{"id":4470,"date":"2014-01-08T19:29:12","date_gmt":"2014-01-08T18:29:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/?p=4470"},"modified":"2014-01-08T19:40:26","modified_gmt":"2014-01-08T18:40:26","slug":"intervista-ad-ambrogio-cozzi-psicoterapeuta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/blog\/4470\/intervista-ad-ambrogio-cozzi-psicoterapeuta\/","title":{"rendered":"Intervista ad Ambrogio Cozzi, psicoterapeuta."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/ambrogio-cozzi.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-4473\" alt=\"ambrogio cozzi\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/ambrogio-cozzi.jpg\" width=\"123\" height=\"180\" \/><\/a><em><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Ambrogio Cozzi, psicoterapeuta, \u00e8 membro effettivo della Scuola Europea di Psicoanalisi. Ha lavorato per molti anni in U.s.s.l. della Lombardia, in servizi per le tossicodipendenze, consultori, servizi psichiatrici, servizi per minori e per disabili. \u00a0Attualmente lavora presso il Servizio di psicologia clinica dell&#8217;Azienda Ospedaliera &#8220;Guido Salvini&#8221; di Garbagnate Milanese. \u00a0Ha collaborato con la cattedra di Psicologia sociale del corso di laurea in Psicologia dell&#8217;Universit\u00e0 di Padova. Ha insegnato Metodologia della ricerca in psicologia e Clinica delle tossicodipendenze all&#8217;ISFOS di Noventa di Padova, istituto di formazione post-universitario.\u00a0Ha svolto attivit\u00e0 di supervisione clinica in comunit\u00e0 per tossicodipendenti, centri socio-educativi, organizzazioni di volontariato, strutture educative per minori.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Cos\u2019\u00e8 la voce, sul piano psicoanalitico?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>La voce rientra negli <strong>oggetti psicanalitici fondamentali<\/strong> individuati da Lacan che sono quattro: la voce, lo sguardo, il seno e le feci. Il seno e le feci sono mutuati direttamente da Freud, e sono gli oggetti che una persona incontra.<\/p>\n<p>Lo sguardo e le feci mettono in relazione il soggetto con l&#8217;altro: lo sguardo \u00e8 quello del riconoscimento e le feci sono intese come dono, o comunque come un oggetto che viene ceduto.<\/p>\n<p>La voce e il seno, invece, riguardano pi\u00f9 intimamente la costituzione della soggettivit\u00e0, nel senso che sono oggetti che appartengono all&#8217;altro e che io prelevo per costruire la mia soggettivit\u00e0. Ad esempio, il bambino che piange o che grida ha bisogno di qualcuno che interpreti quel messaggio. Il ritorno avviene attraverso sia i gesti di cura sia attraverso una voce, che non \u00e8 ancora un linguaggio ma, in quel momento, \u00e8 ancora un suono puro. Questo oggetto, che ritorna dall&#8217;altro, \u00e8 uno degli oggetti psicanalitici fondamentali, che successivamente si ritrovano in forma disancorata dalla loro origine nelle relazioni che intratteniamo da adulti.<\/p>\n<p>Ad esempio, lo sguardo \u00e8 quello con cui cerchiamo il riconoscimento: cerchiamo lo sguardo dell&#8217;altro che ci dica &#8220;sei tu&#8221;; la voce \u00e8 quella che ci accompagna come suono e che poi sappiamo riconoscere nel timbro di una persona che incontriamo: tutti gli oggetti che ritroveremo nella vita adulta sono una ripresa di quelli che abbiamo incontrato nelle prime fasi della nostra vita.<\/p>\n<!--[if lt IE 9]><script>document.createElement('audio');<\/script><![endif]-->\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4470-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/1-VOCE-PSIC-.mp3?_=1\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/1-VOCE-PSIC-.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/1-VOCE-PSIC-.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>L&#8217;udito \u00e8 uno dei primi sensi sviluppati dal feto. C&#8217;\u00e8 la possibilit\u00e0 di una memoria e di una relazione tra i suoni ascoltati in fase intrauterina e le reazioni a certi suoni, una volta nati?