{"id":4494,"date":"2014-01-22T13:42:11","date_gmt":"2014-01-22T12:42:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/?p=4494"},"modified":"2014-03-13T12:02:12","modified_gmt":"2014-03-13T11:02:12","slug":"intervista-maurizio-splendore-architetto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/blog\/4494\/intervista-a-maurizio-splendore-architetto\/","title":{"rendered":"Intervista a Maurizio Splendore, architetto."},"content":{"rendered":"<p><strong><em><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/mau.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft  wp-image-4505\" alt=\"mau\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/mau.jpg\" width=\"204\" height=\"204\" srcset=\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/mau.jpg 480w, https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/mau-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/mau-300x300.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 204px) 100vw, 204px\" \/><\/a><\/em><\/strong><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><em>Architetto a Milano, libero professionista; attivit\u00e0 prevalente: curioso; studente perenne, attualmente alla non-scuola Tam Tam; viaggiatore eterico\/materico, statico\/dinamico. Pi\u00f9 \u201ccreatante\u201d che creativo e tutor per il Laboratorio di Architettura di Interni della Facolt\u00e0 del Design del Politecnico di Milano. Consulente scientifico per MediumSize e Temporalia. <a href=\"http:\/\/it.linkedin.com\/pub\/maurizio-splendore\/56\/533\/55a\"><strong>Questo<\/strong><\/a> il suo profilo Linkedin.<\/em><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong><em>Com\u2019era Napoli negli anni \u201970, dal punto di vista dell\u2019offerta musicale?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Ho avuto la fortuna di crescere e di formarmi in un momento storico in cui a Napoli c&#8217;era un <strong>fermento culturale<\/strong> impressionante: in questo momento, faccio addirittura fatica a mettere in ordine i ricordi, talmente tanti erano gli stimoli e le proposte offerte.<\/p>\n<p>Ho inziato ad affacciarmi alla scena culturale napoletana tra il &#8217;73 e il &#8217;74, assistendo ai primi concerti: ero riuscito a strappare il permesso ai miei genitori per vedere i Genesis, i Traffic, Stomu Yamashta, i Soft Machine e alcuni altri. In quegli anni c&#8217;erano due o tre concerti importanti all&#8217;anno e si trattava di artisti noti nella scena pop, rock e jazz mondiale. Sia la scena pop <em>progressive<\/em> sia quella rock italiana e internazionale sono passate tutte da Napoli, questo \u00e8 durato fino ai primi anni \u201880. Tuttavia, c\u2019era anche una scena musicale napoletana molto ricca: pensiamo agli Osanna, una delle pietre miliari del <em>progressive<\/em> italiano,\u00a0<span>e poi Alan Sorrenti (quello dei primordi) e Jenny Sorrenti con i Saint Just, il Balletto di Bronzo.\u00a0<\/span> <span style=\"font-size: 13px;\">Con la fase <em>new wave<\/em> c&#8217;\u00e8 stata una proliferazione ulteriore di ottimi \u00a0gruppi. C&#8217;erano moltissimi concerti autogestiti, molti locali underground&#8230; \u00a0<\/span><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong><em>Che posti frequentavi?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Ce n&#8217;erano tanti e interessanti, ma io ne frequentavo uno in particolare sia perch\u00e9 era un luogo affascinante, sia per le proposte che offriva: il <strong>Diamond Dogs<\/strong>. Si trovava nei pressi di una delle catacombe pi\u00f9 importanti di Napoli: si entrava in un seminterrato, scavato nel tufo e frequentato da tutti gli amici freakettoni <em>new wave<\/em>.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong><em>Tra i tanti concerti a cui hai partecipato, vuoi ricordarne qualcuno in particolare?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il concerto di <strong>Frank Zappa<\/strong>, allo stadio San Paolo, nel 1982.