{"id":4173,"date":"2013-10-11T11:36:41","date_gmt":"2013-10-11T09:36:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/?p=4173"},"modified":"2013-10-11T15:14:49","modified_gmt":"2013-10-11T13:14:49","slug":"intervista-antonio-bologna-musicista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/blog\/4173\/intervista-a-antonio-bologna-musicista\/","title":{"rendered":"Intervista a Antonio Bologna, musicista."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/antonio-bologna.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-4174 alignnone\" alt=\"antonio bologna\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/antonio-bologna-300x300.jpg\" width=\"210\" height=\"210\" srcset=\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/antonio-bologna-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/antonio-bologna-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/antonio-bologna.jpg 553w\" sizes=\"(max-width: 210px) 100vw, 210px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">A<em>ntonio Bologna<strong>,\u00a0<\/strong>pianista e compositore di Vigevano (PV),\u00a0 ha una formazione\u00a0artistica e scientifica \u00a0(laurea in Scienza dell&#8217;Informazione). Sono numerosi i suoi progetti come musicista e project manager. <a href=\"http:\/\/antoniobologna.com\/\"><strong>Questo<\/strong><\/a> il suo sito web. <strong>\u00a0<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">\n<p style=\"text-align: left;\">\n<p style=\"text-align: left;\">\n<p style=\"text-align: left;\"><strong><\/strong><em><strong>Citando Igor Stravinsky,\u00a0 \u00abse la musica sembra esprimere qualcosa, si tratta di un\u2019illusione e non di una realt\u00e0. \u00c8 semplicemente un elemento addizionale che le abbiamo prestato, imposto, quasi un\u2019etichetta, un protocollo, insomma un\u2019esteriorit\u00e0 e che, per abitudine e per incoscienza, abbiamo finito per confondere con la sua essenza\u00bb.\u00a0<\/strong><\/em><em><strong>Cosa pensi di questa affermazione e cos\u2019\u00e8\u00a0 per te la musica? \u00a0<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Questa frase \u00e8 vera. C&#8217;era un gioco che facevo, quando ero pi\u00f9 giovane, con un altro musicista di Vigevano che \u00e8 morto un anno fa, Carlo Villa. Il gioco consisteva nel <strong>definire la musica<\/strong> nel minor numero di parole possibile. Lui era riuscito a trovare una definizione che impiegava quattordici parole; io ho posto fine a questo gioco e ne ho trovata una di tre: <strong>linguaggio, avvenimento e bisogno<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Linguaggio<\/strong>: la musica \u00e8 fatta dall&#8217;uomo, passa attraverso l&#8217;uomo; i rumori e i suoni della natura sono belli e stuzzicano la mente ma non sono ancora musica. <strong>La musica esiste quando questi suoni vengono fatti propri dall&#8217;uomo<\/strong>. Quindi, si tratta di un linguaggio che ha alcune componenti costanti in ogni epoca, latitudine e popolo, ma dipende, per altri elementi, dalla fase storica, dalla zona geografica e, soprattutto per la musica occidentale, dalle singole personalit\u00e0. Perci\u00f2 possiamo ascoltare un brano musicale e riconoscere che inequivocabilmente porta la firma di quell&#8217;autore.<\/p>\n<p><strong>Avvenimento<\/strong>: la musica \u00e8 qualcosa che accade. Quando compongo un pezzo di musica, in realt\u00e0 non scrivo <i>la<\/i> musica ma scrivo <i>un progetto<\/i> di musica: scrivo qualcosa che impegner\u00e0 altre persone a far accadere un evento. Quindi, <strong>la musica prende vita nel momento in cui quel progetto sulla carta viene incarnato in qualcuno che lo esegue<\/strong>. Ci\u00f2 giustifica il fatto che non smettiamo mai di ascoltare determinate opere musicali, anche se sono sempre le stesse, perch\u00e9 ogni volta che vengono riproposte sono un avvenimento nuovo. Ci\u00f2 avviene sicuramente per la musica dal vivo, ma in fondo \u00e8 cos\u00ec anche nella riproduzione meccanica: noi ascoltiamo un brano e ci accade qualcosa, che pu\u00f2 essere ricordo, memoria o qualcosa di nuovo ogni volta.<\/p>\n<p><strong>Bisogno<\/strong><b>: <\/b>\u00e8 la componente che a me sta pi\u00f9 cara. <strong>L&#8217;uomo ha bisogno di musica<\/strong>, altrimenti non si spiegherebbe il motivo per cui le prime esperienze del bambino sono esperienze musicali prima ancora che esperienze di parola: il bambino prima impara a cantare, poi impara a parlare. Il primo gemito, il primo urlo che fa quando nasce, \u00e8 un canto.<\/p>\n<!--[if lt IE 9]><script>document.createElement('audio');<\/script><![endif]-->\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4173-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Antonio-racconta_musica-come-avvenimento-e-bisogno.mp3?_=1\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Antonio-racconta_musica-come-avvenimento-e-bisogno.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Antonio-racconta_musica-come-avvenimento-e-bisogno.