<\/strong><\/em><\/p>\n<p>S\u00ec perch\u00e9, per quel che se ne sa oggi, il feto sente i suoni che, tra l&#8217;altro, gli arrivano in forma attutita attraverso il liquido amniotico, creando la memoria di qualcosa che \u00e8 accaduto e che ha percepito. Tra la <strong>percezione<\/strong> e la sensazione c&#8217;\u00e8 una grossa differenza, perch\u00e9 la percezione comporta l&#8217;elaborazione per inquadrare e sistemare quello che noi percepiamo: c&#8217;\u00e8 un lavoro attivo, da parte del soggetto, di costruzione e di collocazione (cos&#8217;\u00e8, cosa non \u00e8).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>I parametri di solito usati per individuare un suono sono la frequenza, l\u2019intensit\u00e0 e il timbro.\u00a0<\/em><\/strong><em><strong>Se la frequenza e l\u2019intensit\u00e0 sono definiti in modo inequivocabile, il timbro dipende dalla forma dell\u2019onda sonora e anche dalle caratteristiche della sorgente che emette il suono.\u00a0<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong>La nostra voce, il timbro che individua ogni persona, dipende solo dalla conformazione delle corde vocali?<\/strong><\/em><\/p>\n<p>No perch\u00e9, se pensiamo anche alla nostra vita quotidiana, succede quasi di impostare il timbro di voce: quando si parla con una persona, vogliamo che il messaggio giunga in un <strong>certo modo<\/strong>. E&#8217; quel &#8220;certo modo&#8221; a segnare lo stile individuale e, quindi, non solo il contenuto ma anche la forma con cui tendiamo ad arrivare all&#8217;altro.<\/p>\n<p>Quando un individuo urla perch\u00e9 sta litigando, \u00e8 dovuto al fatto che gli \u00e8 sfuggito il timbro e qualcosa \u00e8 stato pi\u00f9 forte di lui, lo ha spossessato del controllo. Pertanto, in un certo senso, il timbro viene gestito a met\u00e0: c&#8217;\u00e8 una sorta di desiderio di controllare come noi arriviamo all&#8217;altro, ma talvolta ci sfugge qualcosa di inconscio (\u201c\u00e8 pi\u00f9 forte di me\u201d), e quindi non sempre riusciamo a dominarlo. Anche se sfugge al controllo, tuttavia, il timbro veicola un contenuto: Jacobson parlava della funzione \u201cfatica\u201d del linguaggio, ovvero qualcosa che noi sovraimponiamo perch\u00e9 vogliamo che arrivi al destinatario in un certo modo.<\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4470-2\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/2-TIMBRO.mp3?_=2\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/2-TIMBRO.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/2-TIMBRO.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>L\u2019apprendimento della lingua, da parte di un bambino, \u00e8 prima di tutto sonora. Come avviene, pi\u00f9 in generale, il processo di collegamento tra significante e significato?<\/strong><\/em><\/p>\n<p>E&#8217; un discorso lungo che cercher\u00f2 di sintetizzare.<\/p>\n<p>Il rapporto tra significante e significato ha un carattere arbitrario; \u00e8 come il fronte e il retro di qualcosa: come si fa a distinguerli? Chi decide qual \u00e8 il fronte e qual \u00e8 il retro? Questa arbitrariet\u00e0 comporta l&#8217;esigenza di porre un punto all&#8217;origine: esso viene posto come il significante primo, che rimanda a tutta la catena significante e che assume rilievo e valore solo in relazione ad essa. E&#8217; lo scorrimento della catena significante a diventare fondamentale: \u00e8 suono, per\u00f2 anche quel suono assume valore in mezzo ad altri suoni.\u00a0E&#8217; questo che ci fa dire che <strong>l&#8217;uomo \u00e8 immerso nel linguaggio<\/strong> perch\u00e9, nel momento in cui un individuo dovesse uscirne, non potrebbe vivere pi\u00f9 in mezzo agli altri, perch\u00e9 non sarebbe pi\u00f9 in grado di parlare.