{"id":4190,"date":"2013-10-16T20:19:33","date_gmt":"2013-10-16T18:19:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/?p=4190"},"modified":"2013-10-16T20:25:26","modified_gmt":"2013-10-16T18:25:26","slug":"intervista-tiziano-bonini-ricercatore-autore-radiofonico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/blog\/4190\/intervista-a-tiziano-bonini-ricercatore-e-autore-radiofonico\/","title":{"rendered":"Intervista a Tiziano Bonini, ricercatore e autore radiofonico."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/156067_10151526934969662_539378961_n.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-4191 alignnone\" alt=\"156067_10151526934969662_539378961_n\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/156067_10151526934969662_539378961_n.jpg\" width=\"158\" height=\"158\" srcset=\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/156067_10151526934969662_539378961_n.jpg 225w, https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/156067_10151526934969662_539378961_n-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 158px) 100vw, 158px\" \/><\/a> \u00a0<em> Tiziano Bonini \u00e8 ricercatore presso l&#8217;Universit\u00e0 \u00a0IULM di Milano e autore radiofonico (Radio24). Tra le sue pubblicazioni, &#8220;<\/em><a href=\"http:\/\/www.carocci.it\/index.php?option=com_carocci&amp;task=schedalibro&amp;Itemid=72&amp;isbn=9788843068036\">La radio in Italia. Storia, mercati, formati, pubblici, tecnologie<\/a><em>&#8221; \u00a0(Carocci, 2013), &#8220;<\/em><a href=\"http:\/\/www.ombrecorte.it\/more.asp?id=255&amp;tipo=anticipazioni\">Cos\u00ec lontano cos\u00ec vicino. Tattiche mediali per abitare lo spazio<\/a><em>&#8221; (Ombre corte, 2010), &#8220;<\/em>La radio nella rete<em>&#8221; (Costa &amp; \u00a0Nolan, 2006). <\/em> <a href=\"https:\/\/twitter.com\/tbonini\"><strong>Qui<\/strong> <\/a><em>i suoi tweet.\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\n<p style=\"text-align: left;\">\n<p style=\"text-align: left;\">\n<p style=\"text-align: left;\"><em><strong>Nel tuo libro \u201c<\/strong><\/em><a href=\"http:\/\/www.ombrecorte.it\/more.asp?id=255&amp;tipo=anticipazioni\"><strong>Cos\u00ec lontano cos\u00ec vicino. Tattiche mediali per abitare lo spazio<\/strong><\/a><em><strong>\u201d affronti il tema di come l\u2019appropriazione dello spazio, da parte dell\u2019individuo, sia cambiato in virt\u00f9 della diffusione dei nuovi media, dalla televisione all\u2019Ipod. \u00a0\u00a0<\/strong><\/em><em><strong>Riflettendo sullo spazio pi\u00f9 intimo, ovvero la casa,\u00a0 affermi che si \u00e8 verificata una vera e propria frammentazione dello spazio domestico.<\/strong><\/em> <em><strong> La planimetria di una casa borghese ottocentesca \u00e8 quella che chiaramente individua una separazione tra spazio pubblico (di rappresentanza) e spazio privato (camere da letto e bagno).\u00a0<\/strong><\/em><em><strong>Gi\u00e0 l\u2019avvento del televisore, come elettrodomestico, ha cambiato anche semplicemente l\u2019arredo di quelle case, oltre che sfondare e dilatare lo spazio facendo entrare in casa propria immagini, notizie, etc. <\/strong><\/em> <em><strong>\u00a0<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><em><strong>I personal media hanno ridotto ancora di pi\u00f9 lo spazio intimo e privato che, paradossalmente, ha le dimensioni millimetriche che separano gli auricolari dall\u2019orecchio.<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><em><strong>Ida Far\u00e8, nel libro \u201c<\/strong><\/em><a href=\"http:\/\/www.liguori.it\/schedanew.asp?isbn=3573\"><strong>Nuove specie di spazi<\/strong><\/a><em><strong>\u201d, ritiene che \u201cil vento delle tecnologie comunicanti (abbia) prodotto la caduta di molti muri. [\u2026] Tutto pu\u00f2 essere visto, e gli arredi, le stanze, le cose, diventano \u201ca vista\u201d. [\u2026] Il loft \u00e8,\u00a0 prima ancora che una moda importata, uno stato della mente\u201d (pp.6-7).<\/strong><\/em> <em><strong>\u00a0 \u00a0\u00a0<\/strong><\/em><em><strong>Sei d\u2019accordo con questa affermazione?