<\/p>\n<p>C&#8217;era un servizio d&#8217;ordine molto serrato e mai visto prima, anche perch\u00e9 negli anni precedenti, a partire dagli anni \u201870, erano frequenti le autoriduzioni e l\u2019uso di lacrimogeni. Ricordo che al concerto dei Traffic, quando avevo 14 anni, io ero sotto il palco e i lacrimogeni arrivavano all&#8217;interno dell&#8217;area del concerto: la situazione era alquanto tesa. Invece, a partire dagli anni \u201880, i concerti iniziarono a diventare pi\u00f9 tranquilli grazie anche ad un servizio d&#8217;ordine pi\u00f9 rigido. Nel caso del concerto di Frank Zappa, il servizio d&#8217;ordine era organizzato dallo staff del musicista ed era davvero impressionate, mai visto prima! In particolare c&#8217;era un omone che assomigliava a Lothar, il servo di Mandrake: era un gigante che metteva paura. Tra l&#8217;altro, non si poteva sostare sul prato ma solo sugli spalti, quindi c&#8217;era una notevole distanza tra il pubblico e il palco. Con tutto ci\u00f2, il sosia di Lothar controllava perennemente il pubblico con un binocolo per verificare che nessuno registrasse o fotografasse il concerto.<\/p>\n<p>Avevo saputo che ci sarebbe stato un controllo severo ma, con tutto ci\u00f2, essendo il periodo delle radio libere in cui mi ero inserito anche io, cercavo di raccogliere materiale per creare dei <em>bootleg<\/em> in cassetta. Avevo acquistato un buon registratore Walkman e mi feci prestare da un caro amico due microfoni direzionali lunghi 40 cm ciascuno: i microfoni me li legai sotto le maniche con dello scotch, dalla parte interna delle braccia, e il Walkman lo camuffai tra le fette di pizza di scarola che mia madre mi aveva preparato come spuntino.\u00a0Mentre aspettavo che il concerto iniziasse, gustavo la mia merenda\u00a0 e, tra una fetta di pizza di scarola e l&#8217;altra, c&#8217;era una finta pizza, ovvero un Walkman un po&#8217; unto! In questo modo per\u00f2 riusc\u00ec a passarla liscia.<\/p>\n<p>Una volta entrato nello stadio e preso posto tra il pubblico, appena iniziato il concerto, riusc\u00ec ad allontanarmi dallo sguardo di Lothar e me ne andai su di uno spalto un po&#8217; pi\u00f9 in alto e nascosto, dove non c&#8217;era gente: riuscii a registrare piuttosto bene. Purtroppo non conservo quelle cassette, ma questo \u00e8 dovuto al mio carattere talvolta troppo generoso: avevo messo a disposizione le registrazioni per la radio libera dei miei amici ma non ho mai pi\u00f9 avuto la restituzione delle cassette.<\/p>\n<!--[if lt IE 9]><script>document.createElement('audio');<\/script><![endif]-->\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4494-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/1-zappa.mp3?_=1\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/1-zappa.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/1-zappa.mp3<\/a><\/audio>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>Vorrei ricordare qualche altro concerto significativo. Nel 1976-77 fu organizzata la<strong> Festa Nazionale dell&#8217;Unit\u00e0<\/strong> alla Mostra di Oltremare. Io non avevo il Walkman (perch\u00e8 non esistevano ancora) ma solo un voluminoso registratore per cassette, quello per uso domestico; chiesi ad un amico esperto di elettronica di realizzare un accrocchio che mi permettesse di utilizzare un&#8217;alimentazione esterna. Non esistendo ancora le batterie al cadmio, l&#8217;alimentazione esterna era costituita da una batteria di automobile che pesava una quindicina di chili: quindi, in una mano avevo una custodia di sax tenore dove custodivo il registratore e i microfoni del solito amico citato prima e nell&#8217;altra mano avevo una borsa di cuoio, quella degli attrezzi di mio padre, contenente la batteria. In queste condizioni ho registrato i concerti di Max Roach, Tony Esposito ed altri, senza dimenticare che ero circondato da tanta gente, alcuni seduti per terra altri che ballavano&#8230;E&#8217; stato divertente ma faticoso!