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<oembed><version>1.0</version><provider_name>Laghezza Architects</provider_name><provider_url>https://www.laghezzarchitects.com/en</provider_url><author_name>Eugenia Laghezza</author_name><author_url>https://www.laghezzarchitects.com/en/blog/author/eugenia/</author_url><title>Intervista a Giampaolo Capisani, storico e insegnante. - Laghezza Architects</title><type>rich</type><width>600</width><height>338</height><html>&lt;blockquote class="wp-embedded-content"&gt;&lt;a href="https://www.laghezzarchitects.com/en/blog/4425/intervista-giampaolo-capisani-storico-e-insegnante/"&gt;Intervista a Giampaolo Capisani, storico e insegnante.&lt;/a&gt;&lt;/blockquote&gt;
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E&#x2019; specializzato in storia dell&#x2019; Unione Sovietica all&#x2019;Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi e ha tenuto corsi e seminari a Milano e a Parigi.&#xA0;Ha curato l&#x2019;edizione di diversi volumi di geografia economica di editoria scolastica per l&#x2019;Istituto Geografico De Agostini (Novara) oltre alle voci dei nuovi paesi formatisi tra il 1990 e il 1999 de &#x201C;&#xA0;Il grande atlante economico politico-sociale&#x201D; per Peruzzo Editore (Milano). Con il nome di penna di Leo Mantovani, &#xE8; articolista del settimanale finanziario &#x201C;Borsa e Finanza&#x201D; e di &#x201C;Affari e Finanza&#x201D; (supplemento economico al quotidiano La Repubblica) su temi riguardanti i mercati emergenti, le materie prime (petrolio, idrocarburi, metalli preziosi, diamanti, etc.) e i relativi equilibri geopolitici. Suoi interventi sono comparsi anche in &#x201C;Linea d&#x2019;ombra&#x201D;; &#x201C;Giano.Pace-ambiente-problemi globali&#x201D;; &#x201C;Guerre &amp; Pace&#x201D;; &#x201C;Lyon Mag&#x2019;&#x201D;. Nel 2000 ha assunto la direzione della collana editoriale &#x201C;a-change&#x201D; che ha esordito pubblicando il saggio di Michael Hardt, &#x201C;Gilles Deleuze. Un apprendistato in filosofia&#x201D;. &#xA0; &nbsp; In che contesto musicale hai vissuto la tua adolescenza a Milano? C&#x2019;era un periodo a Milano, intorno agli anni &#x2019;70, in cui i semafori diventavano intermittenti verso le 8 di sera: il flusso di persone era piuttosto rado ed era costituito prevalentemente da militanti politici, come me e i miei amici, e da cani sciolti. I locali aperti, e che frequentavo, erano pochi: &#x201C;Stalingrado&#x201D;, &#x201C;Operetta&#x201D;, &#x201C;Il punto rosso&#x201D; e qualcun altro che apriva ma chiudeva dopo pochi mesi. Il grosso afflusso, invece, avveniva nel corso delle riunioni politiche, di pomeriggio o di sera: non a caso l&#x2019;idea di Radio Popolare nacque per coordinare quelle riunioni, coinvolgendo le persone attraverso la musica. Milano era una piazza molto difficile per i concerti, perch&#xE9; venivano sempre contestati: da Santana a De Gregori, Frank Zappa, Joan Baez, John Cage&#x2026;&#xA0;Il concerto non era un luogo di aggregazione: ci si andava per contestare il cosiddetto &#x201C;Muzak&#x201D;. &#xA0; &nbsp; L&#x2019;evento importante di quegli anni, per quanto riguarda la musica, fu quello organizzato al Parco Lambro nel 1976 a cui parteciparono artisti che non conoscevamo e che quindi non potevamo contestare! Il concerto era stato organizzato da noi, ossia da un grande gruppo che coinvolgeva Lotta Continua, PdUP e Autonomia Operaia. Fu un evento grande e partecipato, diverso dai concerti ufficiali che di solito erano organizzati da David Zard, impresario musicale. &#xA0; &nbsp; Le riviste musicali pi&#xF9; diffuse a Milano erano quattro: &#x201C;Ciao 2001&#x201D; che era fortemente istituzionale, &#x201C;Gong&#x201D; dal taglio underground, &#x201C;Muzak&#x201D; che era molto severa nei confronti della musica commerciale e, pi&#xF9; tardi, &#x201C;Musica 80&#x201D;. Personalmente leggevo soprattutto riviste politiche. C&#x2019;era un giornale, &#x201C;Rosso&#x201D;, che era nato come rivista underground e aveva come