{"id":4313,"date":"2013-10-27T09:16:58","date_gmt":"2013-10-27T08:16:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/?p=4313"},"modified":"2013-12-21T18:56:26","modified_gmt":"2013-12-21T17:56:26","slug":"intervista-riccardo-castaldi-sound-designer-e-progettista-multimediale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/blog\/4313\/intervista-a-riccardo-castaldi-sound-designer\/","title":{"rendered":"Intervista a Riccardo Castaldi, sound designer e progettista multimediale."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/riccardo.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone  wp-image-4314\" alt=\"riccardo\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/riccardo-298x300.jpg\" width=\"209\" height=\"210\" srcset=\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/riccardo-298x300.jpg 298w, https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/riccardo-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/riccardo-1018x1024.jpg 1018w, https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/riccardo.jpg 1368w\" sizes=\"(max-width: 209px) 100vw, 209px\" \/><\/a> <em>Riccardo Castaldi \u00e8 sound designer e progettista multimediale. E&#8217; socio fondatore di N!03 [ennezerotre] e docente di sound design presso lo IED di Milano e la Naba. \u00a0reiky@lowly.net\u00a0<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>N!03 \u00a0si occupa di installazioni e di musei interattivi multimediali in cui immagini, suoni e interazioni dirette con il visitatore rappresentano la specificit\u00e0 del vostro lavoro. Quando nasce il tuo interesse per il suono e come hai capito che avresti dedicato la tua attivit\u00e0 professionale a questo aspetto?<\/strong><\/em><\/p>\n<p>A dire il vero, prima ancora dell\u2019interesse per il suono ho subito il fascino dell\u2019immaginario tecnologico ad esso collegato: il mio primo sintetizzatore era cos\u00ec pieno di manopole! Non c\u2019erano ancora il midi e soprattutto i maledetti menu digitali che hanno rovinato le interfacce utente di tutti gli strumenti musicali elettronici dalla fine degli anni &#8217;80 in poi. E\u2019 incredibile come ti possano vendere come innovativo il fatto di dover scorrere pagine e pagine di menu invece di mettere direttamente le mani sul suono. L\u2019acquisto di questo synth, all\u2019et\u00e0 di 15 anni, ha determinato gran parte della mia vita. Non sapevo che suoni avrebbe fatto, avevo letto la sua recensione su di una rivista di elettronica, ma m\u2019immaginavo avrebbe potuto far parte dell\u2019arsenale strumentale dei Tangerine Dream, il cui album \u201cForce Majeure\u201d era stato il mio primo acquisto in vinile, pochi anni prima.<\/p>\n<p>A volte ho l\u2019impressione netta di vivere di rendita sulle mie passioni d\u2019infanzia. Non importa se si siano poi espresse o meno in un ambito lavorativo. Quando il suono non era un lavoro, avevo pi\u00f9 libert\u00e0 d\u2019espressione! Lavoravo come free lance in un service audio\/video che mi lasciava molto tempo libero.<\/p>\n<p>Naturalmente sono stato contento di guadagnare con la mia \u201cvocazione\u201d, ma oggi pi\u00f9 che mai preferirei non dover pi\u00f9 contrattare: vorrei che la mia committenza fosse l\u2019orecchio umano, cos\u00ec da preoccuparmi solo di utilizzare un range di frequenze che rientrino tra quelle udibili a parte qualche piccola incursione in territori extra-auricolari di sub frequenze \u201ctattili\u201d. E naturalmente, anche se fossi cos\u00ec \u201clibero\u201d, sarei lo stesso condizionato dal contesto socio culturale, dalla moda, influenzato dai miei artisti preferiti, ed inoltre la committenza \u00e8 sicuramente un ottimo strumento per vincere la mia pigrizia\u2026 quindi va bene cos\u00ec! L\u2019importante \u00e8 ritagliarsi del tempo per lasciar libero l\u2019istinto e avere il lusso di cambiare tipologia di lavoro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>C<\/strong><strong><em>he<\/em> funzione ha il suono in relazione alle immagini? <\/strong><\/em><\/p>\n<p>Il pi\u00f9 delle volte il suono \u00e8 parte dell\u2019immagine, non c\u2019\u00e8 nemmeno il suono, ma solo un\u2019immagine che diventa tridimensionale, fisica, che acquista una poesia che magari non aveva, che stimola la nostra percezione, il nostro intelletto e soprattutto <strong>lascia spazio a<\/strong><strong>ll\u2019immaginazione<\/strong> del suo pubblico. Naturalmente questo accade solo se siamo stati bravi, dall\u2019altra parte dello schermo, a capire che il suono non \u00e8 un effetto speciale e nemmeno una didascalia. Pu\u00f2 raccontare una storia, utilizzare il tempo e strutturare la visione stessa. Il suono ha molti pi\u00f9 super poteri, nascosti, rispetto alla visione: poteri temporali e spaziali, stimolanti la ricerca dell\u2019origine del suono, dell\u2019intelletto in genere: l\u2019immagine domina su tutto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>La