{"id":4343,"date":"2013-11-04T20:24:06","date_gmt":"2013-11-04T19:24:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/?p=4343"},"modified":"2016-07-26T20:51:17","modified_gmt":"2016-07-26T18:51:17","slug":"intervista-elanor-colleoni-sociologa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/blog\/4343\/intervista-a-elanor-colleoni-sociologa\/","title":{"rendered":"Intervista a Elanor Colleoni, sociologa ed esperta di nuovi media"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/elanor.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone  wp-image-4344\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/elanor-300x275.jpg\" alt=\"elanor\" width=\"240\" height=\"220\" srcset=\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/elanor-300x275.jpg 300w, https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/elanor.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 240px) 100vw, 240px\" \/><\/a>\u00a0\u00a0<em>Elanor Colleoni\u00a0\u00a0e&#8217; sociologa esperta di nuovi media. Si occupa approfonditamente di dinamiche sociali e media digitali. Ha lavorato presso l&#8217;Universita&#8217; di Milano e la Copenhagen Business School. \u00a0<a href=\"http:\/\/cbs.academia.edu\/ElanorColleoni\"><strong>Qui<\/strong> <\/a>le sue pubblicazioni.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Quali sono i presupposti del movimento peer to peer? Come e perch\u00e9 si \u00e8 diffuso?<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Secondo me, il presupposto principale del movimento <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Peer-to-peer\"><strong><em>peer to peer<\/em><\/strong><\/a>\u00a0(p2p) e il motivo per cui si \u00e8 diffuso \u00e8 che si poneva fortemente come una trasformazione generazionale: l&#8217;idea era quella di condividere una cultura giovanile in cui, ad esempio, la musica fosse un elemento caratterizzante. Inoltre, l&#8217;accesso e l&#8217;utilizzo di certe tecnologie, in un modo molto orientato all&#8217;hacking, era proprio delle nuove generazioni: chi per la prima volta si trovava ad usare il computer aveva un approccio diverso da quello di oggi, perch\u00e9 un tempo, nei primi anni \u201990, non era cos\u00ec <em>user oriented<\/em> e quindi bisognava creare tutto da soli. Di conseguenza, il computer era visto come una macchina e avvicinarsi alla tecnologia era un atto critico, perch\u00e9 c&#8217;era il desiderio di esprimere, con quei mezzi, la propria personalit\u00e0. Dal punto di vista teorico, ricordo che agli inizi si ripeteva spesso l&#8217;idea che la nostra formazione culturale fosse il risultato della <em>traduzione<\/em> di qualcosa che esisteva gi\u00e0: ci\u00f2 significa che la cultura non poteva mai essere propriet\u00e0 di qualcuno, perch\u00e9 era sempre frutto di una storia che si poteva trasformare e che, in seguito, qualcun altro avrebbe continuato a modificare. Si rifletteva molto sul concetto di prodotto culturale e, solo in una fase successiva, di propriet\u00e0: all&#8217;inizio tutti intervenivano, trasformavano, creavano insieme dei contenuti ma, in seguito, ci si scontr\u00f2 sul diritto d&#8217;autore di quelle creazioni. Pertanto, emerse la questione della propriet\u00e0 intellettuale e il discorso divent\u00f2 ancora pi\u00f9 politico, aprendo vari fronti tra cui quello giudiziario e delle battaglie legali.<\/p>\n<!--[if lt IE 9]><script>document.createElement('audio');<\/script><![endif]-->\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4343-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/p2p.mp3?_=1\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/p2p.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/p2p.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Il formato MP3 \u00e8 stato una vera e propria rivoluzione nell&#8217;ambito della riproduzione e della condivisione musicale. E\u2019 significativo che il primo sistema per condividere contenuti protetti da copyright sia stato <\/strong><\/em><a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Napster\">Napster<\/a> <em><strong>che, appunto, permetteva il file sharing di MP3, ovvero di contenuti audio. <\/strong> <strong>Perch\u00e9 le prime forme di file sharing erano proprio di musica?