<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Personalmente sono d&#8217;accordo ed \u00e8 anche quello che diceva Meyrowitz in &#8220;Oltre il senso del luogo&#8221;, scritto nel 1985, in cui affermava che la televisione, quando era arrivata nelle abitazioni degli americani, gi\u00e0 negli anni \u201860 aveva reso trasparenti i muri di casa. E\u2019 vero che le tecnologie della comunicazione hanno fatto crollare un muro dopo l&#8217;altro, sempre di pi\u00f9, fino a rendere tutto estremamente <strong>trasparente<\/strong>. <em>Facebook<\/em> ha reso la nostra pelle trasparente pi\u00f9 che i muri degli spazi dove abitiamo. Una volta abbattuto qualsiasi muro, l&#8217;ultimo che resta da abbattere \u00e8 quello della propria pelle. Con lo scandalo del \u201cDatagate\u201d, anche quando non lo sapevi, eri trasparente per il governo americano; quando si sente\u00a0 &#8220;yes we scan&#8221;, non si tratta solo di una battuta perch\u00e9 i nuovi media ti scannerizzano anche il corpo, che sembrava essere l&#8217;ultima barriera da rendere pubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\n<p style=\"text-align: left;\">\n<p style=\"text-align: left;\">\n<p style=\"text-align: left;\"><em><strong>Quindi, parlando della casa come spazio dell&#8217;intimit\u00e0, non ci sono pi\u00f9 spazi fisici di questo tipo? Dove si pu\u00f2 tutelare la propria privacy?<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><em><strong> <\/strong><\/em> Ovviamente il singolo decide le proprie forme di esposizione: se sono a casa la sera e non accendo n\u00e9 radio, n\u00e9 computer, vivo come un lord del \u2018700 a casa mia. La progettazione della casa, ad esempio, arriva fino ad un certo punto, nel senso che si progettano luoghi immaginandone degli usi predeterminati. Quando fai tua quella casa, la addomestichi in tutti i modi possibili e l\u00ec inventi degli usi che non erano nemmeno progettati dall&#8217;architetto: la fai tua nel senso che ci aggiungi del tuo, anche attraverso i media. Questo avviene se sei lontano dal tuo paese di origine. Se sono nato e vissuto nella stessa citt\u00e0 e ho un&#8217;identit\u00e0 molto precisa e chiara, forse non ho tanto bisogno di costruire nella mia casa un altrove a cui tornare (il mio paese di origine). I <em>media<\/em> sono una delle possibili risorse per <strong>addomesticare lo spazio<\/strong> e per appropriarsene, anche se era stato progettato da qualcun altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\n<p style=\"text-align: left;\">\n<p style=\"text-align: left;\">\n<p style=\"text-align: left;\"><strong><em>Cito l\u2019email di un ascoltatore della radio, che trascrivi nel tuo libro: \u201cA volte un gesto, una postura dello sguardo, un odore, un suono, un sapore ci indirizzano improvvisamente verso l\u2019immagine della casa abbandonata\u201d (pag. 55). \u00a0\u00a0<\/em><\/strong><strong><em>E\u2019 un\u2019affermazione in cui si capisce chiaramente che la creazione del legame con uno spazio \u00e8 affettiva e sensoriale. \u00a0<\/em><\/strong><strong><em>Invece, nella progettazione architettonica vera e propria, spesso ci si \u00e8 soffermati solo su aspetti funzionali, pratici, comunicativi, etc. dell\u2019architettura e raramente su aspetti pi\u00f9 sensoriali (suoni, odori, etc.).<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong><em>Secondo te, i nuovi media possono contribuire ad arricchire l\u2019esperienza dei luoghi, ovvero anche colmando delle carenze proprie degli spazi, permettendo delle esperienze paradossalmente pi\u00f9 corporee? \u00a0<\/em><\/strong><strong><em>L\u2019uso di nuovi media rappresenta un fallimento della progettazione architettonica? \u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong><em> <\/em><\/strong> Secondo me l\u2019uso dei nuovi <em>media<\/em>, per rendere intimi gli spazi, non \u00e8 un fallimento ma un <strong>completamento<\/strong> della progettazione. Laddove si ferma la progettazione, che \u00e8 sempre incompleta nella misura in cui non puoi prevedere tutti gli usi, io addomestico lo spazio attraverso oggetti e pratiche affettive come, ad esempio, la cassapanca della nonna, etc. ovvero oggetti che, collocati nello spazio, lo rendono affettivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Quando accendiamo la radio o l\u2019impianto <em>hi-fi<\/em> e sonorizziamo lo spazio con una musica che innesca dei ricordi o scatena delle emozioni, \u00e8 la musica che <strong>rifunzionalizza gli spazi in senso affettivo<\/strong>, negativamente o positivamente. Lo stesso spazio acquisisce un&#8217;altra valenza a seconda dei <i>media<\/i> che uso e dei contenuti, ovviamente: sono i <em>media<\/em> che possono essere visti come completamento delle funzioni architettoniche e anche come riposizionamento e ribaltamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Se poi ti riferisci, ad esempio, ai muri della casa, non ben isolati, che fanno passare i rumori del mio vicino infastidendomi, se indosso le cuffie e ascolto musica per isolarmi, allora s\u00ec che in quel senso i media colmano un fallimento della progettazione. Effettivamente, anche quando mi trovo negli spazi pubblici, se gli urbanisti o gli architetti hanno progettato male quello spazio e mi \u00e8 davvero difficile viverlo, mi difendo proteggendomi, attraverso i <em>media<\/em>, creando la mia capsula, bolla, la mia <strong>membrana protettiva<\/strong> (<em>cocoon<\/em>) indossando le cuffie, etc.