dimensione temporale \u00e8 pi\u00f9 del suono o dell&#8217;immagine? <\/strong><\/em><\/p>\n<p>L&#8217;aspetto temporale \u00e8 principalmente legato alle immagini, come nel cinema. Lo scorrere del tempo e\u00a0 la sua vettorializzazione \u00e8 data dalle immagini. Contrariamente alle immagini, che possono fare un salto temporale con i flashback, la musica \u00e8 una vera e propria scultura che si esprime nel tempo. Nell&#8217;ambito cinematografico, essa \u00e8 qualcosa che scandisce il tempo accelerandolo, rallentandolo, a seconda del tipo di ritmo che gli si d\u00e0 e permette, ad esempio, di sopportare delle inquadrature fisse lunghe se sono arricchite dal movimento sonoro. La musica pu\u00f2 anche far annoiare, volutamente, se un suono ripetitivo \u00e8 legato alle immagini o pu\u00f2 anche restituire un senso esagerato di percezione del tempo fisico.\u00a0 In ambito allestitivo, \u00e8 proficuo utilizzare un loop, ossia qualcosa che si ripete ciclicamente, e quindi si cerca di annullare i confini temporali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>In che modo il messaggio sonoro (voce narrante, suoni concreti, musica) influenza l\u2019interazione con il visitatore e che tipo di ascolto progetti nel caso di installazioni?<\/strong> <\/em><\/p>\n<p>L&#8217;approccio \u00e8 vario e dipende dal tipo di allestimento. Partiamo da un <em>livello basico<\/em>, ossia quello cosiddetto \u201cdell&#8217;ambiente\u201d. L&#8217;ambiente serve a dare un contesto e uno <strong>sfondo alle immagini<\/strong>, che di solito sono proiettate. Le caratteristiche di queste musiche sono studiate sul tema generale dell\u2019allestimento ma, soprattutto, non devono essere invasive. Trattandosi spesso di loop suono-immagine, la ripetizione non deve essere notata. Di solito, lo sfondo musicale \u00e8 rarefatto e non pu\u00f2 essere una colonna sonora d&#8217;impatto, perch\u00e9 potrebbe distrarre l\u2019attenzione; pu\u00f2 presentare delle caratteristiche anche forti, a volte, determinate soprattutto dallo spettro sonoro e dalle frequenze usate.<\/p>\n<p>Un esempio potrebbe essere una mostra che abbiamo realizzato come N!03 nel 2004 a Genova,<a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=3COn1km7v3U\"><strong> \u201cGenova del saper fare\u201d<\/strong><\/a> , che raccontava, in una delle sale, l&#8217;importante lavoro siderurgico che caratterizzava la citt\u00e0 in passato. Gli ambienti erano molto impattanti sul piano sonoro (sferragliare, suoni di fonderie); questo \u00e8 stato realizzato con l&#8217;uso di basse frequenze che costituivano un tappeto sonoro continuo, senza soluzione di continuit\u00e0, modulato, che non annoiava ma che nello stesso tempo non aveva un suo svolgimento teatrale; in pi\u00f9 \u00e8 stato scelto un approccio fisico, mediante l&#8217;utilizzo di vibrazioni che trasmettevano, attraverso i piedi, l&#8217;impatto di questi ambienti molto forti.<\/p>\n<p>Un altro livello riguarda, invece, quello in cui<em> il suono \u00e8<\/em> <em>legato fortemente alle immagini<\/em>. Ci sono dei punti di sincresi, come nel cinema, per cui ci sono elementi contatto, una <strong>punteggiatura sonora<\/strong> che segue le immagini e le rafforza.\u00a0\u00a0\u00a0 Contrariamente al cinema, l&#8217;allestimento ha la necessit\u00e0 di attirare l&#8217;attenzione del visitatore su quello che sta succedendo in un preciso momento e luogo dell&#8217;ambiente. La concertazione di una colonna sonora, in questo senso, \u00e8 determinante perch\u00e9 serve ad attirare l&#8217;attenzione su ci\u00f2 che sta succedendo per far capire quali sono i centri di attenzione in quel momento.<\/p>\n<p>Poi c&#8217;\u00e8 un livello <em>legato all&#8217;interazione<\/em> che, in prima istanza, d\u00e0 un <strong>feedback<\/strong> positivo all&#8217;avvenuta azione del visitatore e a volte pu\u00f2 essere molto pi\u00f9 forte dell&#8217;immagine stessa. Di solito abbiamo a che fare con una situazione di <em>standby<\/em> visivo e sonoro, e il gesto del visitatore deve poter restituire immediatamente il potere che lui ha di interagire. E\u2019 molto importante creare un feedback chiaro e semplice, soprattutto perch\u00e8 si interagisce in ambiti non consueti.<\/p>\n<!--[if lt IE 9]><script>document.createElement('audio');<\/script><![endif]-->\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4313-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Riccardo-Castaldi-racconta_interazione.mp3?_=1\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Riccardo-Castaldi-racconta_interazione.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Riccardo-Castaldi-racconta_interazione.