{"id":4702,"date":"2014-07-30T17:40:17","date_gmt":"2014-07-30T15:40:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/?p=4702"},"modified":"2014-07-30T17:40:17","modified_gmt":"2014-07-30T15:40:17","slug":"intervista-a-raffaele-nigro-scrittore-e-giornalista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/blog\/4702\/intervista-a-raffaele-nigro-scrittore-e-giornalista\/","title":{"rendered":"Intervista a Raffaele Nigro,  scrittore e giornalista"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/foto.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-4703\" alt=\"foto\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/foto.jpg\" width=\"227\" height=\"214\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Raffaele Nigro \u00e8 scrittore e giornalista nato a Melfi (PZ) e residente in Puglia. E&#8217; stato caporedattore per la sede regionale RAI e ha intrapreso l&#8217;attivit\u00e0 di scrittore negli anni Settanta, conducendo approfondite ricerche sulla storia della Basilicata e dell&#8217;Italia Meridionale. <em>E&#8217; fine conoscitore d&#8217;arte e \u00a0intellettuale militante nella scena culturale meridionale e nazionale.\u00a0<\/em>Ha ricevuto numerosi e prestigiosi premi, tra cui il Super Campiello, nel 1987, con il romanzo &#8220;<a href=\"http:\/\/libreriarizzoli.corriere.it\/I-fuochi-del-Basento\/tT2sEWcWAnsAAAEpycBgjLDD\/pc?CatalogCategoryID=LIGsEWcWL5kAAAEpr3EfmqGA\"><strong>I fuochi del Basento<\/strong><\/a>&#8220;. &#8220;<a href=\"http:\/\/www.rcslibri.it\/wp-content\/themes\/rcslibri\/stores\/retrieve-store.php?store_type=rizzoli&amp;isbn=9788817065481\"><strong>Il custode del museo delle cere<\/strong><\/a>&#8221; \u00a0\u00e8 il romanzo di pi\u00f9 recente pubblicazione (2013). <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Raffaele_Nigro\"><strong>Qui<\/strong><\/a> maggiori informazioni \u00a0sulle sue attivit\u00e0 e pubblicazioni.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong style=\"line-height: 1.5em;\"><em>Il suono delle parole: una riflessione sul passaggio dal racconto orale alla stampa.\u00a0Cosa \u00e8 cambiato, oltre al silenzio della carta stampata?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Quando eravamo ragazzi eravamo molto abituati ad ascoltare la voce dei nonni, dei cantastorie, ma soprattutto si ascoltavano i canti per strada. C\u2019era una oralit\u00e0 diffusa, tanto che il tasso di analfabetismo si aggirava intorno all\u201985% ed era dovuto anche al fatto che la trasmissione della cultura era tutta affidata all\u2019oralit\u00e0. Chi raccontava, per\u00f2, aveva il senso delle pause e la pausa era il silenzio. Quindi il silenzio serviva per dare significato e profondit\u00e0 alle parole e ai racconti che poi sarebbero seguiti. Ovviamente il passaggio da una comunicazione orale ad una comunicazione scritta, fatta per segni convenzionali, ha portato ad un silenzio totale perch\u00e9 il rapporto \u00e8 stato sempre pi\u00f9 tra il lettore e la pagina scritta.<\/p>\n<p><!--[if lt IE 9]><script>document.createElement('audio');<\/script><![endif]-->\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4702-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/1-oralit\u00e0.mp3?_=1\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/1-oralit\u00e0.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/1-oralit\u00e0.mp3<\/a><\/audio><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/1-oralit\u00e0.mp3\"><br \/>\n<\/a><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\">Oppure \u00e8 stato un ascolto di quello che veniva dai mezzi di comunicazione di massa, che potrebbe sembrare un ritorno all\u2019oralit\u00e0 ma in realt\u00e0 non lo \u00e8 perch\u00e9 c\u2019\u00e8 un orante, uno che parla, e chi \u00e8 costretto ad ascoltare continuamente senza poter interagire.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Gli audiolibri, dove un testo scritto viene letto da un attore o dall\u2019autore stesso, hanno qualche attinenza con il racconto orale?