{"id":4425,"date":"2013-12-04T11:06:01","date_gmt":"2013-12-04T10:06:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/?p=4425"},"modified":"2013-12-05T10:14:00","modified_gmt":"2013-12-05T09:14:00","slug":"intervista-giampaolo-capisani-storico-e-insegnante","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/blog\/4425\/intervista-giampaolo-capisani-storico-e-insegnante\/","title":{"rendered":"Intervista a Giampaolo Capisani, storico e insegnante."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/maxresdefault.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4426\" alt=\"maxresdefault\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/maxresdefault-292x300.jpg\" width=\"292\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/maxresdefault-292x300.jpg 292w, https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/maxresdefault.jpg 495w\" sizes=\"(max-width: 292px) 100vw, 292px\" \/><\/a><em><\/em><em><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em style=\"font-size: 13px; line-height: 19px;\">Giampaolo Capisani, milanese, \u00e8\u00a0docente di Italiano e Storia\u00a0presso Liceo psicopedagogico &#8220;S. Quasimodo&#8221; di Magenta. E&#8217; tra i fondatori della rivista internazionale underground &#8220;Decoder&#8221; per la quale, con lo pseudonimo di Ulisse Spinosi, ha scritto diversi interventi. E&#8217; specializzato in storia dell\u2019 Unione Sovietica all\u2019Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi e ha tenuto corsi e seminari a Milano e a Parigi.\u00a0Ha curato l\u2019edizione di diversi volumi di geografia economica di editoria scolastica per l\u2019Istituto Geografico De Agostini (Novara) oltre alle voci dei nuovi paesi formatisi tra il 1990 e il 1999 de \u201c\u00a0Il grande atlante economico politico-sociale\u201d per Peruzzo Editore (Milano). Con il nome di penna di Leo Mantovani, \u00e8 articolista del settimanale finanziario &#8220;Borsa e Finanza&#8221; e di &#8220;Affari e Finanza&#8221; (supplemento economico al quotidiano La Repubblica) su temi riguardanti i mercati emergenti, le materie prime (petrolio, idrocarburi, metalli preziosi, diamanti, etc.) e i relativi equilibri geopolitici. Suoi interventi sono comparsi anche in &#8220;Linea d\u2019ombra&#8221;; &#8220;Giano.Pace-ambiente-problemi globali&#8221;; &#8220;Guerre &amp; Pace&#8221;; &#8220;Lyon Mag\u2019&#8221;. Nel 2000 ha assunto la direzione della collana editoriale &#8220;a-change&#8221; che ha esordito pubblicando il saggio di Michael Hardt, \u201cGilles Deleuze. Un apprendistato in filosofia\u201d.<\/em><span style=\"font-size: 13px; line-height: 19px;\"> \u00a0 <\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em style=\"font-size: 13px; line-height: 19px;\"><strong><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">In che contesto musicale hai vissuto la tua adolescenza a Milano?<\/span><\/span><\/strong><\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">C&#8217;era un periodo a Milano, intorno agli anni &#8217;70, in cui i semafori diventavano intermittenti verso le 8 di sera: il flusso di persone era piuttosto rado ed era costituito prevalentemente da militanti politici, come me e i miei amici, e da <em>cani sciolti<\/em>. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">I <strong>locali<\/strong> aperti, e che frequentavo, erano pochi: &#8220;Stalingrado&#8221;, &#8220;Operetta&#8221;, &#8220;Il punto rosso&#8221; e qualcun altro che apriva ma chiudeva dopo pochi mesi. Il grosso afflusso, invece, avveniva nel corso delle riunioni politiche, di pomeriggio o di sera: non a caso l&#8217;idea di Radio Popolare nacque per coordinare quelle riunioni, coinvolgendo le persone attraverso la musica.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Milano era una piazza molto difficile per i <strong>concerti<\/strong>, perch\u00e9 venivano sempre contestati: da Santana a De Gregori, Frank Zappa, Joan Baez, John Cage&#8230;\u00a0<\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il concerto non era un luogo di aggregazione: ci si andava per contestare il cosiddetto &#8220;Muzak&#8221;.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><!--[if lt IE 9]><script>document.createElement('audio');<\/script><![endif]-->\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4425-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/milano-contesto.mp3?_=1\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/milano-contesto.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/milano-contesto.mp3<\/a><\/audio><\/span><\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 19px;\"> \u00a0 <\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">L&#8217;evento importante di quegli anni, per quanto riguarda la musica, fu quello organizzato al <em>Parco Lambro<\/em> nel 1976 a cui parteciparono artisti che non conoscevamo e che quindi non potevamo contestare! Il concerto era stato organizzato da noi, ossia da un grande gruppo che coinvolgeva Lotta Continua, PdUP e Autonomia Operaia. Fu un evento grande e partecipato, diverso dai concerti ufficiali che di solito erano organizzati da David Zard, impresario musicale.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4425-2\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/parco-lambro.mp3?_=2\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/parco-lambro.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/parco-lambro.mp3<\/a><\/audio> <\/span><\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 19px;\"> \u00a0<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Le <strong>riviste musicali<\/strong> pi\u00f9 diffuse a Milano erano quattro: &#8220;Ciao 2001&#8221; che era fortemente istituzionale, &#8220;Gong&#8221; dal taglio underground, &#8220;Muzak&#8221; che era molto severa nei confronti della musica commerciale e, pi\u00f9 tardi, &#8220;Musica 80&#8221;. Personalmente leggevo soprattutto riviste politiche. <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">C&#8217;era un giornale, &#8220;Rosso&#8221;, che era nato come rivista underground e aveva come animatori, tra gli altri, Jacopo Fo e Marco Barbone. Il giornale, di solito, come impostazione editoriale, conduceva una grossa critica al Re Nudo, alla famiglia e alle istituzioni, ma anche alla morale corrente e al lavoro con le sue contraddizioni. Gli argomenti musicali venivano affrontati con commenti e schede critiche. In seguito &#8220;Rosso&#8221; \u00e8 cambiato ed \u00e8 diventato il giornale politico dell&#8217;Autonomia Operaia milanese, occupandosi marginalmente di musica con gli interventi di &#8220;Mingus&#8221;, che si occupava di jazz.