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per esempio, in alcuni casi abbiamo progettato una forma di interazione che sembrava dare ai visitatori la possibilit\u00e0 di essere\u00a0 direttori d&#8217;orchestra: puntando una luce in un punto, da l\u00ec proveniva un suono, e cos\u00ec via in altre direzioni, creando anche un aspetto ludico nell&#8217;interazione. Si trattava di una mostra sui grandi maestri del design italiano,<strong><a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=kRT8TccU56o\"> &#8220;Art of Italian design&#8221;<\/a><\/strong>, svoltasi al Megaron di Atene : c&#8217;erano sei schermi che presentavano degli <em>slideshow<\/em> molto semplici, immagini di oggetti, schizzi, etc. e, puntando una luce su questi schermi, si scavava nell&#8217;immagine mostrando quella sottostante; al tempo stesso, da quel punto, si sentiva un suono continuo. Spostandosi su di un altro schermo, il suono continuava ma con un&#8217;altra prospettiva spaziale, perch\u00e9 sembrava provenire da un altro luogo avendo connotati timbrici diversi. <i><\/i> <i>\u00a0<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Se non ci fosse il contenuto audio, cambierebbe qualcosa nella comunicazione dei contenuti e nelle dinamiche interattive? \u00a0 <\/em><\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec,\u00a0 l&#8217;aiuto che d\u00e0 il suono \u00e8 determinante. A volte ci capita di dovervi rinunciare perch\u00e9, ad esempio, potrebbe disturbare. In questi casi le immagini devono essere rafforzate nel loro impatto. Altre volte, ad esempio, quando vogliamo trasmettere dei contenuti informativi letti da un attore, si pone il problema di dover far ascoltare pi\u00f9 contenuti audio in una stessa stanza. Per noi \u00e8 ancora un problema un aperto.<\/p>\n<p>Ci \u00e8 capitato nel caso del <a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=MaovFIyBgLY\"><strong>Museo della Resistenza di Torino<\/strong><\/a>\u00a0: abbiamo risolto utilizzando delle cuffie ad infrarossi, quindi ci si poteva muovere liberamente nello spazio e, essendo un museo sulla memoria, non si poteva prescindere dall&#8217;ascolto di racconti di persone reali. Quindi, a seconda di come ci si poneva di fronte all&#8217;immagine di una persona, si ascoltava solo quel racconto; spostandosi, si poteva ascoltare tutto il resto dei contenuti sonori, senza disturbarsi. Per\u00f2, consideriamo sempre una sconfitta usare le cuffie, soprattutto per l&#8217;isolamento dall&#8217;ambiente circostante, tuttavia talvolta \u00e8 necessario ed \u00e8 l&#8217;unica soluzione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Quando progettate un allestimento, \u00e8 problematico pensare alla parte audio? \u00a0 <\/strong><\/em><\/p>\n<p>L&#8217;audio e le sue potenzialit\u00e0 sono ancora inespresse. In certi casi, la regia di un film o di un allestimento trae molto giovamento dalle scelte sonore. I problemi, comunque, ci sono sia per le immagini sia per il suono: si pensi semplicemente ad ambienti molto luminosi che disturbano la visione delle immagini o un luogo che ha acustica pessima. In genere, cerchiamo di spremere il pi\u00f9 possibile le caratteristiche e le potenzialit\u00e0 del luogo da allestire, coerentemente con i contenuti da diffondere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Dove trovi i suoni che utilizzi nei tuoi progetti? \u00a0 <\/strong><\/em><\/p>\n<p>Dipende dal tema. Cerco sempre di usare la materia sonora grezza dei contenuti che andiamo a trattare. Se parliamo di argomenti storici, cerco di elaborare le registrazioni disponibili: ad esempio, da filmati d&#8217;epoca estraggo il suono e lo rielaboro in modo moderno. Nella mostra di Atene, si parlava di maestri di design italiano: erano visibili degli oggetti da loro progettati e io ho cercato di farli suonare picchiettandoli e usando la materia sonora di cui erano fatti (plastica, legno, etc.). \u00a0\u00a0In altri ambiti, cerco di utilizzare dei <em>field recording<\/em> che nascono dal tema che si va a trattare: parto sempre dal contesto, anche storico, e rielaboro ma sempre dando un punto di vista nuovo e attuale, senza avere un fine documentaristico o scientifico.<\/p>\n<p>Un piccolo aneddoto su \u201cGenova del saper fare\u201d : una sala era dedicata all&#8217;urbanistica e a come erano cambiati alcuni quartieri di Genova nel corso della storia. Per fare ci\u00f2, abbiamo confrontato delle immagini dello stesso punto di vista ma sovrapponendole, mettendo in relazione il passato e l\u2019oggi. Invece di lasciare solo un feedback sonoro del gesto di cancellare l&#8217;immagine sottostante, utilizzando una torcia, avevamo pensato di usare l&#8217;audio di commento di persone che vivevano quei luoghi e che raccontavano i cambiamenti avvenuti, con frasi molto brevi: l&#8217;intento era di conferire un po&#8217; di umanit\u00e0 all&#8217;allestimento. Purtroppo non abbiamo potuto utilizzare questa idea perch\u00e8 il curatore, uno storico, sentiva la necessit\u00e0 di confermare le proprie fonti: abbiamo lottato ma non siamo riusciti a spuntarla.