<\/em><\/strong> <b><i>\u00a0<\/i><\/b><\/p>\n<p>No, perch\u00e9 manca l\u2019interazione tra chi ascolta e chi legge. C\u2019\u00e8 una questione molto importante nella lettura diretta e viva di chi parla e interloquisce ed \u00e8 data dalla gestualit\u00e0, dagli occhi che guardano negli occhi di chi ascolta e, quindi, dall\u2019azione che si stabilisce tra gli sguardi che si cercano e che si incontrano. Questa interazione \u00e8 fondata su attimi di silenzio, quello dello sguardo che \u00e8 importantissimo.<\/p>\n<p><audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4702-2\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/2-gestualit\u00e0-e-silenzio.mp3?_=2\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/2-gestualit\u00e0-e-silenzio.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/2-gestualit\u00e0-e-silenzio.mp3<\/a><\/audio><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/2-gestualit\u00e0-e-silenzio.mp3\"><br \/>\n<\/a><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\">Le parole sono importanti, perch\u00e9 devono spiegare: per esempio, quando abbiamo iniziato a lavorare alla RAI, gli operatori di ripresa suggerivano che si potessero realizzare i servizi\u00a0 anche senza parlare. Non era cos\u00ec, perch\u00e9 le parole spiegano, le immagini descrivono e raccontano ma non scendono in profondo nei fatti e nei sentimenti. Prendiamo due innamorati: si parlano e si guardano, oppure non parlano; in effetti due persone cosa si dicono in quel momento?! Eppure c\u2019\u00e8 un io profondo che sale fino agli occhi e, attraverso lo sguardo, ossia attraverso quel segmento che si stabilisce tra l\u2019osservatore e l\u2019osservato, emerge un dialogo che \u00e8 anche pi\u00f9 profondo del parlato stesso. In fondo, le parole per dirsi l\u2019amore quali sono? Ti amo, ti voglio bene, ti adoro, sei tutta la mia vita, sei l\u2019anima mia: poi finiscono e il silenzio degli occhi \u00e8 molto pi\u00f9 ricco e pi\u00f9 profondo.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>John Cage, in \u201cConferenza su niente\u201d, recita: \u201cma adesso ci sono silenzi e le parole fanno, aiutano a fare silenzi\u201d.\u00a0<\/em><\/strong> <strong><em>Il silenzio, inteso come pausa che tende verso il suono, viene annullato nella lettura di parole scritte? La punteggiatura \u00e8 capace di valorizzare la funzione drammatica del silenzio?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>La punteggiatura \u00e8 importante e, a seconda del suo uso, possiamo conferire rapidit\u00e0 o meno al discorso. Per esempio, quando io scrissi \u201c<a href=\"http:\/\/www.bur.eu\/libri\/i-fuochi-del-basento\/\"><strong>I fuochi del Basento<\/strong><\/a>\u201d, siccome volevo dare concitazione al racconto, mi inventai la serialit\u00e0 dei sostantivi e degli aggettivi. Era una struttura che avevo \u00a0copiato dalla proposizione ciceroniana e che si era imbattuta, scontrandosi, con la frase petrarchesca. Per\u00f2 Petrarca si era adeguato e aveva scritto \u201cchiare, fresche e dolci acque\u201d&#8230;oppure \u201ce valli e monti e clivi\u201d perch\u00e9 lui, essendo triste e lento, dava cadenza al suo passo.<\/p>\n<p>Nel mio caso, invece, io avevo bisogno di costruire un racconto epico e, optando per la serialit\u00e0 dei sostantivi e degli aggettivi, la punteggiatura mi dava fastidio perch\u00e9 le virgole, i punti, i punti e virgola interrompevano l\u2019accelerazione del mio racconto. Quindi l\u2019utilizzo della punteggiatura \u00e8 importante proprio in funzione del modo in cui vuoi esprimere ci\u00f2 che hai dentro e i tuoi sentimenti, cio\u00e8 il modo, la velocit\u00e0 e il tempo nel quale vuoi bruciare ci\u00f2 che racconti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Che funzione hanno le figure retoriche, soprattutto quelle sonore (allitterazione, assonanza, ripetizione, etc.), nella costruzione di un discorso sia orale, sia scritto?