<\/p>\n<p>E poi, per farti immaginare come fosse vivace Napoli in quel periodo, nel 1973 ci fu sia il terzo festival di <em>Musica di avanguardia e Nuove Tendenze<\/em> sia <em>Be-In<\/em>, organizzato dagli Osanna. Quest\u2019ultimo si tenne in una vasta area verde ai Camaldoli (una delle zone collinari di Napoli) dove, in un\u2019atmosfera woodstockiana, si esibirono tutti i migliori gruppi della scena progressive italiana. Inoltre, era il 1974 e ricordo che alla Galleria Umberto furono organizzati tre o quattro giorni di musica ininterrotta: fu un evento straordinario. C&#8217;era davvero di tutto, da Don Cherry a<i> <\/i>Shawn Phillips, il Canzoniere del Lazio, Gaetano Liguori Idea Trio, James Senese, Tony Esposito, Eugenio Bennato, la Nuova Compagnia di Canto Popolare, Peppe Barra e tanti altri.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong><em>Come facevi ad essere aggiornato sui concerti o su altri eventi culturali?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Bastava camminare per strada o in <strong>piazza<\/strong>, c&#8217;erano quelle \u201cnere\u201d e quelle \u201crosse\u201d. Era proprio una questione di territorio: se capitavi in una zona \u201cnera\u201d rischiavi di essere malmenato e io l&#8217;ho scampata un po&#8217; di volte, e viceversa per i neri nelle piazze \u201crosse\u201d. Quindi tramite amici, passaparola, ciclostili, volantini o le prime <em>fanzine<\/em> si ottenevano informazioni.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong><em>Ma il contesto artistico napoletano, pi\u00f9 in generale, era vivace come quello musicale?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec e tanto. La scena napoletana era ricchissima, tanto che non riuscivo a seguire tutto: sembrava la grotta di Alibab\u00e0.\u00a0<span style=\"color: #666666;\">A cominciare dal teatro, il che sembra scontato a Napoli, ma non dimentichiamo che c\u2019era l\u2019immenso Leo de Berardinis e che Mario Martone, Silvio Orlando e i fratelli Servillo (tanto per citare solo quelli pi\u00f9 noti al largo pubblico) si sono formati l\u00ec. E poi mi ricordo\u00a0<\/span>, ad esempio, un personaggio che si chiamava <strong>Vittorio Lucariello<\/strong> che organizzava performance in uno spazio molto bello, uno scantinato, che metteva a disposizione di chi volesse esprimersi. Molti artisti hanno avuto le loro prime esperienze l\u00ec.<\/p>\n<p>C&#8217;era anche un filone, che mi interessava, ed era legato al fascino orientale: Norbu, accademico tibetano che insegnava yoga, poi furono aperti il Centro Macrobiotico e il Centro Reich, la scuola di omeopatia divent\u00f2 sempre pi\u00f9 importante, e tanto altro.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong><em>In quali luoghi avveniva il contatto con artisti internazionali?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>A Napoli c&#8217;era uno dei galleristi pi\u00f9 importanti d\u2019Italia, <strong>Lucio Amelio<\/strong>.\u00a0Ricordo, tra i tanti, Andy Warhol e Joseph Beuys che, nel 1980, vennero ad esporre insieme le opere \u201cBeyus by Warhol\u201d; ricordo anche Mimmo Paladino, Keith Haring, Kounellis, Rauschenberg e molti altri artisti della scena internazionale, che esposero nella sua galleria o presero parte ad eventi da lui organizzati, come ad esempio Terrae Motus.<\/p>\n<p>C&#8217;erano altre gallerie importanti, ossia la <strong>Galleria Lia Rumma<\/strong> e lo <strong>Studio Morra,<\/strong> dove Hermann Nitsch fece una performance un po&#8217; forte dopo la quale fu cacciato dall&#8217;Italia.<\/p>\n<p>Ci fu anche una galleria, che rest\u00f2 aperta per un paio d&#8217;anni, <strong>Framart Studio<\/strong>, che organizzava eventi molto interessanti\u00a0 tra cui quello su John Cage.