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Per la \u00a0mostra \u201cRossa\u201d\u00a0 N!03\u00a0 ha\u00a0 vinto il Premio Compasso D\u2019Oro nel 2011 e l\u2019allestimento\u00a0 \u201cL&#8217;anima di gomma\u201d \u00e8 stato\u00a0 premiato con il Red Dot Design Award nel 2013. Commentiamo questi due lavori da un punto di vista sonoro.<\/strong><\/em><\/p>\n<p>In <a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=kY493jE9Ftg\"><strong>&#8220;Rossa&#8221;\u00a0<\/strong><\/a>mi sono consapevolmente espresso in modo molto didascalico, perch\u00e9 vi era la necessit\u00e0 di ascoltare registrazioni molto belle che abbiamo avuto modo di conoscere grazie alla Discoteca di Stato, che ci ha fornito materiali molto preziosi, dai canti delle mondine, degli alpini, a quelli del lavoro nei campi: occorreva farli sentire.<\/p>\n<p>In \u201cRossa\u201d a Torino, avevamo a disposizione un grande spazio centrale vuoto, di quattro piani,\u00a0 che non potevamo usare per i contenuti visivi perch\u00e9 troppo luminoso; pertanto abbiamo lavorato sul perimetro, a livello di installazioni, e abbiamo caratterizzato questo spazio centrale come se fosse una sorta di juke box dove le persone sceglievano una selezione di queste canzoni, salendo su di un podio. L&#8217;unico trattamento audio non \u00e8 stata la rielaborazione del materiale sonoro, per lasciarlo nella sua bellezza, ma abbiamo fatto ascoltare le musiche da un punto di vista preferenziale. Sul podio, infatti, erano spazializzate e, su cinque punti sonori dislocati nello spazio, si ascoltavano canti diversi: quindi, non c\u2019era uno stravolgimento effettivo del materiale di partenza ma si creavano solo punti di vista preferenziali.<\/p>\n<p>Nel caso di \u201cRossa\u201d c&#8217;\u00e8 stato ancora una volta l&#8217;utilizzo delle vibrazioni da percepire attraverso il corpo, perch\u00e9 ci si trovava immersi in una manifestazione proiettata su di un tulle, lungo un corridoio. I visitatori, dall&#8217;esterno, vedevano le persone vere camminare in mezzo alle persone proiettate che si confondevano, diventando parte dell&#8217;allestimento. L&#8217;impressione della manifestazione, dal punto di vista di chi camminava all&#8217;interno del corridoio visivo, era data dalla restituzione del suono, delle marce e dei tamburi\u00a0 attraverso il corpo ,come se la terra stesse tremando all&#8217;impatto della manifestazione.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=-AY14XAkxxo\"><strong>&#8220;L&#8217;Anima di gomma&#8221;<\/strong><\/a>:\u00a0\u00a0in questo caso ho avuto modo di essere il coordinatore delle idee di N!03 e, avendo questo punto di vista preferenziale, ho cercato di caratterizzare l\u2019allestimento con il suono di un elemento che entrava in tutti i luoghi di questa mostra, ovvero una pallina di gomma. A livello di immagine, la pallina era semplice e stilizzata perci\u00f2 l&#8217;identificazione del suo essere di gomma era data unicamente dal suono. C&#8217;era un cerchio che rimbalzava, astratto, ma\u00a0 un sistema di pi\u00f9 di quarantadue altoparlanti nascosti ha fatto in modo che, laddove la pallina rimbalzava, l\u00ec si sentisse il suono della gomma: ogni singolo rimbalzo aveva la sua nota e l\u2019effetto era stato concertato in modo che i suoni fossero sempre diversi e mai dissonanti. Il risultato era una composizione di piccole note gommose rimbalzanti che avvolgevano lo spettatore e, al tempo stesso, gli facevano capire cosa succedeva anche alle sue spalle.<\/p>\n<p>C&#8217;era anche un allestimento interattivo in una sala molto grande in cui il <em>playground<\/em>, dove la pallina si muoveva, diventava lo stesso in cui lo spettatore agiva. Il visitatore poteva interagire con la pallina e un sistema di tredici altoparlanti,\u00a0 disposti lungo il perimetro della sala, faceva in modo che si avesse l&#8217;impressione che il suono si generasse nel punto di impatto con la palla che veniva\u00a0 colpita. La pallina era sempre la stessa e anche il suo suono: essi diventavano una sorta di cicerone che accompagnava il visitatore durante tutto il percorso espositivo.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda il suono della pallina di gomma, abbiamo trascorso credo due settimane per individuare quello pi\u00f9 riconoscibile: immaginavamo che fosse semplice da realizzare, invece non era cos\u00ec. Non potevamo usare il vero suono di una pallina di gomma, perch\u00e9 il rischio era che potesse essere confuso con altro, soprattutto perch\u00e9 l&#8217;immagine della pallina era stilizzata. Quindi, abbiamo creato il nostro suono sovrapponendo a suoni provenienti da oggetti diversi: il transiente d&#8217;attacco era un pallone leggermente sgonfio, l&#8217;aspetto gommoso invece scaturiva dal colpo percussivo dato dal rimbalzo, i suoni erano creati modulando quelli generati da giocattoli di gomma\u00a0 e da alcuni suoni di sintesi. <i>\u00a0<\/i><\/p>\n<p><i><\/i><audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4313-2\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Riccardo-Castaldi-racconta_gomma.mp3?