{"id":4262,"date":"2013-11-27T18:43:52","date_gmt":"2013-11-27T17:43:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/?p=4262"},"modified":"2013-11-28T09:53:06","modified_gmt":"2013-11-28T08:53:06","slug":"intervista-alex-giordano-comunicatore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/blog\/4262\/intervista-a-alex-giordano-social-media-marketing\/","title":{"rendered":"Intervista a Alex Giordano, comunicatore."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/300_29082734337_4299_n.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-4403\" alt=\"300_29082734337_4299_n\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/300_29082734337_4299_n.jpg\" width=\"195\" height=\"269\" \/><\/a><em><\/em><em><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Alex Giordano \u00e8 un grande comunicatore per dote naturale. Pioniere del social media marketing, \u00e8 \u00a0co-fondatore di <strong><a href=\"http:\/\/www.ninjamarketing.it\/\">Ninja Marketing<\/a><\/strong> insieme a Mirko Pallera. Attualmente \u00e8 co-direttore del <a href=\"http:\/\/www.etnografiadigitale.it\/\"><strong>Centro Studi Etnografia Digitale<\/strong><\/a><strong> , <\/strong>dove si occupa di etnografia digitale ed antropologia evoluta. Lavora al gruppo di ricerca sul <a href=\"http:\/\/www.societing.org\/\"><strong>Societing<\/strong><\/a> per la creazione di un modello applicativo di Etnografia Digitale come metodologia di base per i progetti di Social Innovation. Ha al suo attivo numerose presenze in workshop, convegni e seminari. Tra le sue pubblicazioni, \u00e8 co-autore di \u201c<\/em><a href=\"http:\/\/www.amazon.it\/Marketing-non-convenzionale-guerrilla-fondamentali-postmoderno\/dp\/8883639812\">Marketing non-convenzionale. Viral, guerrilla, tribal e i 10 principi fondamentali del marketing postmoderno<\/a>\u00a0<em>\u201c (Il Sole 24 Ore, 2008) e ha curato, con Adam Arvidsson, \u201c<\/em><a href=\"http:\/\/www.egeaonline.it\/bookshop\/catalogo\/societing-reloaded.aspx\">Societing Reloaded. Pubblici produttivi e innovazione sociale<\/a><em>\u201d (Egea, 2013).<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>E\u2019 un dato di fatto che la musica funzioni come collante per vecchie e nuove generazioni: chiunque viene affascinato dalla musica. Qualsiasi evento, con la musica, crea maggiore coinvolgimento rispetto a che se non ci fosse. Nell\u2019ambito del marketing, che per sua natura vuole muovere le persone, quale\u00a0 uso si fa della musica? E\u2019 utile e funzionale ad obiettivi commerciali? <\/strong><\/em><i>\u00a0<\/i><\/p>\n<p>Il marketing classico, se pensiamo alla pubblicit\u00e0 e alla produzione multimediale, paga un debito molto forte al cinema, che non pu\u00f2 essere separato dalla musica e dalle colonne sonore. Sicuramente, quindi, c&#8217;\u00e8 un rapporto molto profondo tra <strong>musica e marketing<\/strong>, che diventa interessante proprio perch\u00e9 oggi il tempo appare sempre pi\u00f9 una scelta. Pensa alla televisione che ti impone un palinsesto e, al contrario, a <em>YouTube<\/em> dove puoi scegliere di sentire quello che vuoi e quando vuoi. La possibilit\u00e0 di scelta oggi \u00e8 stimolante perch\u00e9 favorisce anche un approccio &#8220;tribale&#8221;, che si nota molto nel marketing di questo momento, che permette di\u00a0 lavorare per affinit\u00e0 a dei mondi che sono molto ben rappresentati da certi tipi di sonorit\u00e0 e di musica. Questo per quanto riguarda la pubblicit\u00e0 e la produzione multimediale in genere.<\/p>\n<p>Penso, comunque, che nel marketing sia molto interessante, nell&#8217;approccio <strong>esperienziale<\/strong>, una dimensione sinestetica che va a recuperare la dimensione del suono oltre che della musica. Se pensiamo ad alcune pubblicit\u00e0 di pasta, ad esempio, dove c&#8217;\u00e8 un&#8217;enfasi sul rumore della scatola, la <em>texture<\/em> al palato di alcuni cibi, tutto fa capire che il valore del suono ha la sua influenza non solo nella progettazione del prodotto ma anche nell&#8217;organizzazione degli spazi. A volte \u00e8 una scelta strategica progettare uno spazio che sia particolarmente sonorizzato, sia in termini di musica sia di silenzio. Quindi, curare l&#8217;aspetto musicale funziona.