<\/p>\n<p>Ricordo che c&#8217;era una installazione con <strong>pupazzetti<\/strong> musicali, quelli caricati a corda. Suonavano tutti insieme e il pubblico era assorto e rispettoso mentre li ascoltava. A me, francamente, questo atteggiamento faceva un po&#8217; ridere:\u00a0 stare in silenzio per ascoltare dei pupazzetti mi sembrava ridicolo, ma non per l&#8217;allestimento quanto per l&#8217;atteggiamento degli ascoltatori. A un certo punto, i pupazzi hanno iniziato a scaricarsi e io sono stato colto da un impulso a cui non potevo sottrarmi: mi sono alzato e ho iniziato a ricaricare i giocattoli, sentendomi addosso lo sguardo di qualcuno che pensava che io stessi profanando l&#8217;opera d&#8217;arte di Cage. Mi sono divertito anche perch\u00e8, secondo me, lo spirito per affrontare l&#8217;ascolto di quell&#8217;esecuzione era scanzonato e ironico.<\/p>\n<p><audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4494-2\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/2-cage.mp3?_=2\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/2-cage.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/2-cage.mp3<\/a><\/audio><b> <\/b><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong><em>Secondo te, in quegli anni come mai c\u2019era tutto quel fermento culturale a Napoli?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Francamente, io lo davo per scontato, anche se c\u2019\u00e8 da chiedersi come mai si sia sopito. So che adesso la citt\u00e0 si sta risvegliando ma i luoghi istituzionali della cultura attraversano una fase critica, bench\u00e8 la situazione sia comune tutta l&#8217;Italia. Di recente, a parte i vari centri sociali, so che l&#8217;<strong>ex Asilo Filangieri<\/strong>, che si trova nel centro storico di Napoli, \u00e8 stato restaurato e, recentemente, \u00e8 stato occupato e vengono organizzate, in maniera autogestita, iniziative molto interessanti. Comunque, tornando agli anni \u201970 e \u201880, c&#8217;erano davvero tante occasioni culturali.<\/p>\n<p>Capitava di andare a zonzo in citt\u00e0 e si incontravano musicisti dappertutto: ad esempio in Piazza Bellini, un luogo molto bello, c&#8217;erano molti bar, librerie e luoghi per incontrarsi e fare cultura.\u00a0A Piazza Bellini tutto questo esiste ancora.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><em><strong>Prima parlavi delle radio libere, che infatti si formavano negli anni \u201970: tu hai partecipato a quel movimento?<\/strong><\/em><\/p>\n<p>S\u00ec, ho avuto la fortuna di assistere alla nascita delle prime radio libere napoletane. Quella pi\u00f9 importante, e una delle prime in Italia, <strong>Radio Napoli Prima<\/strong>, aveva tra i suoi fondatori Nicola Muccillo e tra i collaboratori Raffaele Cascone, che fu anche dj per la Rai. In quegli anni, si fondavano radio libere in modo quasi selvaggio: anche alcuni miei amici ne crearono una e io mi accodai. Si chiamava <strong>Radio Spazio 1<\/strong>, aveva 30 W di potenza e, come puoi immaginare, il segnale arrivava solo nel condominio dove aveva sede: \u00e8 subito fallita e l\u00ec ho lasciato anche le cassette del concerto di Frank Zappa! Un&#8217;altra radio importante era <strong>Radio Nuova Napoli<\/strong>, dove fui ospite qualche volta, ma in <strong>Radio Giornale Sud<\/strong>, anche questa dalla portata condominiale, gestivo una trasmissione sulla musica jazz assieme ad un amico che invece trasmetteva una selezione di musica pop internazionale e progressive italiano<b>.\u00a0<\/b><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4494-3\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/3-radio.mp3?_=3\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/3-radio.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/3-radio.mp3<\/a><\/audio>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong><em>Oltre ai vari scantinati e locali underground dove si organizzavano concerti e performance, dove ti aggiornavi o acquistavi dischi?