_=2\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Riccardo-Castaldi-racconta_gomma.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Riccardo-Castaldi-racconta_gomma.mp3<\/a><\/audio><i><\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong> Per concludere: a livello personale, che rapporto hai con il mondo dei suoni?<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Da parte mia, c&#8217;\u00e8 un interesse nei confronti del mondo acustico in generale: \u00e8 una sensibilit\u00e0 che mi porto dietro e che mi fa godere di alcuni panorami che visivamente possono essere modesti, ma che in realt\u00e0 presentano delle caratteristiche intriganti dal punto di vista sonoro. E\u2019 un aspetto che mi piace raccontare ai miei studenti: mi piace stimolarli da questo punto di vista, perch\u00e9 i suoni possono essere anche fonte di ispirazione per tutt\u2019altro. Cos\u00ec come i suoni entrano nelle immagini, cos\u00ec le immagini possono entrare nei suoni.\u00a0 I miei soci, che si occupano di immagini, mi danno sempre spunti interessanti sull&#8217;utilizzo dei suoni, anche perch\u00e9 un punto di vista esterno deve essere sempre ascoltato. Credo comunque che\u00a0 non si presti l&#8217;adeguata attenzione all\u2019aspetto sonoro negli allestimenti. Tuttavia, chi ha cura nel progettare sa che, anche sul piano estetico, far suonare bene un allestimento, un oggetto di design o un film aggiunge qualit\u00e0 al prodotto finale. Poi, in un periodo di crisi economica come questo, occorre pensare che il suono costa molto meno delle immagini e lascia anche molto spazio all&#8217;immaginazione.<\/p>\n<p><audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4313-3\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Riccardo-Castaldi-racconta_conclusione.mp3?_=3\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Riccardo-Castaldi-racconta_conclusione.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Riccardo-Castaldi-racconta_conclusione.mp3<\/a><\/audio> <a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Riccardo-Castaldi-racconta_conclusione.mp3\">\u00a0<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riccardo Castaldi \u00e8 sound designer e progettista multimediale. E&#8217; socio fondatore di N!03 [ennezerotre] e docente di sound design presso lo IED di Milano e la Naba. \u00a0reiky@lowly.net\u00a0 &nbsp; N!03 \u00a0si occupa di installazioni e di musei interattivi multimediali in cui immagini, suoni e interazioni dirette con il visitatore rappresentano la specificit\u00e0 del vostro lavoro. Quando nasce il tuo interesse per il suono e come hai capito che avresti dedicato la tua attivit\u00e0 professionale a questo aspetto? A dire il vero, prima ancora dell\u2019interesse per il suono ho subito il fascino dell\u2019immaginario tecnologico ad esso collegato: il mio primo sintetizzatore era cos\u00ec pieno di manopole! Non c\u2019erano ancora il midi e soprattutto i maledetti menu digitali che hanno rovinato le interfacce utente di tutti gli strumenti musicali elettronici dalla fine degli anni &#8217;80 in poi. E\u2019 incredibile come ti possano vendere come innovativo il fatto di dover scorrere pagine e pagine di menu invece di mettere direttamente le mani sul suono. L\u2019acquisto di questo synth, all\u2019et\u00e0 di 15 anni, ha determinato gran parte della mia vita. Non sapevo che suoni avrebbe fatto, avevo letto la sua recensione su di una rivista di elettronica, ma m\u2019immaginavo avrebbe potuto far parte dell\u2019arsenale strumentale dei Tangerine Dream, il cui album \u201cForce Majeure\u201d era stato il mio primo acquisto in vinile, pochi anni prima. A volte ho l\u2019impressione netta di vivere di rendita sulle mie passioni d\u2019infanzia. Non importa se si siano poi espresse o meno in un ambito lavorativo. Quando il suono non era un lavoro, avevo pi\u00f9 libert\u00e0 d\u2019espressione! Lavoravo come free lance in un service audio\/video che mi lasciava molto tempo libero. Naturalmente sono stato contento di guadagnare con la mia \u201cvocazione\u201d, ma oggi pi\u00f9 che mai preferirei non dover pi\u00f9 contrattare: vorrei che la mia committenza fosse l\u2019orecchio umano, cos\u00ec da preoccuparmi solo di utilizzare un range di frequenze che rientrino tra quelle udibili a parte qualche piccola incursione in territori extra-auricolari di sub frequenze \u201ctattili\u201d. E naturalmente, anche se fossi cos\u00ec \u201clibero\u201d, sarei lo stesso condizionato dal contesto socio culturale, dalla moda, influenzato dai miei artisti preferiti, ed inoltre la committenza \u00e8 sicuramente un ottimo strumento per vincere la mia pigrizia\u2026 quindi va bene cos\u00ec! L\u2019importante \u00e8 ritagliarsi del tempo per lasciar libero l\u2019istinto e avere il lusso di cambiare tipologia di lavoro. &nbsp; Che funzione ha il