<\/span><\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 19px;\"> \u00a0 <\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong style=\"font-size: 13px; line-height: 19px;\"><em><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Che musica ascoltavi e attraverso quali canali te ne fornivi?<\/span><\/span><\/em><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Prima dell&#8217;avvento delle radio, io ascoltavo musica molto selezionata, di solito rock e progressive: Area, Frank Zappa, etc.\u00a0<\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Con le radio l&#8217;offerta ovviamente si allarg\u00f2, soprattutto presentando i nuovi cantautori. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">A Milano, solo per citare la <strong>prima radio<\/strong> esemplificativa, c\u2019era <a href=\"http:\/\/www.storiaradiotv.it\/RADIO%20CANALE%2096.htm\"><em>Canale 96<\/em><\/a>, che aveva raccolto <a href=\"http:\/\/www.radiopopolare.it\/\"><em>Radio Popolare<\/em><\/a>. I cantautori milanesi pi\u00f9 ascoltati erano Claudio Rocchi, Eugenio Finardi e pochi altri: erano molto seguiti anche perch\u00e9 esprimevano bene lo stato d&#8217;animo del movimento politico di cui facevo parte. Io, per\u00f2, preferivo i cantautori bolognesi ossia Francesco Guccini e Claudio Lolli.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Per quanto riguarda i canali di diffusione della musica, oltre alle radio, c\u2019erano le<strong> musicassette duplicate<\/strong> che ci scambiavamo tra amici. Io non ho mai avuto l\u2019impianto stereo completo per\u00f2 chi lo aveva riusciva a registrare dal disco alle cassette, che poi distribuiva a scuola, creando una vera e propria catena distributiva oltre che condivisione di sapere.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">I <strong>negozi<\/strong>, ovviamente, erano importanti per conoscere e acquistare le novit\u00e0: di solito si andava da &#8220;Cat\u00f9&#8221; in via Torino, bandiera del punk, &#8220;Rasputin&#8221; in piazza Cinque Giornate e &#8220;Mariposa&#8221; a Porta Romana. C&#8217;erano anche molti piccoli negozi, generalmente poco forniti, che per\u00f2 erano i punti di riferimento dei singoli quartieri.<\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Tra di noi ascoltavamo Genesis, Pink Floyd, Gentle Giant, Emerson Lake &amp; Palmer, Frank Zappa, Led Zeppelin, Neil Youg, i cantautori italiani citati prima, Grateful Dead, Jefferson Airplane, etc. ma sempre in una dinamica di apertura e di non ghettizzazione, nel senso che alle feste che organizzavamo si poteva ascoltare &#8220;La locomotiva&#8221; di Guccini alternata a &#8220;Another brick in the wall&#8221; o &#8220;Somebody to love &#8221; dei Jefferson Airplane. <\/span><\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 19px;\"> \u00a0 <\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong style=\"font-size: 13px; line-height: 19px;\"><em><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Prima parlavi di contestazioni: mi vengono in mente quelle in occasione della prima al &#8220;Teatro alla Scala&#8221; , tempio della musica istituzionale, e quella a John Cage al Teatro Lirico il <\/span><\/span><\/em><a href=\"http:\/\/www.johncage.it\/1977_empty_words.html\"><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">2 dicembre 1977<\/span><\/span><\/a><em><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> per &#8220;Empty Words&#8221;<\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">. Perch\u00e8 proprio a John Cage che \u00e8 l&#8217;anti-Scala per antonomasia?<\/span><\/span><\/em><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Nei confronti della Scala c&#8217;era un\u2019 organizzazione corale di tutto il movimento, soprattutto basata sulla rivendicazione del diritto di tutti alla musica classica e la contestazione aveva, evidentemente, delle motivazioni economiche e politiche.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">John Cage, invece, veniva criticato perch\u00e9 ritenuto eccessivamente cerebrale, non comprensibile, d&#8217;\u00e9lite. In effetti si assisteva ad una spaccatura perch\u00e9 da un lato c&#8217;erano coloro i quali difendevano Cage perch\u00e9 si trattava di musica d&#8217;avanguardia, dall&#8217;altro c&#8217;erano gruppi pi\u00f9 realisti e materialisti che proprio non lo capivano.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ci furono anche altre contestazioni come quella a Santana, al Vigorelli, che era criticato perch\u00e9 troppo commerciale; a Frank Zappa che fu contestato pi\u00f9 che altro per sabotare chi aveva organizzato il concerto; a De Gregori, che comunque ascoltavamo, ma che veniva accusato di essere eccessivamente intimista e poco politico.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">In quel periodo c\u2019erano un po\u2019 di contraddizioni. Per esempio, nei circoli giovanili c&#8217;era stata una battaglia tra una componente popolare acquisita, che voleva trasformare i centri sociali in discoteche per approcciare le ragazze e che, quindi, ascoltava Barry White, Donna Summer, etc. e noi che, invece, avevamo preso posizione contro la musica disco, perch\u00e9 la consideravamo commerciale, e ballavamo solo tarantelle e tamurriate. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Pensa quindi a questi due gruppi: i giovani politici ballavano le musiche popolari e i coetanei non politicizzati ballavano la <em>disco music<\/em>. Questa era la dinamica che si viveva nel circolo giovanile che frequentavo io a Gallaratese ma che era comune a tutti i circoli della citt\u00e0: si voleva attirare persone, per questo si optava per la <em>disco music<\/em>.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4425-3\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/cage-e-commerciale.mp3?_=3\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/cage-e-commerciale.