<\/strong><\/em><\/p>\n<p>L&#8217; <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/MP3\"><strong>MP3<\/strong><\/a>, dal punto di vista tecnico, \u00e8 stato molto importante perch\u00e9 all&#8217;inizio non si poteva concepire la condivisione di un video, per il fatto che l&#8217;estensione del file era molto grande e la connessione a internet era molto debole, non potendo supportare questo tipo di scambio; la musica era contenuta in file MP3 compressi e di dimensioni ridotte e, quindi, pi\u00f9 facilmente condivisibili. Questo \u00e8 il motivo tecnico che spiega perch\u00e9 la musica \u00e8 stata il primo tipo di contenuti ad essere condiviso, al di l\u00e0 del fatto che, come dicevamo prima, essa \u00e8 un collante per i giovani che erano i veri protagonisti del movimento di scambio e condivisione online. La rivoluzione dell&#8217;MP3 risiede nel fatto che si era riusciti a comprimere i contenuti audio talmente tanto da permettere una loro facile diffusione. Inoltre, da ci\u00f2 era derivato un modo per tutelarsi dal punto di vista legale: infatti, essendoci una compressione dei contenuti audio, da un lato si riusciva a condividere facilmente il file, dall&#8217;altro, poich\u00e9 inevitabilmente si riduceva la qualit\u00e0 finale, ci si riusciva a tutelare perch\u00e9 il file in formato MP3 non veniva interpretato come una copia.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/manifesto.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-4346 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/manifesto-197x300.jpg\" alt=\"manifesto\" width=\"197\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/manifesto-197x300.jpg 197w, https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/manifesto-673x1024.jpg 673w, https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/manifesto.jpg 1721w\" sizes=\"(max-width: 197px) 100vw, 197px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Manifesto Hackmeeting 2009. Credit: <a href=\"http:\/\/www.hackmeeting.org\/hackit09\/propaganda#903\">qui<\/a><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\n<p>\u00a0<em><strong>Nel 2009 sei stata uno degli organizzatori dell&#8217;\u00a0<\/strong><\/em><a href=\"http:\/\/www.hackmeeting.org\/hackit09\/\">Hackmeeting<\/a><em><strong>\u00a0di Milano presso il \u00a0C. S. \u201cFornace\u201d di Rho. <\/strong> <strong>Ti ricordi se si discuteva delle questioni del file sharing musicale?<\/strong><\/em><\/p>\n<p>L&#8217;Italia \u00e8 un contesto un po&#8217; particolare: l&#8217; Hackmeeting italiano e spagnolo sono molto politicizzati mentre quello tedesco, ad esempio, \u00e8 molto tecnico e meno politicizzato. Da noi l&#8217;idea del <em>file sharing<\/em> \u00e8 stata interpretata come concetto di uguaglianza: la cultura \u00e8 sempre stata in mano a chi poteva permettersela (concerti o teatro a pagamento) e, quindi, si proponevano altri modi per aver accesso ad essa, dando democraticamente la possibilit\u00e0 a tutti di fruirne. A parte l\u2019MP3 di cui abbiamo parlato prima, il Torrent \u00e8 stato un&#8217;altra grande invenzione, che ha permesso una diffusione molto ampia di contenuti culturali. Questo succede perch\u00e9 \u00a0il Torrent ottimizza la condivisione e poi, indicizzando e usando un file che sta su un server centrale a cui connettersi per poter effettuare un download, l&#8217;utente ha una protezione in pi\u00f9 perch\u00e9 non si \u00e8 precisamente individuabili in quanto singoli, come invece succedeva prima. La connessione internet \u00e8 a banda larga, il sistema di condivisione \u00e8 stato ottimizzato, l&#8217;utente \u00e8 pi\u00f9 protetto e condividere \u00e8 diventato pi\u00f9 semplice e diffuso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>I software open source, a tuo avviso, hanno cambiato il modo di creare e di condividere musica? Secondo te, dal punto di vista di un musicista, quali sono i benefici del file sharing di musica?