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tornando all&#8217;affermazione di Stravinskji, per me \u00e8 ovvio che la musica abbia un significato. Tuttavia, il suo significato non \u00e8 qualcosa di esprimibile, codificabile o traducibile direttamente attraverso altri linguaggi perch\u00e9, per esperienza, ci sono delle cose che possono essere espresse solo attraverso la musica. Il bello della musica, della poesia, della pittura e di qualunque forma espressiva umana \u00e8 che solo attraverso l&#8217;utilizzo di quel linguaggio e di quella forma \u00e8 possibile comunicare in modo compiuto determinate sensazioni o messaggi. Qualunque forma di traduzione, alla fine, diventa un qualcosa di artefatto e a questo si riferisce Stravinskji. L&#8217;espressione della musica, di cui parla Stravinskji, \u00e8 qualcosa che noi cerchiamo di codificare e di aggiungere ad essa ma che pu\u00f2 cambiare o essere equivocato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Premesso che la musica sia un discorso interpretabile e relativo, riflettiamo sulla musica \u201ca programma\u201d: se la musica \u00e8 un linguaggio indipendente, per\u00f2 la musica \u201ca programma\u201d aveva un incipit extra musicale e, quindi, in un certo senso, traduceva qualcosa.<\/strong><\/em><\/p>\n<p>S\u00ec, per\u00f2 nel caso della musica \u201ca programma\u201d la \u201ctraduzione\u201d \u00e8 il mezzo e non il fine dell&#8217;opera. Mi vengono in mente, per esempio, i <strong>\u201cPreludes\u201d di Claude Debussy<\/strong>, ognuno dei quali aveva un riferimento esterno: ecco, l&#8217;Autore non scriveva il titolo del pezzo all&#8217;inizio, ma solo alla fine e tra parentesi. Un altro elemento interessante \u00e8 il ruolo del compositore. Oggi ascoltiamo un brano di Stravinskji e si capisce che \u00e8 suo. Lui aveva una sua cifra inconfondibile, cos\u00ec come vale per tutti gli altri Autori. Ci\u00f2 pu\u00f2 diventare un limite perch\u00e9 il rischio \u00e8 far diventare questa riconoscibilit\u00e0 l&#8217;elemento caratteristico del pezzo. Vorrei fare un esempio pittorico, che mi ha molto colpito. Monet compr\u00f2 una tenuta fuori Parigi, a Giverny, con una piccola casa e un grande parco. Negli ultimi anni della sua vita, si trasfer\u00ec l\u00ec, ormai era quasi cieco, e dipingeva. <strong>L\u00ec successe qualcosa che cambi\u00f2 l&#8217;identit\u00e0 dell&#8217;autore Monet<\/strong>. Per tutta la vita aveva firmato i suoi quadri, nell&#8217;angolo in basso a destra; gli ultimi quadri non li ha pi\u00f9 firmati. Ci\u00f2 significa che, da un lato, non era necessario, e dall&#8217;altro che non era giusto che li firmasse: egli partecipava ad un processo di creazione nel quale egli era un tramite e del quale egli non era padrone.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Alla musica vengono associati sempre significati, funzioni, emozioni che forse non le sono propri. Penso ad un libro\u00a0<\/strong><strong>scritto da un sociologo, Michael Bull, che ha intervistato alcune persone che usano l\u2019iPod chiedendo che rapporto abbiano con il proprio lettore audio portatile: &#8220;<a href=\"http:\/\/www.routledge.com\/books\/details\/9780415257527\/\">Sound moves. Ipod culture and urban experience<\/a>&#8220;. \u00a0Mi ha colpito molto l\u2019affermazione di un intervistato: \u00abL\u2019iPod rappresenta il diario o la colonna sonora della mia vita. C\u2019\u00e8 una canzone legata ad ogni circostanza della mia esistenza. Anche se dovesse succedermi di dimenticare una certa situazione, persona o luogo, una canzone ha la capacit\u00e0 di innescare questi ricordi in poco tempo. (&#8230;) Questo oggetto \u00e8 come una \u2018macchina del tempo\u2019 ed \u00e8 meglio di qualsiasi diario\u00bb (Jerome, pp 136-137) Credo, per questo motivo, che il lettore musicale portatile sia un oggetto di design molto potente, perch\u00e9 \u00e8 un contenitore di emozioni. <\/strong><\/em> <em> <strong>Cosa fa la musica alle persone, cos\u00ec da renderle (renderci) cos\u00ec intimamente legate ad essa?<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Secondo me, ci sono due elementi da analizzare. Per quanto riguarda il primo, dal <strong>punto di vista sensoriale<\/strong>, l&#8217;udito ha una carica evocativa molto pi\u00f9 forte di tutti gli altri sensi (forse l&#8217;olfatto ha la stessa forza). Quindi, ci\u00f2 che stimola l&#8217;udito ha maggiore presa sull&#8217;uomo a livello istintivo.Il secondo aspetto \u00e8 legato al fatto che <strong>la musica \u00e8 vibrazione e anche l&#8217;uomo e l&#8217;universo sono vibrazioni<\/strong>. Anticamente si era consapevoli che\u00a0 il suono dell&#8217;universo fosse musica; si pensava che il musicista si limitasse a\u00a0 rispondere all&#8217;eco della musica del Grande Artefice, che fa muovere e vibrare la musica dell&#8217;universo.<\/p>\n<p>A questo proposito, mi viene in mente il pensiero di <strong>Severino Boezio.