{"id":4666,"date":"2014-06-17T20:08:24","date_gmt":"2014-06-17T18:08:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/?p=4666"},"modified":"2014-06-17T20:08:24","modified_gmt":"2014-06-17T18:08:24","slug":"intervista-enrico-ascoli-sound-designer-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/blog\/4666\/intervista-a-enrico-ascoli-sound-designer-2\/","title":{"rendered":"Intervista a Enrico Ascoli, sound designer e music producer"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/Enrico-Ascoli.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-4667 alignnone\" alt=\"Enrico-Ascoli\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/Enrico-Ascoli.jpg\" width=\"403\" height=\"268\" srcset=\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/Enrico-Ascoli.jpg 960w, https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/Enrico-Ascoli-300x199.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 403px) 100vw, 403px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Enrico Ascoli \u00e8 un artista sonoro, sound designer e music producer. La sua attivit\u00e0 spazia dalla sound art, alla live performance, alla creazione di colonne sonore per animazioni, spot pubblicitari e opere teatrali. \u00a0<\/em><em>E\u2019 docente di \u201cSound Design\u201d e \u201cPsicologia della Musica\u201d presso l\u2019Istituto Europeo di Design (IED) di Milano e il Centro Sperimentale di Cinematografia di Torino. \u00a0\u00a0Ha collaborazioni attive con video artisti come Donato Sansone, Rino Tagliafierro, Ra di Martino insieme ai quali viene selezionato in numerosi festival internazionali di cinema ed animazione, e con artisti contemporanei, con i quali ha preso parte alla Biennale di Praga, Art Basel, Rijksakademie Amsterdam, Royal College of Arts London, Fondazione Bevilacqua la Masa Venice, Museion di Bolzano.\u00a0Le sue installazioni sonore e le performance live sono state presentate in vari festival internazionali come Interferenze festival, E-ArtQuake Festival, MyAtelier, Barsento Mediascape, Rural Scape. \u00a0Nel 2013 ha vinto il Milano Design Award come miglior installazione sonora.\u00a0Recentemente l&#8217;etichetta indipendente Galaverna ha pubblicato la sua composizione Nubicuculia.\u00a0Lavora con le maggiori agenzie pubblicitarie italiane. <a href=\"http:\/\/enricoascoli.tumblr.com\/    \"><strong>Questo<\/strong><\/a> il suo web site e canale <strong><a href=\"http:\/\/vimeo.com\/enricoascoli   \">vimeo<\/a><\/strong>.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em style=\"line-height: 1.5em;\"><strong>La tua attivit\u00e0 di sound designer spazia dalla progettazione di installazioni artistiche alla creazione di commenti sonori per animazioni, pubblicit\u00e0 e filmati. Qual \u00e8 il medium che preferisci e perch\u00e9?<\/strong><\/em><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\">Istintivamente potrei dire che preferisco le installazioni di <\/span><em style=\"line-height: 1.5em;\">sound art<\/em><span style=\"line-height: 1.5em;\">, per il semplice motivo che rappresentano la modalit\u00e0 in cui posso esprimere, con maggiore libert\u00e0, la mia estetica sonora. In realt\u00e0 non \u00e8 cos\u00ec perch\u00e9 normalmente amo diversificare tanto il mio lavoro, in quanto penso che essere un sound designer e non, a tutti gli effetti, un compositore o un artista di arte contemporanea sia estremamente arricchente perch\u00e9 permette di spaziare e di sperimentare in tanti tipi di linguaggio e di riflettere sul suono in modo sempre diverso. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\">Tra i vari ambiti in cui lavoro, sicuramente creare il commento sonoro di un&#8217;animazione \u00e8 molto affascinante e stimolante perch\u00e9 occorre inventare universi che non sono verosimili ma di pura fantasia: in questi casi, infatti, talvolta mi capita di intraprendere strade diverse, rendendomi conto di quanto il suono possa veicolare significati ed emozioni differenti, molto pi\u00f9 che nel cinema. Al contempo, mi diverto anche nel lavorare per spot pubblicitari, che rappresentano una realt\u00e0 molto lontana da me, e proprio per questo sono spronato ad esplorare linguaggi, anche compositivi, che non affronterei <\/span><em style=\"line-height: 1.5em;\">mea sponte<\/em><span style=\"line-height: 1.5em;\">. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\">Per quanto riguarda le mie installazioni, noto che talvolta mi sento pi\u00f9 motivato nel processo di ricerca che porta all&#8217;installazione, che non alla finalizzazione della stessa: mentre nella pubblicit\u00e0 o nell&#8217;animazione il percorso di ricerca viene eclissato perch\u00e9 l&#8217;importante \u00e8 il risultato, invece ci\u00f2 che amo nelle installazioni \u00e8 proprio il lavoro di ricerca che mi porta a sviluppare determinati concetti e inventare tecniche per realizzarli. \u00a0<\/span><span style=\"line-height: 1.5em;\">Anche se sono un musicista elettronico e lavoro con tecniche digitali, tuttavia quando mi immergo nella creazione artistica mi piace abbandonare il computer per buttarmi il pi\u00f9 possibile sulla produzione analogica del suono, interpretandolo come oggetto fisico, fatto di materiale concreto da plasmare ed esplorare: le possibilit\u00e0 timbriche sono infinite e riesco a scoprirle e a farle emergere soltando manipolando fisicamente gli oggetti a mia disposizione. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\"><!--[if lt IE 9]><script>document.createElement('audio');<\/script><![endif]-->\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4666-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/1-sound-design-shorter.mp3?_=1\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/1-sound-design-shorter.