<\/strong><\/em> <b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p>L&#8217;<em>open source<\/em> ha fatto parte del movimento <em>p2p<\/em> nel senso che, innanzitutto, ha aiutato a costruirne le idee. Inoltre, le modalit\u00e0 su cui si basa il movimento open source permettevano di sentirsi parte di una comunit\u00e0 e quindi ogni singolo poteva contribuire alla costruzione di qualcosa di condiviso; questo ha dato un\u2019 &#8220;identit\u00e0&#8221; a chi praticava il <em>file sharing<\/em>, anche supportandosi da un punto di vista legale perch\u00e9 la comunit\u00e0 avrebbe sempre supportato i propri componenti. L&#8217;open source ha, in un certo senso, istituzionalizzato una trasformazione nell&#8217;approccio alla costruzione di contenuti culturali online, creando un modello attraverso il concetto di comunit\u00e0.<\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4343-2\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/open-source.mp3?_=2\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/open-source.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/open-source.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la produzione musicale oggi, se una persona vuole, pu\u00f2 farlo da sola perch\u00e9 ci sono molti strumenti a portata di mano come i software per l\u2019editing o i <em>social network<\/em> per la promozione, che permettono di produrre e condividere. Infatti, i musicisti guadagnano molto di pi\u00f9 dalla condivisione perch\u00e9 da un lato si pu\u00f2 accrescere la propria popolarit\u00e0 e farsi naturalmente scegliere dal pubblico in modo diretto, senza dover passare da una etichetta discografica che seleziona. Inoltre, i musicisti hanno sempre guadagnato poco se venivano prodotti da altri, invece oggi \u00e8 possibile inserire un banner, nel proprio sito, in cui chiedere una donazione se la musica \u00e8 piaciuta agli ascoltatori: anche il <em>fund-raising<\/em>, quindi, \u00e8 diretto e senza mediazioni. Poi, c&#8217;\u00e8 anche la questione del diritto d&#8217;autore: un tempo, la condivisione dei contenuti o era totalmente libera oppure, se la si voleva limitare, si ricorreva al copyright; oggi le licenze\u00a0 Creative Commons permettono di scegliere con quali modalit\u00e0 rendere rigida o flessibile la paternit\u00e0 di un&#8217;opera e la sua condivisione.<\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4343-3\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/vantaggi.mp3?_=3\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/vantaggi.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/vantaggi.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Napster e gli altri sistemi che permettono la condivisione di materiale protetto da copyright di solito hanno avuto problemi con chi deteneva i diritti d\u2019autore. Conosci altre forme per il file sharing di musica?<\/em> <\/strong><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p>Un tempo c&#8217;era Napster: c&#8217;\u00e8 ancora oggi ma non con le modalit\u00e0 iniziali. Oggi Torrent e Tor sono i sistemi migliori.<\/p>\n<p><strong>S<em>econdo te, la battaglia \u201cprotezione-condivisione\u201d \u00e8 ancora difficile?<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Secondo me no, perch\u00e9 \u00e8 una battaglia gi\u00e0 persa. E&#8217; rischiosa perch\u00e9 chi vuole proteggere e tutelare i contenuti, di solito, spara nel mucchio e capita che puniscano un ragazzo adolescente, che ha scaricato una canzone, con una multa da migliaia di dollari. Quello che dovrebbero fare le case discografiche \u00e8 cambiare il loro approccio: qualcuno gi\u00e0 lo fa, ad esempio aprendo i contenuti con i <em>teaser<\/em> delle canzoni, in modo da avere un&#8217;anteprima online dell&#8217;album, prima di acquistarlo. Altri invece investono molto nel merchandising, ricavando non sulla vendita di album ma su ci\u00f2 che \u00e8 intorno, ovvero l&#8217;identit\u00e0 della band. Poi, \u00e8 importante anche mirare al target giusto: le nuove generazioni quasi non hanno il concetto che la musica si