{"version":"1.0","provider_name":"Laghezza Architects","provider_url":"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en","author_name":"Eugenia Laghezza","author_url":"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/blog\/author\/eugenia\/","title":"Intervista a Giampaolo Capisani, storico e insegnante. - Laghezza Architects","type":"rich","width":600,"height":338,"html":"<blockquote class=\"wp-embedded-content\"><a href=\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/blog\/4425\/intervista-giampaolo-capisani-storico-e-insegnante\/\">Intervista a Giampaolo Capisani, storico e insegnante.<\/a><\/blockquote>\n<script type='text\/javascript'>\n<!--\/\/--><![CDATA[\/\/><!--\n\t\t\/*! This file is auto-generated *\/\n\t\t!function(d,l){\"use strict\";var e=!1,n=!1;if(l.querySelector)if(d.addEventListener)e=!0;if(d.wp=d.wp||{},!d.wp.receiveEmbedMessage)if(d.wp.receiveEmbedMessage=function(e){var t=e.data;if(t)if(t.secret||t.message||t.value)if(!\/[^a-zA-Z0-9]\/.test(t.secret)){for(var r,i,a,s=l.querySelectorAll('iframe[data-secret=\"'+t.secret+'\"]'),n=l.querySelectorAll('blockquote[data-secret=\"'+t.secret+'\"]'),o=new RegExp(\"^https?:$\",\"i\"),c=0;c<n.length;c++)n[c].style.display=\"none\";for(c=0;c<s.length;c++)if(r=s[c],e.source===r.contentWindow){if(r.removeAttribute(\"style\"),\"height\"===t.message){if(1e3<(a=parseInt(t.value,10)))a=1e3;else if(~~a<200)a=200;r.height=a}if(\"link\"===t.message)if(i=l.createElement(\"a\"),a=l.createElement(\"a\"),i.href=r.getAttribute(\"src\"),a.href=t.value,o.test(a.protocol))if(a.host===i.host)if(l.activeElement===r)d.top.location.href=t.value}}},e)d.addEventListener(\"message\",d.wp.receiveEmbedMessage,!1),l.addEventListener(\"DOMContentLoaded\",t,!1),d.addEventListener(\"load\",t,!1);function t(){if(!n){n=!0;for(var e,t,r=-1!==navigator.appVersion.indexOf(\"MSIE 10\"),i=!!navigator.userAgent.match(\/Trident.*rv:11\\.\/),a=l.querySelectorAll(\"iframe.wp-embedded-content\"),s=0;s<a.length;s++){if(!(e=a[s]).getAttribute(\"data-secret\"))t=Math.random().toString(36).substr(2,10),e.src+=\"#?secret=\"+t,e.setAttribute(\"data-secret\",t);if(r||i)(t=e.cloneNode(!0)).removeAttribute(\"security\"),e.parentNode.replaceChild(t,e)}}}}(window,document);\n\/\/--><!]]>\n<\/script><iframe sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" src=\"https:\/\/www.laghezzarchitects.com\/en\/blog\/4425\/intervista-giampaolo-capisani-storico-e-insegnante\/embed\/\" width=\"600\" height=\"338\" title=\"&#8220;Intervista a Giampaolo Capisani, storico e insegnante.&#8221; &#8212; Laghezza Architects\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\" class=\"wp-embedded-content\"><\/iframe>","description":"&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Giampaolo Capisani, milanese, \u00e8\u00a0docente di Italiano e Storia\u00a0presso Liceo psicopedagogico &#8220;S. Quasimodo&#8221; di Magenta. E&#8217; tra i fondatori della rivista internazionale underground &#8220;Decoder&#8221; per la quale, con lo pseudonimo di Ulisse Spinosi, ha scritto diversi interventi. E&#8217; specializzato in storia dell\u2019 Unione Sovietica all\u2019Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi e ha tenuto corsi e seminari a Milano e a Parigi.