<\/p>\n<p>Pensiamo a come noi costruiamo il linguaggio. Ad esempio, all&#8217;inizio l&#8217;acqua \u00e8 un suono puro; si pronuncia un suono, &#8220;acqua&#8221;, per dire &#8220;voglio dell&#8217;acqua&#8221;: si tratta di una sorta di <a href=\"http:\/\/www.treccani.it\/vocabolario\/olofrase\/\"><strong>olofrase<\/strong><\/a>, in cui la frase viene compattata tutta intorno a quell&#8217;unico suono (acqua). In casi patologici, il soggetto rimane fermo all&#8217;<em>olofrase<\/em>, ossia non riesce ad articolare il discorso e la frase non assume una forma che permette un&#8217;evoluzione anche del soggetto stesso. Questo succede anche perch\u00e9 il limite dell&#8217;<em>olofrase<\/em> \u00e8 che comporta sempre la presenza dell&#8217;altro che interpreta: mentre il linguaggio d\u00e0 la responsabilit\u00e0 al soggetto di esplicitare la domanda, invece nell&#8217;olofrase la domanda deve essere indovinata. Siamo al livello del grido, per certi versi. E questo percorso \u00e8 quello che ci porta a poter parlare, a poterci dire nel mondo in cui siamo; invece nelle patologie, in merito all&#8217;<em>olofrase<\/em>, si trova un significante singolo intorno al quale spesso ruota tutta la vita del soggetto psicotico.<\/p>\n<p>Il linguaggio viene quasi inventato dal soggetto psicotico che si esprime con dei termini che non vogliono significare nulla perch\u00e9 l&#8217;arbitrariet\u00e0 tra il significante e il significato viene portata all&#8217;esterno e viene sganciata, nel senso che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 la collocazione del suono all&#8217;interno della catena significante.<\/p>\n<p>Ad esempio, un ragazzo autistico, che \u00e8 mio paziente, inventa proprio un linguaggio. Lui dice: \u201c<em>blatuato<\/em>\u201d. \u201cBlatuato\u201d non esiste e non ha un corrispettivo significato, ma per lui \u00e8 puro suono e riesce anche a riderci sopra. &#8220;Il pullman \u00e8 blatuato!&#8221; non si sa cosa voglia dire ma a lui piace il suono. D&#8217;altra parte lui, quando interviene un rumore improvviso, ride. Quel riso \u00e8 il tentativo di uscire dall&#8217;imbarazzo che la sorpresa ha provocato: \u00e8 intervenuto un rumore che ha interrotto un ordine. Ma l&#8217;ordine \u00e8 individuale, non sociale.<\/p>\n<p>Tutto sommato, quando noi entriamo nel linguaggio, entriamo in un discorso sociale; per lui, invece, il linguaggio porta all&#8217;estremo l&#8217;arbitrariet\u00e0, pu\u00f2 inventarlo, \u00e8 tutto suo ed \u00e8 scollegato dall&#8217;interpretazione perch\u00e9 \u00e8 puro suono. Quel che piace \u00e8 l&#8217;elemento sonoro e lo si vede quando il soggetto parla il suo linguaggio, perch\u00e9 \u00e8 preso dal suono, sganciato da qualunque riferimento con il mondo. L&#8217;autistico \u00e8 il soggetto in cui il rapporto con il mondo \u00e8 disordinato: egli ne \u00e8 invaso e non c&#8217;\u00e8 posto per stabilire una relazione con ci\u00f2 che lo circonda che, per esempio, pu\u00f2 avvenire attraverso il linguaggio, ovvero un modo per mettere ordine. Il mondo lo invade al punto tale che l&#8217;unica forma di godimento che il soggetto trova \u00e8 nel suono puro.\u00a0\u201cBlatuato\u201d \u00e8 suono puro, non \u00e8 interpretabile, non pu\u00f2 essere messo in ordine.<\/p>\n<p>Questo fa riflettere anche sul fatto che il suono puro non pu\u00f2 cogliere il mondo: il suono coglie il mondo quando si lega al linguaggio, ossia quando riceve una forma. Il suono in assenza di una forma, puro timbro, non raccoglie nulla, \u00e8 perso nel mondo.<\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4470-3\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/3-AUTISMO.mp3?_=3\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/3-AUTISMO.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/3-AUTISMO.