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/1-sound-design-shorter.mp3<\/a><\/audio> <\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong style=\"line-height: 1.5em;\"><em>Vorrei soffermarmi su \u201c<\/em><a href=\"http:\/\/vimeo.com\/26393447\">Blowjob. Aeolic concert for three guitars and fans<\/a><em>\u201d (2011). L\u2019idea delle chitarre elettriche amplificate \u00e8 presente anche in un&#8217;opera di C\u00e9leste Boursier-Mougenot, \u201c<\/em><a href=\"http:\/\/vimeo.com\/10116574\">From here to ear<\/a><em>\u201d, dove a suonare gli strumenti, casualmente, sono un gruppo di fringuelli lasciati liberi di volare. Nella tua installazione, invece, a parte la scelta etica di evitare la presenza di esseri viventi come motore dell\u2019esecuzione, la casualit\u00e0 del suono \u00e8 determinata da tre ventilatori a cui, mentre ruotano meccanicamente, sono stati collegati alcuni plettri con una corda morbida. <\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong style=\"line-height: 1.5em;\"><em>Mi sembra di notare nella tua installazione, pi\u00f9 che in quella di C\u00e9leste Boursier-Mougenot, una propensione \u201ccagiana\u201d alla casualit\u00e0 dove la variabilit\u00e0 dell&#8217;effetto sonoro finale, sempre cangiante, \u00e8 vincolato alla regolarit\u00e0 dell&#8217;oggetto meccanico: tanti sono gli esempi di &#8220;libert\u00e0 vincolata&#8221; in John Cage, da &#8220;<\/em><a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=iRa0j_EIth0\">Imaginary Landscape n. 4<\/a><em>&#8221; a <\/em><a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=HypmW4Yd7SY\">4&#8217;33&#8221;<\/a><em>. Puoi descrivere l&#8217;idea alla base di &#8220;Blowjob&#8221;? \u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\">L&#8217;idea alla base di \u201cBlowjob\u201d pu\u00f2 essere analizzata da vari punti di vista. Il primo \u00e8 sicuramente narrativo-concettuale e consiste nel voler tributare un Requiem al rock. Il titolo \u201cBlowjob\u201d \u00e8 volutamente provocatorio e ironico: l\u2019allusione alla sessualit\u00e0 risiede nel vedere la chitarra elettrica come metafora del fallo e, quindi, di un certo tipo di protagonismo della <\/span><em style=\"line-height: 1.5em;\">star <\/em><span style=\"line-height: 1.5em;\">sul palco che oggi, dal mio punto di vista, non ha pi\u00f9 senso, risultando ridicolo e anacronistico. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\">Per questo motivo ho deciso di collocare le chitarre in verticale, come se fossero falli eretti, e di farle suonare non da una <\/span><em style=\"line-height: 1.5em;\">rockstar<\/em><span style=\"line-height: 1.5em;\"> ma dal vento, come metafora di quel che resta, ossia dalla natura stessa, anche se in realt\u00e0 esso \u00e8 generato da ventilatori. Come succede in quasi tutte le mie installazioni, per\u00f2, il presupposto concettuale mi ha permesso di allargare la riflessione ad altro, che non \u00e8 l\u2019aleatoriet\u00e0 all&#8217;interno della composizione, che viene di conseguenza, ma coincide con la ricerca di una dinamica naturale in grado di catturare il fruitore dell\u2019opera all&#8217;interno della ripetizione poetica di un fenomeno di cui lui e spettatore consapevole. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\">Nelle mie installazioni cerco sempre di proporre un evento ripetitivo ma sempre diverso al contempo come, ad esempio, l&#8217;osservazione delle onde del mare o delle foglie al vento o l&#8217;ascolto della pioggia, &#8220;quiete in movimento&#8221; direbbero nella filosofia Zen: \u201cBlowjob\u201d ha rappresentato l\u2019inizio di questo tipo di ricerca che poi ho portato avanti in altre installazioni. Mi \u00e8 piaciuto innanzitutto il contesto in cui \u00e8 stata inserita l&#8217;installazione: un cubo su un prato, all\u2019interno di un parco, visitabile da chiunque. Inoltre volevo evitare che l&#8217;aleatoriet\u00e0 portasse ad un risultato caotico: pertanto le chitarre, tutte insieme, riproducono un accordo che crea una sensazione di sospensione perenne, una musica in divenire ma senza mutamento. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\">Nelle mie installazioni cerco di rendere visibile la riconoscibilit\u00e0 del funzionamento: per questo motivo preferisco usare materiali\u00a0 concreti e fisici piuttosto che utilizzare tecniche digitali, che invece rischiano di nascondere il meccanismo, suscitando una forte sensazione di freddezza. Devo dire che, inaspettatamente, aver usato un meccanismo semplice e facilmente individuabile assieme alla\u00a0 piacevolezza armonica dei suoni delle chitarre hanno fatto s\u00ec che tante persone siano rimaste davvero a lungo ad ascoltare e ad osservare i ventilatori, delle volte anche 40 minuti sedute fuori o dentro al cubo: questo per me \u00e8 un risultato enorme, a prescindere dal valore o meno in s\u00e8 dell&#8217;opera d&#8217;arte, che per me a quel punto si trasforma al pari di in evento naturale che ci affascina. Si potrebbe parlare, in questo caso, dell\u2019effetto \u201csharawadji\u201d ossia di quando ci si trova di fronte ad un fenomeno regolato da un\u2019apparente casualit\u00e0 da cui emerge un ordine magico: \u00e8 un termine che viene usato nella musica contemporanea ma che deriva dal senso di inesplicabile bellezza che si prova nell\u2019osservare i giardini orientali. \u00a0<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em style=\"line-height: 1.5em;\"><strong>\u201c<\/strong><\/em><strong style=\"line-height: 1.5em;\"><a href=\"http:\/\/enricoascoli.blogspot.it\/2010\/09\/canale-audio-passage-of-gondola-by.html\">Canale Audio<\/a><\/strong><em style=\"line-height: 1.5em;\"><strong>\u201d \u00e8 un&#8217;installazione sonora realizzata per la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, in occasione della mostra \u201cA Ballad of the Flooded Museum\u201d, curata da Paola Nicolin nel 2010. L&#8217;installazione porta, all&#8217;interno del museo, il paesaggio sonoro acquatico di Venezia. <\/strong><\/em><em style=\"line-height: 1.5em;\"><strong>Vorrei riflettere con te sulle caratteristiche sonore di Venezia, una citt\u00e0 caratterizzata da un paesaggio sonoro hi-fi (per citare Murray Schafer) e che ha dato i natali a grandi musicisti, tra cui alcuni particolarmente interessati a come il suono abita lo spazio, come Andrea e Giovanni Gabrieli (cori battenti) e Luigi Nono.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\">Venezia durante il Rinascimento, ossia quando gli architetti ponevano una cura quasi mistica nella progettazione acustica degli ambienti, soprattutto di quelli sacri, \u00e8 stata ampiamente costruita tenendo un orecchio teso al risultato che poteva ottenere lo spazio nei confronti del suono. Per esempio, durante quel periodo, sono state costruite molte chiese in cui sono presenti volte a botte unica, che raccolgono\u00a0 i suoni e li rimandano all&#8217;uditorio in maniera omogenea e amplificata. Pensiamo anche alle calli e ai campi, in cui \u00e8 possibile sentire e discriminare perfettamente parole e suoni.\u00a0Venezia \u00e8 particolarmente emblematica anche perch\u00e9 non \u00e8 stata ricostruita eccessivamente nei secoli e quindi rappresenta, anche da un punto di vista acustico, una citt\u00e0 unica non solo per la presenza dell&#8217;acqua. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\">Personalmente ho molti aneddoti legati all\u2019ascolto di suoni a Venezia. Uno prescinde dall&#8217;acqua: si tratta della Festa del Redentore, ascoltata non vicino al canale ma tra i vicoli. L&#8217;esplosione dei fuochi, sul canale, \u00e8 un esperienza pirotecnica normale mentre all&#8217;interno dei vicoli si crea un riflesso sonico complesso e potente, perch\u00e8 il suono rimbalza ovunque e viene amplificato:\u00a0 percorrere i vicoli con gli occhi chiusi, durante la Festa del Redentore, \u00e8 un&#8217;esperienza acustica inedita, anzi inaudita. L\u2019assenza di traffico e la citt\u00e0 vuota, proprio perch\u00e8 tutte le persone sono concentrate davanti al canale per osservare i fuochi d\u2019artificio, rende il suono libero di viaggiare all&#8217;interno delle calli e di rimbalzare ovunque. Questa \u00e8 stata sicuramente un&#8217;esperienza che mi ha segnato dal punto di vista dell&#8217;acustica a Venezia. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\"><audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4666-2\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/2-venezia-redentore.mp3?_=2\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/2-venezia-redentore.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/2-venezia-redentore.mp3<\/a><\/audio><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\">\u00a0\u201cCanale audio\u201d, installazione realizzata in collaborazione con Isola&amp;Norzi, invece, \u00e8 stato un esperimento inaspettato dal punto di vista dei risultati. In questa installazione \u00e8 stato usato un idrofono che mi sarei aspettato rivelasse il racconto di una Venezia molto caotica a livello subacqueo: invece si \u00e8 rivelata una citt\u00e0 sicuramente molto viva, perch\u00e9 le sorgenti che arrivavano all&#8217;idrofono erano molteplici ma al contempo delicata; il paesaggio sonoro variava a seconda della giornata ed alcuni suoni erano chiaramente discriminabili anche a lunga distanza. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\">Ricordo, infatti, che a due canali da l\u00ec, quindi non visibile e lontano da raggiungere a piedi, c\u2019era un maestro d\u2019ascia che riparava le barche: quando batteva il legno con lo scalpello o piallava, ascoltato sottacqua, sembrava di averlo l\u00ec vicino, mentre all&#8217;ascolto fuori dall&#8217;acqua risultava quasi impercettibile . Ingenuamente pensavo che il suono dei motori dei traghetti, sott\u2019acqua, fosse simile ad un boato, invece era simile ad un brusio: le basse frequenze, tipiche dei motori, sono fragorose solo se si trasmettono per via aerea. Ricordo la bellezza dei suoni delle gondole: uno sciabordio dolce come il passaggio di un velo. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\">Un fenomeno che mi ha colpito molto era il momento in cui i pesci mangiavano: a una certa ora, intorno alle 5 o 6 del pomeriggio, il canale diventava frizzante e granuloso, quasi scoppiettante, a dire il vero non so se fossero le alghe ad ossigenarsi o i pesci a mangiare o entrambe le cose. Molto bello \u00e8 il suono del vento tra le briccole e tra i cavi tesi delle barche: la vibrazione delle sartie si propagava attraverso le briccole e poi si trasmetteva sottacqua producendo una serie di sinfonie aliene. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\">Un\u2019altra bella esperienza \u00e8 stata ascoltare il pesce Go, che vive in laguna. Costruisce una tana sotto la sabbia e viene pescato quando il maschio \u00e8 in amore. La particolarit\u00e0 \u00e8 che chiama la femmina attraverso l&#8217;emissione di un battito sordo che si propaga attraverso il terreno. Insieme ad alcuni ricercatori del Dipartimento di Biologia Marina di Venezia abbiamo cercato di registrare il verso d&#8217;amore del pesce Go e ce l&#8217;abbiamo fatta!<\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\"> Questo studio \u00e8 stato molto interessante sicuramente dal punto di visto acustico ma non solo, perch\u00e9 ho potuto ascoltare racconti sul cambiamento in atto a Venezia a causa sia del Mose, che sta progressivamente cambiando gli ecosistemi della laguna, sia dell&#8217;inquinamento acustico subacqueo generato dal passaggio delle navi da crociera e dalla costante presenza di motori. L&#8217;altra faccia di Venezia, quella subacquea, ha fatto emergere tantissimi aspetti sconosciuti e affascinanti. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\"><audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4666-3\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/3-venezia-idrofono.mp3?_=3\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/3-venezia-idrofono.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/3-venezia-idrofono.mp3<\/a><\/audio> <\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em style=\"line-height: 1.5em;\"><strong>Hai realizzato musiche per spot pubblicitari: qual \u00e8 l&#8217;approccio nei confronti di un brand, dal punto di vista sonoro?<\/strong><\/em><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\"> L&#8217;approccio nei confronti di un marchio \u00e8 difficile perch\u00e9, nella maggior parte dei casi, le aziende non hanno la consapevolezza che il brand possa essere connotato anche sonoramente.\u00a0Ovviamente ne sono molto pi\u00f9 coscienti i marchi tecnologici. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\">Non \u00e8 un caso che il mio lavoro sia nato nel periodo in cui lavoravo come psicologo ergonomo presso il TiLab di Telecom: molte aziende della telefonia si rivolgevano a noi perch\u00e9 venivano a cercare un\u2019identit\u00e0 di tipo anche acustico, anche se non la definivano consapevolmente in questo modo. Infatti chiedevano soprattutto feedback sonori funzionali al ruolo che doveva avere un determinato processo, come ad esempio un\u2019email inviata con successo, un sms fallito, etc.: a ciascuna di queste operazioni corrispondeva un suono che doveva dare una risposta sul successo o meno dell\u2019operazione compiuta. Tuttavia, proprio per differenziarsi rispetto ad altri marchi simili, era necessario dare un carattere e \u201cbrandizzare\u201d queste tipologie di suono: questo era il mio compito. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\">Pertanto, a parte i brand tecnologici che sono per loro natura dotati di un&#8217;identit\u00e0 sonora al punto che ormai noi riconosciamo i cellulari senza vederli ma solo ascoltandone il suono, tutti gli altri marchi non sono consapevoli che un&#8217;identit\u00e0 sonora possa renderli pi\u00f9 accattivanti o veicolare meglio il loro <\/span><em style=\"line-height: 1.5em;\">mood<\/em><span style=\"line-height: 1.5em;\"> di base. Si tratta di un lavoro molto difficile, soprattutto perch\u00e9 si scontra con i luoghi comuni che serpeggiano nei dipartimenti marketing di queste aziende: purtroppo, chi lavora nel marketing di una grossa azienda \u00e8 sicuramente competente nel collocare egregiamente il marchio sul mercato, ma si limita a pochi aspetti che di solito non coinvolgono il suono. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\">Di solito, quando decidono di contattare un sound designer, gli si affidano e, quindi, occorre studiare a fondo il marchio, il mercato e il target e proporre una serie di soluzioni che siano un compromesso tra le esigenze loro e del consulente. Un paio di anni fa ho partecipato ad una gara sul cambio del logo sonoro di BMW, perch\u00e9 era ormai anacronistico e l&#8217;azienda se ne era resa conto: \u00e8 raro trovarsi di fronte ad una realt\u00e0 industriale che pensa che il proprio logo sonoro stia veicolando significati che non hanno pi\u00f9 nulla a che vedere non solo con il proprio mercato di riferimento ma anche con la realt\u00e0 contemporanea, in quanto rimandano ad un\u2019idea di industria pesante da cui il mondo ormai cerca di uscire. Quindi, \u00e8 stato molto interessante intraprendere una ricerca approfondita che coniugasse l&#8217;esigenza &#8220;ecologica&#8221; di questo brand con i valori di bellezza, potenza, sportivit\u00e0 ed alta classe con cui la BMW si identifica. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\">Si tratta, comunque, di compromessi fatti di tante prove e test: soprattutto nel caso di aziende cos\u00ec grandi, non si pu\u00f2 essere da soli ma occorre sempre testare i risultati prima di immetterli sul mercato. Quando lavoravo al TiLab, il team di cui facevo parte rifletteva sul compito da svolgere, veniva elaborato un prototipo e, in seguito, venivano organizzati focus group con campioni rilevanti e omogenei per sesso, et\u00e0, etc., che permettevano di svolgere seriamente una ricerca statistica e psicologica sull&#8217;effetto di un determinato feedback acustico sull\u2019utente finale. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\">Purtroppo, mi rendo conto che non sia molto diffusa la mentalit\u00e0 di approcciare il suono con tali risorse. Uno degli ambiti in cui, in questi anni, si investe in ricerca \u00e8 quello sul futuro suono delle auto elettriche, sia perch\u00e9 \u00e8 necessario per motivi di sicurezza, essendo i motori elettrici silenziosi, sia perch\u00e9 ciascuna casa automobilistica non vuole perdere l&#8217;occasione di essere immediatamente identificata dal suono del\u00a0 nuovo motore. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\">Mi si accappona un po\u2019 la pelle al solo pensiero di migliaia di auto dotate di un suono personalizzato, anche perch\u00e8 una delle caratteristiche pi\u00f9 belle di un motore a scoppio \u00e8 legato alla sua fisicit\u00e0, perch\u00e8 ad un certo numero di giri corrisponde una relativa velocit\u00e0 che il nostro orecchio e il nostro cervello sono abituati a riconoscere. Il motore elettrico appartiene ad un mondo davvero diverso: immagino una fase iniziale piena di incidenti (ma ovviamento spero che non succeda) e, a causa di questo, il nostro orecchio inizier\u00e0 a diventare iper sensibile nel captare a distanza l\u2019arrivo di un\u2019auto elettrica. A parte gli scherzi, credo che le nostre orecchie riusciranno ad abituarsi e ad assuefarsi al suono dei nuovi motori in un po\u2019 di anni. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\"><audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4666-4\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/4-auto-elettriche.mp3?_=4\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/4-auto-elettriche.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/4-auto-elettriche.mp3<\/a><\/audio> \u00a0 <\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\">Non ho visto le ultime ricerche in merito ma, in qualit\u00e0 di sound designer, mi domando perch\u00e9, invece che sul motore, non si possa lavorare, ad esempio, sulla trasformazione dei pneumatici, il cui rumore sul selciato e un elemento che le nostre orecchie riescono a\u00a0 distinguere e decifrare in termini di distanza: soffermarsi sulla <\/span><em style=\"line-height: 1.5em;\">texture<\/em><span style=\"line-height: 1.5em;\"> degli pneumatici e del selciato potrebbe dare risultati interessanti dal punto di vista acustico, anche perch\u00e9 si tratterebbe di un suono analogico e \u201cnaturale\u201d, senza intasare il paesaggio sonoro con l&#8217;ennesima finzione digitale a cui, oramai, non prestiamo nemmeno la dovuta attenzione. \u00a0 <\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em style=\"line-height: 1.5em;\"><strong>Secondo Michel Chion, la pi\u00f9 importante relazione tra suono e immagine \u00e8 quella del valore aggiunto, ossia il valore espressivo e informativo di cui un suono arricchisce un\u2019immagine, con estrema naturalezza.<\/strong><\/em><em style=\"line-height: 1.5em;\"><strong> <\/strong><\/em><em style=\"line-height: 1.5em;\"><strong>Invece, vorrei riflettere con te sulla &#8220;verit\u00e0 sonora&#8221; in ambito audiovisivo, perch\u00e9 spesso i rumori ambientali nei film sono verosimili e non veri: un suono, nella sua verosimiglianza, si carica di sfumature, timbri e intensit\u00e0 tali da sollecitare la sfera emotiva dell\u2019ascoltatore proprio perch\u00e9 lo spettatore, nei confronti di un suono realistico, non \u00e8 immediatamente in grado di confrontarlo con il suono reale, ma si affida al ricordo di quel tipo di suono, che viene ri-sintetizzato a partire da diversi dati che non sono solo acustici, ma influenzati anche dalla visione dello stesso film.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\">Questo \u00e8 il mio lavoro e meno male che \u00e8 necessaria la verosimiglianza e non la realt\u00e0! C\u2019\u00e8 molto da dire in merito a questo aspetto.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\"> Inizio dicendo che nel momento in cui si crea il commento sonoro a una scena, automaticamente si opera una selezione di ci\u00f2 che l&#8217;ascoltatore deve sentire. Questa scelta potrebbe essere paragonata alla figura retorica della sineddoche, in cui una parte vale per il tutto: si rappresenta l&#8217;universo di una precisa scena attraverso pochi elementi che non solo determineranno la resa della sincronizzazione ma, se la scena lo richiede, saranno in grado di veicolare dei significati a livello narrativo, simbolico e metaforico fino a livelli di lettura profonda. Tutto questo \u00e8 permesso grazie alla propriet\u00e0 che il suono ha di bagnare un\u2019immagine in movimento con una certa atmosfera o emozione. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\">Mi piace molto un termine che <\/span><strong style=\"line-height: 1.5em;\"><a href=\"http:\/\/www.giunti.it\/libri\/saggistica\/la-caffettiera-del-masochista3\/\">Donald Norman<\/a><\/strong><span style=\"line-height: 1.5em;\"> attribuisce agli oggetti, cio\u00e8 <\/span><em style=\"line-height: 1.5em;\">affordance<\/em><span style=\"line-height: 1.5em;\">: ogni oggetto ha una forma che suggerisce degli utilizzi, che non \u00e8 detto siano propriamente quelli per cui esso \u00e8 stato progettato. Lo stesso discorso pu\u00f2 essere affrontato per il suono: ciascun suono ha delle <\/span><em style=\"line-height: 1.5em;\">affordance<\/em><span style=\"line-height: 1.5em;\">, ossia delle qualit\u00e0 intrinseche, che lo rendono appetibile per rappresentare qualcosa da cui potrebbe anche essere lontano nell\u2019accostamento ad un\u2019immagine. Spesso queste scelte sono molto pi\u00f9 efficaci rispetto al suono reale dell&#8217;oggetto in s\u00e9: anche in questo consiste la bellezza del cinema e in questo risiede la <\/span><i style=\"line-height: 1.5em;\">fiction<\/i><span style=\"line-height: 1.5em;\">. Come dice Chion la resa \u00e8 data da un gomitolo di sensazioni in cui suono ed immagine rimandano l&#8217;uno all&#8217;altra generando molteplici livelli di lettura. Lo stesso discorso vale, ad esempio, anche per la luce, l&#8217;ambientazione o per il modo con cui si gira la scena&#8230;fanno parte del medesimo &#8220;gomitolo di sensazioni&#8221;. \u00a0 <\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong style=\"line-height: 1.5em;\"><em>L\u2019approccio che descrivi vale in ogni caso, ossia cinema, animazione o spot pubblicitario?<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong style=\"line-height: 1.5em;\"><em>\u00a0<\/em><\/strong><span style=\"line-height: 1.5em;\">S\u00ec, ma in particolare nel cinema e nell&#8217;animazione. Nel caso dell\u2019animazione, in effetti, il fruitore si aspetta gi\u00e0 che la scelta dei suoni non sia reale, perch\u00e9 sa che il suono non \u00e8 in presa diretta. Nel cinema, invece, ci si aspetta la presa diretta o comunque che la scena a cui si assiste sia quanto pi\u00f9 simile al mondo reale, ma in effetti ci\u00f2 che viene presentato in un film \u00e8 una iper-realt\u00e0 in cui di una scena si mettono in evidenza, su uno sfondo, solo quei suoni che sono fondamentali alla narrazione o alla trasmissione della sensazione che si vuole veicolare. Ad esempio, soprattutto nel caso di film con una forte connotazione emotiva come i thriller o gli horror, gi\u00e0 solo con una giusta sonorizzazione degli elementi di scena si riesce a creare la <\/span><em style=\"line-height: 1.5em;\">suspance<\/em><span style=\"line-height: 1.5em;\"> senza bisogno di inserire musiche evocative. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\">Qualche anno fa ho partecipato ad un progetto di ricerca per il corso in \u201cIngegneria del Cinema\u201d di Torino: un filmato di sei minuti, connotato da un\u2019estetica amatoriale e realistica, nel senso che sembrava fosse stato girato con un telefono cellulare, \u00e8 stato sottoposto alla visione da parte di due gruppi campione. La trama \u00e8 questa: in una stanza c\u2019\u00e8 un gruppo di amici; ad un certo punto arriva una ragazza trafelata e racconta che per strada un tizio le \u00e8 saltato addosso e l&#8217;ha fatta spaventare. In seguito si scopre che il tizio l&#8217;ha anche morsa; la finzione si scopre quando, in prossimit\u00e0 della fine del filmato, la ragazza inizia a mordere gli amici. Il video, nella versione reale e senza che l\u2019audio fosse modificato, \u00e8 stato mostrato ad un campione di 200 persone, omogenee per sesso, et\u00e0 e formazione. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\">Ho creato anche un\u2019 altra versione del filmato in cui ho post-prodotto il commento sonoro, mostrandolo ad un ulteriore gruppo di 200 persone.\u00a0<\/span><span style=\"line-height: 1.5em;\">L&#8217;editing del suono \u00e8 stato realizzato in modo che il risultato finale sembrasse quello del video girato con il cellulare, anche se in effetti\u00a0 avevo corretto i suoni, in modo subliminale, con l&#8217;obiettivo di aumentare la tensione. L&#8217;ascolto avveniva in cuffia, perci\u00f2 si potevano cogliere tutte le sfumaure. Per esempio, ho inserito un suono a frequenza molto bassa che cresceva lentamente per i 6 minuti, fino a rendere l&#8217;ascolto un po\u2019 opprimente. Ho applicato lo stesso procedimento per le frequenze quasi al limite del percepibile, intorno ai 15000 Hz, in cui vi \u00e8 un glissato che progressivamente aumentava di una nota, per tutto il corso dei 6 minuti. Ho esaltato anche altri aspetti, come quando la protagonista sbatte i piedi sotto le lenzuola, perch\u00e8 inizia il suo delirio: il suono delle lenzuola \u00e8 molto verosimile ma ho voluto amplificarlo rispetto a quello che una presa diretta del suono garantirebbe; e mille altri espedienti di questo tipo. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\">In seguito, a tutti i 400 soggetti, abbiamo presentato lo stesso questionario in cui, tra le varie domande, si chiedeva se, secondo loro, l\u2019audio fosse stato post-prodotto: tutti pensavano che il suono fosse reale perch\u00e9 nessuno ha risposto affermativamente alla domanda. C\u2019erano domande apparentemente inappropriate, come la richiesta di informazioni sul momento della giornata in cui era stato girato il filmato; nei fatti, la stanza era una mansarda e dall&#8217;abbaino, chiaramente, si vedeva che era un pomeriggio assolato: mentre tra coloro i quali avevano visto il filmato non post-prodotto, la percentuale di chi si era reso conto di questo particolare era elevata (il 30% degli intervistati ha risposto che fuori c\u2019era il sole), tra quelli che avevano visto il video post-prodotto abbiamo notato molta confusione, perch\u00e9 alcuni hanno risposto che era notte o che pioveva, dimostrando che l\u2019unica differenza tra i due filmati era il commento sonoro che era riuscito a modificare la percezione dell\u2019atmosfera, veicolando sensazioni di claustrofobia e oscurit\u00e0. Questo esperimento dimostra quanto il suono verosimile, e non vero, influenzi radicalmente la visione, anche quando \u00e8 subliminale, ossia molto verosimile. \u00a0 <\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong style=\"line-height: 1.5em;\"><em>Vorrei che raccontassi la genesi di &#8220;<\/em><a href=\"http:\/\/www.rinostefanotagliafierro.com\/beauty_video.html\">Beauty<\/a><em>&#8220;, il cui regista \u00e8 Rino Stefano Tagliafierro, dal punto di vista della creazione della colonna sonora da te composta.<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong style=\"line-height: 1.5em;\"><em> <\/em><\/strong><span style=\"line-height: 1.5em;\"> Ho iniziato a creare la colonna sonora vera e propria a video finito. Mi piaceva l&#8217;idea di confrontarmi con un filmato, la cui realizzazione \u00e8 stata molto impegnativa, che contiene dipinti classici che vengono animati, ma al contempo non ha una narrativit\u00e0 vera e propria, che scaturisce dalla sola\u00a0 messa in sequenza delle immagini secondo logiche di argomento. La sfida consisteva nel dover creare un commento musicale a quest\u2019onda, creando un oggetto unico che suggerisse una\u00a0 sensazione di fissit\u00e0 ma anche di movimento. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\"><audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4666-5\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/5-beauty.mp3?_=5\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/5-beauty.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/5-beauty.mp3<\/a><\/audio> \u00a0 <\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5em;\">Sono partito dal presupposto che trovavo kitsch affidarmi solo alla musica elettronica, ugualmente lo era la pura musica classica; pertanto ho cercato un compromesso tra questi due mondi, in grado di formare un universo di cui non si riusciva a identificare l\u2019origine. Ho deciso di utilizzare tecniche di sintesi granulare, che hanno la capacit\u00e0 di esplorare il dna dei campioni di musica classica che avevo selezionato. In questo modo mi sono creato un impasto timbrico classico, associato alla potenza quasi subatomica dell\u2019elettronica. Con questo materiale ho iniziato a comporre. La sintesi granulare permette di compiere, dal punto di vista estetico e concettuale, un\u2019operazione molto simile a quella dei quadri in movimento: \u00e8 possibile, infatti, selezionare un piccolo momento di un suono e di farlo vibrare con variazioni di vario genere. Ho lavorato sempre guardando il video, rendendomi subito conto se le onde, che stavo generando, potevano dialogare con quella fissit\u00e0. Nell\u2019ultima fase del lavoro, ovviamente, ho cercato la sincronizzazione con le immagini, per redere cinematografico il commento sonoro altrimenti il risultato finale sarebbe stato troppo statico: il suono \u00e8 in perfetto contatto con l\u2019immagine, tanto che a mio parere uno non funziona senza l&#8217;altra.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Enrico Ascoli \u00e8 un artista sonoro, sound designer e music producer. La sua attivit\u00e0 spazia dalla sound art, alla live performance, alla creazione di colonne sonore per animazioni, spot pubblicitari e opere teatrali. \u00a0E\u2019 docente di \u201cSound Design\u201d e \u201cPsicologia della Musica\u201d presso l\u2019Istituto Europeo di Design (IED) di Milano e il Centro Sperimentale di Cinematografia di Torino. \u00a0\u00a0Ha collaborazioni attive con video artisti come Donato Sansone, Rino Tagliafierro, Ra di Martino insieme ai quali viene selezionato in numerosi festival internazionali di cinema ed animazione, e con artisti contemporanei, con i quali ha preso parte alla Biennale di Praga, Art Basel, Rijksakademie Amsterdam, Royal College of Arts London, Fondazione Bevilacqua la Masa Venice, Museion di Bolzano.\u00a0Le sue installazioni sonore e le performance live sono state presentate in vari festival internazionali come Interferenze festival, E-ArtQuake Festival, MyAtelier, Barsento Mediascape, Rural Scape. \u00a0Nel 2013 ha vinto il Milano Design Award come miglior installazione sonora.\u00a0Recentemente l&#8217;etichetta indipendente Galaverna ha pubblicato la sua composizione Nubicuculia.\u00a0Lavora con le maggiori agenzie pubblicitarie italiane. Questo il suo web site e canale vimeo. &nbsp; La tua attivit\u00e0 di sound designer spazia dalla progettazione di installazioni artistiche alla creazione di commenti sonori per animazioni, pubblicit\u00e0 e filmati. Qual \u00e8 il medium che preferisci e perch\u00e9? Istintivamente potrei dire che preferisco le installazioni di sound art, per il semplice motivo che rappresentano la modalit\u00e0 in cui posso esprimere, con maggiore libert\u00e0, la mia estetica sonora. In realt\u00e0 non \u00e8 cos\u00ec perch\u00e9 normalmente amo diversificare tanto il mio lavoro, in quanto penso che essere un sound designer e non, a tutti gli effetti, un compositore o un artista di arte contemporanea sia estremamente arricchente perch\u00e9 permette di spaziare e di sperimentare in tanti tipi di linguaggio e di riflettere sul suono in modo sempre diverso. Tra i vari ambiti in cui lavoro, sicuramente creare il commento sonoro di un&#8217;animazione \u00e8 molto affascinante e stimolante perch\u00e9 occorre inventare universi che non sono verosimili ma di pura fantasia: in questi casi, infatti, talvolta mi capita di intraprendere strade diverse, rendendomi conto di quanto il suono possa veicolare significati ed emozioni differenti, molto pi\u00f9 che nel cinema. Al contempo, mi diverto anche nel lavorare per spot pubblicitari, che rappresentano una realt\u00e0 molto lontana da me, e proprio per questo sono spronato ad esplorare linguaggi, anche compositivi, che non affronterei mea sponte. Per quanto riguarda le mie installazioni, noto che talvolta mi sento pi\u00f9 motivato nel processo di ricerca che porta all&#8217;installazione, che non alla finalizzazione della stessa: mentre nella pubblicit\u00e0 o nell&#8217;animazione il percorso di ricerca viene eclissato perch\u00e9 l&#8217;importante \u00e8 il risultato, invece ci\u00f2 che amo nelle installazioni \u00e8 proprio il lavoro di ricerca che mi porta a sviluppare determinati concetti e inventare tecniche per realizzarli. \u00a0Anche se sono un musicista elettronico e lavoro con tecniche digitali, tuttavia quando mi immergo nella creazione artistica mi piace abbandonare il computer per buttarmi il pi\u00f9 possibile sulla produzione analogica del suono, interpretandolo come oggetto fisico, fatto di materiale concreto da plasmare ed esplorare: le possibilit\u00e0 timbriche sono infinite e riesco a scoprirle e a farle emergere soltando manipolando fisicamente gli oggetti a mia disposizione. &nbsp; Vorrei soffermarmi su \u201cBlowjob. Aeolic concert for three guitars and fans\u201d (2011). L\u2019idea delle chitarre elettriche amplificate \u00e8 presente anche in un&#8217;opera di C\u00e9leste Boursier-Mougenot, \u201cFrom here to ear\u201d, dove a suonare gli strumenti, casualmente, sono un gruppo di fringuelli lasciati liberi di volare. Nella tua installazione, invece, a parte la scelta etica di evitare la presenza di esseri viventi come motore dell\u2019esecuzione, la casualit\u00e0 del suono \u00e8 determinata da tre ventilatori a cui, mentre ruotano meccanicamente, sono stati collegati alcuni plettri con una corda morbida. Mi sembra di notare nella tua installazione, pi\u00f9 che in quella di C\u00e9leste Boursier-Mougenot, una propensione \u201ccagiana\u201d alla casualit\u00e0 dove la variabilit\u00e0 dell&#8217;effetto sonoro finale, sempre cangiante, \u00e8 vincolato alla regolarit\u00e0 dell&#8217;oggetto meccanico: tanti sono gli esempi di &#8220;libert\u00e0 vincolata&#8221; in John Cage, da &#8220;Imaginary Landscape n. 4&#8221; a 4&#8217;33&#8221;. Puoi descrivere l&#8217;idea alla base di &#8220;Blowjob&#8221;? \u00a0 L&#8217;idea alla base di \u201cBlowjob\u201d pu\u00f2 essere analizzata da vari punti di vista. Il primo \u00e8 sicuramente narrativo-concettuale e consiste nel voler tributare un Requiem al rock. Il titolo \u201cBlowjob\u201d \u00e8 volutamente provocatorio e ironico: l\u2019allusione alla sessualit\u00e0 risiede nel vedere la chitarra elettrica come metafora del fallo e, quindi, di un certo tipo di protagonismo della star sul palco che oggi, dal mio punto di vista, non ha pi\u00f9 senso, risultando ridicolo e anacronistico. Per questo motivo ho deciso di collocare le chitarre in verticale, come se fossero falli eretti, e di farle suonare non da una rockstar ma dal vento, come metafora di quel che resta, ossia dalla natura stessa, anche se in realt\u00e0 esso \u00e8 generato da ventilatori. Come succede in quasi tutte le mie installazioni, per\u00f2, il presupposto concettuale mi ha permesso di allargare la riflessione ad altro, che non \u00e8 l\u2019aleatoriet\u00e0 all&#8217;interno della composizione, che viene di conseguenza, ma coincide con la ricerca di una dinamica naturale in grado di catturare il fruitore dell\u2019opera all&#8217;interno della ripetizione poetica di un fenomeno di cui lui e spettatore consapevole. Nelle mie installazioni cerco sempre di proporre un evento ripetitivo ma sempre diverso al contempo come, ad esempio, l&#8217;osservazione delle onde del mare o delle foglie al vento o l&#8217;ascolto della pioggia, &#8220;quiete in movimento&#8221; direbbero nella filosofia Zen: \u201cBlowjob\u201d ha rappresentato l\u2019inizio di questo tipo di ricerca che poi ho portato avanti in altre installazioni. Mi \u00e8 piaciuto innanzitutto il contesto in cui \u00e8 stata inserita l&#8217;installazione: un cubo su un prato, all\u2019interno di un parco, visitabile da chiunque. Inoltre volevo evitare che l&#8217;aleatoriet\u00e0 portasse ad un risultato caotico: pertanto le chitarre, tutte insieme, riproducono un accordo che crea una sensazione di sospensione perenne, una musica in divenire ma senza mutamento. Nelle mie installazioni cerco di rendere visibile la riconoscibilit\u00e0 del funzionamento: per questo motivo preferisco usare materiali\u00a0 concreti e fisici piuttosto che utilizzare tecniche digitali, che invece rischiano di nascondere il meccanismo, suscitando una forte sensazione di freddezza. Devo dire che, inaspettatamente, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[3],"tags":[67],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v14.9 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Intervista a Enrico Ascoli, sound designer e music producer - Laghezza Architects<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/blog\/4666\/intervista-a-enrico-ascoli-sound-designer-2\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_US\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Intervista a Enrico Ascoli, sound designer e music producer - Laghezza Architects\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Enrico Ascoli \u00e8 un artista sonoro, sound designer e music producer. La sua attivit\u00e0 spazia dalla sound art, alla live performance, alla creazione di colonne sonore per animazioni, spot pubblicitari e opere teatrali. \u00a0E\u2019 docente di \u201cSound Design\u201d e \u201cPsicologia della Musica\u201d presso l\u2019Istituto Europeo di Design (IED) di Milano e il Centro Sperimentale di Cinematografia di Torino. \u00a0\u00a0Ha collaborazioni attive con video artisti come Donato Sansone, Rino Tagliafierro, Ra di Martino insieme ai quali viene selezionato in numerosi festival internazionali di cinema ed animazione, e con artisti contemporanei, con i quali ha preso parte alla Biennale di Praga, Art Basel, Rijksakademie Amsterdam, Royal College of Arts London, Fondazione Bevilacqua la Masa Venice, Museion di Bolzano.\u00a0Le sue installazioni sonore e le performance live sono state presentate in vari festival internazionali come Interferenze festival, E-ArtQuake Festival, MyAtelier, Barsento Mediascape, Rural Scape. \u00a0Nel 2013 ha vinto il Milano Design Award come miglior installazione sonora.\u00a0Recentemente l&#8217;etichetta indipendente Galaverna ha pubblicato la sua composizione Nubicuculia.\u00a0Lavora con le maggiori agenzie pubblicitarie italiane. Questo il suo web site e canale vimeo. &nbsp; La tua attivit\u00e0 di sound designer spazia dalla progettazione di installazioni artistiche alla creazione di commenti sonori per animazioni, pubblicit\u00e0 e filmati. Qual \u00e8 il medium che preferisci e perch\u00e9? Istintivamente potrei dire che preferisco le installazioni di sound art, per il semplice motivo che rappresentano la modalit\u00e0 in cui posso esprimere, con maggiore libert\u00e0, la mia estetica sonora. In realt\u00e0 non \u00e8 cos\u00ec perch\u00e9 normalmente amo diversificare tanto il mio lavoro, in quanto penso che essere un sound designer e non, a tutti gli effetti, un compositore o un artista di arte contemporanea sia estremamente arricchente perch\u00e9 permette di spaziare e di sperimentare in tanti tipi di linguaggio e di riflettere sul suono in modo sempre diverso. Tra i vari ambiti in cui lavoro, sicuramente creare il commento sonoro di un&#8217;animazione \u00e8 molto affascinante e stimolante perch\u00e9 occorre inventare universi che non sono verosimili ma di pura fantasia: in questi casi, infatti, talvolta mi capita di intraprendere strade diverse, rendendomi conto di quanto il suono possa veicolare significati ed emozioni differenti, molto pi\u00f9 che nel cinema. Al contempo, mi diverto anche nel lavorare per spot pubblicitari, che rappresentano una realt\u00e0 molto lontana da me, e proprio per questo sono spronato ad esplorare linguaggi, anche compositivi, che non affronterei mea sponte. Per quanto riguarda le mie installazioni, noto che talvolta mi sento pi\u00f9 motivato nel processo di ricerca che porta all&#8217;installazione, che non alla finalizzazione della stessa: mentre nella pubblicit\u00e0 o nell&#8217;animazione il percorso di ricerca viene eclissato perch\u00e9 l&#8217;importante \u00e8 il risultato, invece ci\u00f2 che amo nelle installazioni \u00e8 proprio il lavoro di ricerca che mi porta a sviluppare determinati concetti e inventare tecniche per realizzarli. \u00a0Anche se sono un musicista elettronico e lavoro con tecniche digitali, tuttavia quando mi immergo nella creazione artistica mi piace abbandonare il computer per buttarmi il pi\u00f9 possibile sulla produzione analogica del suono, interpretandolo come oggetto fisico, fatto di materiale concreto da plasmare ed esplorare: le