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>In poesia le figure retoriche sono state importanti per creare componimenti assonanzati o basati sulla rima, avendo la funzione di accrescere la musicalit\u00e0 del verso. Poi si \u00e8 scoperto il verso libero e quella musicalit\u00e0, pi\u00f9 tradizionale, \u00e8 venuta meno. Tuttavia, come dicevo prima, quando si vuole costruire un processo epico, un passo di fanfara, un movimento molto veloce e ritmato allora si ricorre a tutte le figure retoriche possibili e immaginabili. La poesia sonora ne \u00e8 un esempio, in cui si utilizzano prevalentemente le onomatopee. Pensiamo alla \u201cpoesia della tosse\u201d. C\u2019\u00e8 una registrazione di una \u201cpoesia della tosse\u201d nel cinema: qualcuno comincia a tossire, un altro risponde e poi le voci si incrociano e viene fuori, alla fine, un grande concerto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Dal paroliberismo futurista all\u2019invenzione di un vocabolario da parte di alcuni scrittori (\u201cFinnegans Wake\u201d di James Joyce o \u201cRiddley Walker\u201d di Russel Hoban): qual \u00e8 la sua funzione?<\/em><\/strong><b><i>\u00a0<\/i><\/b><\/p>\n<p>Si tratta del bisogno di inventare un linguaggio: oggi \u00e8 diventato per il poeta, per il narratore sperimentale una reazione alla sclerotizzazione del linguaggio prodotta dal giornalismo. Il giornalismo tende a ridurre il numero di vocaboli, perch\u00e9 chi legge deve rifarsi ad un vocabolario ristretto e povero ma che \u00e8 tale, per\u00f2, che si possa dialogare con poco e in poco tempo. Compito del narratore e del poeta, invece, \u00e8 quello di allargare l\u2019area del linguaggio che \u00e8 come voler far esplodere continuamente delle bombe, un big bang continuo. Qui risiede\u00a0 la necessit\u00e0 dell\u2019invenzione linguistica che serve anche per rendere angoli e segmenti del sentimento che non sono stati espressi o che \u00e8 difficile esprimere.<\/p>\n<p><audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4702-3\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/3-invenzione-linguaggio.mp3?_=3\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/3-invenzione-linguaggio.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/3-invenzione-linguaggio.mp3<\/a><\/audio><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/3-invenzione-linguaggio.mp3\"><br \/>\n<\/a><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\">Anche l\u2019attuale societ\u00e0, che si trasforma continuamente con nuove parole, vocaboli e sostantivi legati ad apparecchiature e a tecnologie moderne, richiede la necessit\u00e0 di re-inventare il linguaggio.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>\u201cIo sono apparso quella notte alle Madonne che ululavano per lo stupore e il terrore, Madonne che si liberavano dei loro chador neri e trapuntati. [\u2026] Tutte uscirono in strada, e si liberarono del manto e si sciolsero i capelli, gridando come prefiche e decise a ribellarsi al loro ruolo di addolorate, di consolatrici, di desolate, di riparatrici.\u00a0Io avevo accolto l\u2019invito del re del fuoco, avevo accettato la ribellione ed ero apparso in cielo per raccontare la verit\u00e0 agli altri e sfuggire alla costrizione io stesso\u201d (pp 122-123).<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Cito un passo del tuo romanzo di recente pubblicazione, \u201c<\/em><a href=\"http:\/\/www.rizzoli.eu\/libri\/il-custode-del-museo-delle-cere\/\">Il custode del museo delle cere<\/a><em>\u201d, per chiederti di riflettere sulla ricerca sonora da parte di Carmelo Bene.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Credo che lui sia partito da Demetrio Stratos: credo che Carmelo Bene sia partito da questi gruppi, non solo greci ma anche americani, che hanno giocato, appunto, sulla gutturalit\u00e0, sullo strascico della voce. Tant\u2019\u00e8 che Bene ha provato a far sparire persino la parola, ad esempio nella lettura dell\u2019 \u201cInferno\u201d e del \u201cPurgatorio\u201d di Dante, e ha provato a far combaciare il solo suono, la sola espressione gutturale con un sentimento o con le anime che salivano dall\u2019inferno, creature che erano e non erano vive; a quel punto, quindi, il sonoro diventava esistenza stessa o diventava silenzio totale quando voleva raffigurare la morte o l\u2019inesistenza delle cose.