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 il caso di un soggetto psicotico, mio paziente tempo fa, che \u00e8 partito per un viaggio in un paese straniero e l\u00ec ha avuto uno scompenso gravissimo, perch\u00e9 tutto gli giungeva come puro suono e lui non sapeva pi\u00f9 ritrovarsi: si era perso e viveva un senso di smarrimento per la mancata comprensione e soprattutto per la rigidit\u00e0, per lui, del legame tra significante e significato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Che funzione ha l&#8217;onomatopea?<\/strong><\/em><\/p>\n<p>L&#8217;onomatopea, per esempio, c&#8217;\u00e8 nel linguaggio autistico. Tuttavia ripete il puro suono e non viene usata come rappresentazione di qualcosa, o meglio, questa rappresentazione \u00e8 presa meccanicamente da un accaduto. Nell&#8217;onomatopea, comunque, c&#8217;\u00e8 un tentativo di mettere in ordine ma, nelle patologie pi\u00f9 gravi, i disturbi del linguaggio sono al limite dell&#8217;incomprensibile, perch\u00e9 non si riesce ad inserire una legge sul suono: non c&#8217;\u00e8 un linguaggio ma emissione di <strong>suoni puri<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Vorrei riflettere sul suono, poesia e tradizione orale. <\/strong><\/em><\/p>\n<p>Tempo fa leggevo un testo di Ezio Raimondi che analizzava una serie di poesie di Eugenio Montale. In particolare, ne ricordo una: &#8220;Spesso il male di vivere ho incontrato&#8221;. Ci\u00f2 su cui lui insisteva era il ritorno di certe consonanti, vocali, etc. manifestando un attento studio sul suono. Oggi credo che le poesie non le legga pi\u00f9 nessuno, purtroppo, ma il loro posto forse \u00e8 stato preso dalla musica dei cantautori. L&#8217;accentazione, le vocali lunghe, le parole vengono sottolineate dall&#8217;intervento musicale che pu\u00f2 essere coincidente o stridente e poi, come la poesia, le canzoni ruotano intorno a certi temi ricorrenti.<\/p>\n<p>Per esempio, \u00a0in \u201cThe wall\u201d dei Pink Floyd c&#8217;\u00e8 l&#8217;impossibilit\u00e0 del rapporto con l&#8217;altro che viene sottolineata attraverso una musica che diventa impedimento all&#8217;accesso. Quindi, credo che ci sia una riproposizione di alcuni temi che erano propri della poesia e che adesso si riversano nella canzone d&#8217;autore. Tra l&#8217;altro si tratta anche di un ritorno alla tradizione orale perch\u00e9 le canzoni, nuove forme di poesia, vengono ascoltate come si faceva un tempo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>L\u2019aedo e il rapsodo, la tradizione orale, l\u2019affabulatore. Quanto incide la voce nella memoria dei racconti?<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Spesso ad affascinare \u00e8 il contenuto della storia oltre che il suono. Tuttavia, per memorizzare, l&#8217;accentazione \u00e8 fondamentale, soprattutto per trovare un ritmo. Infatti, il problema della tradizione orale \u00e8 che, tramandando, la storia viene continuamente modificata: il <strong>ritmo<\/strong>, quindi, \u00e8 molto importante anche in relazione alla memoria. Per esempio, pensiamo ai migranti che ascoltano le musiche e i canti della propria tradizione, che veicolano la memoria della propria terra d&#8217;origine.<\/p>\n<p>Tanti anni fa erano stati condotti degli studi, credo dall&#8217;Istituto De Martino, confluiti in una collana intitolata \u201cI dischi del sole\u201d, dove venivano riportate le canzoni legate alle migrazioni: sembravano lamenti funebri indirizzati a qualcosa che si era perso ed era evidente che la variazione del ritmo andava di pari passo con la memoria; nel momento in cui la memoria ritrovava il luogo, il ritmo si faceva pi\u00f9 lento, perch\u00e9 ormai lo si era perso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>La componente emozionale del suono. Perch\u00e9 la musica e il suono ci fanno commuovere?