compri! Possiamo dire che materialmente, quindi, le pratiche <em>p2p<\/em> hanno raggiunto i propri obiettivi di condivisione, per\u00f2 ci sono ancora alcuni problemi dal punto di vista legislativo: ancora oggi, ogni volta che si scarica materiale &#8220;pirata&#8221;, si corre un rischio. Quando il <em>p2p<\/em> e il movimento del <em>file sharing<\/em> sono esplosi, c&#8217;erano Paesi in cui poter essere tutelati, magari solo perch\u00e9 in essi vigevano delle regole che non erano state ancora aggiornate: un esempio emblematico \u00e8 la Svezia. E&#8217; noto che proprio in Svezia le cose siano cambiate, come la vicenda <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/The_Pirate_Bay\"><strong>Pirate Bay<\/strong><\/a> ha dimostrato. Per\u00f2, secondo me, finch\u00e9 ci saranno degli interessi forti, come quelli delle grandi case discografiche, la strada sar\u00e0 tortuosa. Quando i poteri forti non avranno pi\u00f9 un interesse materiale, allora le cose cambieranno chiaramente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0\u00a0Elanor Colleoni\u00a0\u00a0e&#8217; sociologa esperta di nuovi media. Si occupa approfonditamente di dinamiche sociali e media digitali. Ha lavorato presso l&#8217;Universita&#8217; di Milano e la Copenhagen Business School. \u00a0Qui le sue pubblicazioni. &nbsp; Quali sono i presupposti del movimento peer to peer? Come e perch\u00e9 si \u00e8 diffuso? Secondo me, il presupposto principale del movimento peer to peer\u00a0(p2p) e il motivo per cui si \u00e8 diffuso \u00e8 che si poneva fortemente come una trasformazione generazionale: l&#8217;idea era quella di condividere una cultura giovanile in cui, ad esempio, la musica fosse un elemento caratterizzante. Inoltre, l&#8217;accesso e l&#8217;utilizzo di certe tecnologie, in un modo molto orientato all&#8217;hacking, era proprio delle nuove generazioni: chi per la prima volta si trovava ad usare il computer aveva un approccio diverso da quello di oggi, perch\u00e9 un tempo, nei primi anni \u201990, non era cos\u00ec user oriented e quindi bisognava creare tutto da soli. Di conseguenza, il computer era visto come una macchina e avvicinarsi alla tecnologia era un atto critico, perch\u00e9 c&#8217;era il desiderio di esprimere, con quei mezzi, la propria personalit\u00e0. Dal punto di vista teorico, ricordo che agli inizi si ripeteva spesso l&#8217;idea che la nostra formazione culturale fosse il risultato della traduzione di qualcosa che esisteva gi\u00e0: ci\u00f2 significa che la cultura non poteva mai essere propriet\u00e0 di qualcuno, perch\u00e9 era sempre frutto di una storia che si poteva trasformare e che, in seguito, qualcun altro avrebbe continuato a modificare. Si rifletteva molto sul concetto di prodotto culturale e, solo in una fase successiva, di propriet\u00e0: all&#8217;inizio tutti intervenivano, trasformavano, creavano insieme dei contenuti ma, in seguito, ci si scontr\u00f2 sul diritto d&#8217;autore di quelle creazioni. Pertanto, emerse la questione della propriet\u00e0 intellettuale e il discorso divent\u00f2 ancora pi\u00f9 politico, aprendo vari fronti tra cui quello giudiziario e delle battaglie legali. &nbsp; &nbsp; Il formato MP3 \u00e8 stato una vera e propria rivoluzione nell&#8217;ambito della riproduzione e della condivisione musicale. E\u2019 significativo che il primo sistema per condividere contenuti protetti da copyright sia stato Napster che, appunto, permetteva il file sharing di MP3, ovvero di contenuti audio. Perch\u00e9 le prime forme di file sharing erano proprio di musica? L&#8217; MP3, dal punto di vista tecnico, \u00e8 stato molto importante perch\u00e9 all&#8217;inizio non si poteva concepire la condivisione di un video, per il fatto che l&#8217;estensione del file era molto grande e la connessione a internet era molto debole, non potendo supportare questo tipo di scambio; la musica era contenuta in file MP3 compressi e di dimensioni ridotte e, quindi, pi\u00f9 facilmente condivisibili. Questo \u00e8 il motivo tecnico che spiega perch\u00e9 la musica \u00e8 stata il primo tipo di