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Un racconto di suoni della tua memoria.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Ho in mente suoni di varia natura. Per esempio, ricordo quando mia madre mi faceva il malocchio: mi cominciava a fare le croci sulla testa, sulla nuca e recitava delle formule magiche che per\u00f2 erano appena dette, io sentivo e non sentivo le sue parole, capivo e non capivo il significato delle parole. Erano di questo tipo: <em>tre occhi ti hanno adocchiato, tre santi ti devono aiutare e non ti aiutano come figlio mio ma ti aiutano come figlio di Maria&#8230; <\/em>Questo, ripetuto e ripetuto, finiva col diventare una canzone, una melopea e questo suono lo ricordo come un fatto ancestrale, come un fatto molto intimo. Poi c\u2019era la voce della natura. Ricordo, per esempio, quando andavo con pap\u00e0 sul Vulture e c\u2019era il torrente dell\u2019acqua minerale che scrosciava e si poteva sentire il continuo salto dell\u2019acqua. In questo salto d\u2019acqua si inserivano qualche canto di gazza, qualche canto di fringuello ed era tutta un\u2019armonia di voci e di suoni che erano un linguaggio: un linguaggio fatto di <em>non-parole<\/em>, che erano le parole di quel mondo.<\/p>\n<p><audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4702-4\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/4-ricordi.mp3?_=4\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/4-ricordi.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/4-ricordi.mp3<\/a><\/audio><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/4-ricordi.mp3\"><br \/>\n<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Raffaele Nigro \u00e8 scrittore e giornalista nato a Melfi (PZ) e residente in Puglia. E&#8217; stato caporedattore per la sede regionale RAI e ha intrapreso l&#8217;attivit\u00e0 di scrittore negli anni Settanta, conducendo approfondite ricerche sulla storia della Basilicata e dell&#8217;Italia Meridionale. E&#8217; fine conoscitore d&#8217;arte e \u00a0intellettuale militante nella scena culturale meridionale e nazionale.\u00a0Ha ricevuto numerosi e prestigiosi premi, tra cui il Super Campiello, nel 1987, con il romanzo &#8220;I fuochi del Basento&#8220;. &#8220;Il custode del museo delle cere&#8221; \u00a0\u00e8 il romanzo di pi\u00f9 recente pubblicazione (2013). Qui maggiori informazioni \u00a0sulle sue attivit\u00e0 e pubblicazioni. &nbsp; Il suono delle parole: una riflessione sul passaggio dal racconto orale alla stampa.\u00a0Cosa \u00e8 cambiato, oltre al silenzio della carta stampata? Quando eravamo ragazzi eravamo molto abituati ad ascoltare la voce dei nonni, dei cantastorie, ma soprattutto si ascoltavano i canti per strada. 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Oppure \u00e8 stato un ascolto di quello che veniva dai mezzi di comunicazione di massa, che potrebbe sembrare un ritorno all\u2019oralit\u00e0 ma in realt\u00e0 non lo \u00e8 perch\u00e9 c\u2019\u00e8 un orante, uno che parla, e chi \u00e8 costretto ad ascoltare continuamente senza poter interagire. &nbsp; Gli audiolibri, dove un testo scritto viene letto da un attore o dall\u2019autore stesso, hanno qualche attinenza con il racconto orale? \u00a0 No, perch\u00e9 manca l\u2019interazione tra chi ascolta e chi legge. C\u2019\u00e8 una questione molto importante nella lettura diretta e viva di chi parla e interloquisce ed \u00e8 data dalla gestualit\u00e0, dagli occhi che guardano negli occhi di chi ascolta e, quindi, dall\u2019azione che si stabilisce tra gli sguardi che si cercano e che si incontrano. Questa interazione \u00e8 fondata su attimi di silenzio, quello dello sguardo che \u00e8 importantissimo. Le parole sono importanti, perch\u00e9 devono spiegare: per esempio, quando abbiamo iniziato a lavorare alla RAI, gli operatori di ripresa suggerivano che si potessero realizzare i servizi\u00a0 anche senza parlare. Non era cos\u00ec, perch\u00e9 le parole spiegano, le immagini descrivono e raccontano ma non scendono in profondo nei fatti e nei sentimenti. Prendiamo due innamorati: si parlano e si guardano, oppure non parlano; in effetti due persone cosa si dicono in quel momento?! Eppure c\u2019\u00e8 un io profondo che sale fino agli occhi e, attraverso lo sguardo, ossia attraverso quel segmento che si stabilisce tra l\u2019osservatore e l\u2019osservato, emerge un dialogo che \u00e8 anche pi\u00f9 profondo del parlato stesso. In fondo, le parole per dirsi l\u2019amore quali sono? 