\u00a0Ha curato l\u2019edizione di diversi volumi di geografia economica di editoria scolastica per l\u2019Istituto Geografico De Agostini (Novara) oltre alle voci dei nuovi paesi formatisi tra il 1990 e il 1999 de \u201c\u00a0Il grande atlante economico politico-sociale\u201d per Peruzzo Editore (Milano). Con il nome di penna di Leo Mantovani, \u00e8 articolista del settimanale finanziario &#8220;Borsa e Finanza&#8221; e di &#8220;Affari e Finanza&#8221; (supplemento economico al quotidiano La Repubblica) su temi riguardanti i mercati emergenti, le materie prime (petrolio, idrocarburi, metalli preziosi, diamanti, etc.) e i relativi equilibri geopolitici. Suoi interventi sono comparsi anche in &#8220;Linea d\u2019ombra&#8221;; &#8220;Giano.Pace-ambiente-problemi globali&#8221;; &#8220;Guerre &amp; Pace&#8221;; &#8220;Lyon Mag\u2019&#8221;. Nel 2000 ha assunto la direzione della collana editoriale &#8220;a-change&#8221; che ha esordito pubblicando il saggio di Michael Hardt, \u201cGilles Deleuze. Un apprendistato in filosofia\u201d. \u00a0 &nbsp; In che contesto musicale hai vissuto la tua adolescenza a Milano? C&#8217;era un periodo a Milano, intorno agli anni &#8217;70, in cui i semafori diventavano intermittenti verso le 8 di sera: il flusso di persone era piuttosto rado ed era costituito prevalentemente da militanti politici, come me e i miei amici, e da cani sciolti. I locali aperti, e che frequentavo, erano pochi: &#8220;Stalingrado&#8221;, &#8220;Operetta&#8221;, &#8220;Il punto rosso&#8221; e qualcun altro che apriva ma chiudeva dopo pochi mesi. Il grosso afflusso, invece, avveniva nel corso delle riunioni politiche, di pomeriggio o di sera: non a caso l&#8217;idea di Radio Popolare nacque per coordinare quelle riunioni, coinvolgendo le persone attraverso la musica. Milano era una piazza molto difficile per i concerti, perch\u00e9 venivano sempre contestati: da Santana a De Gregori, Frank Zappa, Joan Baez, John Cage&#8230;\u00a0Il concerto non era un luogo di aggregazione: ci si andava per contestare il cosiddetto &#8220;Muzak&#8221;. \u00a0 &nbsp; L&#8217;evento importante di quegli anni, per quanto riguarda la musica, fu quello organizzato al Parco Lambro nel 1976 a cui parteciparono artisti che non conoscevamo e che quindi non potevamo contestare! Il concerto era stato organizzato da noi, ossia da un grande gruppo che coinvolgeva Lotta Continua, PdUP e Autonomia Operaia. Fu un evento grande e partecipato, diverso dai concerti ufficiali che di solito erano organizzati da David Zard, impresario musicale. \u00a0 &nbsp; Le riviste musicali pi\u00f9 diffuse a Milano erano quattro: &#8220;Ciao 2001&#8221; che era fortemente istituzionale, &#8220;Gong&#8221; dal taglio underground, &#8220;Muzak&#8221; che era molto severa nei confronti della musica commerciale e, pi\u00f9 tardi, &#8220;Musica 80&#8221;. Personalmente leggevo soprattutto riviste politiche. C&#8217;era un giornale, &#8220;Rosso&#8221;, che era nato come rivista underground e aveva come animatori, tra gli altri, Jacopo Fo e Marco Barbone. Il giornale, di solito, come impostazione editoriale, conduceva una grossa critica al Re Nudo, alla famiglia e alle istituzioni, ma anche alla morale corrente e al lavoro con le sue contraddizioni. Gli argomenti musicali venivano affrontati con commenti e schede critiche. In seguito &#8220;Rosso&#8221; \u00e8 cambiato ed \u00e8 diventato il giornale politico dell&#8217;Autonomia Operaia milanese, occupandosi marginalmente di musica con gli interventi di &#8220;Mingus&#8221;, che si occupava di jazz. \u00a0 &nbsp; Che musica ascoltavi e attraverso quali canali te ne fornivi? Prima dell&#8217;avvento delle radio, io ascoltavo musica molto selezionata, di solito rock e progressive: Area, Frank Zappa, etc.