\u00a0<\/strong>Nel <em>De Musica<\/em> affermava che la musica \u00e8 di tre tipi: la <em>musica coelestis<\/em>, ovvero quella nata dalla vibrazione delle sfere celesti in cui si muovono i pianeti, il sole e le stelle, e che noi uomini non possiamo sentire; ad ogni pianeta era associata una nota musicale (sette cieli, sette note, sette\u00a0 giorni della settimana: il fatto che le note siano sette deriva proprio da questo). Il secondo tipo \u00e8 la <em>musica mundana,<\/em> ovvero quella del mondo, come le maree, il ritmo delle stagioni, etc. che \u00e8 una musica che noi non possiamo sentire ma di cui possiamo vedere gli effetti. Infine, c&#8217;\u00e8 la <em>musica humana<\/em> in cui la <em>musica mundana<\/em> si rispecchia: l&#8217;uomo non fa altro che riprendere questa vibrazione. Se l&#8217;uomo \u00e8\u00a0 nell&#8217;universo, che \u00e8 vibrazione, anch&#8217;egli \u00e8 vibrazione. Non mi stupisce che il lettore Mp3 portatile possa diventare un compagno di vita e un diario della memoria e delle emozioni di un uomo, perch\u00e9 va a sollecitare questa componente di vibrazione in cui egli si riconosce. Tanto \u00e8 vero che , nel caso dell&#8217;Ipod, diversamente dal Walkman, c&#8217;\u00e8 una caratteristica interessante, ovvero la possibilit\u00e0 di personalizzare la playlist: la scelta dei brani \u00e8 gi\u00e0 un indirizzo, perch\u00e9 non si ascolta semplicemente una musica ma quella nella cui vibrazione ci si riconosce. <i>\u00a0<\/i><\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4173-2\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Antonio-racconta_musica-portatile.mp3?_=2\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Antonio-racconta_musica-portatile.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Antonio-racconta_musica-portatile.mp3<\/a><\/audio>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Come ci insegna John Cage, siamo circondati da suoni ognuno dei quali ha la sua intrinseca bellezza e dignit\u00e0. Parliamo della voce umana come strumento musicale e, in particolare, della melodia della lingua italiana.<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong> <\/strong><\/em> Avanzo un&#8217;ipotesi. Secondo me, il procedimento che ha portato alla formazione della lingua italiana, rispetto alle altre lingue neo-latine, \u00e8 il fatto che si sia originata in un momento (XI-XII sec.) dove il legame con la musica era ancora dato per scontato. L&#8217;italiano, attualmente, ha una struttura linguistica che \u00e8 cos\u00ec da secoli. La voce \u00e8 ci\u00f2 che rende viva la lingua. Un esempio: se in inglese dico \u201cI love you\u201d \u00e8 un&#8217; affermazione. Se dico \u201cdo you love me?\u201d \u00e8 una domanda. E&#8217; la costruzione della frase a determinarne il tipo (affermativa o interrogativa). In italiano, la frase \u201ctu mi ami\u201d \u00e8 uguale sia nella forma affermativa sia in quella interrogativa. Cosa cambia? Il canto. Se l&#8217;inclinazione \u00e8 verso l&#8217;alto, \u00e8 una domanda; se \u00e8 verso il basso, \u00e8 un&#8217;affermazione. Quindi, la differenza \u00e8 sonora e musicale: <strong>il confine tra parlare e cantare, per me, \u00e8 labile<\/strong>. Una conferma sono le lingue orientali, molto legate all&#8217;intonazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Il progetto di architettura o di design parte da un\u2019esigenza reale o ipotizzata, la sviluppa e la risolve coerentemente con un contesto di partenza. Qual \u00e8 il punto di partenza di una composizione musicale? \u00a0<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Secondo me, non c&#8217;\u00e8 differenza tra i due ambiti. In fondo, <strong>un&#8217;opera nasce da un bisogno<\/strong> che, per produrre risultati davvero interessanti, non deve essere una necessit\u00e0 originaria dell&#8217;artista ma deve venire dal di fuori. Questo vale per il committente d&#8217;architettura ma anche per chi commissiona un brano musicale. Io mi accorgo che, se divento il committente di me stesso, i risultati sono tautologici. Invece, se il bisogno viene dall&#8217;esterno, mi pongo in una dimensione di ascolto, che \u00e8 proprio quella con cui avviene la creazione. Il parlarsi addosso \u00e8 sempre deleterio; sono il dialogo e l&#8217;interazione a generare. Quindi, il committente \u00e8 quello capace di innescare questo meccanismo: \u00e8 come se si guardasse insieme nella stessa direzione, sulla base di un bisogno che il musicista pu\u00f2 materializzare. Il valore dei grandi committenti del passato era il fatto che essi concepivano la creazione in maniera integrata e senza differenze: potevano commissionare una sinfonia cos\u00ec come un palazzo, indifferentemente. Inoltre, in alcuni casi felici, l&#8217;opera ha la firma del committente, nel senso che\u00a0 &#8220;lui&#8221; \u00e8 presente e visibile nell&#8217;opera finale. Il tentativo della partenogenesi \u00e8 un rischio forte e, di solito, ci sono due sbocchi, per chi \u00e8 abituato a scrivere senza commissione: o i deliri di onnipotenza che generano opere di fatto infruibili, oppure la convinzione che il proprio mercato sia il pubblico, ossia la gente che ascolta. Anche questo \u00e8 deleterio, perch\u00e9 assecondando il gusto della gente, essendoci inevitabilmente un livellamento del gusto verso il basso, non si creano mai dei buoni risultati. <i><\/i> <strong><i>\u00a0<\/i><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Il rapporto tra musica e spazio architettonico: come influenza le tue composizioni? Pensi allo spazio in cui le tue opere verranno eseguite oppure no? \u00a0<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong> <\/strong><\/em> Nella mia vita compositiva