possibilit\u00e0 timbriche sono infinite e riesco a scoprirle e a farle emergere soltando manipolando fisicamente gli oggetti a mia disposizione. &nbsp; Vorrei soffermarmi su \u201cBlowjob. Aeolic concert for three guitars and fans\u201d (2011). L\u2019idea delle chitarre elettriche amplificate \u00e8 presente anche in un&#8217;opera di C\u00e9leste Boursier-Mougenot, \u201cFrom here to ear\u201d, dove a suonare gli strumenti, casualmente, sono un gruppo di fringuelli lasciati liberi di volare. Nella tua installazione, invece, a parte la scelta etica di evitare la presenza di esseri viventi come motore dell\u2019esecuzione, la casualit\u00e0 del suono \u00e8 determinata da tre ventilatori a cui, mentre ruotano meccanicamente, sono stati collegati alcuni plettri con una corda morbida. Mi sembra di notare nella tua installazione, pi\u00f9 che in quella di C\u00e9leste Boursier-Mougenot, una propensione \u201ccagiana\u201d alla casualit\u00e0 dove la variabilit\u00e0 dell&#8217;effetto sonoro finale, sempre cangiante, \u00e8 vincolato alla regolarit\u00e0 dell&#8217;oggetto meccanico: tanti sono gli esempi di &#8220;libert\u00e0 vincolata&#8221; in John Cage, da &#8220;Imaginary Landscape n. 4&#8221; a 4&#8217;33&#8221;. Puoi descrivere l&#8217;idea alla base di &#8220;Blowjob&#8221;? \u00a0 L&#8217;idea alla base di \u201cBlowjob\u201d pu\u00f2 essere analizzata da vari punti di vista. Il primo \u00e8 sicuramente narrativo-concettuale e consiste nel voler tributare un Requiem al rock. Il titolo \u201cBlowjob\u201d \u00e8 volutamente provocatorio e ironico: l\u2019allusione alla sessualit\u00e0 risiede nel vedere la chitarra elettrica come metafora del fallo e, quindi, di un certo tipo di protagonismo della star sul palco che oggi, dal mio punto di vista, non ha pi\u00f9 senso, risultando ridicolo e anacronistico. Per questo motivo ho deciso di collocare le chitarre in verticale, come se fossero falli eretti, e di farle suonare non da una rockstar ma dal vento, come metafora di quel che resta, ossia dalla natura stessa, anche se in realt\u00e0 esso \u00e8 generato da ventilatori. Come succede in quasi tutte le mie installazioni, per\u00f2, il presupposto concettuale mi ha permesso di allargare la riflessione ad altro, che non \u00e8 l\u2019aleatoriet\u00e0 all&#8217;interno della composizione, che viene di conseguenza, ma coincide con la ricerca di una dinamica naturale in grado di catturare il fruitore dell\u2019opera all&#8217;interno della ripetizione poetica di un fenomeno di cui lui e spettatore consapevole. Nelle mie installazioni cerco sempre di proporre un evento ripetitivo ma sempre diverso al contempo come, ad esempio, l&#8217;osservazione delle onde del mare o delle foglie al vento o l&#8217;ascolto della pioggia, &#8220;quiete in movimento&#8221; direbbero nella filosofia Zen: \u201cBlowjob\u201d ha rappresentato l\u2019inizio di questo tipo di ricerca che poi ho portato avanti in altre installazioni. Mi \u00e8 piaciuto innanzitutto il contesto in cui \u00e8 stata inserita l&#8217;installazione: un cubo su un prato, all\u2019interno di un parco, visitabile da chiunque. Inoltre volevo evitare che l&#8217;aleatoriet\u00e0 portasse ad un risultato caotico: pertanto le chitarre, tutte insieme, riproducono un accordo che crea una sensazione di sospensione perenne, una musica in divenire ma senza mutamento. Nelle mie installazioni cerco di rendere visibile la riconoscibilit\u00e0 del funzionamento: per questo motivo preferisco usare materiali\u00a0 concreti e fisici piuttosto che utilizzare tecniche digitali, che invece rischiano di nascondere il meccanismo, suscitando una forte sensazione di freddezza. Devo dire che, inaspettatamente, [&hellip;]\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/blog\/4666\/intervista-a-enrico-ascoli-sound-designer-2\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Laghezza Architects\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2014-06-17T18:08:24+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/Enrico-Ascoli.jpg\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/#website\",\"url\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/\",\"name\":\"Laghezza Architects\",\"description\":\"\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/?s={search_term_string}\",\"query-input\":\"required name=search_term_string\"}],\"inLanguage\":\"en-US\"},{\"@type\":\"ImageObject\",\"@id\":\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/blog\/4666\/intervista-a-enrico-ascoli-sound-designer-2\/#primaryimage\",\"inLanguage\":\"en-US\",\"url\":\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/06\/Enrico-Ascoli.jpg\"},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/blog\/4666\/intervista-a-enrico-ascoli-sound-designer-2\/#webpage\",\"url\":\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/blog\/4666\/intervista-a-enrico-ascoli-sound-designer-2\/\",\"name\":\"Intervista a Enrico Ascoli, sound designer e music producer - Laghezza Architects\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/blog\/4666\/intervista-a-enrico-ascoli-sound-designer-2\/#primaryimage\"},\"datePublished\":\"2014-06-17T18:08:24+00:00\",\"dateModified\":\"2014-06-17T18:08:24+00:00\",\"author\":{\"@id\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/#\/schema\/person\/5c5e588ff43814fbaf4a73d097517b22\"},\"inLanguage\":\"en-US\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/blog\/4666\/intervista-a-enrico-ascoli-sound-designer-2\/\"]}]},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/#\/schema\/person\/5c5e588ff43814fbaf4a73d097517b22\",\"name\":\"Eugenia Laghezza\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"@id\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/#personlogo\",\"inLanguage\":\"en-US\",\"url\":\"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/3da3f9a2e9bed0f6d89cbc17e9d00421?s=96&d=mm&r=g\",\"caption\":\"Eugenia Laghezza\"},\"description\":\"Nel 2008, dopo la laurea in Architettura presso il Politecnico di Milano (Campus Leonardo) e il Master in I-Design presso la Domus Academy di Milano ed alcune esperienze all'estero, l\\u2019arch. Eugenia Laghezza si inserisce nello studio, continuando la tradizione di famiglia.\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4666"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4666"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4666\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4680,"href":"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4666\/revisions\/4680"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4666"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4666"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4666"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}