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>C\u2019erano tanti negozi di dischi, ma uno in particolare era molto importante per me, ossia quello di <strong>Gianni Cesarini<\/strong> in Largo Celebrano 30, al Vomero. Era un negozio dove ho ascoltato tanta musica, di qualsiasi genere, perch\u00e8 con una tessera annuale del costo simbolico di 1500 Lire, si poteva ascoltare tutta la musica che si voleva. Nell&#8217;enorme seminterrato c&#8217;erano dei divanetti e, soprattutto, c&#8217;era Tonino <em>o&#8217; curt<\/em> (e poi Alfredo) a cui chiedere cosa ascoltare: bastava scegliere un disco, lui lo posizionava sul giradischi e, bench\u00e8 ci fossero poche cuffie, nell&#8217;attesa si poteva curiosare tra le novit\u00e0 esposte e si socializzava. Tonino tent\u00f2 la strada dell&#8217;attore e poi fu sostituito da Alfredo, con cui feci amicizia.<\/p>\n<p><audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4494-4\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/4-negozio.mp3?_=4\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/4-negozio.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/4-negozio.mp3<\/a><\/audio><b> <\/b><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong><em>Hai mai suonato in un gruppo? <\/em><\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec, ma senza saper suonare! A me piaceva solo la possibilit\u00e0 di creare qualcosa insieme ad altri. Avevo 16 anni, avevo appena comprato un basso e mi misi a suonare in un gruppo: non sapevo suonare, ma la mia strategia era quella di nascondermi dietro le casse o l\u2019amplificatore. Il gruppo si ispirava agli <strong>Aktuala<\/strong> e di solito improvvisava; io non sapevo farlo, proprio perch\u00e8 conoscevo solo qualche giro di basso. In occasione di un concerto, io come al solito mi ero occultato per\u00f2 un tecnico del suono mi vide e ad un certo punto mi fece dei cenni, incitandomi a improvvisare un po\u2019; si alz\u00f2, spost\u00f2 l&#8217;amplificatore dietro cui ero nascosto e alz\u00f2 il volume: \u00e8 iniziato un mio assolo, assolutamente casuale, di 15 o 20 secondi.<\/p>\n<p><audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4494-5\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/5-band.mp3?_=5\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/5-band.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/5-band.mp3<\/a><\/audio><b> <\/b><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong><em>Mi racconti un aneddoto, legato ad un viaggio in autostop?<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em> <\/em><\/strong> <audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4494-6\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/6-autostop.mp3?_=6\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/6-autostop.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/6-autostop.mp3<\/a><\/audio><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 Architetto a Milano, libero professionista; attivit\u00e0 prevalente: curioso; studente perenne, attualmente alla non-scuola Tam Tam; viaggiatore eterico\/materico, statico\/dinamico. Pi\u00f9 \u201ccreatante\u201d che creativo e tutor per il Laboratorio di Architettura di Interni della Facolt\u00e0 del Design del Politecnico di Milano. Consulente scientifico per MediumSize e Temporalia. Questo il suo profilo Linkedin. \u00a0 Com\u2019era Napoli negli anni \u201970, dal punto di vista dell\u2019offerta musicale? Ho avuto la fortuna di crescere e di formarmi in un momento storico in cui a Napoli c&#8217;era un fermento culturale impressionante: in questo momento, faccio addirittura fatica a mettere in ordine i ricordi, talmente tanti erano gli stimoli e le proposte offerte. Ho inziato ad affacciarmi alla scena culturale napoletana tra il &#8217;73 e il &#8217;74, assistendo ai primi concerti: ero riuscito a strappare