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/cage-e-commerciale.mp3<\/a><\/audio><\/span><\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 19px;\"> \u00a0<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em style=\"font-size: 13px; line-height: 19px;\"><strong><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Durante le manifestazioni politiche, si cantavano canti di lotta?<\/span><\/span>\u00a0<\/strong><\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">S\u00ec, ma una volta le manifestazioni erano molto diverse da quelle di adesso. Un tempo, tutti i giovani militanti imparavano e cantavano alcune precise canzoni, circa una decina, come ad esempio l&#8217;\u201c<a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=7b7b_uJf9Eg\"><em>Internazionale<\/em><\/a>\u201d, la <a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=jlL2u8nv4tY\"><em>\u201cBallata del Pinelli<\/em><\/a>\u201d, \u201c<a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=8GCsinY5ELc\"><em>Contessa<\/em><\/a>\u201dche mi impressionava perch\u00e9 \u00e8 un po&#8217; estrema: qualcuno cantava De Andr\u00e8, qualcun altro Jannacci, altri &#8220;<a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=mqutawbGElY\"><em>Pugni chiusi<\/em><\/a>&#8221; o &#8220;<em><a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=dbWrZ6bkrr8\">Ragazzo mio<\/a><\/em>&#8220;, che facevano gi\u00e0 parte della musica leggera. <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Noi eravamo pi\u00f9 politici e io, per la mia scuola di pensiero, cantavo la \u201c<a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=jz0fiUljw8I\"><em>Varsovienne<\/em><\/a>\u201d, tradotta da Potere Operaio, che era una versione alternativa della Marsigliese: &#8220;<a href=\"http:\/\/www.ildeposito.org\/archivio\/canti\/stato-e-padroni-fate-attenzione\"><em>stato e padroni, fate attenzione, nasce il partito dell&#8217;insurrezione<\/em><\/a>&#8220;. <\/span><\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 19px;\"> \u00a0 <\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong style=\"font-size: 13px; line-height: 19px;\"><em><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Che funzione avevano i canti di lotta in quelle circostanze?<\/span><\/span><\/em><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Direi che cantare insieme durante i cortei avesse la funzione di <strong>aggregare<\/strong>, accomunare e condividere: &#8220;<em>\u00e8 la guardia rossa che marcia alla riscossa<\/em>&#8220;. <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Mi vengono in mente i capi cori dello stadio: c&#8217;era una forma aggregativa molto emotiva, che ci teneva insieme. Certo, manifestavamo, ad esempio, in solidariet\u00e0 per lo sciopero dei metalmeccanici, ma \u00e8 anche chiaro che quelle canzoni non facevano parte del background dello sciopero dei metalmeccanici ma del nostro.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Tra l&#8217;altro, ogni gruppo aveva i suoi canti: noi, ex Potere Operaio, avevamo il nostro, il Movimento Studentesco aveva l&#8217;<\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u201c<em>Internazionale<\/em>\u201d, Lotta Continua aveva il suo \u201c<a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=R41uBLHSEo4\"><em>Inno<\/em><\/a>\u201d di Pino Masi. Ognuno, quando arrivava nel corteo, cantava le sue canzoni e si capiva, dai canti, chi si stava avvicinando.<\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4425-4\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/canti-lotta.mp3?_=4\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/canti-lotta.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/canti-lotta.mp3<\/a><\/audio><\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong style=\"font-size: 13px; line-height: 19px;\"><em><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Nel libro di S. Baroni e N. Ticozzi, \u201cDisco Music. Guida ragionata ai piaceri del sabato sera\u201d (1979) vengono riportati alcuni commenti di Radio Popolare sulla disco music: \u201cSiamo dialettici, aperti e possibilisti per molte cose, addirittura pluralisti sulla visione del mondo, certe volte, di vedute larghe e larghissime anche in campo culturale, ma la Disco Music proprio non la digeriamo: gi\u00e0 le copertine danno una punta di malore, il vinile diventa subito materiale a cui ci sentiamo refrattari e ci rende scostanti. Inutile insistere\u2026\u201d (pag. 62). <\/span><\/span><\/em><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">E&#8217; vero, la <em>disco music<\/em> non apparteneva al territorio di Radio Popolare. Tra l&#8217;altro, ad un certo punto, dopo il film &#8220;La febbre del sabato sera&#8221;, le discoteche iniziarono a non avere pi\u00f9 il grande successo che avevano prima e i gestori pi\u00f9 intelligenti capirono che bisognava iniziare a proporre un mercoled\u00ec rock. Questo fu il caso dell&#8217; &#8220;Odissea 2001&#8221; e di altre discoteche. Anche oggi, le discoteche che sono rimaste attive propongono pi\u00f9 offerte musicali in giorni o piste da ballo differenti. Questo fenomeno sta a sottolineare che, appunto, nei primi anni &#8217;80 il modello dominante della <em>disco music<\/em> si stava iniziando ad incrinare.<\/span><\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 19px;\"> \u00a0 <\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong style=\"font-size: 13px; line-height: 19px;\"><em>Milano \u00e8 anche la citt\u00e0 in cui hanno sede le grandi case discografiche: che rapporto c&#8217;era con loro?<\/em><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ovviamente nessuno, tuttavia ci fu un tentativo di rompere questo monopolio: era la <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Cramps\"><em>Cramps Records<\/em><\/a>, che pubblicava gli Area, John Cage e musica non <em>mainstream.<\/em> <\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Un altro grande editore, che <em>a latere<\/em> aveva anche una piccola casa di produzione che promuoveva i giovani, era <em>Sugar Music.