contenuti ad essere condiviso, al di l\u00e0 del fatto che, come dicevamo prima, essa \u00e8 un collante per i giovani che erano i veri protagonisti del movimento di scambio e condivisione online. La rivoluzione dell&#8217;MP3 risiede nel fatto che si era riusciti a comprimere i contenuti audio talmente tanto da permettere una loro facile diffusione. Inoltre, da ci\u00f2 era derivato un modo per tutelarsi dal punto di vista legale: infatti, essendoci una compressione dei contenuti audio, da un lato si riusciva a condividere facilmente il file, dall&#8217;altro, poich\u00e9 inevitabilmente si riduceva la qualit\u00e0 finale, ci si riusciva a tutelare perch\u00e9 il file in formato MP3 non veniva interpretato come una copia. Manifesto Hackmeeting 2009. Credit: qui \u00a0Nel 2009 sei stata uno degli organizzatori dell&#8217;\u00a0Hackmeeting\u00a0di Milano presso il \u00a0C. S. \u201cFornace\u201d di Rho. Ti ricordi se si discuteva delle questioni del file sharing musicale? L&#8217;Italia \u00e8 un contesto un po&#8217; particolare: l&#8217; Hackmeeting italiano e spagnolo sono molto politicizzati mentre quello tedesco, ad esempio, \u00e8 molto tecnico e meno politicizzato. Da noi l&#8217;idea del file sharing \u00e8 stata interpretata come concetto di uguaglianza: la cultura \u00e8 sempre stata in mano a chi poteva permettersela (concerti o teatro a pagamento) e, quindi, si proponevano altri modi per aver accesso ad essa, dando democraticamente la possibilit\u00e0 a tutti di fruirne. A parte l\u2019MP3 di cui abbiamo parlato prima, il Torrent \u00e8 stato un&#8217;altra grande invenzione, che ha permesso una diffusione molto ampia di contenuti culturali. Questo succede perch\u00e9 \u00a0il Torrent ottimizza la condivisione e poi, indicizzando e usando un file che sta su un server centrale a cui connettersi per poter effettuare un download, l&#8217;utente ha una protezione in pi\u00f9 perch\u00e9 non si \u00e8 precisamente individuabili in quanto singoli, come invece succedeva prima. 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L&#8217;open source ha, in un certo senso, istituzionalizzato una trasformazione nell&#8217;approccio alla costruzione di contenuti culturali online, creando un modello attraverso il concetto di comunit\u00e0. &nbsp; &nbsp; Per quanto riguarda la produzione musicale oggi, se una persona vuole, pu\u00f2 farlo da sola perch\u00e9 ci sono molti strumenti a portata di mano come i software per l\u2019editing o i social network per la promozione, che permettono di produrre e condividere. Infatti, i musicisti guadagnano molto di pi\u00f9 dalla condivisione perch\u00e9 da un lato si pu\u00f2 accrescere la propria popolarit\u00e0 e farsi naturalmente scegliere dal pubblico in modo diretto, senza dover passare da una etichetta discografica che seleziona. 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Si occupa approfonditamente di dinamiche sociali e media digitali. Ha lavorato presso l&#8217;Universita&#8217; di Milano e la Copenhagen Business School. \u00a0Qui le sue pubblicazioni. &nbsp; Quali sono i presupposti del movimento peer to peer? Come e perch\u00e9 si \u00e8 diffuso? Secondo me, il presupposto principale del movimento peer to peer\u00a0(p2p) e il motivo per cui si \u00e8 diffuso \u00e8 che si poneva fortemente come una trasformazione generazionale: l&#8217;idea era quella di condividere una cultura giovanile in cui, ad esempio, la musica fosse un elemento caratterizzante. Inoltre, l&#8217;accesso e l&#8217;utilizzo di certe tecnologie, in un modo molto orientato all&#8217;hacking, era proprio delle nuove generazioni: chi per la prima volta si trovava ad usare il computer aveva un approccio diverso da quello di oggi, perch\u00e9 un tempo, nei primi anni \u201990, non era cos\u00ec user oriented e quindi bisognava creare tutto da soli. Di conseguenza, il computer era visto come una macchina e avvicinarsi alla tecnologia era un atto critico, perch\u00e9 c&#8217;era il desiderio di esprimere, con quei mezzi, la propria personalit\u00e0. Dal punto di vista teorico, ricordo che