<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Pi\u00f9 che sul versante della commozione, la musica ci riporta a suoni che hanno segnato la nostra storia: \u00e8 la <strong>memoria<\/strong> dei suoni e, infatti, le canzoni vengono riascoltate perch\u00e9 \u00e8 un ricordo quasi sganciato dalla parola. Per\u00f2 la musica riesce a coniugare qualcosa in pi\u00f9 rispetto alla parola, perch\u00e9 il suono \u00e8 dominante e, di conseguenza, la sua percezione che, come tale, precede l&#8217;accesso al linguaggio e va al di l\u00e0 della parola.<\/p>\n<p>La musica ci commuove perch\u00e9 muove qualcosa dentro di noi. Il commuovere rimanda ad un movimento interno, poich\u00e9 tocca le corde della memoria che ritroviamo come coincidenza di stati d&#8217;animo: \u00e8 questo che provoca la commozione, che \u00e8 una sorta di svelamento con rivelazione, nel senso di aver collocato un nuovo velo attraverso cui riconosciamo qualcosa.<\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4470-4\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/4-COMMOZIONE.mp3?_=4\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/4-COMMOZIONE.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/4-COMMOZIONE.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Ambrogio Cozzi, psicoterapeuta, \u00e8 membro effettivo della Scuola Europea di Psicoanalisi. 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Il seno e le feci sono mutuati direttamente da Freud, e sono gli oggetti che una persona incontra. Lo sguardo e le feci mettono in relazione il soggetto con l&#8217;altro: lo sguardo \u00e8 quello del riconoscimento e le feci sono intese come dono, o comunque come un oggetto che viene ceduto. La voce e il seno, invece, riguardano pi\u00f9 intimamente la costituzione della soggettivit\u00e0, nel senso che sono oggetti che appartengono all&#8217;altro e che io prelevo per costruire la mia soggettivit\u00e0. Ad esempio, il bambino che piange o che grida ha bisogno di qualcuno che interpreti quel messaggio. Il ritorno avviene attraverso sia i gesti di cura sia attraverso una voce, che non \u00e8 ancora un linguaggio ma, in quel momento, \u00e8 ancora un suono puro. Questo oggetto, che ritorna dall&#8217;altro, \u00e8 uno degli oggetti psicanalitici fondamentali, che successivamente si ritrovano in forma disancorata dalla loro origine nelle relazioni che intratteniamo da adulti. Ad esempio, lo sguardo \u00e8 quello con cui cerchiamo il riconoscimento: cerchiamo lo sguardo dell&#8217;altro che ci dica &#8220;sei tu&#8221;; la voce \u00e8 quella che ci accompagna come suono e che poi sappiamo riconoscere nel timbro di una persona che incontriamo: tutti gli oggetti che ritroveremo nella vita adulta sono una ripresa di quelli che abbiamo incontrato nelle prime fasi della nostra vita. &nbsp; L&#8217;udito \u00e8 uno dei primi sensi sviluppati dal feto. C&#8217;\u00e8 la possibilit\u00e0 di una memoria e di una relazione tra i suoni ascoltati in fase intrauterina e le reazioni a certi suoni, una volta nati? S\u00ec perch\u00e9, per quel che se ne sa oggi, il feto sente i suoni che, tra l&#8217;altro, gli arrivano in forma attutita attraverso il liquido amniotico, creando la memoria di qualcosa che \u00e8 accaduto e che ha percepito. 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Come avviene, pi\u00f9 in generale, il processo di collegamento tra significante e significato? E&#8217; un discorso lungo che cercher\u00f2 di sintetizzare. Il rapporto tra significante e significato ha un carattere arbitrario; \u00e8 come il fronte e il retro di qualcosa: come si fa a distinguerli? Chi decide qual \u00e8 il fronte e qual \u00e8 il retro? Questa arbitrariet\u00e0 comporta l&#8217;esigenza di porre un punto all&#8217;origine: esso viene posto come il significante primo, che rimanda a tutta la catena significante e che assume rilievo e valore solo in relazione ad essa. E&#8217; lo scorrimento della catena significante a diventare fondamentale: \u00e8 suono, per\u00f2 anche quel suono assume valore in mezzo ad altri suoni.