<\/p>\n<!--[if lt IE 9]><script>document.createElement('audio');<\/script><![endif]-->\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4262-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/sinestetica.mp3?_=1\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/sinestetica.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/sinestetica.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Poi dipende anche molto dalla sensibilit\u00e0 di chi crea campagne marketing o promuove un prodotto. Per noi che abbiamo una sensibilit\u00e0 artistica, l&#8217;aspetto musicale non \u00e8 di secondo piano. Anche negli eventi che organizziamo, rispetto ad un atteggiamento un po&#8217; sciatto che c&#8217;\u00e8 in Italia, l&#8217;aspetto musicale \u00e8 sempre molto curato, perch\u00e9 abbiamo sempre pensato che avesse bisogno di rispetto e di professionalit\u00e0 serie (musicisti ma anche ingegneri del suono), sia nel caso di grandi eventi musicali sia nel caso delle piccole esperienze. Inoltre, c&#8217;\u00e8 anche un discorso psicoacustico da affrontare: magari il pubblico non lo nota subito, ma abbiamo sperimentato che comunque si sente pi\u00f9 a suo agio se c&#8217;\u00e8 un tappeto sonoro ben scelto. Personalmente, sono il primo ad accorgersi: non posso assistere ad eventi dove non c&#8217;\u00e8 attenzione all&#8217;atmosfera sonora, perch\u00e9 mi sento \u201cscomodo\u201d. Purtroppo in Italia c&#8217;\u00e8 molta disattenzione verso questo aspetto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Penso ad un grande marchio come l&#8217;Heineken che organizza il Jammin Festival, ad esempio. \u00a0<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Ecco, l\u00ec c&#8217;\u00e8 un discorso di <strong>aggregazione<\/strong> dove non solo ci sono grandi artisti che si esibiscono, ma ci sono degli standard tecnici da rispettare. Se pensi a Woodstock, gli impianti audio erano commisurati all&#8217;epoca, e penso che dalla centesima fila in poi non si riuscisse ad ascoltare nulla! Oggi, invece, le richieste, anche sul piano tecnico, sono alte. Purtroppo, ripeto, in Italia si trascura questo aspetto. Ci sono comunque, fortunatamente, alcune agenzie che invece curano la qualit\u00e0 dell&#8217;\u00a0 audio e dell&#8217;atmosfera musicale. Anche i tecnici sono sempre pi\u00f9 preparati, perch\u00e9 fino a qualche anno fa il <em>service <\/em>era affidato ad elettricisti che non sono sempre tecnici audio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Hai avuto esperienze di campagne marketing in cui la musica era un elemento di particolare importanza? Penso a \u201c<\/strong><\/em><a href=\"http:\/\/www.streetacademy.it\/comesuonailcaos\/\">Come suona il caos<\/a><strong>\u201d, <em>la street academy supportata da Tim Trib\u00f9.<\/em> \u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong> <\/strong> Tim Trib\u00f9 era tutta concentrata sulla musica. Avevamo scelto, come agenzia, di concentrarci sul mondo della street art. Avevamo individuato, gi\u00e0 con le prime esperienze di analisi netnografiche, che tra le varie <em>tribes <\/em>online quella dominante, dal punto di vista del senso, era l&#8217;hip hop. Dovendo cercare un mondo di affinit\u00e0 della marca Tim Trib\u00f9 lo avevamo individuato nel mondo della street art declinata nella <em>street academy<\/em>, dove quindi la marca diventava una piattaforma di socializzazione e di contenuti di varia natura. C&#8217;erano dei contest con <em>writers, skaters<\/em>, sport urbani ma l&#8217;accento forte era posto sulla musica, a cui abbiamo aggiunto l&#8217;esperienza di \u201cCome suona il caos\u201d che suggeriva anche l&#8217;idea di<strong> riciclaggio creativo<\/strong> perch\u00e9 Capone e altri musicisti, da materiali di risulta, creavano strumenti musicali