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><!--[if lt IE 9]><script>document.createElement('audio');<\/script><![endif]-->\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4190-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Tiziano-racconta_media-e-spazio-affettivo.mp3?_=1\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Tiziano-racconta_media-e-spazio-affettivo.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Tiziano-racconta_media-e-spazio-affettivo.mp3<\/a><\/audio><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\n<p style=\"text-align: left;\">\n<p style=\"text-align: left;\">\n<p style=\"text-align: left;\">\n<p style=\"text-align: left;\"><em><strong>Pensavo ai busker e alla musica di sottofondo che viene imposta. C&#8217;\u00e8 sempre l&#8217;idea che far sentire musica sia qualcosa accettato da tutti e che non crea problemi. Invece, secondo me, non \u00e8 cos\u00ec, anche perch\u00e9 noto che i musicisti di strada o quelli che sono in metro, suonano molto spesso musiche tristi. Perch\u00e9? <\/strong><\/em> <em><strong>Forse perch\u00e9 la musica triste \u00e8 quella che commuove e che inevitabilmente ti porta a dare l&#8217;elemosina ai questuanti?<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><em><strong><\/strong><\/em>Certo! Ci sono due poli della musica nello spazio pubblico: la musica triste dei suonatori di strada che deve farti commuovere (e le canzoni pi\u00f9 belle in effetti sono quelle tristi) e poi la musica negli spazi commerciali che, invece, \u00e8 sempre e solo allegra perch\u00e9 ti deve invogliare al consumo. Sono due forme di <strong>imperialismo sonoro<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\n<p style=\"text-align: center;\"><em><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/living_pod_1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4213\" alt=\"living_pod_1\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/living_pod_1-300x217.jpg\" width=\"300\" height=\"217\" srcset=\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/living_pod_1-300x217.jpg 300w, https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/living_pod_1.jpg 384w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>\u00a0 <em>D<\/em><em>avid Green, Living Pod, Archigram 7, 1966.\u00a0<\/em>Credit:\u00a0<a href=\" http:\/\/www.archigram.net\/projects_pages\/living_pod.html \">qui<\/a>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\n<p style=\"text-align: left;\">\n<p style=\"text-align: left;\">\n<p style=\"text-align: left;\"><em><strong>I progetti utopici degli Archigram, dalla Walking City alla Plug-in City e Capsule, alle singole unit\u00e0 abitative prefabbricate (Living Pod) che potevano spostarsi e connettersi alla struttura di cablaggio cittadina, denunciavano il desiderio di poter spostare la sede della propria casa in qualunque punto cablato della citt\u00e0.<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><em><strong> <\/strong><\/em> <em><strong>I personal media hanno facilitato questa pratica? Mi riferisco all\u2019affermazione paradossale di Silverstone\u00a0 secondo cui \u201cla casa \u00e8 \u201cun luogo senza spazio\u201d, immateriale, una disposizione d\u2019animo pi\u00f9 che una superficie geometrica\u201d (pag. 70)<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">S\u00ec, i <em>personal media<\/em> hanno realizzato queste utopie ma in maniera molto debole, transitoria e temporanea. Posso riuscire anche a portarmi la mia casa con me, per rendere \u201ccasa\u201d uno spazio che non lo \u00e8 o uno spazio pubblico in cui mi trovo, per\u00f2 \u00e8 una pratica temporanea, dura finch\u00e9, ad esempio, indosso le cuffie: la membrana \u00e8 leggerissima, perch\u00e9 comunque ho il resto del mondo intorno a me. La mia capsula mediatica \u00e8 fragile, mentre