c&#8217;\u00e8 un prima e un dopo. Inizialmente, la componente spaziale non mi interessava perch\u00e9 la dimensione legata all&#8217;avvenimento di cui dicevamo prima, ossia la musica che diventa tale nel momento in cui viene eseguita in un <strong><i><\/i><em>hic et nunc<\/em>,<\/strong> per me non era un elemento rilevante. Poi il mio atteggiamento \u00e8 cambiato. La prima occasione, in cui mi \u00e8 capitato di pensare allo spazio, \u00e8 stata in un brano per coro, che ho scritto una decina di anni fa, dove ad un certo punto, verso la fine, c&#8217;\u00e8 una costruzione polifonica sulla base di una nota pedale. Per fare in modo che tutta questa costruzione potesse reggersi sulla nota pedale e affinch\u00e9 la costruzione polifonica fosse ricca, in realt\u00e0 facevo suonare la nota di base solo a due persone: la capacit\u00e0 di sentire la nota dipendeva dallo spazio in cui avveniva l&#8217;esecuzione, perch\u00e9 la nota veniva scelta in modo da farla entrare in risonanza proprio con quello lo spazio. Questa fu la prima occasione;\u00a0 da qui, il passo successivo fu quello di riconoscere che suono e forma sono la stessa cosa.\u00a0<strong>La vibrazione di uno spazio si manifesta attraverso la vibrazione dell&#8217;aria, cio\u00e8 il suono<\/strong>.\u00a0 Il suono di uno spazio, nel momento in cui l&#8217;uomo lo controlla, diventa musica.\u00a0Ecco quindi che l&#8217;architettura diventa il modo con cui si modella lo spazio, facendolo vibrare, e le implicazioni musicali sono immediate.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/folder-echi-tra-le-volte1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4180\" alt=\"folder-echi tra le volte1\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/folder-echi-tra-le-volte1-278x300.jpg\" width=\"278\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/folder-echi-tra-le-volte1-278x300.jpg 278w, https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/folder-echi-tra-le-volte1.jpg 591w\" sizes=\"(max-width: 278px) 100vw, 278px\" \/><\/a><\/p>\n<p>L&#8217;occasione che ho avuto, per\u00a0 poter sviluppare queste esperienze, \u00e8 stata l&#8217;installazione \u201c<strong>Echi tra le volte. Suonare l&#8217;architettura<\/strong>\u201d.\u00a0Questo lavoro ha avuto l&#8217;apporto fondamentale di <strong>Fortunato D&#8217;Amico<\/strong>, dal punto di vista dell&#8217;analisi architettonica, e di <strong>Andrea Taroppi<\/strong>, per quanto riguarda l&#8217;utilizzo della musica elettronica.<\/p>\n<p>Si tratta di un&#8217;installazione di musica elettronica che va ad intercettare le frequenze di vibrazione di un determinato spazio, al fine di sfruttare questi elementi di risonanza per la stesura di una partitura musicale che, utilizzando proprio quelle frequenze di vibrazione, \u00e8 la manifestazione sonora caratteristica di quel determinato spazio. Abbiamo iniziato con una verifica in una chiesa che abbiamo avuto a disposizione per circa un anno a Vigevano, provando, indagando, intuendo.<\/p>\n<p>Abbiamo realizzato la prima installazione pilota, ha funzionato, ed \u00e8 stato emozionante vedere che quello che noi avevamo modellato, dal punto di vista sonoro, in un altro ambiente non produceva nulla ma proprio solo in quello spazio, invece, innescava la risonanza e diventava udibile. Da l\u00ec abbiamo elaborato un <strong><em>format<\/em><\/strong> che abbiamo portato sia in Italia sia all&#8217;estero: l&#8217;ultimo allestimento risale al 2012 ed \u00e8 avvenuto a Palermo, nella chiesa di San Francesco. Nel frattempo, il lavoro di ricerca \u00e8 proseguito.<\/p>\n<p>Per la prima installazione abbiamo impiegato un anno; per l&#8217;ultima esecuzione nella Basilica di San Francesco ci sono voluti solo due giorni di lavoro. Le prime volte infatti andavamo nei luoghi con il metro a prendere le misure, con tutte le difficolt\u00e0 che ci\u00f2 comporta, per calcolare di volta in volta le varie frequenze. Poi, invece, abbiamo scoperto che potevamo misurare lo spazio attraverso il suono stesso (con un procedimento simile a quello del sonar) e quindi, con un sopralluogo e pochi minuti di registrazione, potevamo stabilire quale fosse la forma dello spazio in base all&#8217;immagine sonora registrata.<\/p>\n<p>Tecnicamente, \u201cEchi tra le volte\u201d funziona in questo modo: arriviamo in loco e in una prima fase creiamo dei suoni a picco (facilmente ottenibili con rumori banali quali il battito di mani o lo scoppio di un palloncino); di questi registriamo i tempi di riverberazione\u00a0 in quel preciso spazio: questo ci d\u00e0 un parametro per quanto riguarda le dimensioni. Poi, da alcuni altoparlanti, emettiamo delle onde sonore che vanno a coprire l\u2019intero spettro dell&#8217;udibile (dai 20 Hz ai 20000 Hz) e le registriamo. Dallo spettro sonoro, si vede immediatamente quali sono le frequenze che mettono in risonanza lo spazio. Dopo questa fase di sopralluogo, io scrivo una meta- partitura in cui organizzo questi suoni, suggerendo al computer le regole con cui costruire una composizione: le regole rappresentano il mio apporto creativo al lavoro e dipendono da vari fattori, tra cui anche la storia dell&#8217;edificio e il suo contesto. Dopo di ci\u00f2, installiamo il computer, lo colleghiamo ad un sistema di altoparlanti (6-8), collocati nei punti utili a questo effetto di risonanza all&#8217;interno dell&#8217;edificio. Quindi, facciamo eseguire la partitura che \u00e8 costruita su frequenze che mettono in risonanza lo spazio in cui ci troviamo.