e anche musica di qualit\u00e0. C&#8217;era una funzione aggregativa, una funzione educativa (riciclo) e di identit\u00e0 rispetto al marchio che voleva presentarsi come una marca affine a questo mondo giovanile. Ha funzionato finch\u00e9 \u00e8 rimasta attiva la tariffa Tim Trib\u00f9 che poi l&#8217;azienda ha deciso di smantellare e con essa tutto il progetto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Ho notato che, ultimamente, si sta puntando molto verso un uso commerciale del silenzio. Mi riferisco al fatto che, ad esempio, un department store come Selfridges in Gran Bretagna abbia lanciato la campagna \u201c<\/strong><\/em><a href=\"http:\/\/style.selfridges.com\/category\/free-tags\/NO%20NOISE\">No Noise<\/a><em><strong>\u201d, ossia uno spazio fisico all\u2019interno del negozio in cui rilassarsi e una linea di oggetti e abiti senza logo o, se il logo \u00e8 noto, reso graficamente pi\u00f9 leggero ma sempre riconoscibile.\u00a0 <\/strong><\/em> <em><strong>Secondo te, perch\u00e9 si vende il silenzio? Pu\u00f2 funzionare, dal punto di vista del marketing, un simile approccio? Che target finale vuole raggiungere?<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong> <\/strong><\/em> Il silenzio si vende perch\u00e9 \u00e8 una delle frontiere del <strong>lusso<\/strong>. Come dice Thierry Paquot <b>,<\/b> il lusso del prossimo contemporaneo \u00e8 rappresentato da tre trend: tempo, spazio e silenzio, che sono i tre elementi di scarsit\u00e0 in questo momento. Siamo <em>always on<\/em>, sempre connessi e presenti e ci manca la dimensione del <em>kairos<\/em>, ossia del tempo come scelta: invece siamo sempre nel <em>kronos<\/em> a subire l&#8217;inesorabile scorrere del tempo. Il silenzio \u00e8 acustico da un lato ma simbolico dall&#8217;altro, ossia una necessit\u00e0 di recuperare i tempi meditativi. \u00a0Parlo di me: sono sempre in movimento e a volte mi manca \u201cci\u00f2 che sta in mezzo\u201d, ovvero il fermarsi un attimo per assaporare la contemplazione e il silenzio.<\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4262-2\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/lusso-e-silenzio.mp3?_=2\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/lusso-e-silenzio.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/lusso-e-silenzio.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tutto sommato, il lusso pacchiano non \u00e8 pi\u00f9 esclusivo. Oggi \u00e8 pi\u00f9 esclusivo chi pu\u00f2 permettersi di vivere le dimensioni di cui parlavamo prima; si tratta di un lusso con &#8220;coscienza&#8221;, perch\u00e9 presuppone il riconoscimento di essere e di vivere nel rumore. C&#8217;\u00e8 un altro tipo di lusso ostentato e rumoroso anche nel mettere in mostra marchi e loghi: si tratta di due modi diversi e antitetici. Ricordo che a Cuba mi dicevano che \u00e8 facile fare i pacifisti a pancia piena. Oggi si parla di ritorno alle origini, all&#8217;essenza delle cose, ma ci sono i popoli emergenti che invece dimostrano di volersi godere il sogno di modernit\u00e0, anche se rumoroso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Musica e pubblicit\u00e0: progettazione ex novo di colonne sonore e scelta di canzoni o musiche gi\u00e0 esistenti. Cosa funziona meglio? <\/strong><\/em><\/p>\n<p>Scegliere cosa funziona di pi\u00f9 \u00e8 sempre una questione di\u00a0 <em>case by case approach,<\/em> per tanti motivi. Innanzitutto dipende anche dal budget, perch\u00e9 usare una canzone gi\u00e0 esistente, magari anche nota, costa molto di pi\u00f9 che farsene scrivere una nuova. A volte puoi creare una cover ma\u00a0 bisogna pagare i diritti editoriali, che sono comunque costosi. Oppure c&#8217;\u00e8 una terza via, che \u00e8 quella di far progettare un jingle. A parte il discorso economico, la scelta dipende dal caso e quindi dal marchio. Se c&#8217;\u00e8 un brand particolarmente legato all&#8217;immaginario di una canzone, pu\u00f2 essere conveniente sceglierla, anche se costa molto. Per\u00f2, non \u00e8 