quella a cui pensavano gli Archigram aveva una valenza abitativa forte. I media creano l&#8217;illusione di casa, come il cinematografo che crea l&#8217;illusione transitoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">I <em>media<\/em> sono mezzi che creano una addomesticamento dello spazio molto debole: l&#8217;effetto pu\u00f2 essere forte a livello emotivo ma si tratta di delimitazioni dello spazio molto leggere e vulnerabili. E\u2019 vero che attraverso i media si riesce a rifunzionalizzare gli spazi pubblici oltre che quelli privati, ma \u00e8 un sentimento molto transitorio e leggero ed \u00e8 un <strong>uso tattico<\/strong>: da una parte c&#8217;\u00e8 la strategia dei pianificatori, dall&#8217;altra c&#8217;\u00e8 la tattica, come tale temporanea, di chi si appropria, per poco tempo, di uno spazio pubblico ritagliandosi la propria bolla attraverso i <em>personal media<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4190-2\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Tiziano-racconta_media-e-citt\u00e0.mp3?_=2\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Tiziano-racconta_media-e-citt\u00e0.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Tiziano-racconta_media-e-citt\u00e0.mp3<\/a><\/audio><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\n<p style=\"text-align: left;\">\n<p style=\"text-align: left;\">\n<p style=\"text-align: left;\">\n<p style=\"text-align: left;\"><strong><em>Qual \u00e8 il ruolo della musica nel creare atmosfere che facciano \u201csentire a casa\u201d e qual \u00e8 il\u00a0\u00a0 ruolo di media come la radio, la filodiffusione, le mood radio, l\u2019easy listening, comunque i non personal media? \u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong><em> <\/em><\/strong> La musica \u00e8 uno dei modi pi\u00f9 profondi per creare <strong>atmosfere<\/strong> e per cambiare il <em>mood<\/em> degli spazi: \u00e8 un <em>mood controller<\/em>. La radio \u00e8 anche questo: i programmatori musicali oggi selezionano la musica in base al<em> mood<\/em>, ossia a seconda dell&#8217;umore che vogliono fare provare agli ascoltatori. Ogni musica \u00e8 standardizzata e categorizzata in macrocategorie, dal <em>mood<\/em> pi\u00f9 positivo a quello pi\u00f9 negativo. In radio ci sono i programmatori musicali che, per professione, selezionano i brani musicali basandosi sugli arrivi dalle case discografiche, sulle nuove uscite, un po&#8217; sul gusto personale e molto sulle ricerche di mercato che hanno testato le musiche, prima di essere pubblicate, su dei <em>focus group<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">C&#8217;\u00e8 molta omogeneizzazione nell\u2019 offerta musicale, soprattutto nel caso delle radio nazionali e commerciali. Nelle radio pubbliche, invece, c&#8217;\u00e8 maggiore apertura per la scelta personale del programmatore oppure in base al tipo di contenuti o al tipo di pubblico. E\u2019 importante sottolineare, tuttavia, che si \u00e8 sempre liberi di spegnere la radio.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">E\u2019 molto diverso quando sono in un supermercato e non sono libero di spegnere la musica di sottofondo: non c&#8217;\u00e8 niente di pi\u00f9 aggressivo che il voler imporre uno stato d&#8217;animo che deve essere per forza allegro e volto al consumo quando tu, in realt\u00e0, non vuoi sentirti in quel modo.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Mary Douglas, antropologa,\u00a0 dice che\u00a0 &#8220;casa \u00e8 dove riesco a tenere sotto controllo lo spazio&#8221;. Se\u00a0 estendessimo questa affermazione, casa \u00e8 dove noi riusciamo a tenere <strong>sotto controllo<\/strong> lo spazio e il tempo. Se potessi avere il controllo della musica attorno a me, degli odori (vedi il marketing olfattivo), tutto ci\u00f2 che non riesco a controllare e che potenzialmente mi irrita, mi fa sentire straniero e abbassa il livello di appartenenza a quel luogo.