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Per\u00f2 Petrarca si era adeguato e aveva scritto \u201cchiare, fresche e dolci acque\u201d&#8230;oppure \u201ce valli e monti e clivi\u201d perch\u00e9 lui, essendo triste e lento, dava cadenza al suo passo. Nel mio caso, invece, io avevo bisogno di costruire un racconto epico e, optando per la serialit\u00e0 dei sostantivi e degli aggettivi, la punteggiatura mi dava fastidio perch\u00e9 le virgole, i punti, i punti e virgola interrompevano l\u2019accelerazione del mio racconto. Quindi l\u2019utilizzo della punteggiatura \u00e8 importante proprio in funzione del modo in cui vuoi esprimere ci\u00f2 che hai dentro e i tuoi sentimenti, cio\u00e8 il modo, la velocit\u00e0 e il tempo nel quale vuoi bruciare ci\u00f2 che racconti. &nbsp; Che funzione hanno le figure retoriche, soprattutto quelle sonore (allitterazione, assonanza, ripetizione, etc.), nella costruzione di un discorso sia orale, sia scritto? In poesia le figure retoriche sono state importanti per creare componimenti assonanzati o basati sulla rima, avendo la funzione di accrescere la musicalit\u00e0 del verso. Poi si \u00e8 scoperto il verso libero e quella musicalit\u00e0, pi\u00f9 tradizionale, \u00e8 venuta meno. Tuttavia, come dicevo prima, quando si vuole costruire un processo epico, un passo di fanfara, un movimento molto veloce e ritmato allora si ricorre a tutte le figure retoriche possibili e immaginabili. La poesia sonora ne \u00e8 un esempio, in cui si utilizzano prevalentemente le onomatopee. Pensiamo alla \u201cpoesia della tosse\u201d. C\u2019\u00e8 una registrazione di una \u201cpoesia della tosse\u201d nel cinema: qualcuno comincia a tossire, un altro risponde e poi le voci si incrociano e viene fuori, alla fine, un grande concerto. &nbsp; Dal paroliberismo futurista all\u2019invenzione di un vocabolario da parte di alcuni scrittori (\u201cFinnegans Wake\u201d di James Joyce o \u201cRiddley Walker\u201d di Russel Hoban): qual \u00e8 la sua funzione?\u00a0 Si tratta del bisogno di inventare un linguaggio: oggi \u00e8 diventato per il poeta, per il narratore sperimentale una reazione alla sclerotizzazione del linguaggio prodotta dal giornalismo. Il giornalismo tende a ridurre il numero di vocaboli, perch\u00e9 chi legge deve rifarsi ad un vocabolario ristretto e povero ma che \u00e8 tale, per\u00f2, che si possa dialogare con poco e in poco tempo. 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E&#8217; stato caporedattore per la sede regionale RAI e ha intrapreso l&#8217;attivit\u00e0 di scrittore negli anni Settanta, conducendo approfondite ricerche sulla storia della Basilicata e dell&#8217;Italia Meridionale. E&#8217; fine conoscitore d&#8217;arte e \u00a0intellettuale militante nella scena culturale meridionale e nazionale.\u00a0Ha ricevuto numerosi e prestigiosi premi, tra cui il Super Campiello, nel 1987, con il romanzo &#8220;I fuochi del Basento&#8220;. &#8220;Il custode del museo delle cere&#8221; \u00a0\u00e8 il romanzo di pi\u00f9 recente pubblicazione (2013). Qui maggiori informazioni \u00a0sulle sue attivit\u00e0 e pubblicazioni. &nbsp; Il suono delle parole: una riflessione sul passaggio dal racconto orale alla stampa.