<\/p>\n<p>La partitura \u00e8 articolata secondo tre strati: il primo (livello inferiore) \u00e8 dato dalla tavolozza di note; essa varia da installazione a installazione e viene ricavata di volta in volta nel modo che ho appena descritto. Il secondo livello \u00e8 la meta-composizione, ossia la struttura che viene prodotta sulla base di un algoritmo genetico, che mette in pratica le direttive che ho indicato, e produce una partitura costituita a partire dalle note dello strato inferiore. Il terzo strato, quello superiore, \u00e8 quello della spazializzazione: ogni singola nota della partitura viene suddivisa in un treno di impulsi molto brevi (dell\u2019ordine di qualche millisecondo) che, dal punto di vista percettivo non sono udibili ma, per il fatto di essere legati ad un meccanismo di risonanza, in quello spazio diventano udibili. A fianco di questa installazione, di solito presentiamo anche una mostra che raccoglie, spiega e racconta quali sono i fondamenti dell&#8217;opera e quali sono le sue basi storico-teoriche. Questa\u00a0 parte, come sai, \u00e8 stata curata da Fortunato D&#8217;Amico, da Maurizio Splendore e da te.<\/p>\n<p>Il senso ultimo di \u201cEchi tra le volte\u201d <strong>non ha un valore demiurgico<\/strong>, nel senso di organizzare e imporre esattamente tutti gli elementi di un brano musicale, dal tempo alle dinamiche, in modo che l&#8217;interprete ideale sia quello capace di entrare perfettamente in sintonia con questa perfetta organizzazione.<\/p>\n<p>Per\u00f2, senza arrivare agli estremi, in realt\u00e0 \u201cEchi tra le volte\u201d <strong>non crea niente ma evidenzia qualcosa che gi\u00e0 c&#8217;\u00e8<\/strong>: \u00e8 questo l&#8217;aspetto che a me, in generale, interessa, ovvero il fatto che la nostra espressione non sia un atto creativo ma una invenzione, nel senso latino di <strong><em>invenio<\/em><\/strong>, che significa <em>trovare<\/em>. Secondo me, il progetto davvero efficace \u00e8 quello che non pretende di imporsi ma, invece, \u00e8 in grado di raccogliere ed entrare in sintonia con quello che la realt\u00e0 gi\u00e0 esprime: una <strong>rivelazione<\/strong>.<\/p>\n<p>Per me questo \u00e8 uno stimolo per ripensare alla figura del musicista. Oggi il mio lavoro \u00e8 quello di progettazione, anche in ambiti diversi, non solo musicale. Mi rendo conto che ci siano forti punti di contatto anche, ad esempio, con la progettazione architettonica. Il bello \u00e8 capire che non ci sono differenze e il mio obiettivo, nel mio lavoro di musicista e di operatore culturale, \u00e8 proprio quello di promuovere una visione olistica e unificante dell&#8217;espressione umana.<\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-4173-3\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Antonio-racconta_echi-tra-le-volte.mp3?_=3\" \/><a href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Antonio-racconta_echi-tra-le-volte.mp3\">http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/Antonio-racconta_echi-tra-le-volte.mp3<\/a><\/audio>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Antonio Bologna,\u00a0pianista e compositore di Vigevano (PV),\u00a0 ha una formazione\u00a0artistica e scientifica \u00a0(laurea in Scienza dell&#8217;Informazione). Sono numerosi i suoi progetti come musicista e project manager. Questo il suo sito web. \u00a0 Citando Igor Stravinsky,\u00a0 \u00abse la musica sembra esprimere qualcosa, si tratta di un\u2019illusione e non di una realt\u00e0. \u00c8 semplicemente un elemento addizionale che le abbiamo prestato, imposto, quasi un\u2019etichetta, un protocollo, insomma un\u2019esteriorit\u00e0 e che, per abitudine e per incoscienza, abbiamo finito per confondere con la sua essenza\u00bb.\u00a0Cosa pensi di questa affermazione e cos\u2019\u00e8\u00a0 per te la musica? \u00a0 Questa frase \u00e8 vera. C&#8217;era un gioco che facevo, quando ero pi\u00f9 giovane, con un altro musicista di Vigevano che \u00e8 morto un anno fa, Carlo Villa. Il gioco consisteva nel definire la musica nel minor numero di parole possibile. Lui era riuscito a trovare una definizione che impiegava quattordici parole; io ho posto fine a questo gioco e ne ho trovata una di tre: linguaggio, avvenimento e bisogno. Linguaggio: la musica \u00e8 fatta dall&#8217;uomo, passa attraverso l&#8217;uomo; i rumori e i suoni della natura sono belli e stuzzicano la mente ma non sono ancora musica. La musica esiste quando questi suoni vengono fatti propri dall&#8217;uomo. Quindi, si tratta di un linguaggio che ha alcune componenti costanti in ogni epoca, latitudine e popolo, ma dipende, per altri elementi, dalla fase storica, dalla zona geografica e, soprattutto per la musica occidentale, dalle singole personalit\u00e0. Perci\u00f2 possiamo ascoltare un brano musicale e riconoscere che inequivocabilmente porta la firma di quell&#8217;autore. Avvenimento: la musica \u00e8 qualcosa che