\u00a0Con le radio l&#8217;offerta ovviamente si allarg\u00f2, soprattutto presentando i nuovi cantautori. A Milano, solo per citare la prima radio esemplificativa, c\u2019era Canale 96, che aveva raccolto Radio Popolare. I cantautori milanesi pi\u00f9 ascoltati erano Claudio Rocchi, Eugenio Finardi e pochi altri: erano molto seguiti anche perch\u00e9 esprimevano bene lo stato d&#8217;animo del movimento politico di cui facevo parte. Io, per\u00f2, preferivo i cantautori bolognesi ossia Francesco Guccini e Claudio Lolli. Per quanto riguarda i canali di diffusione della musica, oltre alle radio, c\u2019erano le musicassette duplicate che ci scambiavamo tra amici. Io non ho mai avuto l\u2019impianto stereo completo per\u00f2 chi lo aveva riusciva a registrare dal disco alle cassette, che poi distribuiva a scuola, creando una vera e propria catena distributiva oltre che condivisione di sapere. I negozi, ovviamente, erano importanti per conoscere e acquistare le novit\u00e0: di solito si andava da &#8220;Cat\u00f9&#8221; in via Torino, bandiera del punk, &#8220;Rasputin&#8221; in piazza Cinque Giornate e &#8220;Mariposa&#8221; a Porta Romana. C&#8217;erano anche molti piccoli negozi, generalmente poco forniti, che per\u00f2 erano i punti di riferimento dei singoli quartieri.Tra di noi ascoltavamo Genesis, Pink Floyd, Gentle Giant, Emerson Lake &amp; Palmer, Frank Zappa, Led Zeppelin, Neil Youg, i cantautori italiani citati prima, Grateful Dead, Jefferson Airplane, etc. ma sempre in una dinamica di apertura e di non ghettizzazione, nel senso che alle feste che organizzavamo si poteva ascoltare &#8220;La locomotiva&#8221; di Guccini alternata a &#8220;Another brick in the wall&#8221; o &#8220;Somebody to love &#8221; dei Jefferson Airplane. \u00a0 &nbsp; Prima parlavi di contestazioni: mi vengono in mente quelle in occasione della prima al &#8220;Teatro alla Scala&#8221; , tempio della musica istituzionale, e quella a John Cage al Teatro Lirico il 2 dicembre 1977 per &#8220;Empty Words&#8221;. Perch\u00e8 proprio a John Cage che \u00e8 l&#8217;anti-Scala per antonomasia? Nei confronti della Scala c&#8217;era un\u2019 organizzazione corale di tutto il movimento, soprattutto basata sulla rivendicazione del diritto di tutti alla musica classica e la contestazione aveva, evidentemente, delle motivazioni economiche e politiche. John Cage, invece, veniva criticato perch\u00e9 ritenuto eccessivamente cerebrale, non comprensibile, d&#8217;\u00e9lite. In effetti si assisteva ad una spaccatura perch\u00e9 da un lato c&#8217;erano coloro i quali difendevano Cage perch\u00e9 si trattava di musica d&#8217;avanguardia, dall&#8217;altro c&#8217;erano gruppi pi\u00f9 realisti e materialisti che proprio non lo capivano. Ci furono anche altre contestazioni come quella a Santana, al Vigorelli, che era criticato perch\u00e9 troppo commerciale; a Frank Zappa che fu contestato pi\u00f9 che altro per sabotare chi aveva organizzato il concerto; a De Gregori, che comunque ascoltavamo, ma [&hellip;]","thumbnail_url":"http:\/\/www.laghezzarchitects.com\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/maxresdefault-292x300.jpg"}