da sottovalutare la creazione di un jingle ad hoc perch\u00e8 oggi sono particolarmente efficaci sotto il profilo della <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Meme\"><strong>memetica<\/strong><\/a>. E&#8217; un approccio di cui parla Richard Brodie ne \u201c<a href=\"http:\/\/www.amazon.it\/Virus-della-mente-Richard-Brodie\/dp\/8887795118\/ref=sr_1_1?ie=UTF8&amp;qid=1385321455&amp;sr=8-1&amp;keywords=Richard+brodie+Il+virus+della+mente\"><em>Il virus della mente<\/em>\u201d<\/a> e fa riferimento a presunti pattern neurolinguistici che vedono in alcune forme di organizzazione della melodia una pi\u00f9 facile acquisizione cognitiva, rendendola pi\u00f9 facilmente memorizzabile. Alcuni marchi chiedono di creare il proprio jingle sulla base dei pattern memetici, come ad esempio un\u00a0 nostro cliente, Santh\u00e8, che si rivolge a un target di bambini: lo spot \u00e8 spesso visibile in canali dedicati a loro e, avendo scelto un jingle costruito sui pattern di cui parlavamo prima, all&#8217;inizio pu\u00f2 sembrare fastidioso ma sicuramente resta in mente!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Sound branding: Bmw, Harley Davidson, etc. Secondo te \u00e8 utile avere un proprio sound logo ai fini della riconoscibilit\u00e0 del marchio?<\/strong><\/em><\/p>\n<p>In generale, secondo me, ogni senso attiva delle aree diverse del cervello e quindi occorre capire cosa stimolare: in alcuni casi, quindi, il suono pu\u00f2 fare la differenza.\u00a0 Non \u00e8 un caso che per marchi come Bmw o Harley Davidson, dove sei tu e il prodotto, a volte il suono serve a rafforzare ancora di pi\u00f9 questa relazione e quindi a unire te e il prodotto estraniandoti dal resto del mondo. In questo caso il sound logo ha un senso. Ad esempio, se pensi al suono di Windows all&#8217;avvio o dell&#8217;Iphone, essi sono parte integrante dell&#8217;esperienza. Per\u00f2 penso che per tanti altri casi non sia necessario. Bisogna valutare <strong>caso per caso<\/strong> perch\u00e9 il suono pu\u00f2 lavorare su due relazioni principali: utente-prodotto o, molto pi\u00f9 interessante, utente-utente e mi riferisco, per quest&#8217;ultimo caso, ai suoni delle chat o delle suonerie dei telefoni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Cos\u2019\u00e8 per te la musica?<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong> <\/strong><\/em> Spesso, quando mi guardo indietro, penso che la mia formazione sia legata al fatto di essere una persona molto curiosa. Ho studiato con profitto finch\u00e9 ho avuto voglia e piacere nel farlo, con grande interesse per gli studi classici, la poesia, la letteratura, la filosofia. Per\u00f2 ho avuto una grande passione che mi ha salvato da tutto, ed \u00e8 quella per la musica rock. Quando ero liceale, avevo una band: suonavo nei locali, finivo alle 4 di notte e poi andavo a scuola, era questa la mia vita, un po&#8217; disordinata. L&#8217;esperienza psichedelica, attraverso la musica e non le droghe, mi ha aperto dei <strong>mondi nuovi<\/strong>. Ricordo dei momenti di grande emozione e di grande immaginazione ascoltando, le prime volte, Jimi Hendrix che mi faceva capire che c&#8217;era la possibilit\u00e0 di un altrove che si apriva attraverso la musica. La musica \u00e8 stata una chiave di interpretazione importante anche per capire la poesia, i classici greci e tante altre cose. Quella visione carnale, passionale ed emotiva che a un certo punto riusciva a fondere mente, corpo ed emozioni l&#8217;ho imparata ascoltando e suonando musica, soprattutto quella psichedelica.<\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4262-3\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/la-musica.mp3?_=3\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/la-musica.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/la-musica.