accade. Quando compongo un pezzo di musica, in realt\u00e0 non scrivo la musica ma scrivo un progetto di musica: scrivo qualcosa che impegner\u00e0 altre persone a far accadere un evento. Quindi, la musica prende vita nel momento in cui quel progetto sulla carta viene incarnato in qualcuno che lo esegue. Ci\u00f2 giustifica il fatto che non smettiamo mai di ascoltare determinate opere musicali, anche se sono sempre le stesse, perch\u00e9 ogni volta che vengono riproposte sono un avvenimento nuovo. Ci\u00f2 avviene sicuramente per la musica dal vivo, ma in fondo \u00e8 cos\u00ec anche nella riproduzione meccanica: noi ascoltiamo un brano e ci accade qualcosa, che pu\u00f2 essere ricordo, memoria o qualcosa di nuovo ogni volta. Bisogno: \u00e8 la componente che a me sta pi\u00f9 cara. L&#8217;uomo ha bisogno di musica, altrimenti non si spiegherebbe il motivo per cui le prime esperienze del bambino sono esperienze musicali prima ancora che esperienze di parola: il bambino prima impara a cantare, poi impara a parlare. Il primo gemito, il primo urlo che fa quando nasce, \u00e8 un canto. &nbsp; Tornando all&#8217;affermazione di Stravinskji, per me \u00e8 ovvio che la musica abbia un significato. Tuttavia, il suo significato non \u00e8 qualcosa di esprimibile, codificabile o traducibile direttamente attraverso altri linguaggi perch\u00e9, per esperienza, ci sono delle cose che possono essere espresse solo attraverso la musica. Il bello della musica, della poesia, della pittura e di qualunque forma espressiva umana \u00e8 che solo attraverso l&#8217;utilizzo di quel linguaggio e di quella forma \u00e8 possibile comunicare in modo compiuto determinate sensazioni o messaggi. Qualunque forma di traduzione, alla fine, diventa un qualcosa di artefatto e a questo si riferisce Stravinskji. L&#8217;espressione della musica, di cui parla Stravinskji, \u00e8 qualcosa che noi cerchiamo di codificare e di aggiungere ad essa ma che pu\u00f2 cambiare o essere equivocato. &nbsp; Premesso che la musica sia un discorso interpretabile e relativo, riflettiamo sulla musica \u201ca programma\u201d: se la musica \u00e8 un linguaggio indipendente, per\u00f2 la musica \u201ca programma\u201d aveva un incipit extra musicale e, quindi, in un certo senso, traduceva qualcosa. S\u00ec, per\u00f2 nel caso della musica \u201ca programma\u201d la \u201ctraduzione\u201d \u00e8 il mezzo e non il fine dell&#8217;opera. Mi vengono in mente, per esempio, i \u201cPreludes\u201d di Claude Debussy, ognuno dei quali aveva un riferimento esterno: ecco, l&#8217;Autore non scriveva il titolo del pezzo all&#8217;inizio, ma solo alla fine e tra parentesi. Un altro elemento interessante \u00e8 il ruolo del compositore. Oggi ascoltiamo un brano di Stravinskji e si capisce che \u00e8 suo. Lui aveva una sua cifra inconfondibile, cos\u00ec come vale per tutti gli altri Autori. Ci\u00f2 pu\u00f2 diventare un limite perch\u00e9 il rischio \u00e8 far diventare questa riconoscibilit\u00e0 l&#8217;elemento caratteristico del pezzo. Vorrei fare un esempio pittorico, che mi ha molto colpito. Monet compr\u00f2 una tenuta fuori Parigi, a Giverny, con una piccola casa e un grande parco. Negli ultimi anni della sua vita, si trasfer\u00ec l\u00ec, ormai era quasi cieco, e dipingeva. L\u00ec successe qualcosa che cambi\u00f2 l&#8217;identit\u00e0 dell&#8217;autore Monet. Per tutta la vita aveva firmato i suoi quadri, nell&#8217;angolo in basso a destra; gli ultimi quadri non li ha pi\u00f9 firmati. Ci\u00f2 significa che, da un lato, non era necessario, e dall&#8217;altro che non era giusto che li firmasse: egli partecipava ad un processo di creazione nel quale egli era un tramite e del quale egli non era padrone. &nbsp; Alla musica vengono associati sempre significati, funzioni, emozioni che forse non le sono propri. Penso ad un libro\u00a0scritto da un sociologo, Michael Bull, che ha intervistato alcune persone che usano l\u2019iPod chiedendo che rapporto abbiano con il proprio lettore audio portatile: &#8220;Sound moves. Ipod culture and urban experience&#8220;. \u00a0Mi ha colpito molto l\u2019affermazione di un intervistato: \u00abL\u2019iPod rappresenta il diario o la colonna sonora della mia vita. C\u2019\u00e8 una canzone legata ad ogni circostanza della mia esistenza. Anche se dovesse succedermi di dimenticare una certa situazione, persona o luogo, una canzone ha la capacit\u00e0 di innescare questi ricordi in poco tempo. (&#8230;) Questo oggetto \u00e8 come una \u2018macchina del tempo\u2019 ed \u00e8 meglio di qualsiasi diario\u00bb (Jerome, pp 136-137) Credo, per questo motivo, che il lettore musicale portatile sia un oggetto di design molto potente, perch\u00e9 \u00e8 un contenitore di emozioni. Cosa fa la musica alle persone, cos\u00ec da renderle (renderci) cos\u00ec intimamente legate ad essa? Secondo me, ci sono due elementi da analizzare. Per quanto riguarda il primo, dal punto di vista sensoriale, l&#8217;udito ha una carica evocativa molto pi\u00f9 forte di tutti gli altri sensi (forse l&#8217;olfatto [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[3],"tags":[67],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v14.9 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Intervista