il permesso ai miei genitori per vedere i Genesis, i Traffic, Stomu Yamashta, i Soft Machine e alcuni altri. In quegli anni c&#8217;erano due o tre concerti importanti all&#8217;anno e si trattava di artisti noti nella scena pop, rock e jazz mondiale. Sia la scena pop progressive sia quella rock italiana e internazionale sono passate tutte da Napoli, questo \u00e8 durato fino ai primi anni \u201880. Tuttavia, c\u2019era anche una scena musicale napoletana molto ricca: pensiamo agli Osanna, una delle pietre miliari del progressive italiano,\u00a0e poi Alan Sorrenti (quello dei primordi) e Jenny Sorrenti con i Saint Just, il Balletto di Bronzo.\u00a0 Con la fase new wave c&#8217;\u00e8 stata una proliferazione ulteriore di ottimi \u00a0gruppi. C&#8217;erano moltissimi concerti autogestiti, molti locali underground&#8230; \u00a0 \u00a0 Che posti frequentavi? Ce n&#8217;erano tanti e interessanti, ma io ne frequentavo uno in particolare sia perch\u00e9 era un luogo affascinante, sia per le proposte che offriva: il Diamond Dogs. Si trovava nei pressi di una delle catacombe pi\u00f9 importanti di Napoli: si entrava in un seminterrato, scavato nel tufo e frequentato da tutti gli amici freakettoni new wave. \u00a0 Tra i tanti concerti a cui hai partecipato, vuoi ricordarne qualcuno in particolare? Il concerto di Frank Zappa, allo stadio San Paolo, nel 1982. C&#8217;era un servizio d&#8217;ordine molto serrato e mai visto prima, anche perch\u00e9 negli anni precedenti, a partire dagli anni \u201870, erano frequenti le autoriduzioni e l\u2019uso di lacrimogeni. Ricordo che al concerto dei Traffic, quando avevo 14 anni, io ero sotto il palco e i lacrimogeni arrivavano all&#8217;interno dell&#8217;area del concerto: la situazione era alquanto tesa. Invece, a partire dagli anni \u201880, i concerti iniziarono a diventare pi\u00f9 tranquilli grazie anche ad un servizio d&#8217;ordine pi\u00f9 rigido. Nel caso del concerto di Frank Zappa, il servizio d&#8217;ordine era organizzato dallo staff del musicista ed era davvero impressionate, mai visto prima! In particolare c&#8217;era un omone che assomigliava a Lothar, il servo di Mandrake: era un gigante che metteva paura. Tra l&#8217;altro, non si poteva sostare sul prato ma solo sugli spalti, quindi c&#8217;era una notevole distanza tra il pubblico e il palco. Con tutto ci\u00f2, il sosia di Lothar controllava perennemente il pubblico con un binocolo per verificare che nessuno registrasse o fotografasse il concerto. Avevo saputo che ci sarebbe stato un controllo severo ma, con tutto ci\u00f2, essendo il periodo delle radio libere in cui mi ero inserito anche io, cercavo di raccogliere materiale per creare dei bootleg in cassetta. Avevo acquistato un buon registratore Walkman e mi feci prestare da un caro amico due microfoni direzionali lunghi 40 cm ciascuno: i microfoni me li legai sotto le maniche con dello scotch, dalla parte interna delle braccia, e il Walkman lo camuffai tra le fette di pizza di scarola che mia madre mi aveva preparato come spuntino.\u00a0Mentre aspettavo che il concerto iniziasse, gustavo la mia merenda\u00a0 e, tra una fetta di pizza di scarola e l&#8217;altra, c&#8217;era una finta pizza, ovvero un Walkman un po&#8217; unto! In questo modo per\u00f2 riusc\u00ec a passarla liscia. Una volta entrato nello stadio e preso posto tra il pubblico, appena iniziato il concerto, riusc\u00ec ad allontanarmi dallo sguardo di Lothar e me ne andai su di uno spalto un po&#8217; pi\u00f9 in alto e nascosto, dove non c&#8217;era gente: riuscii a registrare piuttosto bene. Purtroppo non conservo quelle cassette, ma questo \u00e8 dovuto al mio carattere talvolta troppo generoso: avevo messo a disposizione le registrazioni per la radio libera dei miei amici ma non ho mai pi\u00f9 avuto la restituzione delle cassette. \u00a0 Vorrei ricordare qualche altro concerto significativo. Nel 