\u00a0Cosa \u00e8 cambiato, oltre al silenzio della carta stampata? Quando eravamo ragazzi eravamo molto abituati ad ascoltare la voce dei nonni, dei cantastorie, ma soprattutto si ascoltavano i canti per strada. C\u2019era una oralit\u00e0 diffusa, tanto che il tasso di analfabetismo si aggirava intorno all\u201985% ed era dovuto anche al fatto che la trasmissione della cultura era tutta affidata all\u2019oralit\u00e0. Chi raccontava, per\u00f2, aveva il senso delle pause e la pausa era il silenzio. Quindi il silenzio serviva per dare significato e profondit\u00e0 alle parole e ai racconti che poi sarebbero seguiti. Ovviamente il passaggio da una comunicazione orale ad una comunicazione scritta, fatta per segni convenzionali, ha portato ad un silenzio totale perch\u00e9 il rapporto \u00e8 stato sempre pi\u00f9 tra il lettore e la pagina scritta. Oppure \u00e8 stato un ascolto di quello che veniva dai mezzi di comunicazione di massa, che potrebbe sembrare un ritorno all\u2019oralit\u00e0 ma in realt\u00e0 non lo \u00e8 perch\u00e9 c\u2019\u00e8 un orante, uno che parla, e chi \u00e8 costretto ad ascoltare continuamente senza poter interagire. &nbsp; Gli audiolibri, dove un testo scritto viene letto da un attore o dall\u2019autore stesso, hanno qualche attinenza con il racconto orale? \u00a0 No, perch\u00e9 manca l\u2019interazione tra chi ascolta e chi legge. C\u2019\u00e8 una questione molto importante nella lettura diretta e viva di chi parla e interloquisce ed \u00e8 data dalla gestualit\u00e0, dagli occhi che guardano negli occhi di chi ascolta e, quindi, dall\u2019azione che si stabilisce tra gli sguardi che si cercano e che si incontrano. Questa interazione \u00e8 fondata su attimi di silenzio, quello dello sguardo che \u00e8 importantissimo. Le parole sono importanti, perch\u00e9 devono spiegare: per esempio, quando abbiamo iniziato a lavorare alla RAI, gli operatori di ripresa suggerivano che si potessero realizzare i servizi\u00a0 anche senza parlare. Non era cos\u00ec, perch\u00e9 le parole spiegano, le immagini descrivono e raccontano ma non scendono in profondo nei fatti e nei sentimenti. Prendiamo due innamorati: si parlano e si guardano, oppure non parlano; in effetti due persone cosa si dicono in quel momento?! Eppure c\u2019\u00e8 un io profondo che sale fino agli occhi e, attraverso lo sguardo, ossia attraverso quel segmento che si stabilisce tra l\u2019osservatore e l\u2019osservato, emerge un dialogo che \u00e8 anche pi\u00f9 profondo del parlato stesso. In fondo, le parole per dirsi l\u2019amore quali sono? Ti amo, ti voglio bene, ti adoro, sei tutta la mia vita, sei l\u2019anima mia: poi finiscono e il silenzio degli occhi \u00e8 molto pi\u00f9 ricco e pi\u00f9 profondo. &nbsp; John Cage, in \u201cConferenza su niente\u201d, recita: \u201cma adesso ci sono silenzi e le parole fanno, aiutano a fare silenzi\u201d.\u00a0 Il silenzio, inteso come pausa che tende verso il suono, viene annullato nella lettura di parole scritte? La punteggiatura \u00e8 capace di valorizzare la funzione drammatica del silenzio? La punteggiatura \u00e8 importante e, a seconda del suo uso, possiamo conferire rapidit\u00e0 o meno al discorso. Per esempio, quando io scrissi \u201cI fuochi del Basento\u201d, siccome volevo dare concitazione al racconto, mi inventai la serialit\u00e0 dei sostantivi e degli aggettivi. Era una struttura che avevo \u00a0copiato dalla proposizione ciceroniana e che si era imbattuta, scontrandosi, con la frase petrarchesca. Per\u00f2 Petrarca si era adeguato e aveva scritto \u201cchiare, fresche e dolci acque\u201d&#8230;oppure \u201ce valli e monti e clivi\u201d perch\u00e9 lui, essendo triste e lento, dava cadenza al suo passo. Nel mio caso, invece, io avevo bisogno di costruire un racconto epico e, optando per la serialit\u00e0 dei sostantivi e degli aggettivi, la punteggiatura mi dava fastidio perch\u00e9 le virgole, i punti, i punti e virgola interrompevano l\u2019accelerazione del mio racconto. Quindi l\u2019utilizzo della punteggiatura \u00e8 importante proprio in funzione del modo in cui vuoi esprimere ci\u00f2 che hai dentro e i tuoi sentimenti, cio\u00e8 il modo, la velocit\u00e0 e il tempo nel quale vuoi bruciare ci\u00f2 che racconti. &nbsp; Che funzione hanno le figure retoriche, soprattutto quelle sonore (allitterazione, assonanza, ripetizione, etc.), nella costruzione di un discorso sia orale, sia scritto? In poesia le figure retoriche sono