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\n<p style=\"text-align: left;\">\n<p style=\"text-align: left;\">\n<p style=\"text-align: left;\"><em><strong>Per\u00f2, \u00e8 cos\u00ec necessario sentirsi a casa in ogni momento e in ogni luogo? Se cerco di isolarmi nella mia bolla, mentre passeggio per le strade, perch\u00e9 il rumore circostante mi infastidisce, tuttavia devo riconoscere che comunque sono in un altrove, in un contesto abitato e vissuto anche da altri con cui necessariamente devo confrontarmi. <\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Certo<i>, <\/i>ma se vado a fare un viaggio in un luogo lontano e diverso dal quello di origine, sono io che cerco l&#8217;altro e so di avere un controllo relativo sullo spazio, su quando voler incontrare l&#8217;altro e quando tornare a casa. Invece, se mi trovo in uno spazio pubblico, ad esempio nella mia citt\u00e0, questo controllo, anche per fortuna, non ce l&#8217;ho e mi devo per forza confrontare con l&#8217;altro. Credo\u00a0 che ci siamo molto abituati a ripararci, per tenere lontana l&#8217;alterit\u00e0. I personal media sono l&#8217;ultima tappa di questa volont\u00e0 di addomesticare lo spazio, talmente tanto da cercare di tenere tutto quello che non ci piace fuori di noi. Il rischio \u00e8 che pi\u00f9 l&#8217;identit\u00e0 \u00e8 forte pi\u00f9 \u00e8 refrattaria allo scambio. I migranti che usano i media per tornare al mondo da cui sono partiti, di cui parlo nel libro, li usano per isolarsi e per non confrontarsi con il mondo in cui vivono fisicamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\n<p style=\"text-align: left;\">\n<p style=\"text-align: left;\">\n<p style=\"text-align: left;\"><em><strong>Tu lavori alla radio ed \u00e8 stato appena pubblicato il tuo libro &#8220;<\/strong><\/em><strong><a href=\"http:\/\/www.carocci.it\/index.php?option=com_carocci&amp;task=schedalibro&amp;Itemid=72&amp;isbn=9788843068036\">La radio in Italia. Storia, mercati, formati, pubblici, tecnologie<\/a>&#8220;.\u00a0<\/strong><em><strong>\u00a0Cosa pensi delle mood radio, di Spotify, di Last fm, di Pandora? <\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Penso che siano un&#8217;estremizzazione del concetto di <em>playlist<\/em> della radio. Addirittura, c&#8217;\u00e8 uno studio che dimostra che gli <em>stream<\/em> di queste radio, una volta che introduci un tema, un brano o un artista, generano una <em>playlist<\/em> molto pi\u00f9 stretta, in termini di ampiezza di scelta, rispetto alla <em>playlist<\/em> radiofonica. La <em>mood radio<\/em> \u00e8 sicuramente meno generalista e pi\u00f9 tematica della radio tradizionale e questo va incontro al bisogno di sentirsi liberi di scegliere solo la musica che ci piace. Indubbiamente, la radio si rivolge a migliaia di persone e tra di loro, statisticamente, ci sar\u00e0 sempre qualcuno a cui non piace la programmazione. L&#8217;estremizzazione pi\u00f9 assoluta di questo processo \u00e8 una radio per ogni persona, ma l&#8217;effetto collaterale \u00e8 una grande noia perch\u00e9 \u00e8 tutto prevedibile e senza variet\u00e0. La<em> mood radio<\/em> pu\u00f2 dare una maggiore soddisfazione iniziale, ma sono progetti che possono avere il vantaggio di rispondere ad una debolezza della radio tradizionale, ossia quella dell&#8217;eccessiva trasmissione generalista;\u00a0 poi, per\u00f2 ,il rischio \u00e8 che, essendo la risposta cos\u00ec precisa, la programmazione diventa prevedibile e quindi noiosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">La radio, secondo me, deve mantenere il <strong>ruolo di selettore<\/strong> e anzi deve prestare molta pi\u00f9 cura nella selezione, cos\u00ec almeno si fornisce un filtro all&#8217;abbondanza. Oggi quel tipo di filtro lo trovo nei blog: i critici non sono spariti, ma si sono spostati dai negozi di musica per strada su internet.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\n<p style=\"text-align: left;\">\n<p style=\"text-align: left;\">\n<p style=\"text-align: left;\"><em><strong>Come vedi il futuro della radio?<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><em><strong> <\/strong><\/em> Ogni paese ha un futuro radiofonico diverso dall&#8217;altro perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 chi ha gi\u00e0 un futuro digitale e c&#8217;\u00e8 chi, come l&#8217;Italia, forse non lo avr\u00e0 mai. Sicuramente le radio musicali saranno sempre pi\u00f9 incalzate dai servizi di <em>streaming<\/em> e, pi\u00f9 che trasmettere musica, secondo me dovranno trasmettere contenuti e cultura intorno alla musica, sotto forma di nuovi <em>format<\/em>. Le <em>talk radio<\/em>, invece, credo che non moriranno mai. Pu\u00f2, forse, scomparire l&#8217;apparecchio radiofonico da casa, cos\u00ec come scompare la carta dei giornali. Penso che i contenuti\u00a0 testuali, le informazioni, le storie, la musica e l&#8217;intrattenimento attraverso l&#8217;audio e il video non moriranno mai e le forme che prenderanno sono imprevedibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4190-3\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Tiziano-racconta_il-futuro-della-radio.mp3?