suono in relazione alle immagini? Il pi\u00f9 delle volte il suono \u00e8 parte dell\u2019immagine, non c\u2019\u00e8 nemmeno il suono, ma solo un\u2019immagine che diventa tridimensionale, fisica, che acquista una poesia che magari non aveva, che stimola la nostra percezione, il nostro intelletto e soprattutto lascia spazio all\u2019immaginazione del suo pubblico. Naturalmente questo accade solo se siamo stati bravi, dall\u2019altra parte dello schermo, a capire che il suono non \u00e8 un effetto speciale e nemmeno una didascalia. Pu\u00f2 raccontare una storia, utilizzare il tempo e strutturare la visione stessa. Il suono ha molti pi\u00f9 super poteri, nascosti, rispetto alla visione: poteri temporali e spaziali, stimolanti la ricerca dell\u2019origine del suono, dell\u2019intelletto in genere: l\u2019immagine domina su tutto. &nbsp; La dimensione temporale \u00e8 pi\u00f9 del suono o dell&#8217;immagine? L&#8217;aspetto temporale \u00e8 principalmente legato alle immagini, come nel cinema. Lo scorrere del tempo e\u00a0 la sua vettorializzazione \u00e8 data dalle immagini. Contrariamente alle immagini, che possono fare un salto temporale con i flashback, la musica \u00e8 una vera e propria scultura che si esprime nel tempo. Nell&#8217;ambito cinematografico, essa \u00e8 qualcosa che scandisce il tempo accelerandolo, rallentandolo, a seconda del tipo di ritmo che gli si d\u00e0 e permette, ad esempio, di sopportare delle inquadrature fisse lunghe se sono arricchite dal movimento sonoro. La musica pu\u00f2 anche far annoiare, volutamente, se un suono ripetitivo \u00e8 legato alle immagini o pu\u00f2 anche restituire un senso esagerato di percezione del tempo fisico.\u00a0 In ambito allestitivo, \u00e8 proficuo utilizzare un loop, ossia qualcosa che si ripete ciclicamente, e quindi si cerca di annullare i confini temporali. &nbsp; In che modo il messaggio sonoro (voce narrante, suoni concreti, musica) influenza l\u2019interazione con il visitatore e che tipo di ascolto progetti nel caso di installazioni? L&#8217;approccio \u00e8 vario e dipende dal tipo di allestimento. Partiamo da un livello basico, ossia quello cosiddetto \u201cdell&#8217;ambiente\u201d. L&#8217;ambiente serve a dare un contesto e uno sfondo alle immagini, che di solito sono proiettate. Le caratteristiche di queste musiche sono studiate sul tema generale dell\u2019allestimento ma, soprattutto, non devono essere invasive. Trattandosi spesso di loop suono-immagine, la ripetizione non deve essere notata. Di solito, lo sfondo musicale \u00e8 rarefatto e non pu\u00f2 essere una colonna sonora d&#8217;impatto, perch\u00e9 potrebbe distrarre l\u2019attenzione; pu\u00f2 presentare delle caratteristiche anche forti, a volte, determinate soprattutto dallo spettro sonoro e dalle frequenze usate. Un esempio potrebbe essere una mostra che abbiamo realizzato come N!03 nel 2004 a Genova, \u201cGenova del saper fare\u201d , che raccontava, in una delle sale, l&#8217;importante lavoro siderurgico che caratterizzava la citt\u00e0 in passato. Gli ambienti erano molto impattanti sul piano sonoro (sferragliare, suoni di fonderie); questo \u00e8 stato realizzato con l&#8217;uso di basse frequenze che costituivano un tappeto sonoro continuo, senza soluzione di continuit\u00e0, modulato, che non annoiava ma che nello stesso tempo non aveva un suo svolgimento teatrale; in pi\u00f9 \u00e8 stato scelto un approccio fisico, mediante l&#8217;utilizzo di vibrazioni che trasmettevano, attraverso i piedi, l&#8217;impatto di questi ambienti molto forti. Un altro livello riguarda, invece, quello in cui il suono \u00e8 legato fortemente alle immagini. Ci sono dei punti di sincresi, come nel cinema, per cui ci sono elementi contatto, una punteggiatura sonora che segue le immagini e le rafforza.\u00a0\u00a0\u00a0 Contrariamente al cinema, l&#8217;allestimento ha la necessit\u00e0 di attirare l&#8217;attenzione del visitatore su quello che sta succedendo in un preciso momento e luogo dell&#8217;ambiente. La concertazione di una colonna sonora, in questo senso, \u00e8 determinante perch\u00e9 serve ad attirare l&#8217;attenzione su ci\u00f2 che sta succedendo per far capire quali sono i centri di attenzione in quel momento. Poi c&#8217;\u00e8 un livello legato all&#8217;interazione che, in prima istanza, d\u00e0 un feedback positivo all&#8217;avvenuta azione del visitatore e a volte pu\u00f2 essere molto pi\u00f9 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[3],"tags":[67],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v14.9 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Intervista a Riccardo Castaldi, sound designer e progettista multimediale. - Laghezza Architects<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/blog\/4313\/intervista-a-riccardo-castaldi-sound-designer\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_US\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Intervista