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questa esperienza, questa capacit\u00e0 di crearsi anche altri mondi possibili, mi \u00e8 servita anche nel lavoro come pubblicitario, come stratega, come creativo, per la possibilit\u00e0 di riuscire a vedere altro dall&#8217;ovvio. La musica \u00e8 stata una chiave di interpretazione della realt\u00e0. Poi ho capito che \u00e8 pi\u00f9 importante \u201crisuonare\u201d che volere e desiderare: se riesci a sintonizzarti e a risuonare per simpatia, tutto va come deve andare. E&#8217; anche un esercizio che permette di fluire con gli eventi: \u00e8 importante capire come risuonano le cose e quindi cercare il proprio posto in questa <strong>risonanza<\/strong>. La musica me lo ha insegnato.<\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4262-4\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/risonanza.mp3?_=4\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/risonanza.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/risonanza.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Inoltre, la musica mi ha anche salvato da tante esperienze un po&#8217; distruttive: alcuni miei amici sono morti per droga e quindi ho capito che avere una passione salva anche dalla depressione, che nella musica pu\u00f2 avere un canale per essere sublimata, perch\u00e9 la tristezza o aspetti pi\u00f9 cupi della propria vita possono avere una loro vibrazione. Ancora oggi, quando non sono felicissimo, vado da Nicola, il mio amico bassista che suonava con me. Lui ha uno studio di registrazione e ci vado anche la notte, perch\u00e9 lui \u00e8 sempre l\u00ec: senza dirci nulla, suoniamo e ci sembra di avere ancora 16 anni. C&#8217;\u00e8 sempre qualche musicista bravo da lui, io suono tutto e niente, quindi prendo il posto che mi compete, suoniamo e stiamo bene. Suonando insieme, abbandoni anche l&#8217;egoismo che ci pu\u00f2 essere dietro alla depressione e capisci che non ci sei solo tu ad avere dei problemi: condividendo, grazie alla musica acquisisci quasi un&#8217;energia superiore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Oltre alle tue parole, ci faresti un altro regalo?<\/em><\/strong><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4262-5\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Alex-regalo.mp3?_=5\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Alex-regalo.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/Alex-regalo.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Alex Giordano \u00e8 un grande comunicatore per dote naturale. Pioniere del social media marketing, \u00e8 \u00a0co-fondatore di Ninja Marketing insieme a Mirko Pallera. Attualmente \u00e8 co-direttore del Centro Studi Etnografia Digitale , dove si occupa di etnografia digitale ed antropologia evoluta. Lavora al gruppo di ricerca sul Societing per la creazione di un modello applicativo di Etnografia Digitale come metodologia di base per i progetti di Social Innovation. Ha al suo attivo numerose presenze in workshop, convegni e seminari. Tra le sue pubblicazioni, \u00e8 co-autore di \u201cMarketing non-convenzionale. Viral, guerrilla, tribal e i 10 principi fondamentali del marketing postmoderno\u00a0\u201c (Il Sole 24 Ore, 2008) e ha curato, con Adam Arvidsson, \u201cSocieting Reloaded. Pubblici produttivi e innovazione sociale\u201d (Egea, 2013). &nbsp; &nbsp; E\u2019 un dato di fatto che la musica funzioni come collante per vecchie e nuove generazioni: chiunque viene affascinato dalla musica. Qualsiasi evento, con la musica, crea maggiore coinvolgimento rispetto a che se non ci fosse. Nell\u2019ambito del marketing, che per sua natura vuole muovere le persone, quale\u00a0 uso si fa della musica? E\u2019 utile e funzionale ad obiettivi commerciali? \u00a0 Il marketing classico, se pensiamo alla pubblicit\u00e0 e alla produzione multimediale, paga un debito molto forte al cinema, che non pu\u00f2 essere separato dalla musica e dalle colonne sonore. Sicuramente, quindi, c&#8217;\u00e8 un rapporto molto profondo tra musica e marketing, che diventa interessante proprio perch\u00e9 oggi il tempo appare sempre pi\u00f9 una scelta. Pensa alla televisione che ti impone un palinsesto