radio Napoli Prima, la nostra radio, inizi\u00f2 le trasmissioni. Nel frattempo altre radio libere erano nate in Italia, ma non pi\u00f9 di tre o quattro. Radio Milano International, Radio Parma, Radio Citt\u00e0 Futura (a Roma) e Radio Firenze Libera.Noi eravamo molto attenti a seguire gli sviluppi del caso e ti posso assicurare che Radio Napoli Prima \u00e8 stata la prima radio libera del Sud Italia e anche l\u2019unica ad aver subito ben due sequestri. Il primo, infatti, avvenne dopo pochi mesi e me lo ricordo molto bene perch\u00e9 ero proprio io in onda in quel momento. A un certo punto vedo che si apre la porta dello studio: penso che sia un collaboratore e invece compare un carabiniere con un mitra puntato verso di me mentre un\u2019altra persona mi fa cenno di smettere. Essendo in diretta, col microfono aperto, ho raccontato agli ascoltatori esattamente quello che stava succedendo, suggerendo di restare in ascolto per conoscere l\u2019evoluzione della situazione. Era il 20 settembre del 1975, il giorno del mio compleanno, non posso dimenticarlo. Il nostro sequestro ebbe grande risonanza in Italia. Alcuni Pretori sequestravano e altri no: durante un convegno sulle radio libere, organizzato a Firenze, conoscemmo l\u2019avvocato Porta dell&#8217;ANTI (Associazione Nazionale Telediffusione Indipendenti), che tutelava tutta la categoria, e che venne a difenderci in Pretura a Napoli, ma senza ottenere risultati perch\u00e9 il sequestro per noi non fu rimosso. Nel frattempo a Napoli, sul nostro esempio, altre radio avevano iniziato a trasmettere, ma con nostra grande sorpresa non furono sequestrate: addirittura una radio, Radio Partenope, ebbe la sfrontatezza (con tutta la banda di frequenze libera) di occupare la nostra stessa frequenza, 102 Mhz. Decidemmo di riprovarci: comprammo un altro trasmettitore, e ricominciammo daccapo. Dovemmo contrattare la nostra frequenza originale e accettare il compromesso con Radio Partenope: noi su 101.800 e loro su 102.200. Indomiti, riaprimmo a Dicembre 1975. Nell\u2019aprile del 1976, quando a Napoli ci fu il maxi sequestro di tutte le radio, noi fummo informati dell\u2019operazione in atto e quindi ci sbrigammo a nascondere il trasmettitore, perch\u00e9 sicuramente le forze dell\u2019ordine sarebbero venute anche da noi che eravamo recidivi. Infatti, puntuale arriv\u00f2 il Pretore che ormai ci conosceva e fummo costretti a far ri-comparire il trasmettitore perch\u00e9 minacciati di perquisizione che, ci spiegarono, poteva avvenire in modo \u201camichevole\u201d o no, e cio\u00e8 mettendo tutta la casa sottosopra: eravamo a casa del mio amico, c\u2019erano la nonna e la mamma, insomma una situazione domestica tranquilla, e quindi decidemmo di cedere e consegnammo il trasmettitore. Ormai le radio libere si erano diffuse in tutta l\u2019Italia e, dopo qualche mese, la Corte Costituzionale si espresse sancendo l&#8217;incostituzionalit\u00e0 del monopolio Rai per le trasmissioni \u201ccircolari\u201d, cio\u00e8 locali e non a livello nazionale, e anche Radio Napoli Prima fu dissequestrata: fu quasi una rivincita perch\u00e9 vennero gli stessi che ci avevano sequestrato le apparecchiature ma, questa volta, erano molto attenti a non danneggiare nulla proprio perch\u00e9 da \u201cfuori legge\u201d eravamo diventati legali, anzi eravamo stati i pionieri. La storia di Radio Napoli Prima fin\u00ec nel 1979 perch\u00e9 eravamo tutti volontari. 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