a Riccardo Castaldi, sound designer e progettista multimediale. - Laghezza Architects\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Riccardo Castaldi \u00e8 sound designer e progettista multimediale. E&#8217; socio fondatore di N!03 [ennezerotre] e docente di sound design presso lo IED di Milano e la Naba. \u00a0reiky@lowly.net\u00a0 &nbsp; N!03 \u00a0si occupa di installazioni e di musei interattivi multimediali in cui immagini, suoni e interazioni dirette con il visitatore rappresentano la specificit\u00e0 del vostro lavoro. Quando nasce il tuo interesse per il suono e come hai capito che avresti dedicato la tua attivit\u00e0 professionale a questo aspetto? A dire il vero, prima ancora dell\u2019interesse per il suono ho subito il fascino dell\u2019immaginario tecnologico ad esso collegato: il mio primo sintetizzatore era cos\u00ec pieno di manopole! Non c\u2019erano ancora il midi e soprattutto i maledetti menu digitali che hanno rovinato le interfacce utente di tutti gli strumenti musicali elettronici dalla fine degli anni &#8217;80 in poi. E\u2019 incredibile come ti possano vendere come innovativo il fatto di dover scorrere pagine e pagine di menu invece di mettere direttamente le mani sul suono. L\u2019acquisto di questo synth, all\u2019et\u00e0 di 15 anni, ha determinato gran parte della mia vita. Non sapevo che suoni avrebbe fatto, avevo letto la sua recensione su di una rivista di elettronica, ma m\u2019immaginavo avrebbe potuto far parte dell\u2019arsenale strumentale dei Tangerine Dream, il cui album \u201cForce Majeure\u201d era stato il mio primo acquisto in vinile, pochi anni prima. A volte ho l\u2019impressione netta di vivere di rendita sulle mie passioni d\u2019infanzia. Non importa se si siano poi espresse o meno in un ambito lavorativo. Quando il suono non era un lavoro, avevo pi\u00f9 libert\u00e0 d\u2019espressione! Lavoravo come free lance in un service audio\/video che mi lasciava molto tempo libero. Naturalmente sono stato contento di guadagnare con la mia \u201cvocazione\u201d, ma oggi pi\u00f9 che mai preferirei non dover pi\u00f9 contrattare: vorrei che la mia committenza fosse l\u2019orecchio umano, cos\u00ec da preoccuparmi solo di utilizzare un range di frequenze che rientrino tra quelle udibili a parte qualche piccola incursione in territori extra-auricolari di sub frequenze \u201ctattili\u201d. E naturalmente, anche se fossi cos\u00ec \u201clibero\u201d, sarei lo stesso condizionato dal contesto socio culturale, dalla moda, influenzato dai miei artisti preferiti, ed inoltre la committenza \u00e8 sicuramente un ottimo strumento per vincere la mia pigrizia\u2026 quindi va bene cos\u00ec! L\u2019importante \u00e8 ritagliarsi del tempo per lasciar libero l\u2019istinto e avere il lusso di cambiare tipologia di lavoro. &nbsp; Che funzione ha il suono in relazione alle immagini? Il pi\u00f9 delle volte il suono \u00e8 parte dell\u2019immagine, non c\u2019\u00e8 nemmeno il suono, ma solo un\u2019immagine che diventa tridimensionale, fisica, che acquista una poesia che magari non aveva, che stimola la nostra percezione, il nostro intelletto e soprattutto lascia spazio all\u2019immaginazione del suo pubblico. Naturalmente questo accade solo se siamo stati bravi, dall\u2019altra parte dello schermo, a capire che il suono non \u00e8 un effetto speciale e nemmeno una didascalia. Pu\u00f2 raccontare una storia, utilizzare il tempo e strutturare la visione stessa. Il suono ha molti pi\u00f9 super poteri, nascosti, rispetto alla visione: poteri temporali e spaziali, stimolanti la ricerca dell\u2019origine del suono, dell\u2019intelletto in genere: l\u2019immagine domina su tutto. &nbsp; La dimensione temporale \u00e8 pi\u00f9 del suono o dell&#8217;immagine? L&#8217;aspetto temporale \u00e8 principalmente legato alle immagini, come nel cinema. Lo scorrere del tempo e\u00a0 la sua vettorializzazione \u00e8 data dalle immagini. Contrariamente alle immagini, che possono fare un salto temporale con i flashback, la musica \u00e8 una vera e propria scultura che si esprime nel tempo. Nell&#8217;ambito cinematografico, essa \u00e8 qualcosa che scandisce il tempo accelerandolo, rallentandolo, a seconda del tipo di ritmo che gli si d\u00e0 e permette, ad esempio, di sopportare delle inquadrature fisse lunghe se sono arricchite dal movimento sonoro. La musica pu\u00f2 anche far annoiare, volutamente, se un suono ripetitivo \u00e8 legato alle immagini o pu\u00f2 anche restituire un senso esagerato di percezione del tempo fisico.