e, al contrario, a YouTube dove puoi scegliere di sentire quello che vuoi e quando vuoi. La possibilit\u00e0 di scelta oggi \u00e8 stimolante perch\u00e9 favorisce anche un approccio &#8220;tribale&#8221;, che si nota molto nel marketing di questo momento, che permette di\u00a0 lavorare per affinit\u00e0 a dei mondi che sono molto ben rappresentati da certi tipi di sonorit\u00e0 e di musica. Questo per quanto riguarda la pubblicit\u00e0 e la produzione multimediale in genere. Penso, comunque, che nel marketing sia molto interessante, nell&#8217;approccio esperienziale, una dimensione sinestetica che va a recuperare la dimensione del suono oltre che della musica. Se pensiamo ad alcune pubblicit\u00e0 di pasta, ad esempio, dove c&#8217;\u00e8 un&#8217;enfasi sul rumore della scatola, la texture al palato di alcuni cibi, tutto fa capire che il valore del suono ha la sua influenza non solo nella progettazione del prodotto ma anche nell&#8217;organizzazione degli spazi. A volte \u00e8 una scelta strategica progettare uno spazio che sia particolarmente sonorizzato, sia in termini di musica sia di silenzio. Quindi, curare l&#8217;aspetto musicale funziona. &nbsp; Poi dipende anche molto dalla sensibilit\u00e0 di chi crea campagne marketing o promuove un prodotto. Per noi che abbiamo una sensibilit\u00e0 artistica, l&#8217;aspetto musicale non \u00e8 di secondo piano. Anche negli eventi che organizziamo, rispetto ad un atteggiamento un po&#8217; sciatto che c&#8217;\u00e8 in Italia, l&#8217;aspetto musicale \u00e8 sempre molto curato, perch\u00e9 abbiamo sempre pensato che avesse bisogno di rispetto e di professionalit\u00e0 serie (musicisti ma anche ingegneri del suono), sia nel caso di grandi eventi musicali sia nel caso delle piccole esperienze. Inoltre, c&#8217;\u00e8 anche un discorso psicoacustico da affrontare: magari il pubblico non lo nota subito, ma abbiamo sperimentato che comunque si sente pi\u00f9 a suo agio se c&#8217;\u00e8 un tappeto sonoro ben scelto. Personalmente, sono il primo ad accorgersi: non posso assistere ad eventi dove non c&#8217;\u00e8 attenzione all&#8217;atmosfera sonora, perch\u00e9 mi sento \u201cscomodo\u201d. Purtroppo in Italia c&#8217;\u00e8 molta disattenzione verso questo aspetto. &nbsp; Penso ad un grande marchio come l&#8217;Heineken che organizza il Jammin Festival, ad esempio. \u00a0 Ecco, l\u00ec c&#8217;\u00e8 un discorso di aggregazione dove non solo ci sono grandi artisti che si esibiscono, ma ci sono degli standard tecnici da rispettare. Se pensi a Woodstock, gli impianti audio erano commisurati all&#8217;epoca, e penso che dalla centesima fila in poi non si riuscisse ad ascoltare nulla! Oggi, invece, le richieste, anche sul piano tecnico, sono alte. Purtroppo, ripeto, in Italia si trascura questo aspetto. Ci sono comunque, fortunatamente, alcune agenzie che invece curano la qualit\u00e0 dell&#8217;\u00a0 audio e dell&#8217;atmosfera musicale. Anche i tecnici sono sempre pi\u00f9 preparati, perch\u00e9 fino a qualche anno fa il service era affidato ad elettricisti che non sono sempre tecnici audio. &nbsp; Hai avuto esperienze di campagne marketing in cui la musica era un elemento di particolare importanza? Penso a \u201cCome suona il caos\u201d, la street academy supportata da Tim Trib\u00f9. \u00a0 Tim Trib\u00f9 era tutta concentrata sulla musica. Avevamo scelto, come agenzia, di concentrarci sul mondo della street art. Avevamo individuato, gi\u00e0 con le prime esperienze di analisi netnografiche, che tra le varie tribes online quella dominante, dal punto di vista del senso, era l&#8217;hip hop. Dovendo cercare un mondo di affinit\u00e0 della marca Tim Trib\u00f9 lo avevamo individuato nel mondo della street art declinata nella street academy, dove quindi la marca diventava una piattaforma di socializzazione e di contenuti di varia natura. C&#8217;erano dei contest con writers, skaters, sport urbani ma l&#8217;accento forte era posto sulla musica, a cui abbiamo aggiunto l&#8217;esperienza di \u201cCome