_=3\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Tiziano-racconta_il-futuro-della-radio.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Tiziano-racconta_il-futuro-della-radio.mp3<\/a><\/audio><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Tiziano-racconta_il-futuro-della-radio.mp3\">\u00a0<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0 Tiziano Bonini \u00e8 ricercatore presso l&#8217;Universit\u00e0 \u00a0IULM di Milano e autore radiofonico (Radio24). Tra le sue pubblicazioni, &#8220;La radio in Italia. Storia, mercati, formati, pubblici, tecnologie&#8221; \u00a0(Carocci, 2013), &#8220;Cos\u00ec lontano cos\u00ec vicino. Tattiche mediali per abitare lo spazio&#8221; (Ombre corte, 2010), &#8220;La radio nella rete&#8221; (Costa &amp; \u00a0Nolan, 2006). Qui i suoi tweet.\u00a0 Nel tuo libro \u201cCos\u00ec lontano cos\u00ec vicino. Tattiche mediali per abitare lo spazio\u201d affronti il tema di come l\u2019appropriazione dello spazio, da parte dell\u2019individuo, sia cambiato in virt\u00f9 della diffusione dei nuovi media, dalla televisione all\u2019Ipod. \u00a0\u00a0Riflettendo sullo spazio pi\u00f9 intimo, ovvero la casa,\u00a0 affermi che si \u00e8 verificata una vera e propria frammentazione dello spazio domestico. La planimetria di una casa borghese ottocentesca \u00e8 quella che chiaramente individua una separazione tra spazio pubblico (di rappresentanza) e spazio privato (camere da letto e bagno).\u00a0Gi\u00e0 l\u2019avvento del televisore, come elettrodomestico, ha cambiato anche semplicemente l\u2019arredo di quelle case, oltre che sfondare e dilatare lo spazio facendo entrare in casa propria immagini, notizie, etc. \u00a0 I personal media hanno ridotto ancora di pi\u00f9 lo spazio intimo e privato che, paradossalmente, ha le dimensioni millimetriche che separano gli auricolari dall\u2019orecchio. Ida Far\u00e8, nel libro \u201cNuove specie di spazi\u201d, ritiene che \u201cil vento delle tecnologie comunicanti (abbia) prodotto la caduta di molti muri. [\u2026] Tutto pu\u00f2 essere visto, e gli arredi, le stanze, le cose, diventano \u201ca vista\u201d. [\u2026] Il loft \u00e8,\u00a0 prima ancora che una moda importata, uno stato della mente\u201d (pp.6-7). \u00a0 \u00a0\u00a0Sei d\u2019accordo con questa affermazione? Personalmente sono d&#8217;accordo ed \u00e8 anche quello che diceva Meyrowitz in &#8220;Oltre il senso del luogo&#8221;, scritto nel 1985, in cui affermava che la televisione, quando era arrivata nelle abitazioni degli americani, gi\u00e0 negli anni \u201860 aveva reso trasparenti i muri di casa. E\u2019 vero che le tecnologie della comunicazione hanno fatto crollare un muro dopo l&#8217;altro, sempre di pi\u00f9, fino a rendere tutto estremamente trasparente. Facebook ha reso la nostra pelle trasparente pi\u00f9 che i muri degli spazi dove abitiamo. Una volta abbattuto qualsiasi muro, l&#8217;ultimo che resta da abbattere \u00e8 quello della propria pelle. Con lo scandalo del \u201cDatagate\u201d, anche quando non lo sapevi, eri trasparente per il governo americano; quando si sente\u00a0 &#8220;yes we scan&#8221;, non si tratta solo di una battuta perch\u00e9 i nuovi media ti scannerizzano anche il corpo, che sembrava essere l&#8217;ultima barriera da rendere pubblica. Quindi, parlando della casa come spazio dell&#8217;intimit\u00e0, non ci sono pi\u00f9 spazi fisici di questo tipo? Dove si pu\u00f2 tutelare la propria privacy? Ovviamente il singolo decide le proprie forme di esposizione: se sono a casa la sera e non accendo n\u00e9 radio, n\u00e9 computer, vivo come un lord del \u2018700 a casa mia. La progettazione della casa, ad esempio, arriva fino ad un certo punto, nel senso che si progettano luoghi immaginandone degli usi predeterminati. Quando fai tua quella casa, la addomestichi in tutti i modi possibili e l\u00ec inventi degli usi che non erano nemmeno progettati dall&#8217;architetto: la fai tua nel senso che ci aggiungi del tuo, anche attraverso i media. Questo avviene se sei lontano dal tuo paese di origine. Se sono nato e vissuto nella stessa citt\u00e0 e ho un&#8217;identit\u00e0 molto precisa e chiara, forse non ho tanto bisogno di costruire nella mia casa un altrove a cui tornare (il mio paese di origine). I media