animatori, tra gli altri, Jacopo Fo e Marco Barbone. Il giornale, di solito, come impostazione editoriale, conduceva una grossa critica al Re Nudo, alla famiglia e alle istituzioni, ma anche alla morale corrente e al lavoro con le sue contraddizioni. Gli argomenti musicali venivano affrontati con commenti e schede critiche. In seguito &#x201C;Rosso&#x201D; &#xE8; cambiato ed &#xE8; diventato il giornale politico dell&#x2019;Autonomia Operaia milanese, occupandosi marginalmente di musica con gli interventi di &#x201C;Mingus&#x201D;, che si occupava di jazz. &#xA0; &nbsp; Che musica ascoltavi e attraverso quali canali te ne fornivi? Prima dell&#x2019;avvento delle radio, io ascoltavo musica molto selezionata, di solito rock e progressive: Area, Frank Zappa, etc.&#xA0;Con le radio l&#x2019;offerta ovviamente si allarg&#xF2;, soprattutto presentando i nuovi cantautori. A Milano, solo per citare la prima radio esemplificativa, c&#x2019;era Canale 96, che aveva raccolto Radio Popolare. I cantautori milanesi pi&#xF9; ascoltati erano Claudio Rocchi, Eugenio Finardi e pochi altri: erano molto seguiti anche perch&#xE9; esprimevano bene lo stato d&#x2019;animo del movimento politico di cui facevo parte. Io, per&#xF2;, preferivo i cantautori bolognesi ossia Francesco Guccini e Claudio Lolli. Per quanto riguarda i canali di diffusione della musica, oltre alle radio, c&#x2019;erano le musicassette duplicate che ci scambiavamo tra amici. Io non ho mai avuto l&#x2019;impianto stereo completo per&#xF2; chi lo aveva riusciva a registrare dal disco alle cassette, che poi distribuiva a scuola, creando una vera e propria catena distributiva oltre che condivisione di sapere. I negozi, ovviamente, erano importanti per conoscere e acquistare le novit&#xE0;: di solito si andava da &#x201C;Cat&#xF9;&#x201D; in via Torino, bandiera del punk, &#x201C;Rasputin&#x201D; in piazza Cinque Giornate e &#x201C;Mariposa&#x201D; a Porta Romana. C&#x2019;erano anche molti piccoli negozi, generalmente poco forniti, che per&#xF2; erano i punti di riferimento dei singoli quartieri.Tra di noi ascoltavamo Genesis, Pink Floyd, Gentle Giant, Emerson Lake &amp; Palmer, Frank Zappa, Led Zeppelin, Neil Youg, i cantautori italiani citati prima, Grateful Dead, Jefferson Airplane, etc. ma sempre in una dinamica di apertura e di non ghettizzazione, nel senso che alle feste che organizzavamo si poteva ascoltare &#x201C;La locomotiva&#x201D; di Guccini alternata a &#x201C;Another brick in the wall&#x201D; o &#x201C;Somebody to love &#x201D; dei Jefferson Airplane. &#xA0; &nbsp; Prima parlavi di contestazioni: mi vengono in mente quelle in occasione della prima al &#x201C;Teatro alla Scala&#x201D; , tempio della musica istituzionale, e quella a John Cage al Teatro Lirico il 2 dicembre 1977 per &#x201C;Empty Words&#x201D;. Perch&#xE8; proprio a John Cage che &#xE8; l&#x2019;anti-Scala per antonomasia? Nei confronti della Scala c&#x2019;era un&#x2019; organizzazione corale di tutto il movimento, soprattutto basata sulla rivendicazione del diritto di tutti alla musica classica e la contestazione aveva, evidentemente, delle motivazioni economiche e politiche. John Cage, invece, veniva criticato perch&#xE9; ritenuto eccessivamente cerebrale, non comprensibile, d&#x2019;&#xE9;lite. In effetti si assisteva ad una spaccatura perch&#xE9; da un lato c&#x2019;erano coloro i quali difendevano Cage perch&#xE9; si trattava di musica d&#x2019;avanguardia, dall&#x2019;altro c&#x2019;erano gruppi pi&#xF9; realisti e materialisti che proprio non lo capivano. Ci furono anche altre contestazioni come quella a Santana, al Vigorelli, che era criticato perch&#xE9; troppo commerciale; a Frank Zappa che fu contestato pi&#xF9; che altro per sabotare chi aveva organizzato il concerto; a De Gregori, che comunque ascoltavamo, ma [&hellip;]</description><thumbnail_url>http://www.laghezzarchitects.com/wp-content/uploads/2013/11/maxresdefault-292x300.jpg</thumbnail_url></oembed>

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