suona il caos\u201d che suggeriva anche l&#8217;idea di riciclaggio creativo perch\u00e9 Capone e altri musicisti, da materiali di risulta, creavano strumenti musicali e anche musica di qualit\u00e0. C&#8217;era una funzione aggregativa, una funzione educativa (riciclo) e di identit\u00e0 rispetto al marchio che voleva presentarsi come una marca affine a questo mondo giovanile. Ha funzionato finch\u00e9 \u00e8 rimasta attiva la tariffa Tim Trib\u00f9 che poi l&#8217;azienda ha deciso di smantellare e con essa tutto il progetto. &nbsp; Ho notato che, ultimamente, si sta puntando molto verso un uso commerciale del silenzio. Mi riferisco al fatto che, ad esempio, un department store come Selfridges in Gran Bretagna abbia lanciato la campagna \u201cNo Noise\u201d, ossia uno spazio fisico all\u2019interno del negozio in cui rilassarsi e una linea di oggetti e abiti senza logo o, se il logo \u00e8 noto, reso graficamente pi\u00f9 leggero ma sempre riconoscibile.\u00a0 Secondo te, perch\u00e9 si vende il silenzio? Pu\u00f2 funzionare, dal punto di vista del marketing, un simile approccio? Che target finale vuole raggiungere? 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Pioniere del social media marketing, \u00e8 \u00a0co-fondatore di Ninja Marketing insieme a Mirko Pallera. Attualmente \u00e8 co-direttore del Centro Studi Etnografia Digitale , dove si occupa di etnografia digitale ed antropologia evoluta. Lavora al gruppo di ricerca sul Societing per la creazione di un modello applicativo di Etnografia Digitale come metodologia di base per i progetti di Social Innovation. Ha al suo attivo numerose presenze in workshop, convegni e seminari. Tra le sue pubblicazioni, \u00e8 co-autore di \u201cMarketing non-convenzionale. Viral, guerrilla, tribal e i 10 principi fondamentali del marketing postmoderno\u00a0\u201c (Il Sole 24 Ore, 2008) e ha curato, con Adam Arvidsson, \u201cSocieting Reloaded. Pubblici produttivi e innovazione sociale\u201d (Egea, 2013). &nbsp; &nbsp; E\u2019 un dato di fatto che la musica funzioni come collante per vecchie e nuove generazioni: chiunque viene affascinato dalla musica. Qualsiasi evento, con la musica, crea maggiore coinvolgimento rispetto a che se non ci fosse. Nell\u2019ambito del marketing, che per sua natura vuole muovere le persone, quale\u00a0 uso si fa della musica? E\u2019 utile e funzionale ad obiettivi commerciali? \u00a0 Il marketing classico, se pensiamo alla pubblicit\u00e0 e alla produzione multimediale, paga un debito molto forte al cinema, che non pu\u00f2 essere separato dalla musica e dalle colonne sonore. Sicuramente, quindi, c&#8217;\u00e8 un rapporto molto profondo tra musica e marketing, che diventa interessante proprio perch\u00e9 oggi il tempo appare sempre pi\u00f9 una scelta. Pensa alla televisione che ti impone un palinsesto e, al contrario, a YouTube dove puoi scegliere di sentire quello che vuoi e quando vuoi. La possibilit\u00e0 di scelta oggi \u00e8 stimolante perch\u00e9 favorisce anche un approccio &#8220;tribale&#8221;, che si nota molto nel marketing di questo momento, che permette di\u00a0 lavorare per affinit\u00e0 a dei mondi che sono molto ben rappresentati da certi tipi di sonorit\u00e0 e di musica. Questo per quanto riguarda la pubblicit\u00e0 e la produzione multimediale in genere. Penso, comunque, che nel marketing sia molto interessante, nell&#8217;approccio esperienziale, una dimensione sinestetica che va a recuperare la dimensione del suono oltre che della musica. Se pensiamo ad alcune pubblicit\u00e0 di pasta, ad esempio, dove c&#8217;\u00e8 un&#8217;enfasi sul rumore della scatola, la texture al palato di alcuni cibi, tutto fa capire che il valore del suono ha la sua influenza non solo nella progettazione del prodotto ma anche nell&#8217;organizzazione degli spazi. A volte \u00e8 una scelta strategica progettare uno spazio che sia particolarmente sonorizzato, sia in termini di musica sia di silenzio. Quindi, curare l&#8217;aspetto musicale funziona. &nbsp; Poi dipende