1976-77 fu organizzata la Festa Nazionale dell&#8217;Unit\u00e0 alla Mostra di Oltremare. Io non avevo il Walkman (perch\u00e8 non esistevano ancora) ma solo un voluminoso registratore per cassette, quello per uso domestico; chiesi ad un amico esperto di elettronica di realizzare un accrocchio che mi permettesse di utilizzare un&#8217;alimentazione esterna. Non esistendo ancora le batterie al cadmio, l&#8217;alimentazione esterna era costituita da una batteria di automobile che pesava una quindicina di chili: quindi, in una mano avevo una custodia di sax tenore dove custodivo il registratore e i microfoni del solito amico citato prima e nell&#8217;altra mano avevo una borsa di cuoio, quella degli attrezzi di mio padre, contenente la batteria. In queste condizioni ho registrato i concerti di Max Roach, Tony Esposito ed altri, senza dimenticare che ero circondato da tanta gente, alcuni seduti per terra altri che ballavano&#8230;E&#8217; stato divertente ma faticoso! E poi, per farti immaginare come fosse vivace Napoli in quel periodo, nel 1973 ci fu sia il terzo festival di Musica di avanguardia e Nuove Tendenze sia Be-In, organizzato dagli Osanna. Quest\u2019ultimo si tenne in una vasta area verde ai Camaldoli (una delle zone collinari di Napoli) dove, in un\u2019atmosfera woodstockiana, si esibirono tutti i migliori gruppi della scena progressive italiana. Inoltre, era il 1974 e ricordo che alla Galleria Umberto furono organizzati tre o quattro giorni di musica ininterrotta: fu un evento straordinario. 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Pi\u00f9 \u201ccreatante\u201d che creativo e tutor per il Laboratorio di Architettura di Interni della Facolt\u00e0 del Design del Politecnico di Milano. Consulente scientifico per MediumSize e Temporalia. Questo il suo profilo Linkedin. \u00a0 Com\u2019era Napoli negli anni \u201970, dal punto di vista dell\u2019offerta musicale? Ho avuto la fortuna di crescere e di formarmi in un momento storico in cui a Napoli c&#8217;era un fermento culturale impressionante: in questo momento, faccio addirittura fatica a mettere in ordine i ricordi, talmente tanti erano gli stimoli e le proposte offerte. Ho inziato ad affacciarmi alla scena culturale napoletana tra il &#8217;73 e il &#8217;74, assistendo ai primi concerti: ero riuscito a strappare il permesso ai miei genitori per vedere i Genesis, i Traffic, Stomu Yamashta, i Soft Machine e alcuni altri. In quegli anni c&#8217;erano due o tre concerti importanti all&#8217;anno e si trattava di artisti noti nella scena pop, rock e jazz mondiale. Sia la scena pop progressive sia quella rock italiana e internazionale sono passate tutte da Napoli, questo \u00e8 durato fino ai primi anni \u201880. Tuttavia, c\u2019era anche una scena musicale napoletana molto ricca: pensiamo agli Osanna, una delle pietre miliari del progressive italiano,\u00a0e poi Alan Sorrenti (quello dei primordi) e Jenny Sorrenti con i Saint Just, il Balletto di Bronzo.\u00a0 Con la fase new wave c&#8217;\u00e8 stata una proliferazione ulteriore di ottimi \u00a0gruppi. C&#8217;erano moltissimi concerti autogestiti, molti locali underground&#8230; \u00a0 \u00a0 Che posti frequentavi? Ce n&#8217;erano tanti e interessanti, ma io ne frequentavo uno in particolare sia perch\u00e9 era un luogo affascinante, sia per le proposte che offriva: il Diamond Dogs. Si trovava nei pressi di una delle catacombe pi\u00f9 importanti di Napoli: si entrava in un seminterrato, scavato nel tufo e frequentato da tutti gli amici freakettoni new wave. \u00a0 Tra i tanti concerti a cui hai partecipato, vuoi ricordarne qualcuno in particolare? Il concerto di Frank Zappa, allo stadio San Paolo, nel 1982. C&#8217;era un servizio d&#8217;ordine molto serrato e mai visto prima, anche perch\u00e9 negli anni precedenti, a partire dagli anni \u201870, erano frequenti le autoriduzioni e l\u2019uso di