<\/em><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Tra i miei amici, qualcuno aveva un complesso musicale: prima dei centri sociali, si suonava nei <em>box<\/em> e generalmente <em>cover<\/em>. Ricordo un gruppo che suonava una musica a met\u00e0 tra funky, melodico e jazz e si chiamava &#8220;Civilt\u00e0 mediterranea&#8221;: i componenti della band abitavano nel quartiere <span style=\"color: #000000;\">Gallaratese, che frequentavo,<\/span>e spesso li ascoltavo l\u00ec perch\u00e9 erano il gruppo di riferimento della mia zona. Poi mi sono spostato al Circolo Giovanile Antifascista Gallaratese \u201cVia Lampugnano 142\u201d.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">In seguito, negli anni \u201980, si diffuse la pratica dell&#8217;autoproduzione da parte delle prime band punk, nel senso che si autoregistravano e diffondevano le cassette, senza mediatori.<\/span><\/span><span style=\"font-size: 13px; line-height: 19px;\"> \u00a0 <\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong style=\"font-size: 13px; line-height: 19px;\"><em><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">La fine degli anni \u201970 in Gran Bretagna e negli Stati Uniti testimonia la diffusione della musica e del movimento punk. Cosa succedeva a Milano?<\/span><\/span><\/em><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il punk ha avuto un grosso sviluppo a Milano, soprattutto quando nel 1979 il movimento politico aveva iniziato ad offuscarsi. Alcuni erano andati a Londra ed avevano iniziato a familiarizzare con l&#8217;area politica e culturale londinese portando, una volta rientrati a Milano, gli schemi del punk sia in termini musicali sia estetici, ossia nel modo di vestirsi (di quel periodo sono i primi negozi punk milanesi). Il luogo dove avvenne l\u2019elaborazione del movimento punk era la <em>Casa Occupata di via Correggio:<\/em> ricordo che ci fu un grosso dibattito, se cantare in inglese oppure no, perch\u00e9 alcuni iniziavano a rivendicare un punk italiano anche nella lingua. Ma questo riguardava una generazione successiva alla mia, quindi io non ero particolarmente coinvolto.<\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/vicololavandai01.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-4433 aligncenter\" alt=\"vicololavandai01\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/vicololavandai01-300x225.jpg\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/vicololavandai01-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/vicololavandai01.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Milano com&#8217;era: il Vicolo dei Lavandai. Credit: <a href=\"http:\/\/www.milanofree.it\/images\/stories\/monumenti\/vicololavandai01.jpg\">qui.<\/a><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\n<p style=\"text-align: left;\"><em style=\"font-size: 13px;\"><strong><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Negli anni &#8217;70 si assiste ad un interesse nei confronti della musica e delle tradizioni popolari: pensiamo, ad esempio, all&#8217;Istituto De Martino fondato nel 1966.\u00a0<\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Qual era il rapporto di Milano con la tradizione, dal punto di vista musicale?<\/span><\/span><\/strong><\/em><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Qui a Milano c&#8217;era la tradizione delle <strong>osterie<\/strong> dei Navigli, in cui si suonavano le canzoni popolari, di lotta o legate alla malavita. Oggi, come sai, i Navigli sono stati <em>gentrificati<\/em> ma, quando io ero giovane, era una zona molto popolare, costellata da osterie dove si mangiava e si beveva con poco, c&#8217;erano spesso atmosfere fumose, molte persone, i vecchietti che giocavano a carte, si suonava e si cantava le canzoni della tradizione milanese e delle aree limitrofe. Un&#8217;osteria si chiamava &#8220;Il Brumista&#8221;, tra quelle che ricordo. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Oggi, ovviamente, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9.<\/span><\/span> <span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Come ti dicevo all&#8217;inizio, i locali aperti in citt\u00e0 erano pochi per\u00f2 c\u2019era un&#8217;altra area, oltre ai Navigli, dove si andava ad ascoltare musica: era Brera, anche se l\u00ec si suonava una musica pi\u00f9 legata al virtuosismo, soprattutto jazz. Io e i miei amici non frequentavamo quella zona perch\u00e9 ci andavano soprattutto i rampolli della Milano bene.<\/span><\/span> <span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4425-5\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/navigli.mp3?_=5\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/navigli.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/navigli.mp3<\/a><\/audio><\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Quindi possiamo dire che Milano era divisa in zone, dal punto di vista dell&#8217;offerta di intrattenimento?<\/span><\/span><\/em><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">S\u00ec, non c&#8217;era solo una divisione in zone ma anche in generazioni. Il Naviglio era popolare, abitato da persone nate a Milano che poi hanno subito la grande ondata migratoria dei meridionali, che erano andati ad abitare l\u00ec perch\u00e9 le case di ringhiera costavano poco. Nelle osterie si trovavano, come dicevo prima, ceti popolari che cantavano le canzoni della tradizione milanese e lombarda in generale. Ortica e Lambrate erano altre zone che assomigliavano ai Navigli nelle dinamiche di cui parlavo prima.<\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Torniamo alla presenza meridionale ai Navigli, in quegli anni. Spesso, per i migranti, parlare la propria lingua o il dialetto e ascoltare la musica dei propri territori d\u2019origine \u00e8 un modo, stando lontani, di sentirsi a casa. Ti \u00e8 mai capitato di percepirlo a Milano?<\/span><\/span><\/em><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">S\u00ec, certo. Quando si passava da <strong>via Vigevano<\/strong>, che era abitata in gran parte da operai dell&#8217;Alfa Romeo di provenienza meridionale, si sentiva provenire dalle case canzoni napoletane, romane, etc. Anche questo era un modo per designare l&#8217;area dei Navigli come zona popolare. Tuttavia i meridionali non avevano, che io sappia, un locale dove incontrarsi e ascoltare (e magari ballare) le musiche della loro tradizione; lo potevano fare solo in casa. <\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Nel 1979 esce sul mercato il Walkman prodotto dalla Sony. In una citt\u00e0 come Milano, che sicuramente all&#8217;epoca era la citt\u00e0 pi\u00f9 aggiornata in Italia, vedevi giovani che camminavano con le cuffie?