\u00a0 In ambito allestitivo, \u00e8 proficuo utilizzare un loop, ossia qualcosa che si ripete ciclicamente, e quindi si cerca di annullare i confini temporali. &nbsp; In che modo il messaggio sonoro (voce narrante, suoni concreti, musica) influenza l\u2019interazione con il visitatore e che tipo di ascolto progetti nel caso di installazioni? L&#8217;approccio \u00e8 vario e dipende dal tipo di allestimento. Partiamo da un livello basico, ossia quello cosiddetto \u201cdell&#8217;ambiente\u201d. L&#8217;ambiente serve a dare un contesto e uno sfondo alle immagini, che di solito sono proiettate. Le caratteristiche di queste musiche sono studiate sul tema generale dell\u2019allestimento ma, soprattutto, non devono essere invasive. Trattandosi spesso di loop suono-immagine, la ripetizione non deve essere notata. Di solito, lo sfondo musicale \u00e8 rarefatto e non pu\u00f2 essere una colonna sonora d&#8217;impatto, perch\u00e9 potrebbe distrarre l\u2019attenzione; pu\u00f2 presentare delle caratteristiche anche forti, a volte, determinate soprattutto dallo spettro sonoro e dalle frequenze usate. Un esempio potrebbe essere una mostra che abbiamo realizzato come N!03 nel 2004 a Genova, \u201cGenova del saper fare\u201d , che raccontava, in una delle sale, l&#8217;importante lavoro siderurgico che caratterizzava la citt\u00e0 in passato. Gli ambienti erano molto impattanti sul piano sonoro (sferragliare, suoni di fonderie); questo \u00e8 stato realizzato con l&#8217;uso di basse frequenze che costituivano un tappeto sonoro continuo, senza soluzione di continuit\u00e0, modulato, che non annoiava ma che nello stesso tempo non aveva un suo svolgimento teatrale; in pi\u00f9 \u00e8 stato scelto un approccio fisico, mediante l&#8217;utilizzo di vibrazioni che trasmettevano, attraverso i piedi, l&#8217;impatto di questi ambienti molto forti. Un altro livello riguarda, invece, quello in cui il suono \u00e8 legato fortemente alle immagini. Ci sono dei punti di sincresi, come nel cinema, per cui ci sono elementi contatto, una punteggiatura sonora che segue le immagini e le rafforza.\u00a0\u00a0\u00a0 Contrariamente al cinema, l&#8217;allestimento ha la necessit\u00e0 di attirare l&#8217;attenzione del visitatore su quello che sta succedendo in un preciso momento e luogo dell&#8217;ambiente. La concertazione di una colonna sonora, in questo senso, \u00e8 determinante perch\u00e9 serve ad attirare l&#8217;attenzione su ci\u00f2 che sta succedendo per far capire quali sono i centri di attenzione in quel momento. Poi c&#8217;\u00e8 un livello legato all&#8217;interazione che, in prima istanza, d\u00e0 un feedback positivo all&#8217;avvenuta azione del visitatore e a volte pu\u00f2 essere molto pi\u00f9 [&hellip;]\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/blog\/4313\/intervista-a-riccardo-castaldi-sound-designer\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Laghezza Architects\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2013-10-27T08:16:58+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2013-12-21T17:56:26+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/riccardo-298x300.jpg\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/#website\",\"url\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/\",\"name\":\"Laghezza Architects\",\"description\":\"\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/?s={search_term_string}\",\"query-input\":\"required name=search_term_string\"}],\"inLanguage\":\"en-US\"},{\"@type\":\"ImageObject\",\"@id\":\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/blog\/4313\/intervista-a-riccardo-castaldi-sound-designer\/#primaryimage\",\"inLanguage\":\"en-US\",\"url\":\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/riccardo-298x300.jpg\"},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/blog\/4313\/intervista-a-riccardo-castaldi-sound-designer\/#webpage\",\"url\":\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/blog\/4313\/intervista-a-riccardo-castaldi-sound-designer\/\",\"name\":\"Intervista a Riccardo Castaldi, sound designer e progettista multimediale. - Laghezza Architects\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/blog\/4313\/intervista-a-riccardo-castaldi-sound-designer\/#primaryimage\"},\"datePublished\":\"2013-10-27T08:16:58+00:00\",\"dateModified\":\"2013-12-21T17:56:26+00:00\",\"author\":{\"@id\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/#\/schema\/person\/5c5e588ff43814fbaf4a73d097517b22\"},\"inLanguage\":\"en-US\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/blog\/4313\/intervista-a-riccardo-castaldi-sound-designer\/\"]}]},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/#\/schema\/person\/5c5e588ff43814fbaf4a73d097517b22\",\"name\":\"Eugenia Laghezza\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"@id\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/#personlogo\",\"inLanguage\":\"en-US\",\"url\":\"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/3da3f9a2e9bed0f6d89cbc17e9d00421?s=96&d=mm&r=g\",\"caption\":\"Eugenia Laghezza\"},\"description\":\"Nel 2008, dopo la laurea in Architettura presso il Politecnico di Milano (Campus Leonardo) e il Master in I-Design presso la Domus Academy di Milano ed alcune esperienze all'estero, l\\u2019arch. 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