a Antonio Bologna, musicista. - Laghezza Architects<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/blog\/4173\/intervista-a-antonio-bologna-musicista\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_US\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Intervista a Antonio Bologna, musicista. - Laghezza Architects\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Antonio Bologna,\u00a0pianista e compositore di Vigevano (PV),\u00a0 ha una formazione\u00a0artistica e scientifica \u00a0(laurea in Scienza dell&#8217;Informazione). Sono numerosi i suoi progetti come musicista e project manager. Questo il suo sito web. \u00a0 Citando Igor Stravinsky,\u00a0 \u00abse la musica sembra esprimere qualcosa, si tratta di un\u2019illusione e non di una realt\u00e0. \u00c8 semplicemente un elemento addizionale che le abbiamo prestato, imposto, quasi un\u2019etichetta, un protocollo, insomma un\u2019esteriorit\u00e0 e che, per abitudine e per incoscienza, abbiamo finito per confondere con la sua essenza\u00bb.\u00a0Cosa pensi di questa affermazione e cos\u2019\u00e8\u00a0 per te la musica? \u00a0 Questa frase \u00e8 vera. C&#8217;era un gioco che facevo, quando ero pi\u00f9 giovane, con un altro musicista di Vigevano che \u00e8 morto un anno fa, Carlo Villa. Il gioco consisteva nel definire la musica nel minor numero di parole possibile. Lui era riuscito a trovare una definizione che impiegava quattordici parole; io ho posto fine a questo gioco e ne ho trovata una di tre: linguaggio, avvenimento e bisogno. Linguaggio: la musica \u00e8 fatta dall&#8217;uomo, passa attraverso l&#8217;uomo; i rumori e i suoni della natura sono belli e stuzzicano la mente ma non sono ancora musica. La musica esiste quando questi suoni vengono fatti propri dall&#8217;uomo. Quindi, si tratta di un linguaggio che ha alcune componenti costanti in ogni epoca, latitudine e popolo, ma dipende, per altri elementi, dalla fase storica, dalla zona geografica e, soprattutto per la musica occidentale, dalle singole personalit\u00e0. Perci\u00f2 possiamo ascoltare un brano musicale e riconoscere che inequivocabilmente porta la firma di quell&#8217;autore. Avvenimento: la musica \u00e8 qualcosa che accade. Quando compongo un pezzo di musica, in realt\u00e0 non scrivo la musica ma scrivo un progetto di musica: scrivo qualcosa che impegner\u00e0 altre persone a far accadere un evento. Quindi, la musica prende vita nel momento in cui quel progetto sulla carta viene incarnato in qualcuno che lo esegue. Ci\u00f2 giustifica il fatto che non smettiamo mai di ascoltare determinate opere musicali, anche se sono sempre le stesse, perch\u00e9 ogni volta che vengono riproposte sono un avvenimento nuovo. Ci\u00f2 avviene sicuramente per la musica dal vivo, ma in fondo \u00e8 cos\u00ec anche nella riproduzione meccanica: noi ascoltiamo un brano e ci accade qualcosa, che pu\u00f2 essere ricordo, memoria o qualcosa di nuovo ogni volta. Bisogno: \u00e8 la componente che a me sta pi\u00f9 cara. L&#8217;uomo ha bisogno di musica, altrimenti non si spiegherebbe il motivo per cui le prime esperienze del bambino sono esperienze musicali prima ancora che esperienze di parola: il bambino prima impara a cantare, poi impara a parlare. Il primo gemito, il primo urlo che fa quando nasce, \u00e8 un canto. &nbsp; Tornando all&#8217;affermazione di Stravinskji, per me \u00e8 ovvio che la musica abbia un significato. Tuttavia, il suo significato non \u00e8 qualcosa di esprimibile, codificabile o traducibile direttamente attraverso altri linguaggi perch\u00e9, per esperienza, ci sono delle cose che possono essere espresse solo attraverso la musica. Il bello della musica, della poesia, della pittura e di qualunque forma espressiva umana \u00e8 che solo attraverso l&#8217;utilizzo di quel linguaggio e di quella forma \u00e8 possibile comunicare in modo compiuto determinate sensazioni o messaggi. Qualunque forma di traduzione, alla fine, diventa un qualcosa di artefatto e a questo si riferisce Stravinskji. L&#8217;espressione della musica, di cui parla Stravinskji, \u00e8 qualcosa che noi cerchiamo di codificare e di aggiungere ad essa ma che pu\u00f2 cambiare o essere equivocato. &nbsp; Premesso che la musica sia un discorso interpretabile e relativo, riflettiamo sulla musica \u201ca programma\u201d: se la musica \u00e8 un linguaggio indipendente, per\u00f2 la musica \u201ca programma\u201d aveva un incipit extra musicale e, quindi, in un certo senso, traduceva qualcosa. S\u00ec, per\u00f2 nel caso della musica \u201ca programma\u201d la \u201ctraduzione\u201d \u00e8 il mezzo e non il fine dell&#8217;opera. Mi vengono in mente, per esempio, i \u201cPreludes\u201d di Claude Debussy, ognuno dei quali aveva un riferimento esterno: ecco, l&#8217;Autore non scriveva il titolo del pezzo all&#8217;inizio, ma solo alla fine e tra parentesi. Un altro elemento interessante \u00e8 il ruolo del compositore. Oggi ascoltiamo un brano di Stravinskji e si capisce che \u00e8 suo. Lui aveva una sua cifra inconfondibile, cos\u00ec come vale per tutti gli altri Autori. Ci\u00f2 pu\u00f2 diventare un limite perch\u00e9 il rischio \u00e8 far diventare questa riconoscibilit\u00e0 