<\/span><\/span><\/em><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">A Milano il Walkman ha impiegato molto tempo per affermarsi. D&#8217;altra parte, all&#8217;epoca, le tecnologie erano molto costose. Io mi ricordo che il primo Betamax della Sony costava una fortuna. Il Walkman era un lusso, quindi i tempi di entrata nell&#8217;uso popolare furono molto lunghi, nell&#8217;ordine di 7-8 anni perch\u00e9 si diffondesse un po&#8217; come oggi il lettore Mp3 portatile.<\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Quindi, essendo il Walkman piuttosto raro, rappresentava anche uno status symbol e il segno di appartenenza ad una classe sociale agiata.<\/span><\/span><\/em><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">S\u00ec, non era come adesso. Anche l&#8217;iPod, quando \u00e8 stato immesso sul mercato americano nel 2001, non aveva costi improponibili. Oggi quasi tutti camminano indossando le cuffie; a quei tempi a me a Milano, in un giorno intero, capitava di vedere al massimo una o due persone camminare con il Walkman.<\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Arriviamo agli anni \u201980: c&#8217;\u00e8 un film intitolato &#8220;<a href=\" http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Decoder_(film)\">Decode<\/a>r&#8221;<\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">\u00a0che contestava la musica commerciale, meglio nota come Muzak, oggetto delle contestazioni di cui parlavi prima. Tu sei stato uno dei fondatori della rivista &#8220;<\/span><\/span><\/strong><\/em><a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Decoder_(rivista)\"><strong><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Decoder<\/span><\/span><\/strong><\/a><em><strong><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">&#8220;: vuoi raccontarci quella esperienza?<\/span><\/span><\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong> <\/strong><\/em> <span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Per quanto riguarda la storia della rivista, posso dirti che noi che l\u2019abbiamo fondata avevamo vissuto una stagione che aveva messo fine a delle grandi speranze.\u00a0<\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Dopo il 1979, ci sentivamo come sulle montagne russe in discesa: pensavamo che ci fossero grandi novit\u00e0 ad aspettarci ma invece succedeva che alcuni amici morivano di eroina e molti, compreso me, iniziarono a rifugiarsi nella famiglia, nello studio o nel successo personale.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">In questa dimensione alquanto scoraggiante, ci trovammo una sera con due protagonisti del punk milanese, che nel frattempo si era esaurito, ovvero Gomma e Valvola. Loro erano persone con una storia molto diversa dalla mia: avendo fatto parte del movimento punk, avevano un&#8217;indole pi\u00f9 trasversale della mia, avevano conosciuto <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Primo_Moroni\"><em>Primo Moroni<\/em><\/a> e curato la libreria <a href=\"http:\/\/www.inventati.org\/apm\/\"><em>Calusca<\/em><\/a>, io invece ero pi\u00f9 \u201cpolitico\u201d.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Cos\u00ec, anche assieme ad un mio compagno di scuola che era stato attivo in Avanguardia Operaia, abbiamo deciso di porci il problema di creare una rivista underground che, fuori dalle logiche ideologiche dei giornali disponibili a quel tempo, riuscisse ad affrontare i grandi nodi che stavano iniziando a presentarsi, primo fra tutti, le<strong> innovazioni tecnologiche<\/strong>.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Senza scomodare i grandi pensatori, avevamo capito che la tecnologia avrebbe potuto cambiare la vita delle persone: \u00e8 stata un&#8217;intuizione di trent&#8217;anni fa ma accade oggi! <\/span><\/span> <span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Per quanto fosse molto eclettico e si occupasse di tanti argomenti che andavano dalle posizioni politiche, all&#8217;analisi delle droghe, ai fumetti, <em>Decoder<\/em> gi\u00e0 anticipava aspetti neo-luddisti o comunque preoccupanti: pensiamo ad Orwell, ad esempio.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Presto iniziammo ad aggredire il nodo <a href=\" http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Bulletin_board_system\"><em><strong>BBS<\/strong><\/em><\/a> (Bullettin Board System<\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">), perch\u00e9 avevamo capito che le BBS sarebbero state uno dei vettori di distribuzione successivi. Abbiamo affrontato anche argomenti musicali, soprattutto presentando gruppi di avanguardia ma, come dicevo prima, gli argomenti erano davvero tanti: si andava dall&#8217;intervista alle telefoniste hard, alla poesia, ai fumetti antiproibizionisti. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">L&#8217;importante era tenere insieme tutti questi pezzi cercando un nuovo livello che non fosse quello stantio e gi\u00e0 schierato delle riviste che si pubblicavano all&#8217;epoca: noi volevamo uscire dalla prevedibilit\u00e0 di quelle riviste, proponendo qualcosa di nuovo.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4425-6\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/decoder.mp3?_=6\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/decoder.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/decoder.mp3<\/a><\/audio><\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ci eravamo accorti del potenziale pericolo latente nelle tecnologie e avevamo iniziato ad assecondare gli <em>ethic frontier<\/em> americani che, tuttavia, mantenevano posizioni liberali e con le nostre storie di militanza non avevano nulla da spartire. Gomma era punk, Valvola era libertario e io ero un post-comunista: a parte le nostre diverse provenienze, avevamo visto i rischi insiti nelle nuove tecnologie e mi sembra che oggi siano diventati reali e concreti (tracciabilit\u00e0 del GPS, telefono cellulare, bancomat, etc.). <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Francamente, avrei sperato che almeno le istanze successive avessero preso in mano il testimone ma cos\u00ec non \u00e8 stato: tranne varie individualit\u00e0 che hanno posto il problema, mi sarei aspettato un movimento pi\u00f9 collettivo.