\u00a0E&#8217; questo che ci fa dire che l&#8217;uomo \u00e8 immerso nel linguaggio perch\u00e9, nel momento in cui un individuo dovesse uscirne, non potrebbe vivere pi\u00f9 in mezzo agli altri, perch\u00e9 non sarebbe pi\u00f9 in grado di parlare. Pensiamo a come noi costruiamo il linguaggio. Ad esempio, all&#8217;inizio l&#8217;acqua \u00e8 un suono puro; si pronuncia un suono, &#8220;acqua&#8221;, per dire &#8220;voglio dell&#8217;acqua&#8221;: si tratta di una sorta di olofrase, in cui la frase viene compattata tutta intorno a quell&#8217;unico suono (acqua). In casi patologici, il soggetto rimane fermo all&#8217;olofrase, ossia non riesce ad articolare il discorso e la frase non assume una forma che permette un&#8217;evoluzione anche del soggetto stesso. Questo succede anche perch\u00e9 il limite dell&#8217;olofrase \u00e8 che comporta sempre la presenza dell&#8217;altro che interpreta: mentre il linguaggio d\u00e0 la responsabilit\u00e0 al soggetto di esplicitare la domanda, invece nell&#8217;olofrase la domanda deve essere indovinata. Siamo al livello del grido, per certi versi. 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Ha lavorato per molti anni in U.s.s.l. della Lombardia, in servizi per le tossicodipendenze, consultori, servizi psichiatrici, servizi per minori e per disabili. \u00a0Attualmente lavora presso il Servizio di psicologia clinica dell&#8217;Azienda Ospedaliera &#8220;Guido Salvini&#8221; di Garbagnate Milanese. \u00a0Ha collaborato con la cattedra di Psicologia sociale del corso di laurea in Psicologia dell&#8217;Universit\u00e0 di Padova. Ha insegnato Metodologia della ricerca in psicologia e Clinica delle tossicodipendenze all&#8217;ISFOS di Noventa di Padova, istituto di formazione post-universitario.\u00a0Ha svolto attivit\u00e0 di supervisione clinica in comunit\u00e0 per tossicodipendenti, centri socio-educativi, organizzazioni di volontariato, strutture educative per minori. &nbsp; Cos\u2019\u00e8 la voce, sul piano psicoanalitico? La voce rientra negli oggetti psicanalitici fondamentali individuati da Lacan che sono quattro: la voce, lo sguardo, il seno e le feci. Il seno e le feci sono mutuati direttamente da Freud, e sono gli oggetti che una persona incontra. Lo sguardo e le feci mettono in relazione il soggetto con l&#8217;altro: lo sguardo \u00e8 quello del riconoscimento e le feci sono intese come dono, o comunque come un oggetto che viene ceduto. La voce e il seno, invece, riguardano pi\u00f9 intimamente la costituzione della soggettivit\u00e0, nel senso che sono oggetti che appartengono all&#8217;altro e che io prelevo per costruire la mia soggettivit\u00e0. Ad esempio, il bambino che piange o che grida ha bisogno di qualcuno che interpreti quel messaggio. Il ritorno avviene attraverso sia i gesti di cura sia attraverso una voce, che non \u00e8 ancora un linguaggio ma, in quel momento, \u00e8 ancora un suono puro. Questo oggetto, che ritorna dall&#8217;altro, \u00e8 uno degli oggetti psicanalitici fondamentali, che successivamente si ritrovano in forma disancorata dalla loro origine nelle relazioni che intratteniamo da adulti. Ad esempio, lo sguardo \u00e8 quello con cui cerchiamo il riconoscimento: cerchiamo lo sguardo dell&#8217;altro che ci dica &#8220;sei tu&#8221;; la voce \u00e8 quella che ci accompagna come suono e che poi sappiamo riconoscere nel timbro di una persona che incontriamo: tutti gli oggetti che ritroveremo nella vita adulta sono una ripresa di quelli che abbiamo incontrato nelle prime fasi della nostra vita. &nbsp; L&#8217;udito \u00e8 uno dei primi sensi sviluppati dal feto. C&#8217;\u00e8 la possibilit\u00e0 di una memoria e di una relazione tra i suoni ascoltati in fase intrauterina e le reazioni a certi suoni, una volta nati? S\u00ec perch\u00e9, per quel che se ne sa oggi, il feto sente i suoni che, tra l&#8217;altro, gli arrivano in forma attutita attraverso il liquido amniotico, creando la memoria di qualcosa che \u00e8 accaduto e che ha percepito. Tra la percezione e la sensazione c&#8217;\u00e8 una grossa differenza, perch\u00e9 la percezione comporta l&#8217;elaborazione per inquadrare e sistemare quello che noi percepiamo: c&#8217;\u00e8 un lavoro attivo, da parte del soggetto, di costruzione e di collocazione (cos&#8217;\u00e8, cosa non \u00e8). &nbsp; I parametri di solito usati per individuare un suono sono la frequenza, l\u2019intensit\u00e0 e il timbro.