agli inizi si ripeteva spesso l&#8217;idea che la nostra formazione culturale fosse il risultato della traduzione di qualcosa che esisteva gi\u00e0: ci\u00f2 significa che la cultura non poteva mai essere propriet\u00e0 di qualcuno, perch\u00e9 era sempre frutto di una storia che si poteva trasformare e che, in seguito, qualcun altro avrebbe continuato a modificare. Si rifletteva molto sul concetto di prodotto culturale e, solo in una fase successiva, di propriet\u00e0: all&#8217;inizio tutti intervenivano, trasformavano, creavano insieme dei contenuti ma, in seguito, ci si scontr\u00f2 sul diritto d&#8217;autore di quelle creazioni. Pertanto, emerse la questione della propriet\u00e0 intellettuale e il discorso divent\u00f2 ancora pi\u00f9 politico, aprendo vari fronti tra cui quello giudiziario e delle battaglie legali. &nbsp; &nbsp; Il formato MP3 \u00e8 stato una vera e propria rivoluzione nell&#8217;ambito della riproduzione e della condivisione musicale. E\u2019 significativo che il primo sistema per condividere contenuti protetti da copyright sia stato Napster che, appunto, permetteva il file sharing di MP3, ovvero di contenuti audio. Perch\u00e9 le prime forme di file sharing erano proprio di musica? L&#8217; MP3, dal punto di vista tecnico, \u00e8 stato molto importante perch\u00e9 all&#8217;inizio non si poteva concepire la condivisione di un video, per il fatto che l&#8217;estensione del file era molto grande e la connessione a internet era molto debole, non potendo supportare questo tipo di scambio; la musica era contenuta in file MP3 compressi e di dimensioni ridotte e, quindi, pi\u00f9 facilmente condivisibili. Questo \u00e8 il motivo tecnico che spiega perch\u00e9 la musica \u00e8 stata il primo tipo di contenuti ad essere condiviso, al di l\u00e0 del fatto che, come dicevamo prima, essa \u00e8 un collante per i giovani che erano i veri protagonisti del movimento di scambio e condivisione online. La rivoluzione dell&#8217;MP3 risiede nel fatto che si era riusciti a comprimere i contenuti audio talmente tanto da permettere una loro facile diffusione. Inoltre, da ci\u00f2 era derivato un modo per tutelarsi dal punto di vista legale: infatti, essendoci una compressione dei contenuti audio, da un lato si riusciva a condividere facilmente il file, dall&#8217;altro, poich\u00e9 inevitabilmente si riduceva la qualit\u00e0 finale, ci si riusciva a tutelare perch\u00e9 il file in formato MP3 non veniva interpretato come una copia. Manifesto Hackmeeting 2009. Credit: qui \u00a0Nel 2009 sei stata uno degli organizzatori dell&#8217;\u00a0Hackmeeting\u00a0di Milano presso il \u00a0C. S. \u201cFornace\u201d di Rho. Ti ricordi se si discuteva delle questioni del file sharing musicale? L&#8217;Italia \u00e8 un contesto un po&#8217; particolare: l&#8217; Hackmeeting italiano e spagnolo sono molto politicizzati mentre quello tedesco, ad esempio, \u00e8 molto tecnico e meno politicizzato. Da noi l&#8217;idea del file sharing \u00e8 stata interpretata come concetto di uguaglianza: la cultura \u00e8 sempre stata in mano a chi poteva permettersela (concerti o teatro a pagamento) e, quindi, si proponevano altri modi per aver accesso ad essa, dando democraticamente la possibilit\u00e0 a tutti di fruirne. A parte l\u2019MP3 di cui abbiamo parlato prima, il Torrent \u00e8 stato un&#8217;altra grande invenzione, che ha permesso una diffusione molto ampia di contenuti culturali. Questo succede perch\u00e9 \u00a0il Torrent ottimizza la condivisione e poi, indicizzando e usando un file che sta su un server centrale a cui connettersi per poter effettuare un download, l&#8217;utente ha una protezione in pi\u00f9 perch\u00e9 non si \u00e8 precisamente individuabili in quanto singoli, come invece succedeva prima. La connessione internet \u00e8 a banda larga, il sistema di condivisione \u00e8 stato ottimizzato, l&#8217;utente \u00e8 pi\u00f9 protetto e condividere \u00e8 diventato pi\u00f9 semplice e diffuso. &nbsp; I software open source, a tuo avviso, hanno cambiato il modo di creare e di condividere musica? Secondo te, dal