\u00a0<\/span><\/span><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Forse oggi siamo siamo in un momento in cui le soggettivit\u00e0 emergono e il collettivo non ha pi\u00f9 la forza propulsiva di un tempo.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><em>Decoder<\/em> ha significato questo: \u00e8 stato un segnale di pericoli possibili e di potenziali opportunit\u00e0: sarebbe potuto essere un momento importante per tutti, legato ai beni e ai saperi comuni ma mi sembra che invece ci sia stata una virata verso il piano del controllo e questo mi preoccupa e mi rattrista molto.<\/span><\/span> \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 <em><strong>\u00a0<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Giampaolo Capisani, milanese, \u00e8\u00a0docente di Italiano e Storia\u00a0presso Liceo psicopedagogico &#8220;S. Quasimodo&#8221; di Magenta. E&#8217; tra i fondatori della rivista internazionale underground &#8220;Decoder&#8221; per la quale, con lo pseudonimo di Ulisse Spinosi, ha scritto diversi interventi. E&#8217; specializzato in storia dell\u2019 Unione Sovietica all\u2019Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi e ha tenuto corsi e seminari a Milano e a Parigi.\u00a0Ha curato l\u2019edizione di diversi volumi di geografia economica di editoria scolastica per l\u2019Istituto Geografico De Agostini (Novara) oltre alle voci dei nuovi paesi formatisi tra il 1990 e il 1999 de \u201c\u00a0Il grande atlante economico politico-sociale\u201d per Peruzzo Editore (Milano). Con il nome di penna di Leo Mantovani, \u00e8 articolista del settimanale finanziario &#8220;Borsa e Finanza&#8221; e di &#8220;Affari e Finanza&#8221; (supplemento economico al quotidiano La Repubblica) su temi riguardanti i mercati emergenti, le materie prime (petrolio, idrocarburi, metalli preziosi, diamanti, etc.) e i relativi equilibri geopolitici. Suoi interventi sono comparsi anche in &#8220;Linea d\u2019ombra&#8221;; &#8220;Giano.Pace-ambiente-problemi globali&#8221;; &#8220;Guerre &amp; Pace&#8221;; &#8220;Lyon Mag\u2019&#8221;. Nel 2000 ha assunto la direzione della collana editoriale &#8220;a-change&#8221; che ha esordito pubblicando il saggio di Michael Hardt, \u201cGilles Deleuze. Un apprendistato in filosofia\u201d. \u00a0 &nbsp; In che contesto musicale hai vissuto la tua adolescenza a Milano? C&#8217;era un periodo a Milano, intorno agli anni &#8217;70, in cui i semafori diventavano intermittenti verso le 8 di sera: il flusso di persone era piuttosto rado ed era costituito prevalentemente da militanti politici, come me e i miei amici, e da cani sciolti. I locali aperti, e che frequentavo, erano pochi: &#8220;Stalingrado&#8221;, &#8220;Operetta&#8221;, &#8220;Il punto rosso&#8221; e qualcun altro che apriva ma chiudeva dopo pochi mesi. Il grosso afflusso, invece, avveniva nel corso delle riunioni politiche, di pomeriggio o di sera: non a caso l&#8217;idea di Radio Popolare nacque per coordinare quelle riunioni, coinvolgendo le persone attraverso la musica. Milano era una piazza molto difficile per i concerti, perch\u00e9 venivano sempre contestati: da Santana a De Gregori, Frank Zappa, Joan Baez, John Cage&#8230;\u00a0Il concerto non era un luogo di aggregazione: ci si andava per contestare il cosiddetto &#8220;Muzak&#8221;. \u00a0 &nbsp; L&#8217;evento importante di quegli anni, per quanto riguarda la musica, fu quello organizzato al Parco Lambro nel 1976 a cui parteciparono artisti che non conoscevamo e che quindi non potevamo contestare! Il concerto era stato organizzato da noi, ossia da un grande gruppo che coinvolgeva Lotta Continua, PdUP e Autonomia Operaia. Fu un evento grande e partecipato, diverso dai concerti ufficiali che di solito erano organizzati da David Zard, impresario musicale. \u00a0 &nbsp; Le riviste musicali pi\u00f9 diffuse a Milano erano quattro: &#8220;Ciao 2001&#8221; che era fortemente istituzionale, &#8220;Gong&#8221; dal taglio underground, &#8220;Muzak&#8221; che era molto severa nei confronti della musica commerciale e, pi\u00f9 tardi, &#8220;Musica 80&#8221;. Personalmente leggevo soprattutto riviste politiche. C&#8217;era un giornale, &#8220;Rosso&#8221;, che era nato come rivista underground e aveva come animatori, tra gli altri, Jacopo Fo e Marco Barbone. Il giornale, di solito, come impostazione editoriale, conduceva una grossa critica al Re Nudo, alla famiglia e alle istituzioni, ma anche alla morale corrente e al lavoro con le sue contraddizioni. Gli argomenti musicali venivano affrontati con commenti e schede critiche. In seguito &#8220;Rosso&#8221; \u00e8 cambiato ed \u00e8 diventato il giornale politico dell&#8217;Autonomia Operaia milanese, occupandosi marginalmente di musica con gli interventi di &#8220;Mingus&#8221;, che si occupava di jazz. \u00a0 &nbsp; Che musica ascoltavi e attraverso quali canali te ne fornivi? Prima dell&#8217;avvento delle radio, io ascoltavo musica molto selezionata, di solito rock e progressive: Area, Frank Zappa, etc.\u00a0Con le radio l&#8217;offerta ovviamente si allarg\u00f2, soprattutto presentando i nuovi cantautori. A Milano, solo per citare la prima radio esemplificativa, c\u2019era Canale 96, che aveva raccolto Radio Popolare. I cantautori milanesi pi\u00f9 ascoltati erano Claudio Rocchi, Eugenio Finardi e pochi altri: erano molto seguiti anche perch\u00e9 esprimevano bene lo stato d&#8217;animo del movimento politico di cui facevo parte. Io, per\u00f2, preferivo i cantautori bolognesi ossia Francesco Guccini e Claudio Lolli. Per quanto riguarda i canali di diffusione della musica, oltre alle radio, c\u2019erano le musicassette duplicate che ci scambiavamo tra amici. Io non ho mai avuto l\u2019impianto stereo completo per\u00f2 chi lo aveva riusciva a registrare dal disco alle cassette, che poi distribuiva a scuola, creando una vera e propria catena distributiva oltre che condivisione di sapere. I negozi, ovviamente, erano importanti per conoscere e acquistare le novit\u00e0: di solito si andava da &#8220;Cat\u00f9&#8221; in via Torino, bandiera del punk, &#8220;Rasputin&#8221; in piazza Cinque Giornate e &#8220;Mariposa&#8221; a Porta Romana. C&#8217;erano anche molti piccoli negozi, generalmente poco forniti, che per\u00f2 erano i punti di riferimento dei singoli quartieri.Tra di noi ascoltavamo Genesis, Pink Floyd, Gentle Giant, Emerson Lake &amp; Palmer, Frank Zappa, Led Zeppelin, Neil Youg, i cantautori italiani citati prima, Grateful Dead, Jefferson Airplane, etc. ma sempre in una dinamica di apertura e di non ghettizzazione, nel senso che alle feste che organizzavamo si poteva ascoltare &#8220;La locomotiva&#8221; di Guccini alternata a &#8220;Another brick in the wall&#8221; o &#8220;Somebody to love &#8221; dei Jefferson Airplane. \u00a0 &nbsp; Prima parlavi di contestazioni: mi vengono in mente quelle in occasione della prima al &#8220;Teatro alla Scala&#8221; , tempio della musica istituzionale, e quella a John Cage al Teatro Lirico il 2 dicembre 1977 per &#8220;Empty Words&#8221;. Perch\u00e8 proprio a John Cage che \u00e8 l&#8217;anti-Scala per antonomasia? Nei confronti della Scala c&#8217;era un\u2019 organizzazione corale di tutto il movimento, soprattutto basata sulla rivendicazione del diritto di tutti alla musica classica e la contestazione aveva, evidentemente, delle motivazioni economiche e politiche. John Cage, invece, veniva criticato perch\u00e9 ritenuto eccessivamente cerebrale, non comprensibile, d&#8217;\u00e9lite. In effetti si assisteva ad una spaccatura perch\u00e9 da un lato c&#8217;erano coloro i quali difendevano Cage perch\u00e9 si trattava di musica d&#8217;avanguardia, dall&#8217;altro c&#8217;erano gruppi pi\u00f9 realisti e materialisti che proprio non lo capivano. Ci furono anche altre contestazioni come quella a Santana, al Vigorelli, che era criticato perch\u00e9 troppo commerciale; a Frank Zappa che fu contestato pi\u00f9 che altro per sabotare chi aveva organizzato il concerto; a De Gregori, che comunque ascoltavamo, ma [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[3],"tags":[67],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v14.9 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Intervista a Giampaolo Capisani, storico e insegnante. - Laghezza Architects<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/blog\/4425\/intervista-giampaolo-capisani-storico-e-insegnante\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_US\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Intervista a Giampaolo Capisani, storico e insegnante. - Laghezza Architects\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Giampaolo Capisani, milanese, \u00e8\u00a0docente di Italiano e Storia\u00a0presso Liceo psicopedagogico &#8220;S. Quasimodo&#8221; di Magenta. E&#8217; tra i fondatori della rivista internazionale underground &#8220;Decoder&#8221; per la quale, con lo pseudonimo di Ulisse Spinosi, ha scritto diversi interventi. E&#8217; specializzato in storia dell\u2019 Unione Sovietica all\u2019Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi e ha tenuto corsi e seminari a Milano e a Parigi.\u00a0Ha curato l\u2019edizione di diversi volumi di geografia economica di editoria scolastica per l\u2019Istituto Geografico De Agostini (Novara) oltre alle voci dei nuovi paesi formatisi tra il 1990 e il 1999 de \u201c\u00a0Il grande atlante economico politico-sociale\u201d per Peruzzo Editore (Milano). Con il nome di penna di Leo Mantovani, \u00e8 articolista del settimanale finanziario &#8220;Borsa e Finanza&#8221; e di &#8220;Affari e Finanza&#8221; (supplemento economico al quotidiano La Repubblica) su temi riguardanti i mercati emergenti, le materie prime (petrolio, idrocarburi, metalli preziosi, diamanti, etc.) e i relativi equilibri geopolitici. Suoi interventi sono comparsi anche in &#8220;Linea d\u2019ombra&#8221;; &#8220;Giano.Pace-ambiente-problemi globali&#8221;; &#8220;Guerre &amp; Pace&#8221;; &#8220;Lyon Mag\u2019&#8221;. Nel 2000 ha assunto la direzione della collana editoriale &#8220;a-change&#8221; che ha esordito pubblicando il saggio di Michael Hardt, \u201cGilles Deleuze. Un apprendistato in filosofia\u201d. \u00a0 &nbsp; In che contesto musicale hai vissuto la tua adolescenza a Milano? C&#8217;era un periodo a Milano, intorno agli anni &#8217;70, in cui i semafori diventavano intermittenti verso le 8 di sera: il flusso di persone era piuttosto rado ed era costituito prevalentemente da militanti politici, come me e i miei amici, e da cani sciolti. I locali aperti, e che frequentavo, erano pochi: &#8220;Stalingrado&#8221;, &#8220;Operetta&#8221;, &#8220;Il punto rosso&#8221; e qualcun altro che apriva ma chiudeva dopo pochi mesi. Il grosso afflusso, invece, avveniva nel corso delle riunioni politiche, di pomeriggio o di sera: non a caso l&#8217;idea di Radio Popolare nacque per coordinare quelle riunioni, coinvolgendo le persone attraverso la musica. Milano era una piazza molto difficile per i concerti, perch\u00e9 venivano sempre contestati: da Santana a De Gregori, Frank Zappa, Joan Baez, John Cage&#8230;\u00a0Il concerto non era un luogo di aggregazione: ci si andava per contestare il cosiddetto &#8220;Muzak&#8221;. \u00a0 &nbsp; L&#8217;evento importante di quegli anni, per quanto riguarda la musica, fu quello organizzato al Parco Lambro nel 1976 a cui parteciparono artisti che non conoscevamo e che quindi non potevamo contestare! Il concerto era stato organizzato da noi, ossia da un grande gruppo che coinvolgeva Lotta Continua, PdUP e Autonomia Operaia. Fu un evento grande e partecipato, diverso dai concerti ufficiali che di solito erano organizzati da David Zard, impresario musicale. \u00a0 &nbsp; Le riviste musicali pi\u00f9 diffuse a Milano erano quattro: &#8220;Ciao 2001&#8221; che era fortemente istituzionale, &#8220;Gong&#8221; dal taglio underground, &#8220;Muzak&#8221; che era molto severa nei confronti della musica commerciale e, pi\u00f9 tardi, &#8220;Musica 80&#8221;. Personalmente leggevo soprattutto riviste politiche. C&#8217;era un giornale, &#8220;Rosso&#8221;, che era nato come rivista underground e aveva come animatori, tra gli altri, Jacopo Fo e Marco Barbone. Il giornale, di solito, come impostazione editoriale, conduceva una grossa critica al Re Nudo, alla famiglia e alle istituzioni, ma anche alla morale corrente e al lavoro con le sue contraddizioni. Gli argomenti musicali venivano affrontati con commenti e schede critiche. In seguito &#8220;Rosso&#8221; \u00e8 cambiato ed \u00e8 diventato il giornale politico dell&#8217;Autonomia Operaia milanese, occupandosi marginalmente di musica con gli interventi di &#8220;Mingus&#8221;, che si occupava di jazz. \u00a0 &nbsp; Che musica ascoltavi e attraverso quali canali te ne fornivi? Prima dell&#8217;avvento delle radio, io ascoltavo musica molto selezionata, di solito rock e progressive: Area, Frank Zappa, etc.