state importanti per creare componimenti assonanzati o basati sulla rima, avendo la funzione di accrescere la musicalit\u00e0 del verso. Poi si \u00e8 scoperto il verso libero e quella musicalit\u00e0, pi\u00f9 tradizionale, \u00e8 venuta meno. Tuttavia, come dicevo prima, quando si vuole costruire un processo epico, un passo di fanfara, un movimento molto veloce e ritmato allora si ricorre a tutte le figure retoriche possibili e immaginabili. La poesia sonora ne \u00e8 un esempio, in cui si utilizzano prevalentemente le onomatopee. Pensiamo alla \u201cpoesia della tosse\u201d. C\u2019\u00e8 una registrazione di una \u201cpoesia della tosse\u201d nel cinema: qualcuno comincia a tossire, un altro risponde e poi le voci si incrociano e viene fuori, alla fine, un grande concerto. &nbsp; Dal paroliberismo futurista all\u2019invenzione di un vocabolario da parte di alcuni scrittori (\u201cFinnegans Wake\u201d di James Joyce o \u201cRiddley Walker\u201d di Russel Hoban): qual \u00e8 la sua funzione?\u00a0 Si tratta del bisogno di inventare un linguaggio: oggi \u00e8 diventato per il poeta, per il narratore sperimentale una reazione alla sclerotizzazione del linguaggio prodotta dal giornalismo. Il giornalismo tende a ridurre il numero di vocaboli, perch\u00e9 chi legge deve rifarsi ad un vocabolario ristretto e povero ma che \u00e8 tale, per\u00f2, che si possa dialogare con poco e in poco tempo. Compito del narratore e del poeta, invece, \u00e8 quello di allargare l\u2019area del linguaggio che \u00e8 come voler far esplodere continuamente delle bombe, [&hellip;]\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/blog\/4702\/intervista-a-raffaele-nigro-scrittore-e-giornalista\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Laghezza Architects\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2014-07-30T15:40:17+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/foto.jpg\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/#website\",\"url\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/\",\"name\":\"Laghezza Architects\",\"description\":\"\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/?s={search_term_string}\",\"query-input\":\"required name=search_term_string\"}],\"inLanguage\":\"en-US\"},{\"@type\":\"ImageObject\",\"@id\":\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/blog\/4702\/intervista-a-raffaele-nigro-scrittore-e-giornalista\/#primaryimage\",\"inLanguage\":\"en-US\",\"url\":\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/07\/foto.jpg\"},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/blog\/4702\/intervista-a-raffaele-nigro-scrittore-e-giornalista\/#webpage\",\"url\":\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/blog\/4702\/intervista-a-raffaele-nigro-scrittore-e-giornalista\/\",\"name\":\"Intervista a Raffaele Nigro, scrittore e giornalista - Laghezza Architects\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/blog\/4702\/intervista-a-raffaele-nigro-scrittore-e-giornalista\/#primaryimage\"},\"datePublished\":\"2014-07-30T15:40:17+00:00\",\"dateModified\":\"2014-07-30T15:40:17+00:00\",\"author\":{\"@id\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/#\/schema\/person\/5c5e588ff43814fbaf4a73d097517b22\"},\"inLanguage\":\"en-US\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/blog\/4702\/intervista-a-raffaele-nigro-scrittore-e-giornalista\/\"]}]},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/#\/schema\/person\/5c5e588ff43814fbaf4a73d097517b22\",\"name\":\"Eugenia Laghezza\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"@id\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/#personlogo\",\"inLanguage\":\"en-US\",\"url\":\"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/3da3f9a2e9bed0f6d89cbc17e9d00421?s=96&d=mm&r=g\",\"caption\":\"Eugenia Laghezza\"},\"description\":\"Nel 2008, dopo la laurea in Architettura presso il Politecnico di Milano (Campus Leonardo) e il Master in I-Design presso la Domus Academy di Milano ed alcune esperienze all'estero, l\\u2019arch. 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