lacrimogeni. Ricordo che al concerto dei Traffic, quando avevo 14 anni, io ero sotto il palco e i lacrimogeni arrivavano all&#8217;interno dell&#8217;area del concerto: la situazione era alquanto tesa. Invece, a partire dagli anni \u201880, i concerti iniziarono a diventare pi\u00f9 tranquilli grazie anche ad un servizio d&#8217;ordine pi\u00f9 rigido. Nel caso del concerto di Frank Zappa, il servizio d&#8217;ordine era organizzato dallo staff del musicista ed era davvero impressionate, mai visto prima! In particolare c&#8217;era un omone che assomigliava a Lothar, il servo di Mandrake: era un gigante che metteva paura. Tra l&#8217;altro, non si poteva sostare sul prato ma solo sugli spalti, quindi c&#8217;era una notevole distanza tra il pubblico e il palco. Con tutto ci\u00f2, il sosia di Lothar controllava perennemente il pubblico con un binocolo per verificare che nessuno registrasse o fotografasse il concerto. Avevo saputo che ci sarebbe stato un controllo severo ma, con tutto ci\u00f2, essendo il periodo delle radio libere in cui mi ero inserito anche io, cercavo di raccogliere materiale per creare dei bootleg in cassetta. Avevo acquistato un buon registratore Walkman e mi feci prestare da un caro amico due microfoni direzionali lunghi 40 cm ciascuno: i microfoni me li legai sotto le maniche con dello scotch, dalla parte interna delle braccia, e il Walkman lo camuffai tra le fette di pizza di scarola che mia madre mi aveva preparato come spuntino.\u00a0Mentre aspettavo che il concerto iniziasse, gustavo la mia merenda\u00a0 e, tra una fetta di pizza di scarola e l&#8217;altra, c&#8217;era una finta pizza, ovvero un Walkman un po&#8217; unto! In questo modo per\u00f2 riusc\u00ec a passarla liscia. Una volta entrato nello stadio e preso posto tra il pubblico, appena iniziato il concerto, riusc\u00ec ad allontanarmi dallo sguardo di Lothar e me ne andai su di uno spalto un po&#8217; pi\u00f9 in alto e nascosto, dove non c&#8217;era gente: riuscii a registrare piuttosto bene. Purtroppo non conservo quelle cassette, ma questo \u00e8 dovuto al mio carattere talvolta troppo generoso: avevo messo a disposizione le registrazioni per la radio libera dei miei amici ma non ho mai pi\u00f9 avuto la restituzione delle cassette. \u00a0 Vorrei ricordare qualche altro concerto significativo. Nel 1976-77 fu organizzata la Festa Nazionale dell&#8217;Unit\u00e0 alla Mostra di Oltremare. Io non avevo il Walkman (perch\u00e8 non esistevano ancora) ma solo un voluminoso registratore per cassette, quello per uso domestico; chiesi ad un amico esperto di elettronica di realizzare un accrocchio che mi permettesse di utilizzare un&#8217;alimentazione esterna. Non esistendo ancora le batterie al cadmio, l&#8217;alimentazione esterna era costituita da una batteria di automobile che pesava una quindicina di chili: quindi, in una mano avevo una custodia di sax tenore dove custodivo il registratore e i microfoni del solito amico citato prima e nell&#8217;altra mano avevo una borsa di cuoio, quella degli attrezzi di mio padre, contenente la batteria. In queste condizioni ho registrato i concerti di Max Roach, Tony Esposito ed altri, senza dimenticare che ero circondato da tanta gente, alcuni seduti per terra altri che ballavano&#8230;E&#8217; stato divertente ma faticoso! E poi, per farti immaginare come fosse vivace Napoli in quel periodo, nel 1973 ci fu sia il terzo festival di Musica di avanguardia e Nuove Tendenze sia Be-In, organizzato dagli Osanna. Quest\u2019ultimo si tenne in una vasta area verde ai Camaldoli (una delle zone collinari di Napoli) dove, in un\u2019atmosfera woodstockiana, si esibirono tutti i migliori gruppi della scena progressive italiana. Inoltre, era il 1974 e ricordo che alla Galleria Umberto furono organizzati tre o quattro giorni di musica ininterrotta: fu un evento straordinario. 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