\u00a0Con le radio l&#8217;offerta ovviamente si allarg\u00f2, soprattutto presentando i nuovi cantautori. A Milano, solo per citare la prima radio esemplificativa, c\u2019era Canale 96, che aveva raccolto Radio Popolare. I cantautori milanesi pi\u00f9 ascoltati erano Claudio Rocchi, Eugenio Finardi e pochi altri: erano molto seguiti anche perch\u00e9 esprimevano bene lo stato d&#8217;animo del movimento politico di cui facevo parte. Io, per\u00f2, preferivo i cantautori bolognesi ossia Francesco Guccini e Claudio Lolli. Per quanto riguarda i canali di diffusione della musica, oltre alle radio, c\u2019erano le musicassette duplicate che ci scambiavamo tra amici. Io non ho mai avuto l\u2019impianto stereo completo per\u00f2 chi lo aveva riusciva a registrare dal disco alle cassette, che poi distribuiva a scuola, creando una vera e propria catena distributiva oltre che condivisione di sapere. I negozi, ovviamente, erano importanti per conoscere e acquistare le novit\u00e0: di solito si andava da &#8220;Cat\u00f9&#8221; in via Torino, bandiera del punk, &#8220;Rasputin&#8221; in piazza Cinque Giornate e &#8220;Mariposa&#8221; a Porta Romana. C&#8217;erano anche molti piccoli negozi, generalmente poco forniti, che per\u00f2 erano i punti di riferimento dei singoli quartieri.Tra di noi ascoltavamo Genesis, Pink Floyd, Gentle Giant, Emerson Lake &amp; Palmer, Frank Zappa, Led Zeppelin, Neil Youg, i cantautori italiani citati prima, Grateful Dead, Jefferson Airplane, etc. ma sempre in una dinamica di apertura e di non ghettizzazione, nel senso che alle feste che organizzavamo si poteva ascoltare &#8220;La locomotiva&#8221; di Guccini alternata a &#8220;Another brick in the wall&#8221; o &#8220;Somebody to love &#8221; dei Jefferson Airplane. \u00a0 &nbsp; Prima parlavi di contestazioni: mi vengono in mente quelle in occasione della prima al &#8220;Teatro alla Scala&#8221; , tempio della musica istituzionale, e quella a John Cage al Teatro Lirico il 2 dicembre 1977 per &#8220;Empty Words&#8221;. Perch\u00e8 proprio a John Cage che \u00e8 l&#8217;anti-Scala per antonomasia? Nei confronti della Scala c&#8217;era un\u2019 organizzazione corale di tutto il movimento, soprattutto basata sulla rivendicazione del diritto di tutti alla musica classica e la contestazione aveva, evidentemente, delle motivazioni economiche e politiche. John Cage, invece, veniva criticato perch\u00e9 ritenuto eccessivamente cerebrale, non comprensibile, d&#8217;\u00e9lite. In effetti si assisteva ad una spaccatura perch\u00e9 da un lato c&#8217;erano coloro i quali difendevano Cage perch\u00e9 si trattava di musica d&#8217;avanguardia, dall&#8217;altro c&#8217;erano gruppi pi\u00f9 realisti e materialisti che proprio non lo capivano. Ci furono anche altre contestazioni come quella a Santana, al Vigorelli, che era criticato perch\u00e9 troppo commerciale; a Frank Zappa che fu contestato pi\u00f9 che altro per sabotare chi aveva organizzato il concerto; a De Gregori, che comunque ascoltavamo, ma [&hellip;]\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/blog\/4425\/intervista-giampaolo-capisani-storico-e-insegnante\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Laghezza Architects\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2013-12-04T10:06:01+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2013-12-05T09:14:00+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/maxresdefault-292x300.jpg\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/#website\",\"url\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/\",\"name\":\"Laghezza Architects\",\"description\":\"\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/?s={search_term_string}\",\"query-input\":\"required name=search_term_string\"}],\"inLanguage\":\"en-US\"},{\"@type\":\"ImageObject\",\"@id\":\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/blog\/4425\/intervista-giampaolo-capisani-storico-e-insegnante\/#primaryimage\",\"inLanguage\":\"en-US\",\"url\":\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/maxresdefault-292x300.jpg\"},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/blog\/4425\/intervista-giampaolo-capisani-storico-e-insegnante\/#webpage\",\"url\":\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/blog\/4425\/intervista-giampaolo-capisani-storico-e-insegnante\/\",\"name\":\"Intervista a Giampaolo Capisani, storico e insegnante. - Laghezza Architects\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/blog\/4425\/intervista-giampaolo-capisani-storico-e-insegnante\/#primaryimage\"},\"datePublished\":\"2013-12-04T10:06:01+00:00\",\"dateModified\":\"2013-12-05T09:14:00+00:00\",\"author\":{\"@id\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/#\/schema\/person\/5c5e588ff43814fbaf4a73d097517b22\"},\"inLanguage\":\"en-US\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/blog\/4425\/intervista-giampaolo-capisani-storico-e-insegnante\/\"]}]},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/#\/schema\/person\/5c5e588ff43814fbaf4a73d097517b22\",\"name\":\"Eugenia Laghezza\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"@id\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/#personlogo\",\"inLanguage\":\"en-US\",\"url\":\"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/3da3f9a2e9bed0f6d89cbc17e9d00421?s=96&d=mm&r=g\",\"caption\":\"Eugenia Laghezza\"},\"description\":\"Nel 2008, dopo la laurea in Architettura presso il Politecnico di Milano (Campus Leonardo) e il Master in I-Design presso la Domus Academy di Milano ed alcune esperienze all'estero, l\\u2019arch. 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