l&#8217;elemento caratteristico del pezzo. Vorrei fare un esempio pittorico, che mi ha molto colpito. Monet compr\u00f2 una tenuta fuori Parigi, a Giverny, con una piccola casa e un grande parco. Negli ultimi anni della sua vita, si trasfer\u00ec l\u00ec, ormai era quasi cieco, e dipingeva. L\u00ec successe qualcosa che cambi\u00f2 l&#8217;identit\u00e0 dell&#8217;autore Monet. Per tutta la vita aveva firmato i suoi quadri, nell&#8217;angolo in basso a destra; gli ultimi quadri non li ha pi\u00f9 firmati. Ci\u00f2 significa che, da un lato, non era necessario, e dall&#8217;altro che non era giusto che li firmasse: egli partecipava ad un processo di creazione nel quale egli era un tramite e del quale egli non era padrone. &nbsp; Alla musica vengono associati sempre significati, funzioni, emozioni che forse non le sono propri. Penso ad un libro\u00a0scritto da un sociologo, Michael Bull, che ha intervistato alcune persone che usano l\u2019iPod chiedendo che rapporto abbiano con il proprio lettore audio portatile: &#8220;Sound moves. Ipod culture and urban experience&#8220;. \u00a0Mi ha colpito molto l\u2019affermazione di un intervistato: \u00abL\u2019iPod rappresenta il diario o la colonna sonora della mia vita. C\u2019\u00e8 una canzone legata ad ogni circostanza della mia esistenza. Anche se dovesse succedermi di dimenticare una certa situazione, persona o luogo, una canzone ha la capacit\u00e0 di innescare questi ricordi in poco tempo. (&#8230;) Questo oggetto \u00e8 come una \u2018macchina del tempo\u2019 ed \u00e8 meglio di qualsiasi diario\u00bb (Jerome, pp 136-137) Credo, per questo motivo, che il lettore musicale portatile sia un oggetto di design molto potente, perch\u00e9 \u00e8 un contenitore di emozioni. Cosa fa la musica alle persone, cos\u00ec da renderle (renderci) cos\u00ec intimamente legate ad essa? Secondo me, ci sono due elementi da analizzare. Per quanto riguarda il primo, dal punto di vista sensoriale, l&#8217;udito ha una carica evocativa molto pi\u00f9 forte di tutti gli altri sensi (forse l&#8217;olfatto [&hellip;]\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/blog\/4173\/intervista-a-antonio-bologna-musicista\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Laghezza Architects\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2013-10-11T09:36:41+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2013-10-11T13:14:49+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/antonio-bologna-300x300.jpg\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/#website\",\"url\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/\",\"name\":\"Laghezza Architects\",\"description\":\"\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/?s={search_term_string}\",\"query-input\":\"required name=search_term_string\"}],\"inLanguage\":\"en-US\"},{\"@type\":\"ImageObject\",\"@id\":\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/blog\/4173\/intervista-a-antonio-bologna-musicista\/#primaryimage\",\"inLanguage\":\"en-US\",\"url\":\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/10\/antonio-bologna-300x300.jpg\"},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/blog\/4173\/intervista-a-antonio-bologna-musicista\/#webpage\",\"url\":\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/blog\/4173\/intervista-a-antonio-bologna-musicista\/\",\"name\":\"Intervista a Antonio Bologna, musicista. - Laghezza Architects\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/blog\/4173\/intervista-a-antonio-bologna-musicista\/#primaryimage\"},\"datePublished\":\"2013-10-11T09:36:41+00:00\",\"dateModified\":\"2013-10-11T13:14:49+00:00\",\"author\":{\"@id\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/#\/schema\/person\/5c5e588ff43814fbaf4a73d097517b22\"},\"inLanguage\":\"en-US\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/blog\/4173\/intervista-a-antonio-bologna-musicista\/\"]}]},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/#\/schema\/person\/5c5e588ff43814fbaf4a73d097517b22\",\"name\":\"Eugenia Laghezza\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"@id\":\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/#personlogo\",\"inLanguage\":\"en-US\",\"url\":\"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/3da3f9a2e9bed0f6d89cbc17e9d00421?s=96&d=mm&r=g\",\"caption\":\"Eugenia Laghezza\"},\"description\":\"Nel 2008, dopo la laurea in Architettura presso il Politecnico di Milano (Campus Leonardo) e il Master in I-Design presso la Domus Academy di Milano ed alcune esperienze all'estero, l\\u2019arch. Eugenia Laghezza si inserisce nello studio, continuando la tradizione di famiglia.\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4173"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4173"}],"version-history":[{"count":40,"href":"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4173\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4255,"href":"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4173\/revisions\/4255"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4173"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4173"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4173"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}