sono una delle possibili risorse per addomesticare lo spazio e per appropriarsene, anche se era stato progettato da qualcun altro. Cito l\u2019email di un ascoltatore della radio, che trascrivi nel tuo libro: \u201cA volte un gesto, una postura dello sguardo, un odore, un suono, un sapore ci indirizzano improvvisamente verso l\u2019immagine della casa abbandonata\u201d (pag. 55). \u00a0\u00a0E\u2019 un\u2019affermazione in cui si capisce chiaramente che la creazione del legame con uno spazio \u00e8 affettiva e sensoriale. \u00a0Invece, nella progettazione architettonica vera e propria, spesso ci si \u00e8 soffermati solo su aspetti funzionali, pratici, comunicativi, etc. dell\u2019architettura e raramente su aspetti pi\u00f9 sensoriali (suoni, odori, etc.). Secondo te, i nuovi media possono contribuire ad arricchire l\u2019esperienza dei luoghi, ovvero anche colmando delle carenze proprie degli spazi, permettendo delle esperienze paradossalmente pi\u00f9 corporee? \u00a0L\u2019uso di nuovi media rappresenta un fallimento della progettazione architettonica? \u00a0 Secondo me l\u2019uso dei nuovi media, per rendere intimi gli spazi, non \u00e8 un fallimento ma un completamento della progettazione. Laddove si ferma la progettazione, che \u00e8 sempre incompleta nella misura in cui non puoi prevedere tutti gli usi, io addomestico lo spazio attraverso oggetti e pratiche affettive come, ad esempio, la cassapanca della nonna, etc. ovvero oggetti che, collocati nello spazio, lo rendono affettivo. Quando accendiamo la radio o l\u2019impianto hi-fi e sonorizziamo lo spazio con una musica che innesca dei ricordi o scatena delle emozioni, \u00e8 la musica che rifunzionalizza gli spazi in senso affettivo, negativamente o positivamente. Lo stesso spazio acquisisce un&#8217;altra valenza a seconda dei media che uso e dei contenuti, ovviamente: sono i media che possono essere visti come completamento delle funzioni architettoniche e anche come riposizionamento e ribaltamento. Se poi ti riferisci, ad esempio, ai muri della casa, non ben isolati, che fanno passare i rumori del mio vicino infastidendomi, se indosso le cuffie e ascolto musica per isolarmi, allora s\u00ec che in quel senso i media colmano un fallimento della progettazione. Effettivamente, anche quando mi trovo negli spazi pubblici, se gli urbanisti o gli architetti hanno progettato male quello spazio e mi \u00e8 davvero difficile viverlo, mi difendo proteggendomi, attraverso i media, creando la mia capsula, bolla, la mia membrana protettiva (cocoon) indossando le cuffie, etc. Pensavo ai busker e alla musica di sottofondo che viene imposta. C&#8217;\u00e8 sempre l&#8217;idea che far sentire musica sia qualcosa accettato da tutti e che non crea problemi. Invece, secondo me, non \u00e8 cos\u00ec, anche perch\u00e9 noto che i musicisti di strada o quelli che sono in metro, suonano molto spesso musiche tristi. Perch\u00e9? Forse perch\u00e9 la musica triste \u00e8 quella che commuove e che inevitabilmente ti porta a dare l&#8217;elemosina ai questuanti? Certo! 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La planimetria di una casa borghese ottocentesca \u00e8 quella che chiaramente individua una separazione tra spazio pubblico (di rappresentanza) e spazio privato (camere da letto e bagno).\u00a0Gi\u00e0 l\u2019avvento del televisore, come elettrodomestico, ha cambiato anche semplicemente l\u2019arredo di quelle case, oltre che sfondare e dilatare lo spazio facendo entrare in casa propria immagini, notizie, etc. \u00a0 I personal media hanno ridotto ancora di pi\u00f9 lo spazio intimo e privato che, paradossalmente, ha le dimensioni millimetriche che separano gli auricolari dall\u2019orecchio. Ida Far\u00e8, nel libro \u201cNuove specie di spazi\u201d, ritiene che \u201cil vento delle tecnologie comunicanti (abbia) prodotto la caduta di molti muri. [\u2026] Tutto pu\u00f2 essere visto, e gli arredi, le stanze, le cose, diventano \u201ca vista\u201d. [\u2026] Il loft \u00e8,\u00a0 prima ancora che una moda importata, uno stato della mente\u201d (pp.6-7). \u00a0 \u00a0\u00a0Sei d\u2019accordo con questa affermazione? Personalmente sono d&#8217;accordo ed \u00e8 anche quello che diceva Meyrowitz in &#8220;Oltre il senso del luogo&#8221;, scritto nel 1985, in cui affermava che la televisione, quando era arrivata nelle abitazioni degli americani, gi\u00e0 negli anni \u201860 aveva reso trasparenti i muri di casa. E\u2019 vero