\u00a0Se la frequenza e l\u2019intensit\u00e0 sono definiti in modo inequivocabile, il timbro dipende dalla forma dell\u2019onda sonora e anche dalle caratteristiche della sorgente che emette il suono.\u00a0 La nostra voce, il timbro che individua ogni persona, dipende solo dalla conformazione delle corde vocali? No perch\u00e9, se pensiamo anche alla nostra vita quotidiana, succede quasi di impostare il timbro di voce: quando si parla con una persona, vogliamo che il messaggio giunga in un certo modo. E&#8217; quel &#8220;certo modo&#8221; a segnare lo stile individuale e, quindi, non solo il contenuto ma anche la forma con cui tendiamo ad arrivare all&#8217;altro. Quando un individuo urla perch\u00e9 sta litigando, \u00e8 dovuto al fatto che gli \u00e8 sfuggito il timbro e qualcosa \u00e8 stato pi\u00f9 forte di lui, lo ha spossessato del controllo. Pertanto, in un certo senso, il timbro viene gestito a met\u00e0: c&#8217;\u00e8 una sorta di desiderio di controllare come noi arriviamo all&#8217;altro, ma talvolta ci sfugge qualcosa di inconscio (\u201c\u00e8 pi\u00f9 forte di me\u201d), e quindi non sempre riusciamo a dominarlo. Anche se sfugge al controllo, tuttavia, il timbro veicola un contenuto: Jacobson parlava della funzione \u201cfatica\u201d del linguaggio, ovvero qualcosa che noi sovraimponiamo perch\u00e9 vogliamo che arrivi al destinatario in un certo modo. &nbsp; L\u2019apprendimento della lingua, da parte di un bambino, \u00e8 prima di tutto sonora. Come avviene, pi\u00f9 in generale, il processo di collegamento tra significante e significato? E&#8217; un discorso lungo che cercher\u00f2 di sintetizzare. Il rapporto tra significante e significato ha un carattere arbitrario; \u00e8 come il fronte e il retro di qualcosa: come si fa a distinguerli? Chi decide qual \u00e8 il fronte e qual \u00e8 il retro? Questa arbitrariet\u00e0 comporta l&#8217;esigenza di porre un punto all&#8217;origine: esso viene posto come il significante primo, che rimanda a tutta la catena significante e che assume rilievo e valore solo in relazione ad essa. E&#8217; lo scorrimento della catena significante a diventare fondamentale: \u00e8 suono, per\u00f2 anche quel suono assume valore in mezzo ad altri suoni.\u00a0E&#8217; questo che ci fa dire che l&#8217;uomo \u00e8 immerso nel linguaggio perch\u00e9, nel momento in cui un individuo dovesse uscirne, non potrebbe vivere pi\u00f9 in mezzo agli altri, perch\u00e9 non sarebbe pi\u00f9 in grado di parlare. Pensiamo a come noi costruiamo il linguaggio. Ad esempio, all&#8217;inizio l&#8217;acqua \u00e8 un suono puro; si pronuncia un suono, &#8220;acqua&#8221;, per dire &#8220;voglio dell&#8217;acqua&#8221;: si tratta di una sorta di olofrase, in cui la frase viene compattata tutta intorno a quell&#8217;unico suono (acqua). In casi patologici, il soggetto rimane fermo all&#8217;olofrase, ossia non riesce ad articolare il discorso e la frase non assume una forma che permette un&#8217;evoluzione anche del soggetto stesso. Questo succede anche perch\u00e9 il limite dell&#8217;olofrase \u00e8 che comporta sempre la presenza dell&#8217;altro che interpreta: mentre il linguaggio d\u00e0 la responsabilit\u00e0 al soggetto di esplicitare la domanda, invece nell&#8217;olofrase la domanda deve essere indovinata. Siamo al livello del grido, per certi versi. 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