anche molto dalla sensibilit\u00e0 di chi crea campagne marketing o promuove un prodotto. Per noi che abbiamo una sensibilit\u00e0 artistica, l&#8217;aspetto musicale non \u00e8 di secondo piano. Anche negli eventi che organizziamo, rispetto ad un atteggiamento un po&#8217; sciatto che c&#8217;\u00e8 in Italia, l&#8217;aspetto musicale \u00e8 sempre molto curato, perch\u00e9 abbiamo sempre pensato che avesse bisogno di rispetto e di professionalit\u00e0 serie (musicisti ma anche ingegneri del suono), sia nel caso di grandi eventi musicali sia nel caso delle piccole esperienze. Inoltre, c&#8217;\u00e8 anche un discorso psicoacustico da affrontare: magari il pubblico non lo nota subito, ma abbiamo sperimentato che comunque si sente pi\u00f9 a suo agio se c&#8217;\u00e8 un tappeto sonoro ben scelto. Personalmente, sono il primo ad accorgersi: non posso assistere ad eventi dove non c&#8217;\u00e8 attenzione all&#8217;atmosfera sonora, perch\u00e9 mi sento \u201cscomodo\u201d. Purtroppo in Italia c&#8217;\u00e8 molta disattenzione verso questo aspetto. &nbsp; Penso ad un grande marchio come l&#8217;Heineken che organizza il Jammin Festival, ad esempio. \u00a0 Ecco, l\u00ec c&#8217;\u00e8 un discorso di aggregazione dove non solo ci sono grandi artisti che si esibiscono, ma ci sono degli standard tecnici da rispettare. Se pensi a Woodstock, gli impianti audio erano commisurati all&#8217;epoca, e penso che dalla centesima fila in poi non si riuscisse ad ascoltare nulla! Oggi, invece, le richieste, anche sul piano tecnico, sono alte. Purtroppo, ripeto, in Italia si trascura questo aspetto. Ci sono comunque, fortunatamente, alcune agenzie che invece curano la qualit\u00e0 dell&#8217;\u00a0 audio e dell&#8217;atmosfera musicale. Anche i tecnici sono sempre pi\u00f9 preparati, perch\u00e9 fino a qualche anno fa il service era affidato ad elettricisti che non sono sempre tecnici audio. &nbsp; Hai avuto esperienze di campagne marketing in cui la musica era un elemento di particolare importanza? Penso a \u201cCome suona il caos\u201d, la street academy supportata da Tim Trib\u00f9. \u00a0 Tim Trib\u00f9 era tutta concentrata sulla musica. Avevamo scelto, come agenzia, di concentrarci sul mondo della street art. Avevamo individuato, gi\u00e0 con le prime esperienze di analisi netnografiche, che tra le varie tribes online quella dominante, dal punto di vista del senso, era l&#8217;hip hop. Dovendo cercare un mondo di affinit\u00e0 della marca Tim Trib\u00f9 lo avevamo individuato nel mondo della street art declinata nella street academy, dove quindi la marca diventava una piattaforma di socializzazione e di contenuti di varia natura. C&#8217;erano dei contest con writers, skaters, sport urbani ma l&#8217;accento forte era posto sulla musica, a cui abbiamo aggiunto l&#8217;esperienza di \u201cCome suona il caos\u201d che suggeriva anche l&#8217;idea di riciclaggio creativo perch\u00e9 Capone e altri musicisti, da materiali di risulta, creavano strumenti musicali e anche musica di qualit\u00e0. C&#8217;era una funzione aggregativa, una funzione educativa (riciclo) e di identit\u00e0 rispetto al marchio che voleva presentarsi come una marca affine a questo mondo giovanile. Ha funzionato finch\u00e9 \u00e8 rimasta attiva la tariffa Tim Trib\u00f9 che poi l&#8217;azienda ha deciso di smantellare e con essa tutto il progetto. &nbsp; Ho notato che, ultimamente, si sta puntando molto verso un uso commerciale del silenzio. Mi riferisco al fatto che, ad esempio, un department store come Selfridges in Gran Bretagna abbia lanciato la campagna \u201cNo Noise\u201d, ossia uno spazio fisico all\u2019interno del negozio in cui rilassarsi e una linea di oggetti e abiti senza logo o, se il logo \u00e8 noto, reso graficamente pi\u00f9 leggero ma sempre riconoscibile.\u00a0 Secondo te, perch\u00e9 si vende il silenzio? Pu\u00f2 funzionare, dal punto di vista del marketing, un simile approccio? Che target finale vuole raggiungere? 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