che le tecnologie della comunicazione hanno fatto crollare un muro dopo l&#8217;altro, sempre di pi\u00f9, fino a rendere tutto estremamente trasparente. Facebook ha reso la nostra pelle trasparente pi\u00f9 che i muri degli spazi dove abitiamo. Una volta abbattuto qualsiasi muro, l&#8217;ultimo che resta da abbattere \u00e8 quello della propria pelle. Con lo scandalo del \u201cDatagate\u201d, anche quando non lo sapevi, eri trasparente per il governo americano; quando si sente\u00a0 &#8220;yes we scan&#8221;, non si tratta solo di una battuta perch\u00e9 i nuovi media ti scannerizzano anche il corpo, che sembrava essere l&#8217;ultima barriera da rendere pubblica. Quindi, parlando della casa come spazio dell&#8217;intimit\u00e0, non ci sono pi\u00f9 spazi fisici di questo tipo? Dove si pu\u00f2 tutelare la propria privacy? Ovviamente il singolo decide le proprie forme di esposizione: se sono a casa la sera e non accendo n\u00e9 radio, n\u00e9 computer, vivo come un lord del \u2018700 a casa mia. La progettazione della casa, ad esempio, arriva fino ad un certo punto, nel senso che si progettano luoghi immaginandone degli usi predeterminati. Quando fai tua quella casa, la addomestichi in tutti i modi possibili e l\u00ec inventi degli usi che non erano nemmeno progettati dall&#8217;architetto: la fai tua nel senso che ci aggiungi del tuo, anche attraverso i media. Questo avviene se sei lontano dal tuo paese di origine. Se sono nato e vissuto nella stessa citt\u00e0 e ho un&#8217;identit\u00e0 molto precisa e chiara, forse non ho tanto bisogno di costruire nella mia casa un altrove a cui tornare (il mio paese di origine). I media sono una delle possibili risorse per addomesticare lo spazio e per appropriarsene, anche se era stato progettato da qualcun altro. Cito l\u2019email di un ascoltatore della radio, che trascrivi nel tuo libro: \u201cA volte un gesto, una postura dello sguardo, un odore, un suono, un sapore ci indirizzano improvvisamente verso l\u2019immagine della casa abbandonata\u201d (pag. 55). \u00a0\u00a0E\u2019 un\u2019affermazione in cui si capisce chiaramente che la creazione del legame con uno spazio \u00e8 affettiva e sensoriale. \u00a0Invece, nella progettazione architettonica vera e propria, spesso ci si \u00e8 soffermati solo su aspetti funzionali, pratici, comunicativi, etc. dell\u2019architettura e raramente su aspetti pi\u00f9 sensoriali (suoni, odori, etc.). Secondo te, i nuovi media possono contribuire ad arricchire l\u2019esperienza dei luoghi, ovvero anche colmando delle carenze proprie degli spazi, permettendo delle esperienze paradossalmente pi\u00f9 corporee? \u00a0L\u2019uso di nuovi media rappresenta un fallimento della progettazione architettonica? \u00a0 Secondo me l\u2019uso dei nuovi media, per rendere intimi gli spazi, non \u00e8 un fallimento ma un completamento della progettazione. Laddove si ferma la progettazione, che \u00e8 sempre incompleta nella misura in cui non puoi prevedere tutti gli usi, io addomestico lo spazio attraverso oggetti e pratiche affettive come, ad esempio, la cassapanca della nonna, etc. ovvero oggetti che, collocati nello spazio, lo rendono affettivo. Quando accendiamo la radio o l\u2019impianto hi-fi e sonorizziamo lo spazio con una musica che innesca dei ricordi o scatena delle emozioni, \u00e8 la musica che rifunzionalizza gli spazi in senso affettivo, negativamente o positivamente. Lo stesso spazio acquisisce un&#8217;altra valenza a seconda dei media che uso e dei contenuti, ovviamente: sono i media che possono essere visti come completamento delle funzioni architettoniche e anche come riposizionamento e ribaltamento. Se poi ti riferisci, ad esempio, ai muri della casa, non ben isolati, che fanno passare i rumori del mio vicino infastidendomi, se indosso le cuffie e ascolto musica per isolarmi, allora s\u00ec che in quel senso i media colmano un fallimento della progettazione. Effettivamente, anche quando mi trovo negli spazi pubblici, se gli urbanisti o gli architetti hanno progettato male quello spazio e mi \u00e8 davvero difficile viverlo, mi difendo proteggendomi, attraverso i media, creando la mia capsula, bolla, la mia membrana protettiva (cocoon) indossando le cuffie, etc. Pensavo ai busker e alla musica di sottofondo che viene imposta. C&#8217;\u00e8 sempre l&#8217;idea che far sentire musica sia qualcosa accettato da tutti e che non crea problemi. 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