punto di vista di un musicista, quali sono i benefici del file sharing di musica? \u00a0 L&#8217;open source ha fatto parte del movimento p2p nel senso che, innanzitutto, ha aiutato a costruirne le idee. Inoltre, le modalit\u00e0 su cui si basa il movimento open source permettevano di sentirsi parte di una comunit\u00e0 e quindi ogni singolo poteva contribuire alla costruzione di qualcosa di condiviso; questo ha dato un\u2019 &#8220;identit\u00e0&#8221; a chi praticava il file sharing, anche supportandosi da un punto di vista legale perch\u00e9 la comunit\u00e0 avrebbe sempre supportato i propri componenti. L&#8217;open source ha, in un certo senso, istituzionalizzato una trasformazione nell&#8217;approccio alla costruzione di contenuti culturali online, creando un modello attraverso il concetto di comunit\u00e0. &nbsp; &nbsp; Per quanto riguarda la produzione musicale oggi, se una persona vuole, pu\u00f2 farlo da sola perch\u00e9 ci sono molti strumenti a portata di mano come i software per l\u2019editing o i social network per la promozione, che permettono di produrre e condividere. Infatti, i musicisti guadagnano molto di pi\u00f9 dalla condivisione perch\u00e9 da un lato si pu\u00f2 accrescere la propria popolarit\u00e0 e farsi naturalmente scegliere dal pubblico in modo diretto, senza dover passare da una etichetta discografica che seleziona. Inoltre, i musicisti hanno sempre guadagnato poco se venivano prodotti da altri, invece oggi \u00e8 possibile inserire un banner, nel proprio sito, in cui chiedere una donazione se la [&hellip;]\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/blog\/4343\/intervista-a-elanor-colleoni-sociologa\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Laghezza Architects\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2013-11-04T19:24:06+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2016-07-26T18:51:17+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/elanor-300x275.jpg\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/#website\",\"url\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/\",\"name\":\"Laghezza Architects\",\"description\":\"\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/?s={search_term_string}\",\"query-input\":\"required name=search_term_string\"}],\"inLanguage\":\"en-US\"},{\"@type\":\"ImageObject\",\"@id\":\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/blog\/4343\/intervista-a-elanor-colleoni-sociologa\/#primaryimage\",\"inLanguage\":\"en-US\",\"url\":\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/elanor-300x275.jpg\"},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/blog\/4343\/intervista-a-elanor-colleoni-sociologa\/#webpage\",\"url\":\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/blog\/4343\/intervista-a-elanor-colleoni-sociologa\/\",\"name\":\"Intervista a Elanor Colleoni, sociologa ed esperta di nuovi media - Laghezza Architects\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/blog\/4343\/intervista-a-elanor-colleoni-sociologa\/#primaryimage\"},\"datePublished\":\"2013-11-04T19:24:06+00:00\",\"dateModified\":\"2016-07-26T18:51:17+00:00\",\"author\":{\"@id\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/#\/schema\/person\/5c5e588ff43814fbaf4a73d097517b22\"},\"inLanguage\":\"en-US\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/blog\/4343\/intervista-a-elanor-colleoni-sociologa\/\"]}]},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/#\/schema\/person\/5c5e588ff43814fbaf4a73d097517b22\",\"name\":\"Eugenia Laghezza\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"@id\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/#personlogo\",\"inLanguage\":\"en-US\",\"url\":\"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/3da3f9a2e9bed0f6d89cbc17e9d00421?s=96&d=mm&r=g\",\"caption\":\"Eugenia Laghezza\"},\"description\":\"Nel 2008, dopo la laurea in Architettura presso il Politecnico di Milano (Campus Leonardo) e il Master in I-Design presso la Domus Academy di Milano ed alcune esperienze all'estero, l\\u2019arch. 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